martedì 15 settembre 2009

Marco 9, 30-37 C'è una missione che Dio mi dà - Commento al vangelo di don Fabio Rosini

--> -->Il biblista don Fabio Rosini, Fabio per tutti noi, su Radio Vaticana, il martedì verso le 13, all'interno dello spazio radiofonico di Orizzonti Cristiani, parla del vangelo della domenica successiva.

Trasmissione del 15 settembre 2009

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Dal Vangelo di Marco 9, 30-37
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. Giunsero a Cafàrnào. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse il più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti». E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».


Monia Parente
Ora la parola al biblista Fabio Rosini. Domenica prossima, XXV del Tempo Ordinario, ascolteremo un brano tratto dal Vangelo secondo Marco. Gesù parla ai suoi discepoli, parla della sua morte e della sua resurrezione, ma loro non capiscono. Don Fabio.

Don Fabio Rosini
In questo testo siamo di fronte alla problematica della incomprensione. Gesù dice una cosa, i discepoli non la capiscono. Ci sono delle letture delle cose, dell'importanza da dare alle varie cose della vita e ci sono delle prostettive diverse. In fondo un pò tutta la liturgia della Parola di questa domenica metterà di fronte lo scontro delle sapienze.
Sarà detto proprio esplicitamente: c’è una sapienza che viene dall’alto e una sapienza terrena. In realtà questo problema è un problema enorme: il problema di dover capire qualcosa, ma ancora di più, il problema di dover smontare le proprie convinzione.
Noi crediamo molto spesso di dover partire dall’urgenza di dover capire qualche cosa di nuovo, il problema più grande è mettere in discussione ciò che sappiamo già.
Il Signore Gesù in questo testo inizia con il far presente l’annunzio della sua missione. E questa è una parola chiave per capire un po’ tutta la vita. Per cogliere quello che il Signore Gesù Cristo dice di sé. Lui ha una missione, ovvero sia ha una direzione. Il Figlio dell’Uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e gli uomini lo uccideranno, ma, una volta ucciso dopo tre giorni risorgerà. In estrema sintesi tutto il dramma pasquale.
Essere venuto per questo. Il figlio dell’uomo è venuto per questo. Ha un servizio da compiere e questa è la seconda parola magica. Missione. Servizio. Ci sono forme diverse di capire la vita. Non capisco a pieno la mia esistenza finche non capisco di aver ricevuto una missione.
In funzione di questo capire le sofferenze, il fine dei problemi, il fine degli enigmi, delle cose irrisolte, incastrate, difficili da metabolizzare della mia vita, della mia avventura.
C’è una missione che Dio mi da. Io ho da compiere un servizio. Non capire questo è capire cosa? Se la mia vita non è servizio, se io non sono, come dice la beata vergine Maria, la serva del Signore, se non sono il servo del Signore, cosa sono?
Se non sono il servo sono un padrone. In fondo in fondo, anche se sembra troppo tagliata con l’accetta questa contrapposizione.
Allora ecco dall’altra parte c’è un’altra sapienza. Come capire tutto? Come capire di stare appresso al Signore Gesù, di fare le cose che lui fa, alla fine tutto quanto questo diventa essere il primo. I discepoli discutono fra di loro. Hanno un problema. Se non sono servo, sono padrone. Se non sono servo, non accolgo la mia vita come missione, io accolgo la mia vita come autoaffermazione, come ricerca del mio ego, come ricerca del mio posto importante. È così che si rovina tutto nell’esistenza. È così che si rovina un matrimonio. Se il matrimonio non è una chiamata al trascendersi per servire nella meravigliosa avventura di rendere felice la persona che Dio ha affidato, la persona che è stata consegnata come lo sposo, la sposa, che cosa diventa l’altro? L’altro diventa mio servo, l’altro diventa in mia funzione. Io sono padrone. Allora i figli sono in funzione di chi li genera, non sono una missione, un servizio, un servizio alla vita. Allora l’amicizia è così, il lavoro è così. Allora ome si intende il proprio corpo? Allora come si intende tutta la realtà esistenziale pratica, i beni di questo mondo? Tutto è in mia funzione.
Io ho una missione, ho un servizio da compiere”. Solamente quando io capisco così la vita, finalmente la prendo dalla parte giusta, la infilo dalla parte che funziona. Finalmente attacco la spina alla mia vita. Altrimenti la mia vita sarà un tiro alla fune contro la realtà, che non mi serve perché la realtà dà gloria a Dio, la realtà dà gloria alla verità e non a questa larvata, nascosta menzogna del cuore dell’uomo: che sia lui il padrone della sua vita o che la vita lo debba affermare. Perché tante volte non si capisce quello che dice Gesù e si parla di altre cose? Perchè c’è questa cosa da disimparare: questa centralità della propria esistenza che è da smontare, da buttare giù dal piedistallo. È un bambino il Regno dei Cieli. Si accoglie come un bambino, come una cosa piccola. L’amore per la cosa piccola, la simpatia che normalmente Dio ha messo nel nostro cuore per i piccolini, per i bimbi, è la simpatia per l’ultimo posto. È la simpatia per quella cosa meravigliosa che ci desideriamo di trovare sempre nel prossimo che è lo spirito di servizio. Quanto ci piace! Quando troviamo nel prossimo lo spirito di chi ci stima, di chi si mette insieme con noi senza farci problemi, anzi si chiede che cosa può fare per noi. Lo spirito del secondo, di quello che sa assecondare. Quanto è antipatico trovare nel prossimo e quando gli altri trovano in noi questo spirito: lo spirito di chi deve comunque affermarsi in tutto ciò che fa. Possa il Signore donarci lo spirito di chi vuole il vero primo posto, che Gesù non nega. Se uno vuole essere il primo si faccia ultimo, si faccia servitore, quello è il vero primo posto. 

NB. Il testo non è stato rivisto e corretto dall'autore e risulta semplicemente dalla trascrizione della trasmissione radiofonica. Si resta a disposizione degli aventi diritto per l'immediata rimozione del testo.

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