venerdì 30 dicembre 2022

Diario - 30/12/2022 - Preparazione presepe

Meglio tardi che mai. Anche quest'anno con l'aiuto di due nipoti siamo riusciti a finire il presepe a casa. 
I ragazzi potrebbero passare le vacanze di Natale davanti al cellulare o alla Playstation e questo non è un granché per cui meglio cimentarsi in cose pratiche che obblighino a fare cose insieme e a staccarsi dallo schermo. E poi si fanno cose insieme, è bello. Con un tempo a disposizione maggiore di quello che solitamente c'è. Personalmente per me è una grande novità di cui approfittare finché dura. 

Casa - Una nipote mi aiuta a sistemare le ultime statuine

Il risultato è stato ottimo. Abbiamo fatto un bellissimo presepe e siamo stati insieme divertendoci. Stando bene insieme. 

Casa - Immortaliamo l'opera: il presepe e i due collaboratori di eccezione 

Casa - Non contenti della foto davanti al presepe ci cimentiamo in una posa da arti marziali

Senza scivolare nella tristezza o nella melanconia, ho pensato che papà in qualche modo fosse con noi in quel momento in cui stavamo facendo il presepe. Erano le occasioni in cui era contento. Anche se lui era sempre contento, ma soprattutto quando stavamo insieme tutti quanti e facevamo cose belle. 

Dopo aver fatto il presepe ho alzato lo scatolone che avevo utilizzato per tenere il muschio usato negli anni precedenti e rimettendolo a posto mi sono accorto che nella parte inferiore c'era una scritta. L'ho letta. "Tanti auguri nonnino. Ti vogliamo tanto bene. Ti amiamo. Tutti noi" e qualche cuoricino. Mia nipote si è ricordata che era il pacco usato forse l'anno scorso per consegnare a papà un regalo. Le federe nuove per la macchina. E si ricordava che papà era stato tanto contento del regalo e che le aveva detto che andava in giro apposta con lo scatolone per fare vedere il regalo ricevuto di cui era felice. 


La scritta sul retro dello scatolone usato per il muschio del presepe.

 E così. Io penso che questi siano piccoli grandi segnali attraverso cui papà ci dice che è presente, che è vivo anche se in forma diversa, che partecipa delle nostre vite, delle nostre feste, delle nostre gioie. Che lui è qui. Con noi. In un modo diverso, ma c'è. Io lo sento.

Scrivo queste cose perché non le scrive mai nessuno. Però mi accorgo parlando con le persone che hanno affrontato e stanno affrontando la morte di una persona molto cara, che spesso anche loro hanno individuato delle forme di comunicazioni con i loro cari. Sono le più diverse. Rispettano la sensibilità della persona, il carattere, il posto in cui vive. Però più di una persona mi ha confidato di essersi accorta di piccoli segnali lanciati. Può essere un tramonto, una luce particolare, le cose più diverse.

Il tutto sempre senza tristezza, senza malinconia, ma con la gratitudine nel cuore, ringraziando di avere avuto la immensa possibilità di stare insieme tanto tempo, grati per ogni occasione vissuta insieme, sfruttata per celebrare la vita, con i suoi momenti belli e momenti difficili. Però grati. 

Questo fine d'anno possiamo essere grati per tutto quello che abbiamo ricevuto come famiglia. Papà è con noi comunque. 

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martedì 27 dicembre 2022

Incontro testimonianza su Padre Emidio Alessandrini


 Sempre un grazie a Valerio Grimaldi che si fa promotore di questi incontri. 
Sono incontri importantissimi dal mio punto di vista. Creano connessioni importanti che hanno ricaduta su molte più persone di quanto si possa credere. Su molti ragazzi che saranno domani genitori, adulti con responsabilità nel lavoro, nella famiglia, nella vita.
Su molte famiglie.
Proprio perché questo tipo di evangelizzazione porta le persone a conoscere il Signore Gesù Cristo che cambia il cuore. Cambia il cuore delle persone. Dall'interno. Le migliora. Le potenzia. Le fa sbocciare. Fa loro scegliere per il bene. Per la vita. Per l'amore nel significato più alto del termine.
Arriva dove non arriva l'etica, la politica, gli ideali.
E quando una persona sboccia in questa maniera è uno spettacolo per tutta la sua famiglia, per la società, per il bene comune.


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venerdì 25 novembre 2022

Diario - 26/11/2022 - Il rapporto con mio padre oggi

2017, 12 febbraio - Mio padre, nella sala di casa sua, ripara un ombrello.

Mio padre, evidentemente, quella sera a casa sua aggiustava un ombrello.

Sinceramente a più di sei mesi dalla sua morte, mi manca non assistere a tutte le cose più strane che mio padre intraprendeva davanti a me. Mi manca è vero.
Però la soluzione di un grande amore per un padre che è morto, come in vari casi di lutto, come forse credo per esempio quello di un padre per un figlio, di una moglie per un marito, o di un caro amico che scompare all'improvviso non è da trovarsi nelle cose che mancano.
E' da trovarsi nelle cose che uniscono.
Una prima esperienza che ho fatto è questa: ho visto che nei momenti di mio dolore profondo, dopo la sua morte, sempre "provvidenzialmente" papà compariva in un sogno, con una frase detta da qualcuno, con un colpo di scena a darmi una mano, a tirarmi fuori d'impaccio o dal baratro.
Da poco tempo invece, lo inizio a sentire con me quando compio qualcosa che è animato dallo stesso spirito che animava le sue azioni più nobili.
Papà era innamorato della Vangelo, del Signore e mi ha trasmesso questa sensibilità, questo approccio alla vita.
Quando compio qualcosa che è animato dallo stesso spirito che lo animava, ecco che sento papà vivo accanto a me.
Non sono cose necessariamente uguali a quelle che compiva lui, come se fosse una imitazione.
No. Nelle cose che compio, che pur essendo diverse da quelle concrete che lui compiva, sono animate dallo stesso spirito di quelle che lui compiva.
Se lo dovessi spiegare in altri termini direi così.
Invece che sentirlo vivo quando ricordo che riparava ombrelli, cosa che mi lascerebbe solo nella malinconia e nella tristezza, ( "Cercando tra i morti colui che è vivo" cfr. Lc 24,5), lo sento vivo quando mi metto a riparare qualcosa. Un ombrello. Un cassetto. Un rapporto. Offrendo una consulenza medica e guarendo o comunque prendendomi cura di una persona. Offrendo una consulenza di counseling ad una coppia in crisi e aiutandoli. O aiutando una figlia di un paziente in ospedale a portare una bombola di ossigeno fino all'entrata dell'ospedale, cosa che nell'opinione comune non dovrebbe fare un medico (Perché poi? Un medico non è forse lì per servire i pazienti?). Forse semplicemente prendendomi cura di me.

Forse è solo venerdì sera e i pensieri sono più vivaci.
Elaborazione del lutto o qualcosa di più?
Buona notte

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sabato 19 novembre 2022

18/11/2022 - Padre Francesco Rossi De Gasperis - Anche oggi sono stato irraggiato.

Oggi sono andato come spesso a salutare padre Francesco. L'ho trovato bene. Lucido nei ragionamenti. Come sempre saggio. Si è interessato di quello che stavo facendo, di come stava andando la mia vita. Una conversazione rapida perché il traffico di Roma mi ha impedito di arrivare puntuale all'appuntamento. Quando sono venuti a chiamarlo per il pranzo le persone arrivate ci hanno fatto la cortesia di farci questa foto insieme. Anche oggi ho ricevuto l'irraggiamento di cui parla Romano Guardini nel suo libro. Anche oggi, solo con il suo essere padre Francesco ha reso manifesto il senso delle cose. 

2022, 18 novembre - Spero di non mancare di rispetto al mio caro padre Francesco nel pubblicare questa foto. Nel caso fosse, toglierò questo post. 

In questi giorni poi mi è capito di seguire l'incontro di padre Maurizio Botta, dell'Oratorio della Chiesa Nuova di Roma, sulla vecchiaia. Ne ho tratto alcune citazioni e mi ha sollecitato alcune riflessioni:

Romano Guardini, L’età della vita.
"Ci sono due tipi di attività. Quella della dinamys immediata, che è la forza con cui si controlla e con cui si organizza. E quella del senso delle cose, della verità e del bene.
Nell’uomo adulto esse stanno in un certo equilibrio. Egli deve produrre, lottare, imporre. Beninteso produrre ciò che è autentico, lottare per ciò che è giusto, imporre il bene.
Diventando vecchio, la dinamys si affievolisce.
Tutta via nella misura in cui l’uomo consegue le sue vittorie interiori, la sua persona lascia per così dire il senso delle cose. Egli non diventa attivo. Bensì irradia. Non affronta con aggressività la realtà. Non la tiene sotto stretto controllo. Non la domina. Bensì rende manifesto il senso delle cose e con il suo atteggiamento disinteressato gli da un’efficacia particolare
".

Una altra citazione è tratta da Cicerone, nel De Senectute nel 44 a.C.
“Io conosco molti che sono invecchiati senza lagnarsi e molti non rimpiangono affatto di essersi liberati dalla tirannide dei piaceri. La vecchiezza non impedisce di avere parte attiva negli affari perché le cose importanti non si fanno né con la forza, né con la agilità o la celerità, ma col senno, col prestigio, con le idee. Doti queste di cui la vecchiezza, solitamente, non soltanto non si impoverisce, ma addirittura si arricchisce…”
“Se poi sbaglio a credere che l’anima degli uomini è immortale, è un errore questo che commetto volentieri. Né vorrei, finché vivo, mi fosse strappata un’illusione dalla quale non mi viene che gioia…”
“Questo avevo da dire sulla vecchiezza e vorrei proprio che arrivaste ad essere vecchi per sperimentare voi stessi quel che avete udito da me…”


Don Giussani nella fase finale della sua vita dice alla sua fisioterapista:
"Per stare con pazienti come noi, per sostenere la speranza degli uomini ci vuole molta forza. E questa forza non viene da te, non illuderti. O vivi in memoria di Cristo, o non riuscirai a tenere lo sguardo su di noi. All'inizio lo farai, ma poco a poco comincerai ad abbassare gli occhi. Poi ad indietreggiare. Poi inizierai a lamentarti". 

Aggiunta del 20/11/2022
Ieri ho capito che ad essere buoni vecchi ci si prepara da giovani e da adulti. Questo conviene sempre, anche se si muore prima di diventare vecchi. Perché per diventare buoni vecchi, bisogna credere da giovani e da adulti alle cose che contano a tutte le età, anche a novanta anni. Avere interessi resistono all'impatto del tempo. Credere alle cose vere. Certo i giochi del cellulare non resisteranno al tempo. Nemmeno le mode, per definizione momentanee, né le ideologie strutturalmente lontane dalla realtà. Né i vizi. Ne gli odi. Né le miserie che tutti avremmo e abbiamo e che dobbiamo contrastare. Le verità fondamentali, quelle raccontate nei vangeli, nelle storie della bibbia, nei grandi classici resisteranno. L'amore per le cose belle. Queste cose resisteranno perché parlano del senso delle cose. Della realtà per come è data, non per come la inventiamo noi. Un professore di urbanistica di Palermo ormai anziano e con inizio di demenza veniva portato ogni giorno nella cattedrale (forse) di Monreale e ogni giorno riscopriva, lui che sapeva decifrare la meraviglia di quell'architettura, lo stupore della scoperta di una cosa bella. Questo ogni giorno, seppure inizialmente demente, lo aiutava a ritrovare incredibilmente un senso della vita. Lo stesso varrebbe forse per un contadino portato da anziano ad assistere alla mietitura del grano. E così via. Coltivare quello ci fa essere persone di spessore a tutte le età, dà sapore a quello che siamo: da giovani, da adulti e se ci arriviamo anche da vecchi. Potremmo, forse, essere vecchi che illuminano i giovani semplicemente con la loro presenza. Che sanno consigliare. Indirizzare. Guidare. Sapremo forse accettare la realtà dell'ultima parte della vita terrena, spesso segnata dalla malattia, dai limiti fisici e scoprirne il lato migliore. Imparare ogni giorno cose nuove fino all'ultimo giorno e fino all'ultimo giorno irradiare con la nostra presenza le persone che ci stanno accanto.


Ecco il link dell'incontro su I cinque passi tenuto da padre Maurizio Botta:
https://www.youtube.com/watch?v=zVd4yl97hfY

Testo di Romano Guardini tratto da questo post:
https://carlomafera.wordpress.com/2019/05/28/per-invecchiare-bene-bisogna-abbracciare-leternita/

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venerdì 18 novembre 2022

11/11/2012 - Diario - Mariuccio Paolo Piola - A vedere le mattonelle

Novembre del 2012. Sara sarebbe dovuta andare a vedere le mattonelle con cui decorare le mura della nuova ala della sua casa. Per l'occasione siamo andati insieme perché anche io ero curioso di vedere le mattonelle per eventuali lavori a casa. Sara era con Francesco e c'erano anche mamma e papà. Avevo portato con me la macchinetta per cui ho potuto fare delle foto insolite fra il settore mattonelle e vernici a Leroy Merlen. Oggi queste foto sono un bellissimo ricordo di quel pomeriggio insieme. 

11/11/2012 - Da Leroy Merlen a scegliere le mattonelle per la casa di Sara e Marco. Sara con Francesco,  papà e mamma.

11/11/2012 - Fra i barattoli di vernice. Da sinistra mamma, papà con in braccio Francesco, Sara.

11/11/2012 - Papà con Francesco

11/11/2012 - Papà felice con Francesco in braccio

La foto di sopra non è venuta bene dal punto di vista fotografico, perché è sfuocata, ma coglie una espressione classica di papà, quando era particolarmente contento. Si illuminava. E capitava molto spesso di vederlo contento. Papà era entusiasta della vita. Lo diceva spesso. Questa cosa è stata sempre vera, ma si è accentuata ulteriormente proprio negli ultimi 15, 20 anni di vita.  "Io sono contento di vivere!" oppure "Sono felice di vivere!". Francesco in braccio a nonno era sempre contento. 
L'ultima estate che abbiamo passato insieme a Belluno, quando papà e mamma mi sono venuti a trovare (giugno 2021), papà la sera prima di partire per Roma mi ha detto: "Andrea guarda che io sono contento di vivere. Voglio vivere. Anche perché devo vedere ancora come va a finire la tua vita. Quello che combini. A me piace vivere!". Non nascondo che questa frase poi ha necessitato di un chiarimento da parte di papà su quel riferimento al fatto che voleva vivere per vedere che cosa avrei combinato. Me lo spiegò in un'altra occasione in cui gli chiesi di chiarirmi che intendeva. Mi disse proprio che intendeva vedere che cosa avrei fatto in generale, cosa avrei combinato. Confermandomi che per lui ero un fenomeno già così. Io mi ero preoccupato che intendeva che voleva vivere per vedermi realizzato in un certo modo. Ma è stato un dubbio che ho voluto chiarire con lui chiedendogli spiegazioni. Io, la mia vita, il fatto che fosse andata in questo o in quell'altro modo, non erano il centro in questa sua frase. Il perno di questa sua frase era la sua voglia di vedere, di assistere, di partecipare alla mia vita, così come essa si sarebbe sviluppata. Il centro erano quegli occhi entusiasti che mi seguivano posando su di me uno sguardo di assoluta fiducia e di conferma. Uno sguardo entusiasta, il suo sguardo su di me. Sempre. Lo sguardo che papà aveva su tutti noi. E' lo sguardo su Francesco in questa foto sfuocata. Sulla sua vita in generale. Lo sguardo di papà è uno sguardo che io definisco biblico, perché tiene conto del fatto che Dio si occupa del dipanarsi delle nostre vite. Le benedice. Le guida. Papà si è sempre sentito, benedetto, scelto, guidato, protetto, custodito. Spesso nominava gli angeli custodi. "Oggi gli angeli mi hanno protetto..." e iniziava a raccontare episodi in cui l'epilogo catastrofico per un nulla, un'inezia non era avvenuto. In cose grandi e in cose piccole quotidiane. 
In effetti Dio, riguardando la sua vita, ha fatto tutto questo con lui. E' stato proprio così. Lo ha guidato fino all'ultimo respiro. E noi speriamo anche dopo. Anzi soprattutto dopo. 

11/11/2012 - A casa mia Francesco che mi vien incontro, dietro di lui, in fondo, Sara, papà (in parte anche mamma) che seguono quanto accade. 

Quel pomeriggio, dopo essere stati insieme da Leroy Merlen,  siamo venuti a casa mia per controllare il colore e la tonalità delle mattonelle di casa e così ho potuto scattare questa foto a Francesco che corre verso di me non corridoio di casa con alle spalle Sara e papà e anche mamma che si vede appena. Speriamo che papà sia sempre lì, all'inizio del corridoio a vederci correre per la vita con lo stesso sguardo con cui quel pomeriggio seguiva Francesco, sorridendo e vegliando su di noi.

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martedì 8 novembre 2022

Mariuccio Paolo Piola - 29/11/2008 - Murales

Cercando nel mio archivio fotografico, ho trovato anche le foto di un pomeriggio in cui papà ed io accompagnammo mio cugino Francesco e altre due nipoti Marta e Chiara a fare murales.
Una cosa stranissima per le nostre consuetudini, mai più ripetuta. Però dalle foto, anche quelle che non ho pubblicato, traspare un momento in cui abbiamo condiviso una "follia". 
Avremo sicuramente fatto arrabbiare qualche professionista dei murales coprendo le sue opere con le nostre, che comunque conservavano una certa dignità.
Papà veramente ha fatto anche questo con noi. E si è anche divertito molto, come al solito. Mi sembra che lo ha fatto sempre con un suo senso del divertimento curioso e propenso alla condivisione. 


Papà, rapito dall'ispirazione, produce arte attorniato da  Chiara e Marta, figlie di  Sara e Marco

Da destra a sinistra, papà, Chiara Marta, Francesco, figlio di una sorella di mamma, partecipano al pomeriggio artistico

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domenica 6 novembre 2022

Mariuccio Paolo Piola - 17/11/2013 - Muro di vetro a casa di Sara

Papà che costruisce il muro per separare la zona delle scale da un salone, collaborando con Mario, un aiutante che lui stimava molto e Marco che si vede dietro di loro nella foto. 




Papà a casa di Sara e Marco (a sinistra), Marco al centro e Mario a destra

 

venerdì 28 ottobre 2022

2020, 15 ottobre - Film DANTE - di Pupi Avati

DANTE, film di Pupi Avanti - Questa è la scena in cui Dante torna da Roma verso Firenze con l'angoscia di sapere che non potrà rientrare in città. 

Dante fra guelfi e ghibellini ha scelto di essere guelfo. Cioè fra Papa e Imperatore ha scelto di stare con il Papa. E fra guelfi bianchi e guelfi neri ha scelto di essere bianco, ovvero di stare con il Papa, ma fino ad un certo punto: mantenere l'indipendenza di Firenze.
Arriva per due mesi a governare la città come uno dei sei priori, solo che per il bene della città, fa esiliare i più violenti fra guelfi bianchi e neri, fra cui anche Corso Donati, il cugino della moglie Gemma, e il suo più caro amico Guido Cavalcanti. E' un errore fatale. Il suo passo falso.
Scaduto il mandato come priore viene inviato come ambasciatore a Roma dal Papa per cercare un accordo con lui. Ma il Papa si è già messo d'accordo con i guelfi neri e sta lasciando che in città entri il fratello del Re di Francia, Carlo di Volois, come pacere, in realtà per far riprendere la città ai guelfi neri i quali si vendicano dei propri avversari più in vista fra cui... Dante appunto. Dante sta tornando da Roma e riceve la notizia che è accusato di corruzione ed è stato condannato a morte: se rimette piede in città lo attende il rogo.
All'inizio del testo puoi vedere la scena in cui Dante torna da Roma verso Firenze con l'angoscia di sapere che non potrà rientrare in città. ù

Il film non è piaciuto per niente a tante persone. Scene di sesso gratuito, alcune scene inutilmente volgari. Si sarebbe potuto fare molto di più. Io ho apprezzato la fotografia. Ho apprezzato Castellitto che per me è stato bravo anche se ha ripetuto un pò il personaggio recitato in Padre Pio, del vecchio stanco. La sceneggiatura ha insistito su aspetti parziali della vita di Dante. Pupi Avanti forse non ha considerato tutto quello che il poeta ha vissuto, la fede, il cambio di vita, la stesura della Commedia. Dante ha vissuto come un uomo di fede, ma questo non è apparso nel film. E' come quando mi hanno spiegato la Commedia al liceo. Cioè non me l'hanno spiegata, mi hanno spiegato cose vere ma parziali. Lèggendo Franco Nembrini, illustrato da Gabriele Dell'Otto, durante il Covid, ho iniziato a capirci qualcosa, mi si è aperto un altro mondo e finalmente ho capito perché Dante mi aveva sempre attratto e me ne sono innamorato.

Però un merito del film secondo me è stato rendere in scene cinematografiche alcuni momenti noti della vita di Dante, che aiutano a fissare nella memoria e a ri-vivere come spettatori alcuni passaggi biografici importanti. Bella la scena dell'incontro di Dante con Beatrice avvenuto quando il poeta aveva nove anni e poi anche quella successiva nove anni dopo. Intensa la scenda della morte della mamma di Dante quando lui era un bambino e poi il ritratto del secondo matrimonio del padre con una madre arcigna. Ben resa la scena drammatica della rottura tra Dante priore e l'amico Guido Cavalcanti.
Uno spaccato fotografico della società medioevale che a tratta mi ha aiutato a situarmi in quell'epoca, nei suoi rumori, fra le sue vie, vivere in parte quel tempo e quelle atmosfere. 
Mentre scene che non hanno aiutato a mio avviso sono diverse. Prima fra tutte la scena del sogno di Dante in cui sogna Beatrice nuda che mangia il cuore del poeta. Secondo me resa malissimo e totalmente fuorviante. Così come il racconto fotografico del matrimonio di Beatrice con un uomo più grande che lei non ama scendendo in dettagli fotografici non utili al racconto.

Dante riesce, dopo nove anni di attesa, ad incrociare lo sguardo di Beatrice: sta camminando e se la vede venire incontro, scortata da due anziane dame di compagnia. Lui si confonde, si appiattisce contro il muro; ma lei lo guarda e gli fa il cenno di saluto. Uno sguardo, un cenno di saluto: a noi sembra poco, ma per Dante è tutto. (Scena del film DANTE di Pupi Avati. Testo da Cfr Franco Nembrini con illustrazioni di Gabriele Dell'Otto - Dante Alighieri, Inferno, 2018, Mondadori, Milano)

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sabato 22 ottobre 2022

Interviste - Alfredo Mantovano per Soul

Una bella intervista

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domenica 16 ottobre 2022

Frasi - Sulla preghiera - Gandhi



Non sono un letterato né uno scienziato. Cerco soltanto di essere un uomo di preghiera. Senza la preghiera avrei perso la ragione. Se non ho perso la pace dell’anima, malgrado le prove, è perché questa pace mi viene dalla preghiera. Si può vivere alcuni giorni senza mangiare, ma non senza pregare. La preghiera è la chiave del mattino e il chiavistello della sera. 
Gandhi

Se lo dice lui

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sabato 15 ottobre 2022

Festa di Sukkot

Tratto da Sorgente di vita – Puntata del 09/10/22

La festa rievoca la permanenza degli ebrei nel deserto per quaranta anni- 
Al principio dell’autunno a metà del mese di Tishrì, quest’anno il 10 ottobre, inizia la festa di Sukkot che rievoca la permanenza degli ebrei nel deserto per quarant’anni. Durante il lungo viaggio verso la Terra Promessa il popolo ebraico viveva in ambienti provvisori come una capanna la Sukah. Una abitazione reale, ma anche un luogo simbolico.

Una Sukah (capanna o tenda) fotografata dall'interno
Dice il rabbino Roberto Colombo: “La festa di Sukkot, ricorda anche il fatto che gli ebrei siano stati avvolti, per tutti i quaranta anni nel deserto, da nubi che riparavano l’intero popolo ebraico sia dal caldo, che dagli attacchi dei popoli che volevano far del male ad Israele”.


Il rabbino Roberto Colombo
Una abitazione che permetta di vedere il cielo- 
Secondo la tradizione, oggi come allora, gli ebrei devono abitare per sette giorni nelle capanne, non visitarle, ma viverci e soprattutto consumarci i pasti. Ornata con rami di palme arbusti e frasche, la Sukkat è composta da pareti fragili e un tetto di sole foglie, attraverso cui si possa vedere il cielo.
La Sukat deve essere fatta in modo tale che dal tetto si possano vedere le stelle

Particolare di una Sukah

"Il tetto deve essere fatto di vegetali ed è preferibile che dal tetto si vedano le stelle. Per quale motivo c’è questa strana usanza di vedere le stelle dal tetto della Sukkat. E’ scritto nella Toràh, che il popolo ebraico è paragonato alle stelle. Ad Abramo viene detto: “Conta le stelle se puoi contarle, così saranno i tuoi figli”. Praticamente le stelle simboleggiano il popolo ebraico e come le stelle sono eterne, anche il popolo ebraico sarà eterno". 

L'uomo raccoglie il frutto della sua fatica- 
Seguendo il ciclo agricolo della terra Sukkot coincide con il periodo del raccolto. Il momento dell’anno in cui l’uomo coglie i frutti della sua fatica.

Dice il rabbino Roberto Colombo: “Molto spesso quando un uomo racoglie il frutto del suo lavoro e si arricchisce dimentica il dispiacere di chi il raccolto non ce l’ha. Di chi l’avere non lo ha. Molto spesso l’essere ricchi e avere la capacità e la forza di raccogliere il frutto del lavoro, ti rende praticamente cieco al dolore altrui. Non ti ricordi e non vivi il dolore delle altre persone che tutta questa ricchezza non ce l’hanno”.

Un altro nome della festa: "Il tempo della nostra gioia"- 
Fragile per definizione la capanna rappresenta la precarietà dell’esistenza, ma anche l’accoglienza del vicino, dello straniero e la condivisione del raccolto. Perciò la festa si chiama anche “Il tempo della nostra gioia”.

Dice il rabbino Roberto Colombo: “Cioè è la festa che ti spinge a vedere anche le persone che la felicità non ce l’hanno e ad aiutare proprio quelle persone per creare in tutto il popolo un momento di felicità”. 

Lulav viene usato durante la preghiera in sinagoga

Il fascio di abusti viene agitato in direzione dei quattro punti cardinali per rappresentare che Dio è presente in ogni posto

Lulav - Un fascio di arbusti di 4 piante diverse. Un altro elemento simbolico -
Un altro elemento simbolico della festa è un fascio di arbusti che raccoglie quattro specie di piante: cedro, palma, mirto e salice. Si chiama lulav, letteralmente palma, ma indica tutto l’insieme. Si usa durante la preghiera in sinagoga e viene scosso in direzione dei quattro punti cardinali per indicare ovunque la presenza di Dio.

Lulav usato nella funzione in sinagoga

Dice il rabbino Roberto Colombo: “Il lulav, il ramo di palma, rappresenta la spina dorsale, cioè a forza, mentre i ramoscelli di salice rappresentano, hanno la forma di una bocca. Mentre le foglie del mirto hanno la forma di un occhio. E le trogue, ossia il cedro, ha la forma di un cuore. Quindi queste quattro elementi rappresenterebbero il corpo umano”. 

Un bambino con in mano un Lulav
Lulav rappresenta anche 4 tipi di persone - 
Sono molti i simboli nascosti tra le foglie del luvav.
Quattro tipi di persone. Come la palma dà frutto, ma non dà profumo, il mirto ha profumo, ma non ha sapore. Il salice non ha né sapore né profumo, mentre il cedro ha sapore e profumo. Così gli esseri umani possono essere sapienti, ma non genorosi. Generosi, ma non sapienti. Né generosi né sapienti. Oppure sapienti e generosi, come nel caso del cedro, il frutto profumato e buono da mangiare dalla forma perfetta.

Dice il rabbino Roberto Colombo: “Quindi abbiamo quattro tipi di persone diverse, ma ce vengono riunite insieme. Non si deve cacciare nessuno, non si deve allontanare nessuno. Tenendo assieme questi quattro elementi, noi insieme costruiamo l’essere vivente ideale. E quindi noi chiediamo a Dio un aiuto, durante Sukkot, a diventare degli essere ideali, verso noi stessi, verso Dio e soprattutto verso gli altri esseri umani”.

Bibliografia:

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giovedì 13 ottobre 2022

Diario - 13/10/2022 - Sogno: papà io e Massimo

Questa notte sogno papà.
Siamo io e lui nello spiazzo dell'incrocio fra via della Tenuta di Torrenova e Via di Tor Vergata. Siamo vicini alla sua macchina, la panda grigia. E' una giornata di ottobre, una di quelle soleggiate e accompagnate da una brezza fresca. Una giornata limpida.
Parliamo io e papà e andiamo insieme da Massimo, il nostro giornalaio di fiducia, nonché un amico. In realtà nel sogno la sua edicola è posta dove adesso c'è una agenzia turistica. Io mi avvicino insieme a papà e Massimo mi restituisce una mia polo marrone-nera. Parliamo un pochino con papà e Massimo di questa polo perché io non la riconosco inizialmente come mia maglietta. Alla fine però la prendo. E insieme a papà torniamo verso la macchina che è parcheggiata a 50 metri.
Per chi conosce la zona la macchina è parcheggiata su via della Tenuta di Torrenova. Venendo dal Policlinico PTV sul lato sinistro, due tre metri prima dell'incrocio con via della Tenuta di Torrenova, con il muso in direzione di Via Casilina.
Io ho accanto papà che è vestito con una camicia e una di quelle giacche leggere che si mettono quando inizia a mutare il tempo estivo e ad avvicinarsi l'autunno con i suoi mattini più freschi.
Papà è accanto a me, io sono alla sua destra e insieme, cerchiamo di mettere la maglia presa da Massimo nel baule e stiamo davanti al baule aperto.
Io nel sogno ho vissuto proprio la sensazione di essere accanto a papà come quando era vivo. Lo sentivo proprio normalmente accanto a me. Come sempre è stato. La stessa sensazione.
A quel punto dentro di me accade qualcosa. Nel sogno divento consapevole che era morta mamma e che io e papà ci stavamo relazionando normalmente, ma mamma era morta da un pò di tempo. Praticamente una cosa simile, al contrario, rispetto a quello che è veramente accaduto nella vita vera: ovvero che papà è morto e mamma e fra noi. No. Nel sogno il contrario: mamma era morta e papà era vivo.
Però questa cosa improvvisamente nel sogno mi sembrava strana. Perché improvvisamente mi sono reso conto che anche papà era stato ammalato e poi era morto.
Allora improvvisamente nel sogno mi sono reso conto che qualcosa non tornava. Mi sono girato e ho detto a papà (un pò come faceva lui quando c'era qualcosa che non gli tornava): "Scusa papà, ma io mi ricordo che tu sei morto?".
Poi nel sogno mi sono spostato di pochi metri, sempre con papà vicino che mi sorrideva normalmente. Accanto c'era l'edicola di Massimo, che in questa parte del sogno era posta a pochi metri dalla macchina, dove c'era l'edicola del vecchio edicolante Remo. L'edicola era lì dove è sempre stata fino a che l'hanno rimossa, con dentro però Massimo il nostro attuale edicolante e caro amico e non Remo.
Mi rivolgo a Massimo e gli dico: "Massimo scusa, ma se papà è morto, io con chi sto parlando?" guardando papà e guardando Massimo.
E poi nel sogno scoppio a piangere.

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lunedì 10 ottobre 2022

Lorenzo Milani - Il Vangelo come catechismo - Recensione

 

Copertina del libro: Lorenzo Milani. Il vangelo come catechismo. LEF, 1983, Firenze

Ho finito di leggere questo libricino di appena 116 pagine. L'ho letto la sera, prima di addormentarmi. E' una delle prime fatiche di don Lorenzo Milani, allora aveva 24 anni.
L'8 ottobre del 1947 arrivò a San Donato di Calenzano.
Gli fu affidato il compito di tenere quelle che allora erano le venti lezioni integrative nelle scuole elementari. Lui subito dette a queste lezioni una impostazione biblica. Utilizzò una cartina della Terra Santa e delle fotografie dei luoghi santi.
Nel progetto erano previste 31 lezioni. Lui ne completò e ciclostilò 28. Delle ultime tre annotò solamente i titoli: Risurrezione, Chiesa nascente, Chiesa crescente. 

Mi ha colpito la vita che trasuda da questo testo che fu steso tenendo conto del linguaggio di 23 ragazzi i quali collaborarono attivamente alla scrittura delle lezioni.
Il metodo utilizzato fu lo stesso di quello di lettere ad una professoressa.
Il quaderno di una vita di Gesù montata a collage con le frasi più efficaci prese dai riassunti dei ragazzi della V elementare di Calenzano che risale al 1948-1949 ed è la vera preparazione al catechismo.

Il segreto che è nascosto in questo testo è che deriva da una esperienza spirituale autentica, con l'esigenza di ritrovare l'umanità di Gesù così come lui la incarnò.
Questa umanità è la strada attraverso cui lui si è voluto far conoscere e fare incontrare.
Scoprirla anche attraverso il percolato dei pensieri dei ragazzi, guidati da don Lorenzo Milani, per me ha significato conoscere qualche aspetto nuovo inedito di Gesù che finora non avevo colto se non negli esercizi spirituali di Sant Ignazio tenuti dal biblista Francesco Rossi De Gasperis nelle settimane ignaziane. Leggerlo è stato come leggere una sintesi in una visione di continuità capace però di illuminare i collegamenti importanti del vangelo che spesso sfuggono nelle letture frammentarie che se ne fanno seguendo l'Anno Liturgico. 

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martedì 4 ottobre 2022

Frasario di emergenza

"Risveglia la tua potenza *
e vieni in nostro soccorso.
Rialzaci, Signore, nostro Dio, *
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi" 
Salmo 79


Isaia 12, 1-6
Ecco, Dio è la mia salvezza; *
io confiderò, non avrò mai timore,
perché mia forza e mio canto è il Signore; *
egli è stato la mia salvezza.

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Libro - Con grande potenza - Presentazione nella parrocchia di San Bernado

Introduzione di Don Fabio Pieroni su padre Emidio Alessandrini

Siamo qui per presentare questo libro, ma per iniziare a parlare di un sacerdote molto importante. Per me molto importante, ma scopriremo che è molto importante per la Chiesa, che poi tante volte scopre di avere avuto dei protagonisti assoluti della sua storia. La storia della Chiesa la fanno i singoli insieme ad altri fratelli che si muovono nella storia. 
Per me è molto importante padre Emidio perché è alla base della mia vocazione, perché siamo stati insieme dal quinto ginnasio fino alla fine del liceo classico Orazio. E poi ci siamo continuati a sentire senonché questa amicizia è ritornata dopo che io ebbi un primo grave trauma nella vita fuori della Chiesa con la morte di mia madre, cui seguì la notizia che questo mio amico, Emidio, aveva deciso di farsi frate.
Questo primo trauma della morte di mia madre, con l'altro trauma di una persona che si faceva frate e che quindi aderiva a questo Dio che evidentemente non esisteva o che se esisteva aveva fatto dei danni clamorosi contro almeno la mia vita, lasciando morire mia madre, mi motivò a cercarlo. Non per menargli,  ma anche forse per questo. Per sfidarlo. Poi mi accorsi che malgrado Emidio avesse un numero enorme di amici, ero stato solamente io ad andarlo a cercare. Quando lo vidi conobbi una persona diversa. Qualcosa era cambiato in lui.
Io adesso non posso fare la storia della mia vita, ma vorrei sottolineare alcuni aspetti della sua personalità spirituale, del suo carisma, del frutto che lui ha dato alla chiesa. Volevo iniziare leggendo un testo degli Atti degli Apostoli capitolo 11:

19Intanto quelli che si erano dispersi a causa della persecuzione scoppiata a motivo di Stefano erano arrivati fino alla Fenicia, a Cipro e ad Antiòchia e non proclamavano la Parola a nessuno fuorché ai Giudei. 20Ma alcuni di loro, gente di Cipro e di Cirene, giunti ad Antiòchia, cominciarono a parlare anche ai Greci, annunciando che Gesù è il Signore. 21E la mano del Signore era con loro e così un grande numero credette e si convertì al Signore. 22Questa notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, e mandarono Bàrnaba ad Antiòchia.
23Quando questi giunse e vide la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a restare, con cuore risoluto, fedeli al Signore, 24da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede. E una folla considerevole fu aggiunta al Signore. 

Ora gli Atti degli Apostoli si basa soprattutto su dei testimoni che raccontano una storia che hanno vissuto. Questa è la base della teologia. La base della teologia non è la filosofia. Non è la speculazione sui grandi principi. La teologia che cosa è? E' leggere, attraverso l'intelligenza dello Spirito Santo, l'esperienza che nella storia fanno alcune persone e queste persone sono state osservate da alcuni testimoni.
Allora io posso dire la stessa cosa. Io sono un testimone di alcuni fatti molto importanti che io ho visto e che dovrebbero aiutarci a far crescere la nostra teologia. Perché questi fatti vanno letti secondo lo Spirito di Dio. Perché lo Spirito di Dio ci insegna ogni cosa. Ci dà una intelligenza più profonda sull'evento contingente, sul semplice evento perché riconosce in questi eventi un'azione di Dio che parla alla chiesa.
Cosa voglio dire di Emidio?
Non voglio prendere il tempo perché sarebbe veramente, come dice il vangelo di Giovanni al capitolo 21

Giovanni 21

25Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere. 


Quindi io ho voluto selezionare alcune cose. 
La prima cosa che voglio dire è che Emidio inizia la sua esperienza praticamente 46 anni fa. Nel 1977-1978. Era l'anno in cui moriva mia madre e lui si faceva frate. Quindi è un tempo completamente diverso che voi non potete immaginare perché è cambiato tutto. Emidio fu un grande precursore e un grande inventore di una serie di soluzioni che potessero rispondere ai problemi dell'umanità di allora.
Però questi suggerimenti, queste soluzioni se sono di Dio sono perenni. Attraversano la storia. E quindi ci interessando anche a noi. Lo Spirito Santo non è mai Vintage. E' sempre nuovo: "Fabbio nuove tutte le cose!". E osservando la storia di persone che hanno vissuto certe esperienze, lo Spirito ci arriva. Lo Spirito ci arriva contemplando la storia sacra che hanno vissuto delle persone concrete.
Quindi io ho colto che l'esperienza di Emidio è molto simile a quella di Barnaba.
Barnaba chi era? Barnaba, significa figlio dell'esortazione. Cioè una persona che valorizzava. Barnaba valorizza, non critica, non affonda le cose. Il carisma di Barnaba non è il carisma di una persona che vede, prende atto e poi si dimentica. No. Avete sentito che fa Barnaba? Barnaba innanzitutto viene mandato ad Antiochia sull'Oronte, che sta nel nord della Siria perché malgrado gli apostoli predicassero solo ai giudei, succede una cosa strana. Che arrivano delle notizie alla comunità di Gerusalemme per cui ad Antiochia c'è una comunità di pagani. Che celebra da paura. Sono un sacco contenti. E nessuno degli apostoli ha evangelizzato questa città di Antiochia. E allora la gente si preoccupa. Immediatamente vengono inviate persone. La cura che c'è sulle comunità è fortissima. Quando c'è un problema mandano questa volta Barnaba perché è una persona che aveva discernimento. Quando arriva, da uomo virtuoso che era, siccome era un uomo di Dio, si rallegrò. Si rallegrò. E ma è quasi impossibile. Tu manda una persona a vedere un'esperienza: "C'è tizio che sta facendo quello, c'è Sempronio che sta facendo...". Solo critica. Anzi più è bravo, più lo squalifichiamo. Barnaba si rallegrò e ciao. Torna a Gerusalemme e gli dice: "Questi io li ho esortati a continuare!". Non solamente Barnaba è famoso per questo.

Barnaba è famoso anche perché aveva un nipote che si chiamava Giovanni, detto anche Marco. 



Don Fabio Pieroni introduce la figura di padre Emidio Alessandrini


Intervento della dott.ssa Costanza Miriano, giornalista, scrittrice e "figlia spirituale" di padre Emidio


Valerio Grimaldi, nipote di padre Emidio Alessandrini e curatore del libro Con grande potenza - La vita e la testimonianza di padre Emidio Alessandrini, Edizioni Porziuncola, Aprile 2022

Valerio Grimaldi, autore del libro. 



Da sinistra: Valerio Grimaldi, nipote di padre Emidio Alessandrini e autore del libro, Costanza Miriano, giornalista, don Fabio Pieroni, parroco di San Bernardo di Chiaravalle. Tutti e tre legati da un rapporto di conoscenza di stima e affetto a padre Emidio Alessandrini



Il video integrale dell'incontro è presente qui in basso. 


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giovedì 22 settembre 2022

Mariuccio Paolo Piola - Una pagina Facebook del 2009 dedicata a papà da alcuni studenti

Ho trovato una pagina FB intitolata a papà ideata da qualche suo studente nel 2009, poco dopo che è andato in pensione. Sulla cattedra si vede la Bibbia che usava durante le lezioni. Mi aveva detto qualche tempo fa che non l'aveva riportata a casa quando è andato in pensione, ma che l'ha lasciata nell'armadietto degli insegnanti di religione, perché era la Bibbia della scuola. Anni e anni spesi a formare la coscienza delle persone, dei ragazzi, alla responsabilità, alla fede, non certo in maniera bigotta e banale. Sempre con un piglio sagace e provocatorio che spiazzava, con una energia contagiosa.


La foto scattata, probabilmente di nascosto, dagli studenti in classe. E' molto sgranata, forse anche perché scattata con i cellulari utilizzati nel 2009.

Metto sotto la foto di alcuni commenti scritti dagli studenti di allora che commentavano e riportavano alcune frasi pronunciate da papà.

I commenti degli studenti sotto la foto di papà.


E' una pagina che aveva ricevuto, al momento in cui io l'ho scoperta, già 140 likes, probabilmente tutti studenti di papà.
In realtà c'è solo una foto e alcuni commenti estermporanei scritti da alcuni suoi studenti. 
Trovare per caso questa pagina mi ha riempito di gioia. Mi ci ero imbattuto anni fa, nel 2015, poi non sono  più riuscito a trovarla. Ieri invece è apparsa durante una ricerca. 
E mi sono accorto che il 09/05/2015 l'ideatore della pagina, Marco Minnisi, rispose con queste parole ad un messaggio che avevo mandato per salutarlo e fare da tramite con papà che non utilizzava Facebook: "Buonasera Andrea. Grazie mille per avermi contattato. Con i miei compagni di classe aprimmo questa pagina in onore dell'indimenticabile Prof. Piola subito dopo il liceo. Inutile dire quanta ammirazione avessimo (e abbiamo tuttora) per suo padre. Rendeva le lezioni sempre stimolanti ed interessanti. Con sempre nuovi e sentiti dibattiti. Senza tener conto delle differenti prospettive. Erano dibattiti aperti, ore in cui si poteva parlare di tutto in modo sereno e costruttivo. Tra le lezioni piú stimolanti e divertenti! Il Prof é sempre stato avanti! Le risate si sprecavano!! Mando un abbraccio al Prof e la ringrazio per avermi contattato! Marco Mannisi"

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IL CAMMINO DELL'UOMO

IL CAMMINO DELL'UOMO
Marcia francescana 25 luglio - 4 agosto 2003