venerdì 5 dicembre 2014

Cosa fa l'amore? Cosa non fa l'amore? - Carlo Rocchetta

Utile e da valutare con libertà una riflessione proposta da John Powell, ricalcante l’Inno alla carità di 1 Cor 13,
(da J. Powell, Esercizi di felicità, Cantalupa 1995, 75).

COSA FA L’AMORE
L’amore ti accetta.
Conferma la tua bontà e le tue doti.
Ha cura di te,
vuole tu sappia che stai facendo bene.
Ti sfida ad essere
tutto ciò che puoi essere.
Prova empatia.
Ti incoraggia a credere
in te stesso.
E’ gentile nel modo
di trattare con te.
Sa tenere i segreti.
E’ benevolo.
Ride molto,
ma sempre con te, mai di te.
Cerca bontà e la trova.
Ti fa gioire
di te stesso.
Sorvola sulla tua vanità
sciocca,
sulla tua debolezza umana.
Prega per la tua crescita.
Vede dentro di te cose buone.


COSA L’AMORE NON FA
 Non approfitta di te
e non ti domanda
di cambiare ritmo.
Non ti rimprovera
e non ti tiene rancore.
Non ti costringe
con rabbia,
voce prepotente
o lacrime.
Non ti pone in questioni
dove si ha ragione o torto.
Non ti dà consigli
non richiesti.
Non ti giudica.
Non ti sopporta  a stento.
Non ti mette alla prova.
Non vuole avere sempre ragione.
Non fa il muso e non si chiude.
Non ti punisce per i tuoi errori.
Non ricorda di continuo i tuoi sbagli.
Non ricerca attenzioni su di sé.
Non si dà arie
E non ha pretese di superiorità.
Non è invadente.

L’amore tutto comprende, tutto perdona, tutto ama.

Tratto da Carlo Rocchetta, Conosci te stesso, Esercizi di felicità per i giovani ( e adulti…), Porziuncola, 2009, Pg. 103.


Si rimane a disposizione per l’immediata rimozione del testo qualora richiesto a chiunque ne avesse diritto.

Insegnami a cercarti - San Anselmo

"Insegnami a cercarti e mostrati quanto ti cerco: non posso cercarti se tu non mi insegni, né trovarti se non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoti e ti desideri cercandoti, che io ti trovi amandoti e ti ami trovandoti".
S. Anselmo - Proslogion

Ufficio letture - Venerdì della prima settimana di Avvento

lunedì 1 dicembre 2014

Papa Francesco - L'islam condanni il terrorismo - Tornando dalla Turchia

Un articolo interessante per capire il senso che Papa Francesco ha dato al suo viaggio in Turchia ( 28-30 novembre 2014) tratto da Avvenire1 dicembre 2014.  Vi si analizzano le risposte che il Papa ha dato nella consueta conferenza stampa durante il viaggio di rientro a Roma.
I neretti sono stati aggiunti con lo scopo di facilitarne la lettura.


Il Papa: «L'islam condanni il terrorismo»

La comunione. Solo la comunione con le Chiese ortodosse. Questa è “l'unica cosa che la Chiesa cattolica desidera e che io ricerco come Vescovo di Roma”. Al culmine della sua visita in Turchia, nel giorno di sant'Andrea, fondatore del patriarcato di Costantinopoli, dopo aver già compiuto sabato sera il gesto dell'inchino davanti a Bartolomeo (che a sua volta ha ricambiato con un bacio sul capo), Francesco pronuncia queste parole che appaiono come il suggello di tutto il viaggio.

L'ecumenismo, aveva detto, poco prima il Patriarca è anche guardare avanti “al futuro”. E il Papa "vede" in questo futuro anche e soprattutto la piena unità, alla quale bisogna tendere con tutte le forze. Ma nel contempo Francesco rassicura: “Piena comunione non significa né sottomissione l'uno dell'altro, né assorbimento, ma piuttosto accoglienza di tutti i doni che Dio ha dato a ciascuno per manifestare al mondo intero il grande mistero della salvezza”. E poi aggiunge: “Voglio assicurare che pur di giungere alla meta sospirata della piena unità, la Chiesa cattolica non intende imporre alcune esigenza se non quella della professione della fede comune”. Spieghierà poco dopo in aereo, nella consueta conferenza stampa sul volo di ritorno a Roma, che con questa frase egli ha voluto rilanciare la proposta di Giovanni Paolo II di discutere sulle forme di esercizio del primato: “Dobbiamo andare un po’ al primo millennio per ispirarci. Non dico che la Chiesa ha sbagliato: no, no. Ha fatto la sua strada storica. Ma adesso la strada storica della Chiesa è quella che ha chiesto San Giovanni Paolo II: ‘Aiutatemi a trovare un punto d’accordo alla luce del primo millennio”.

La conversazione con i giornalisti, durata quasi 40 minuti, è servita anche per chiarire altri aspetti del viaggio. Ad esempio la cosiddetta islamofobia. Francesco è stato chiaro al riguardo. “Il Corano è un libro di pace”, dunque non si può equiparare islam e terrorismo. Tuttavia “sarebbe bello che tutti i leader islamici – siano essi leader politici, leader religiosi o leader accademici – dicano chiaramente e condannino il terrorismo, perché questo aiuterà la maggioranza del popolo islamico a dire ‘No!’, ma davvero, dalla bocca dei suoi leader”. E quanto alla cristianofobia, il Papa conferma: “Ci stanno cacciando dal Medio Oriente”. Una ragione di più per ricercare l'unità. “Un ecumenismo del sangue”, lo definisce il Pontefice.

Quanto a un suo possibile viaggio in Iraq, Francesco conferma il desiderio di andarci, ma sottolinea che adesso non si può per una serie di ragioni, anche di sicurezza.

Infine rispondendo a una domanda sulla visita alla Moschea Blu, usa esplicitamente la parola preghiera. “Qui – afferma – ho sentito il bisogno di pregare soprattutto per la pace”. E sul dialogo interreligioso spiega che è ora di fare un salto di qualità perché sia non un dialogo teologico ma esperienziale “tra persone religiose di diverse appartenenze”. Infine, a una domanda sulle discussioni sull’omosessualità in occasione dei recenti lavori sinodali, ha ricordato che “il Sinodo è un percorso, è un cammino”: non si può considerare in modo isolato l’opinione di una persona o di una bozza di documento. “Il Sinodo – ha concluso - non è un parlamento” ma “uno spazio protetto dove possa parlare lo Spirito Santo”

Il Papa si sofferma anche sul rapporto con il patriarcato di Mosca, ricordando di aver mandato messaggi a Kirill per un possibile incontro: “Tu mi dici dove e io vengo”. E sul dialogo teologico sottolinea che deve andare avanti per conto suo, senza che però questo blocchi i rapporti ecumenici (“Mettiamo tutti i teologi su un'isola”, dice riprendendo una vecchia battuta di Atenagora). In sostanza, anche nella conferenza stampa, pur apparendo visibilmente stanco per l'intensità degli impegni concentrati in tre giorni, il Papa conferma che il viaggio in Turchia è pienamente riuscito.

Bellissimo, domenica mattina, il momento della Divina Liturgia e lo scambio dei discorsi con Bartolomeo, che ribadisce anch'gli il desiderio di camminare verso la piena unità. Quindi la benedizione comune dal balcone del patriarcato, l'abbraccio davanti al popolo e la firma di una dichiarazione comune che contiene tra le altre cose “l'impegno a intensificare gli sforzi” per la comunione. Prima della partenza Francesco si intrattiene per mezzora con un centinaio di ragazzi siriani, iracheni e africani, rifugiati e assistiti dai salesiani. L'incontro si svolge nella Cattedrale del Santo Spirito, e non nel giardino delle delegazione apostolica, a motivo della pioggia. Dopo il saluto di padre Andres, direttore del centro salesiano, il Papa ascolta la testimonianza di una ragazza sui cristiani cacciati dall'Iraq e raccomanda: “Non scoraggiatevi. La Chiesa cattolica vi è vicina”. Infine, prima di imbarcarsi sull'aereo, visita in ospedale, il patriarca armeno Mesrob, da tempo ammalato. Anche questo è ecumenismo.


Si resta a disposizione per l’eventuale rimozione del testo qualora richiesto dagli aventi diritto.

La storia di Filippo - Dal blog "Piovono Miracoli"



Riporto le motivazioni che Anna, la mamma del piccolo Filippo, morto a 8 anni per leucemia, scrive per spiegare la decisione di scrivere il suo blog  http://piovonomiracoli.wordpress.com 


Perché questo blog?


E’ possibile non farsi schiacciare da una malattia? E’ possibile scoprire di aver ricevuto un dono quando quella malattia colpisce un bambino? E’ possibile perdere quel bambino e continuare a guardare avanti con speranza e fiducia?
Filippo è stato un bambino come tanti altri, tutti i bambini sono speciali e Filippo lo era.
All’età di 2 anni Filippo si è ammalato di leucemia.
Tra cure, trapianti di midollo osseo, periodi di remissione e ricadute, Filippo ha vissuto fino a 8 anni e mezzo. Poi, il 20 novembre scorso è salito al Cielo.
Il giorno dopo è stata celebrata la festa della sua Pasqua, così è stato chiamato il suo funerale.
Durante i sei anni di malattia di Filippo, abbiamo cercato di non farci schiacciare dalla sofferenza, dal dolore e dalla paura, abbiamo imparato prima ad accettare la Croce che il Signore ha scelto per noi e poi addirittura ad abbracciarla, finché ci siamo resi conto che era la Croce stessa a trasportare noi. Abbiamo capito che quella Croce era un Dono.
Ora desidero fare qualcosa affinché quello che successo, quello che abbiamo ricevuto non vada perso.
Da qui l’idea di questo blog, che non vuole essere solo mio, ma di tutti, della comunità che si è stretta attorno a noi il 20 novembre, delle persone che già da anni pregavano per noi e ci hanno accompagnato in questo cammino, di tutti quelli che abbiamo incontrato, anche solo virtualmente, e che ci hanno fatto assaporare come sarà il Paradiso, ci hanno fatto assaggiare la Comunione dei Santi e la vita del mondo che verrà.
Vorrei raccontare come siamo riusciti a trasformare il male in bene, e le cose belle che abbiamo ricevuto in questi anni di malattia e attraverso l’esperienza di accompagnare un figlio verso la vita eterna.
Inoltre desidero che chiunque abbia qualcosa da raccontare lo faccia attraverso questo blog in cui vorrei raccogliere le testimonianze delle persone che hanno conosciuto Filippo e la sua storia, che hanno ricevuto qualcosa da un bambino che ha saputo trasformare la sua croce nella strada che lo ha portato in Paradiso, e che hanno imparato da lui a fare altrettanto.
Aspetto quindi le vostre mail (a questo indirizzo: piovonomiracoli@gmail.com), affinché si possa mettere in comune (per chi lo desidera in maniera anonima) quanto è stato ricevuto, e anche se si tratterà di soli 5 pani e 2 pesci, sappiamo che ci penserà il Signore a farli bastare per tutti.
Anna
Si resta a disposione per l'immediata rimozione del testo qualora richiesto dagli aventi diritto. 

Elisa - A modo tuo



Sarà difficile diventar grande
prima che lo diventi anche tu
tu che farai tutte quelle domande
io fingerò di saperne di più
sarà difficile
ma sarà come deve essere
metterò via i giochi
proverò a crescere

Sarà difficile chiederti scusa
per un mondo che è quel che è
io nel mio piccolo tento qualcosa
ma cambiarlo è difficile
sarà difficile
dire tanti auguri a te
a ogni compleanno
vai un po' più via da me

A modo tuo
andrai
a modo tuo
camminerai e cadrai, ti alzerai
sempre a modo tuo
A modo tuo
vedrai
a modo tuo
dondolerai, salterai, cambierai
sempre a modo tuo

Sarà difficile vederti da dietro
sulla strada che imboccherai
tutti i semafori
tutti i divieti
e le code che eviterai
sarà difficile
mentre piano ti allontanerai
a cercar da sola
quella che sarai

A modo tuo
andrai
a modo tuo
camminerai e cadrai, ti alzerai
sempre a modo tuo
A modo tuo
vedrai
a modo tuo
dondolerai, salterai, cambierai
sempre a modo tuo

Sarà difficile
lasciarti al mondo
e tenere un pezzetto per me
e nel bel mezzo del
tuo girotondo
non poterti proteggere
sarà difficile
ma sarà fin troppo semplice
mentre tu ti giri
e continui a ridere

A modo tuo
andrai
a modo tuo
camminerai e cadrai, ti alzerai
sempre a modo tuo
A modo tuo
vedrai
a modo tuo
dondolerai, salterai, cambierai

sempre a modo tuo

Si resta a disposizione per l'immediata rimozione del testo qualora richiesto
dagli aventi diritto.

venerdì 28 novembre 2014

Impostare un rapporto d'amore sulla verità - Valerio Albisetti

Alcuni preferiranno sentirsi dire una bugia piuttosto che la realtà dei fatti. Altri possono pensare che è meglio non sapere piuttosto di affrontare l’ansia e il dolore eventuali della verità. In entrambi i casi, queste persone non potranno crescere, né inserirsi in un cammino di consapevolezza psicologia, spirituale.
D’altra parte, non c’è nessuna buona ragione per la quale la verità debba ferire. Se usata correttamente, la sincerità scarica la tensione e diventa la base per un cambiamento. Troppo spesso viviamo la sincerità come un modo “brutale” di comunicare. Niente di più falso. La verità è l’essenza della comunicazione fra le persone.
Senza verità non ci sarebbe vita.
Senza verità non c’è amore.
E poi la verità può essere detta con gentilezza.
Un amore forte è in grado anche di perdonare.
Fra l’altro, molti hanno scoperto che la verità è la miglior politica: se non siamo sinceri, nel tempo le conseguenze si dimostreranno più pesanti del conflitto a cui volevamo ovviare con la bugia…
…Comunque sia, l’insincerità risulta essere una delle cause prime di separazione, di rottura dei rapporti d’amore” 

Valerio Albisetti, Mal d’amore – Pag. 115-116


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IL CAMMINO DELL'UOMO

IL CAMMINO DELL'UOMO
Marcia francescana 25 luglio - 4 agosto 2003