mercoledì 22 dicembre 2010

Matteo 2, 13-23 - Ascolti l'angelo per compiere le profezie? - Commento al Vangelo di don Fabio Rosini

Festa della Santa Famiglia di Gesù (A) 26 dicembre 2010

Radio vaticana – Orizzonti cristiani

Commento al Vangelo di Don Fabio Rosini

Matteo 2, 13-23
13Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo».
14Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, 15dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
Dall'Egitto ho chiamato il mio figlio.
16Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s'infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. 17Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia:
18Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande;
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata, perché non sono più.

Ritorno dall'Egitto e dimora a Nàzaret

19Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto 20e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e và nel paese d'Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino». 21Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d'Israele. 22Avendo però saputo che era re della Giudea Archelào al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea 23e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: «Sarà chiamato Nazareno».

La sfida della famiglia - E’ un brano che può aiutare moltissimo la sfida della famiglia. Sfida in cui siamo tutti. Non c’è nessuno che è fuori da questa sfida perché tutti dobbiamo articolare il nostro rapporto con la nostra famiglia, o di origine, o quella che, se ci siamo sposati, abbiamo formato o quella a cui apparteniamo comunque. C’è un rapporto con la realtà della famiglia che è un rapporto con la realtà della vita.

La sfida complicata anche per la famiglia di Gesù - E noi vediamo in questo vangelo che questa sfida comincia in maniera molto complicata pure per il nostro Signore. Il Signore Gesù arriva in una famiglia che vive una serie di tribolazioni, di difficoltà, di problemi. Giuseppe, che è il protagonista attivo di questo testo, è uno che deve affrontare una serie di difficoltà. Prima c’è Erode che vuole cercare il bambino per ucciderlo. Poi deve andare in Egitto, appunto, e poi tornare dall’Egitto quando Erode ha compiuto il suo percorso terreno e quindi ci si è liberati dalla sua minaccia. E via dicendo.

Parametri con cui gestire la sfida delle relazioni familiari - Fondamentalmente di che cosa stiamo parlando. Del fatto che tutti noi nella sfida delle nostre relazioni familiari e nella gestione di queste relazioni, noi abbiamo dei principi, dei parametri. Ecco che parametro appare qui in questo testo.

Giuseppe deve ascoltare un angelo per compiere la sua missione - Giuseppe per poter portare avanti la sua missione deve obbedire ad un angelo che gli parla. L’angelo del signore gli appare in sogno. Lui deve ascoltare le indicazioni di un angelo e questo angelo gli dice delle cose molto serie, molto difficili. Deve andare in Egitto, deve affrontare precarietà, deve affrontare difficoltà. E da lì poi l’angelo gli dirà quando deve tornare. Il testo ha il suo compimento nella sua frase finale, quando, avvertito in sogno, si ritira nella zona della Galilea e va ad abitare in una città chiamata Nazareth, “perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti”. Ovvero sia quello che Giuseppe deve portare avanti è l’obbedienza ad un piano di Dio. Deve compiere una cosa che era stata predetta dai profeti.

Obbedire ad un piano di Dio per compiere le promesse e le profezie - Allora ognuno di noi, di fronte alla propria esistenza, di fronte alla gestione della propria vita, ha la tentazione di fare semplicemente secondo buon senso. Fare semplicemente secondo opportunità e convenienza. Scopriamo una nuova forma di vivere, attraverso il nostro Signore Gesù Cristo, nel mondo, e attraverso la sua famiglia noi vediamo che compare una nuova forma di famiglia. Quella che obbedisce ad un piano, quella che compie promesse, profezie.

Ognuno deve difendere il bambino attraverso l’obbedienza ai piani di Dio - C’è su ciascuno di noi un piano di Dio, e questo piano di Dio va assecondato. E ciascuno di noi deve difendere questo bambino così prezioso. Ognuno di noi deve difendere il Signore Gesù Cristo nella sua vita e deve difendere la presenza di Dio nella sua propria famiglia attraverso l’obbedienza al piano di Dio.

Dio, se ci mettiamo sulla sua strada ci manda angeli - Molto spesso noi crediamo di dover andare avanti improvvisando la nostra vita, facendo le cose un po’ come ci vengono, invece scoprire che Dio, quando ci mettiamo sul suo piano, quando ci mettiamo sulla strada che lui ci sta indicando ci manda angeli. Ora gli angeli parlano a Giuseppe in sogno. Noi possiamo dare tante determinazioni a questa immagine. Certamente un angelo è il nome di un ministero, più che di una persona ben precisa o di un essere soprannaturale ben preciso. γγελος (traslitterazione: ággelos; pronuncia: ánghelos) in greco vuol dire annunziatore. Noi abbiamo angeli. Tutti quanti abbiamo il dono di persone che hanno il compito un pochino di indicarci la volontà di Dio. Ognuno di noi fa riferimento, come cristiano, a qualcuno. Deve fare questo riferimento. Se non stiamo ascoltando un angelo, se non stiamo consegnando un pochino la nostra vita a qualcuno che ci dica, un pochino, come gestirla, normalmente agiamo abbastanza a casaccio.

Ci sono pericoli di cui ci informano i nostri angeli-E normalmente quello che facciamo è che ci esponiamo ad Erode. E’ una minaccia che Giuseppe non conosce. E’ una minaccia di cui Giuseppe non sapeva. E’ un’informazione che gli dà l’angelo. Ci sono pericoli di cui ci informano i nostri angeli. Ci sono cose che noi prendiamo un po’ sottogamba. Noi pensiamo di essere tranquilli, invece abbiamo bisogno di sapienti, di angeli, di guardiani, di persone che ci facciano il servizio di dirci un pochino come proteggere la nostra vita.

I cristiani sono chiamati ad essere gli angeli per questa generazione - Questo un pochino anche si rovescia come tematica. Noi come cristiani, abbiamo il compito di essere angeli per questa generazione. E un pochino attraverso i nostri gesti, attraverso le nostre scelte, attraverso le nostre parole e la nostra testimonianza, siamo chiamati ad indicare al mondo come difendere Gesù Cristo. In fondo un po’ da se stesso. In fondo un po’ dai regni di questo mondo.

La sfida della famiglia è incompatibile con gli interessi di Erode - Perché la famiglia ha una sfida da affrontare difficile perché è incompatibile la sua preziosa e delicata sfida con le esigenze di Erode. Erode ha delle priorità. Il nostro mondo ha delle priorità che sono fondamentalmente priorità economiche, priorità collegate al potere, priorità collegate ad una gestione e ad una visione del mondo che non è direttamente riferibile alla priorità della vita. Mentre una famiglia ha come priorità la vita. Allora che succede? Erode gestisce, spadroneggia, tante famiglie togliendogli questa priorità. Cosa deve fare Giuseppe? Deve difendere, costi quel che costi questo bimbo. Difendere la vita nascente, difendere la debolezza, la fragilità della vita che sta sbocciando. Ecco.

La missione di Giuseppe e di ognuno di noi- In fondo, un po’ tutti noi abbiamo questa missione. La missione di Giuseppe, la missione di difendere la nostra propria relazione con la vita da Erode. Ogni famiglia ha questa missione. Ma i cristiani sono angeli per questo mondo per indicare parametri, modi di pensare, scelte che non obbediscano ad Erode, ma che gli sappiano sfuggire. Non dobbiamo avere paura di Erode. Dobbiamo avere paura di non ascoltare l’angelo. Il nostro vero problema non è Erode. Il nostro vero problema è compiere le profezie che ci sono su di noi.
Ecco questa sfida che si presenta, la domenica dopo Natale, la domenica della Sacra Famiglia, è la sfida, per ognuno di noi, di compiere la nostra missione di padri, di madri, figli, fratelli, di essere comunque in relazione agli altri secondo il piano di Dio e non secondo il semplice buon senso o le priorità di questo mondo.


NB. Il testo non è stato rivisto e corretto dall'autore e risulta semplicemente dalla trascrizione della trasmissione radiofonica Orizzonti Cristiana di Radiovaticana. Si resta a disposizione degli aventi diritto per l'immediata rimozione del testo.
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domenica 19 dicembre 2010

Matteo 5, 18-24 - Non temere, ascolta l'angelo - Commento al vangelo di don Fabio Rosini

4° domenica di Avvento C- 19 dicembre 2010

Radio vaticana – Orizzonti cristiani

Commento al Vangelo di Don Fabio Rosini

Matteo 5, 18-24
18Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. 20Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. 21Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
22Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
23Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio
che sarà chiamato Emmanuele,
che significa Dio con noi. 24Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa,
La prospettiva del Vangelo di Matteo è diversa dalla prospettiva del Vangelo di Luca. Nel Vangelo di Luca, classico Vangelo dei racconti dell’infanzia, abbiamo la prospettiva dall’angolatura di Maria. Invece qui, nel Vangelo di Matteo, tutto si racconta secondo Giuseppe, perché Giuseppe di fatto, è quello che deve fare una cosa. Questa cosa qui, viene detta nel testo di oggi.
Noi siamo a due passi dal Natale. Vediamo come si accoglie il Natale, la Natività. Come si accoglie l’arrivo di nostro signore Gesù Cristo, la sua irruzione. La sua irruzione funziona secondo questi parametri. Così fu generato Gesù Cristo. Questa forma qui, come avvenne la nascita di Gesù Cristo, come avvenne la nascita di Gesù Cristo, diceva la vecchia traduzione “ Ecco come avvenne..”, così avviene. Ha questa forma qui, ha questo stile qui. Giuseppe si trova con una fidanzata in cinta. Cioè si trova che Dio ha preso un’iniziativa che lui non si aspettava e è tentato di rifiutare questa iniziativa. Infatti lui è in un dubbio. In una diatriba. Quale è il problema. Se una donna è incinta, ci sono poche spiegazioni possibili. Ce ne è solamente una. Sapendo bene di non essere il padre di questo bambino, non può che rifiutare questa donna. Ma è perplesso. In effetti il termine qui viene un po’ frainteso “ Poiché era un uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, penso di ripudiarla in segreto”. Quel “e “ come è in greco e come è molto spesso usato dai semiti, quel KAI greco ha in effetti un significato avversativo. Giuseppe è un uomo giusto, ma non voleva accusarla pubblicamente. Quale è la contraddizione. Essere un uomo giusto indica il fatto che Giuseppe obbedisce alla legge. Secondo la legge doveva denunciare Maria, ma lui non sente di volerla accusare pubblicamente. Cioè è perplesso. In questo caso lui non si sente di seguire il protocollo perché non lo convince questa lettura. Conosce questa donna ed è di fronte a questo dubbio. Ma come può essere? Non gli appartiene un atto di adulterio. Sa di non essere di fronte ad una adultera e così non capisce dove lo porti questa carta qui. E cerca un mezzuccio, cerca un escamotege, un forma per non essere costretto ad obbedire seccamente alla legge. Lui è giusto, dovrebbe fare le cose come dice il Pentateuco, ma non vuole ripudiarla pubblicamente. E allora, mentre sta considerando queste cose, appare in sogno un angelo del Signore. Così avviene la nascita di Cristo. Così Gesù viene generato. In questa forma. In questa forma sorprendente. Dove c’è un uomo che deve accettare un’opera di Dio.
Giuseppe, figlio di Davide. Questo è un termine tecnico. Vuol dire discendente del re nella cui stirpe si annovererà il Messia. Questo è un termine forte. Figlio di Davide, sarà il termine con cui il Cristo sarà riconosciuto come Messia. Allora “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo”. E’ il concepire l’opera di Dio che è più grande di ciò che noi pensiamo. E’ l’accettare che Dio possa operare nelle cose. Quello che è in lei, è dallo Spirito Santo. Accettare l’iniziativa di Dio. Infatti, Giuseppe dovrà dare lui il nome a Gesù. La dinastia davidica, cioè il titolo anche oggettivo di Messia che Gesù riceverà, lo riceverà per la generosità di Giuseppe, il quale accoglierà l’opera di Dio.
La nostra vita la possiamo affrontare in una forma superficiale, banale, o possiamo iniziare ad aprirci alla presenza di Dio nelle cose che ci succedono. Scoprire che le cose sono gravide di Gesù Cristo. Scoprire che possiamo sposare la nostra vita. Camminare per le nostre strade, quelle che Dio ci dà di percorrere pensando che Dio ha un’opera in corso con ognuno di noi. Tante volte ci troviamo di fronte a cose che siamo tentati di rifiutare.
Ma pensare che Dio può operare in quello cose e non rifiutarle, non scansarle, non buttarle via. E’chiaro che bisogna rifiutare nettamente il male, ma quando la storia oggettivamente ci porta per una strada, anziché scappare, forse vale la pena di ascoltare l’angelo. Non temere di prendere ciò che Dio ti dà. Non temere di prendere ciò che hai perché c’è Gesù Cristo nelle cose. Gesù Cristo viene sempre così. Rompendo gli schemi e ingravidando la storia della sua opera. Rendendola piena della sua salvezza. Quante volte noi siamo tentati di lasciare, di mollare, di smettere, di non andare avanti, di lasciare la nostra missione, il matrimonio, la nostra missione di paternità, le nostre relazioni. No. Non bisogna obbedire alla paure e credere all’opera di Dio.

NB. Il testo non è stato rivisto e corretto dall'autore e risulta semplicemente dalla trascrizione della trasmissione radiofonica. 
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domenica 12 dicembre 2010

Auguri di Buon Natale

Questo presepe è fatto a mano. E' uno dei presepi provenienti da tutto il mondo esposto nel chiostro del convento di Santa Maria degli Angeli ad Assisi.


Ogni nazione ha contribuito a costruire il presepio con gli elementi caratteristici della propria cultura. Per esempio alcuni africani sono fatti con le foglie della pianta di banane.
Quello fotografato mi sembra sia il dono della Liguria.

Intanto nelle case si consumano delle giornate particolararmente belle. Mi riferisco a quei pomeriggi in cui le donne si riuniscono in un rito mai dimenticato, pomeriggi presenti nella memoria degli adulti che lo ripropongono alle nipoti della famiglia e così lo rivivono e lo fanno conoscere alle giovani generazioni di modo che loro possano a loro volta insegnarlo a quelle che verranno.
Sono momenti magici in cui si perde la dimensione del tempo presente per entrare in un tempo eterno in cui una generazione da la mano a quella che la ha preceduta.


Il Natale ritrovato
C’è proprio bisogno di ri-diventare bambini, “bambini nel cuore”, per essere capaci di “vedere ciò che veramente è grande, bello, gioioso”: bambini come furono i pastori che, inaspettatamente, nella notte, videro sulla povertà aprirsi il cielo, e popolarsi di angeli che cantavano “Gloria”, annunziando che a pochi passi c’era una grotta e che nella mangiatoia c’era un bambino e quel Bambino era il Salvatore del mondo, era Dio”.
Chi riesce a svincolarsi dai lacci della pubblicità che invade ogni spazio e tempo che precedono il Natale, riesce faticosamente a recuperare il gusto delle tradizioni natalizie religiose dell’infanzia, in particolare la realizzazione del presepe casalingo con il muschio e i sassolini di ghiaia, e la carta stagnola per limitare il laghetto al quale si abbeverano le pecore bianche di gesso.
Una vecchia sveglia a molla, sistemata sopra la scrivania, fa muovere, con il suo trillo, una pastore di gesso che lo scorso anno, per dimenticanza, non era stato messo fra i personaggi del presepe.
Il movimento viene interpretato come l’inizio del viaggio verso Betlemme e fa nascere il desiderio di partire, con il pastore, verso quella grotta in cui la Vergine Maria teneva fra le sue braccia la “Luce del mondo”.
(Luigi Ferraresso)

Andiamo fino a Betlemme. Il viaggio è faticoso, lo so. Molto più faticoso di quanto sia stato per i pastori. I quali, in fondo, non dovettero lasciare altro che le ceneri del bivacco e le pecore ruminanti tra i dirupi dei monti. Noi, invece, dobbiamo abbandonare i recinti di cento sicurezze, i calcoli smaliziati della nostra sufficienza, le lusinghe di raffinatissimi patrimoni culturali, la superbia delle nostre conquiste… per andare a trovare che? “Un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”…
Mettiamoci in cammino senza paura. Il Natale di quest’anno ci faccia trovare Gesù e, con lui, il bandolo della nostra esistenza redenta, la festa del vivere, il gusto dell’essenziale, il sapore delle cose semplici, la fontana della pace, la gioia del dialogo, il piacere della collaborazione, la voglia dell’impegno storico.
(Don Tonino Bello)



sabato 11 dicembre 2010

Matteo 11, 2-11 - "Sei propio tu?" - Commento al vangelo di don Fabio Rosini

3° domenica di Avvento 12 dicembre 2010

Domenica Gaudete

Radio vaticana – Orizzonti cristiani

Commento al Vangelo di Don Fabio Rosini

Matteo11, 2-11
2Giovanni intanto, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: 3«Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?». 4Gesù rispose: «Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: 5I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, 6e beato colui che non si scandalizza di me». 7Mentre questi se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 8Che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re! 9E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta. 10Egli è colui, del quale sta scritto:
Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero
che preparerà la tua via davanti a te.
11In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.

In questo brano Gesù annunzierà, ricorderà a tutti noi, attraverso la proclamazione del testo, la sua opera, di poter dare la vista ai ciechi, di poter far camminare gli zoppi, di poter purificare i lebbrosi, di far udire i sordi, di far risuscitare i morti perché ai poveri venga annunziata la buona novella. Dobbiamo capire come si è procurata questa situazione. Questo annunzio di Cristo. Giovanni è in carcere e manda domandare :”Ma sei tu quello che deve venire?” Da una parte qui si esprime una perplessità che dovremo vedere, ma una perplessità, ma anche dall’altra parte c’è un uomo che sta soffrendo e in fondo sta soffrendo perché ha preparato l’arrivo di questo Messia. Che succede? Dice in fondo:” Ma, io sto soffrendo, e ti chiedo sto soffrendo a buon fine? Dammi conferma!” Certo noi dobbiamo fare queste domande al Signore. “Signore parlami, perché quando sto facendo la tua volontà, e magari sto un po’ patendo, sto un po’ combattendo, ma vale la pena? Ma vale la pena perché ci sei tu! Dammi conferma! Io ne ho bisogno” Tutti ne abbiamo bisogno di avere conferma di non girare a vuoto per una strada che non porta da nessuna parte, per cui dobbiamo giustificare. Dobbiamo trovare una buona risposta. Per capire se vale la pena di vivere la nostra vita cristiana, se vale la pena di fare la volontà di Dio e di essere anche un po’ carcerati per questo mondo, di essere un pochino estranei a certe cose che in questo mondo non sono per noi, non ci riguardano, sono distanti. Sono superficialità che non ci interessano. E un pochino essere altri, rispetto a questo mondo. Ma vale la pena?
Ecco il dubbio di Giovanni rispetto a questa domanda, però riguarda anche la sua perplessità rispetto al fatto che Gesù non è esattamente ciò che lui aspettava. Cioè lui aspettava un ripuliture di situazioni. Avevamo ascoltato domenica scorsa questo fuoco che arriva, doveva bruciare la paglia. Lui aspettava questo tipo di realtà e invece è arrivato qualcun altro. Un altro tipo. Sorprendente. Perché noi pensiamo sempre che Dio debba agire secondo le nostre strade. La strada di Giovanni Battista, colui di cui sarà detto alla fine del testo che è il più grande fra i nati di donna, ma il più piccolo fra i gli abitanti del regno dei cieli, è più grande di lui. Alla fine c’è un limite. Giovanni Battista è comunque un uomo dell’antico testamento. Arriva secondo una categoria che è quella di ciò che Dio poteva far capire all’uomo. Ma quando si incarna il Verbo santissimo di Dio, la seconda persona della Trinità, Dio stesso viene in mezzo a noi, viene con categorie molto più sublimi delle nostre. Viene è la sua punizione è la misericordia. Viene e la sua correzione è la cura. Viene e la sua punizione, il suo intervento duro è farci cambiare vita. Donarci la possibilità di acquistare la vista. E quante volte solamente la misericordia di Dio ci fa finalmente guardare nella chiave giusta la nostra vita. Solamente il capire il perdono e l’amore di Dio ci fa leggere bene ciò che ci sta succedendo. E qui si parla di qualcuno che non solo recupera la vista, ma di qualcuno che cammina, uno zoppo. Quanti di noi sono ambigui, zoppicano. Fanno un passo, poi si fermano. Riprendi speditamente a camminare quando credi che Dio ti vuole bene. Quando riprendi ad aver fiducia nella sua abbondanza, nella sua cura, nella sua salvezza. Qui si dice che i lebbrosi sono purificati. La lebbra nell’antico testamento è un po’ immagine della solitudine, questa malattia che tiene lontano dal villaggio. Questa malattia che ci isola rispetto al prossimo! Ecco. Essere purificati. Ritrovare il prossimo perché smetti di averne paura. Smetti anche forse di fargli paura perché qualcosa ti addolcisce.
Insomma quello che noi andiamo capendo qui, attraverso questi sordi che riaprono l’orecchio, attraverso questo resuscitare di una parte morta di noi dove no ritroviamo qualcosa di cui noi dicevamo:” Questo è perso!” Quante volte per un errore fatto, o per errori fatti da altri, uno dà per perse tante cose e uno dice :”Questa non si salva più!” e invece no! C’è una Buona Novella! L’amore di Dio, ci fa riprendere a camminare. Gesù viene con la dolcezza, Gesù viene con la salvezza.
In questa domenica che è la domenica Gaudete , la domenica dell’allegria, questo testo viene a dirci che noi tutti possiamo essere più grandi di Giovanni Battista, perché Giovanni Battista, conosceva la legge, noi conosciamo la misericordia. La legge che è importante, che quello che ci serve, che ci fa da parametro, che ci fa capire tante cose, però in realtà è comunque sempre solo un punto di riferimento, non qualcosa che ci salva. Arriva la salvezza! E la salvezza è il perdono! Il perdono riapre i nostri occhi. Il perdono di Dio ci fa riprendere il coraggio nel camminare. Il perdono di Dio ci toglie dalla nostra lebbra solitaria. Ci fa ascoltare, ci fa vivere di nuovo. “Beato colui..”, dice qui il testo, “..che non trova in me motivo di scandalo”. Certo. C’è una sorpresa. Questo motto di Giovanni Battista. Questi discepoli dovranno andare a dire a Giovanni Battista :” Non ti scandalizzare del fatto che non è arrivata la mannaia e la falce che taglia e che uccide. E’ arrivato ciò che salva!” Sono atteggiamenti molto diversi da avere davanti alla vita. Si può avere uno scontro con una persona e chiedere che vengano che messi a posto i conti e che venga fatta giustizia. Oppure chiedere che ci si salvi. Che si salvi il rapporto. Lavorare per la salvezza. Non scandalizzarsi di questo. Gesù Cristo sta dalla parte della riconciliazione. Sta dalla parte di ciò che unisce, non dalla parte di ciò che frammenta, separa. Questa domenica cerchiamo la riconciliazione. In questa domenica cerchiamo ciò che è scandaloso per il nostro io giustiziere, ma che è salvifico per la nostra povertà. Cerchiamo la misericordia, cerchiamo ciò che porta alla novità e il più piccolino del regno dei cieli, cioè colui che crede alla misericordia di Dio, è più grande dei profeti. Passiamo dalla parte di questo piccolino che si apre al bene.

NB. Il testo non è stato rivisto e corretto dall'autore e risulta semplicemente dalla trascrizione della trasmissione radiofonica.
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sabato 4 dicembre 2010

Matteo 3, 1-12 - Predicazione di Giovanni Battista - Commento al vangelo di don Fabio Rosini

2° domenica di Avvento 06 dicembre 2010

Radio vaticana – Orizzonti cristiani

Commento al Vangelo di Don Fabio Rosini

Matteo 3, 1-12
1In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea, 2dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!».
3Egli è colui che fu annunziato dal profeta Isaia quando disse:
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
4Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico. 5Allora accorrevano a lui da Gerusalemme, da tutta la Giudea e dalla zona adiacente il Giordano; 6e, confessando i loro peccati, si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano.
7Vedendo però molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all'ira imminente? 8Fate dunque frutti degni di conversione, 9e non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre. 10Gia la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. 11Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco. 12Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile».


Giovanni Battista prepara l’Avvento del Signore, prepara la visita del Signore. Una visita è una cosa alla quale bisogna essere pronti. Se ti arriva addosso un ospite e non sei preparato per accoglierlo non lo accogli bene. Non accogliere bene il Signore è una questione un po’ grave perché ne perdiamo le grazie, ne perdiamo la bellezza, ne perdiamo la salvezza. Allora è molto importante accoglierlo bene. E per accoglierlo lui dà una serie di indicazioni: “ Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino!”. È interessante perché oggi come oggi, che abbiamo un forte perfezionismo, un forte narcisismo, una forte ricerca di noi stessi, il tema della conversione, del cambiamento personale è tutto finalizzato tendenzialmente al nostro proprio benessere, al nostro proprio ben sentirci. Al nostro percepirci bene. Anche cristianamente. No. Ci si prepara ad un altro. Non ci si prepara auto contemplandosi. Ci si prepara perché il regno dei cieli è vicino. Perché viene il regno di un altro. La meraviglia e lo splendore, della zona, del luogo, del momento che non è in realtà un tempo e non è un luogo, della dimensione in cui Dio è finalmente il nostro re. Allora bisogna prepararsi e ci vuole uno che gridi nel deserto. Questa è una citazione del profeta Isaia che annunzia il ritorno del popolo dall’esilio. C’è da preparare la via del Signore, c’è da raddrizzare i suoi sentieri. Ecco è interessante. Noi leggiamo questo termine che appunto vorrebbe indicare che cosa è la conversione, che cosa è prepararsi sul serio. Preparare la via del Signore, raddrizzare i suoi sentieri. Allora pensiamo ai nostri atti da rimettere un pochino al posto giusto. Smettere di essere un po’ tortuosi, raddrizzare i nostri sentieri. Ma quelli sono i nostri di sentieri! Qua di parla di preparare la via del Signore e di raddrizzare i suoi sentieri. Questi sono termini tecnici dell’antico testamento per indicare la legge di Dio. Quale è l’indicazione di Giovanni Battista. Infatti lui parlerà molto concretamente, nei vari testi che si riferiscono a lui, di tornare ad un’obbedienza autentica.
Quale è la tendenza dell’uomo? Addomesticare le vie di Dio. Addomesticarsi sulla propria sagoma una comoda lettura della via di Dio. Storcere i sentieri di Dio. Cioè metterci di fronte a Dio addomesticandolo, un pochino facendolo diventare il nostro cappellano. Che viene da noi e ci dà la benedizione sulle nostre iniziative.
Qui si tratta di raddrizzare i suoi sentieri. Di preparare. Porsi di fronte. Pre-pararsi. Cioè guardare una cosa frontalmente, cioè, prepararla prima, puntarla. Prepararla. Si tratta di mettersi di fronte alle vie di Dio. Noi siamo innamorati dei nostri pensieri. Tornare ad aprirsi ai pensieri di Dio.
Perché le mie vie, dice sempre il profeta Isaia, non sono le vostre vie, i miei pensieri, non sono i vostri pensieri. Allora si tratta di qui di ricominciare a guardare la volontà di Dio per ognuno di noi. Una santa domanda che forse molti non si fanno da tempo. Quale è la volontà di Dio per te? Quale è il progetto di Dio per te? Quale è l’indicazione che Dio ti dà? E uno resta così. Tanta gente, tanti nostri confratelli nella vita cristiana, rimangono così. Restano un pochino interdetti. “ Perché c’è una volontà di Dio per me?” Da quanto tempo non ti chiedi quale è la volontà di Dio per te. Mettersi di fronte ad una cosa un po’ più asciutta. Questa mise di Giovanni Battista che veste con peli di cammello, una cintura di pelle intorno ai fianchi. Questo vestito arcaico, questo vestito che sa di selvatico. Questo mangiare cavallette e miele selvatico. Questa dieta piuttosto curiosa. Che cosa è? E’ un uomo che torna all’origine. E’ un uomo che torna al tempo in cui Israele era stato chiamato. Al tempo del deserto, quando si camminava e Dio parlava con il popolo e gli indicava le sue vie. Tutti quanti abbiamo avuto un tempo in cui Dio ha parlato al nostro cuore, forse ci siamo un po’ persi. Speriamo che sia quello presente il tempo in cui Dio parla al nostro cuore. Ma c’è stato un momento importante in cui siamo stati più vicini. Magari eravamo più giovani. Era un momento in cui avevamo il cuore più aperto a Dio, in cui sentivamo che lui ci stava indicando una strada.
Poi abbiamo iniziato a impastare. Abbiamo addomesticato la cosa. Abbiamo imparato un arte di cui parla qui Giovanni Battista. Vedendo farisei e sadducei venire al suo battesimo gli dice:” Razza di vipere”, cioè figli di un serpente “ chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente”. C’è una cosa che abbiamo imparato. A non preoccuparci alle conseguenze dei nostri atti. A non pensare che vi è collegata una santa ira di Dio ai nostri errori. Non dobbiamo vedere questo termine in senso negativo. C’è una conseguenza alle cose. Le cose quando sono mal fatte, procurano dolore. In quello c’è un amore di Dio per gli uomini. Se hai fatto soffrire qualcuno, ma che Dio non lo ama quello? Dio non lo difende quello? Ci sta un meccanismo nella realtà che è un meccanismo anche di conseguenza di dolore che anche serve per risvegliarsi. Per rendersi conto del male fatto, qualcuno ci insegna a sfuggire all’ira imminente. A credere che fai il male e non succede niente. Menti, e non succede niente. Sei trasandato nella cura delle cose buone della tua vita e questo non le pregiudica. Non è vero per niente. Questo è un tempo per raddrizzare le vie di Dio. Rendersi conto che le vie di Dio sono dritte. Sono semplici e chiare. Non sono cose dove possiamo trattare. No. No. Il male procura dolore. Continuare ad avere un andazzo schiatto nel trattare se stessi e il prossimo, procura dolore. Questa è una cosa che ci prepara ad incontrare il Signore perché ci mette di fronte a noi stessi con la nostra debolezza e con il senso anche dei nostri errori che ci serve. Se viene un salvatore, se viene qualcuno che ha in mano la pala e pulirà la sua aia, che raccoglierà il frumento nel suo granaio e brucerà la paglia con fuoco inestinguibile, stiamo così indicando un fatto. Arriverà qualcuno che farà chiarezza. Butterà via la scoria, ci libererà da quello che non è buono, non ci salva. C’è chi vuole restare nell’ambiguità, c’è chi non vuole l’arrivo del Messia. Il messia arriva. Viene. Viene tante volte. Ci visita tante volte attraverso i fatti della nostra vita. La santa provvidenza di Dio ci chiede di liberarci dalla pula, di liberarci dalla paglia inutile, da questo nulla che portiamo addosso e che non ci serve. Preparare la via del Signore vuol dire, asciugarsi, semplificarsi. Questo è un tempo. Il tempo dell’Avvento è un tempo splendido per ritornare in se stessi. Per risvegliarsi per ricordare il bene ricevuto e per staccarsi dal male.

NB. Il testo non è stato rivisto e corretto dall'autore e risulta semplicemente dalla trascrizione della trasmissione radiofonica.
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IL CAMMINO DELL'UOMO

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Marcia francescana 25 luglio - 4 agosto 2003