martedì 29 dicembre 2020

Francesco Rossi De Gasperis - Racconta il suo rapporto con Carlo Maria Martini



Padre Francesco Rossi De Gasperis parla di Carlo Martini 


Francesco Rossi De Gasperis e Giorgio Gaber - I soli

Questa mattina telefono a padre Francesco Rossi de Gasperis, 94 anni, gesuita. Una vita passata ad insegnare tra Gerusalemme e Roma. Anni di vita in Giappone dove non ci sono chiese. Parla l'inglese, il francese, l'ebraico, capisce qualcosa di arabo, oltre a conoscere e leggere correntemente il greco e il latino. Ora è in una stanza di una casa per gesuiti anziani a Roma. Ormai da febbraio non può ricevere visite nella sua stanza. Prima del Covid c'era sempre qualcuno che andava a trovarlo, a parlarci, a chiedergli pareri, a sentire le sue storie, a raccontare la propria vita sentendo cosa ne pensasse lui. Qualche editore o collaboratore che andava ad accordarsi per libri da pubblicare. In questi ultimi tre anni ne ha pubblicati almeno quattro cinque. Al telefono non sente bene. Gli chiedo: "Padre, c'è molta solitudine?". Lui: "Si c'è molta solitudine". Io: "E lei come la vive? Ne soffre molto?". Lui: "Ma...Mi sembra di viverla bene" e poi dopo una altra pausa aggiunge: "...poi, come diceva Giorgio Gaber" e io sentendo questo già inizio a sorridere"...come diceva Giorgio Gaber alla fine di una delle sue canzoni: "I soli sono sempre in buona compagnia". Cerco il testo della canzone rapidamente sulla rete e glielo leggo tutto. Lui ascolta con attenzione e alla fine commenta: " Certo questo testo si può interpretare in vari modi, però dice anche delle cose molto vere".


I soli sono individui strani

con il gusto di sentirsi soli 
fuori dagli schemi

Non si sa bene cosa sono 
forse ribelli forse disertori
nella follia di oggi i soli 
sono i nuovi pionieri

I soli e le sole 
non hanno ideologie
a parte una strana avversione 
per il numero due

Senza nessuna appartenenza 
senza pretesti o velleità sociali
senza nessuno a casa a frizionarli 
con unguenti coniugale

Ai soli non si addice 
l’intimità della famiglia
magari solo un po’ d’amore 
quando ne hanno voglia

Un attimo di smarrimento 
un improvviso senso d’allegria 
allenarsi a sorridere per nascondere la fatica

Soli vivere da soli
soli uomini e donne soli

I soli si annusano tra loro
son così bravi a crearsi intorno 
un’aria di mistero

Son gli Humphrey Bogart dell’amore
son gli ambulanti son gli dei del caso
i soli sono gli eroi 
del nuovo mondo coraggioso


I soli e le sole ormai sono tanti
con quell’aria un po’ da saggi 
un po’ da adolescenti

A volte pieni di energia 
a volte tristi fragili e depressi
i soli ci han l’orgoglio 
di bastare a se stessi

Ai soli non si addice 
il quieto vivere sereno
qualche volta è una scelta 
qualche volta un po’ meno

Aver bisogno di qualcuno 
cercare un po’ di compagnia 
e poi vivere in due 
e scoprire che siamo tutti

Soli vivere soli
soli uomini e donne soli

La solitudine non è malinconia
Un uomo solo è sempre in buona compagnia


domenica 27 dicembre 2020

Fabio Rosini - L'arte di ricominciare - Doni di cui non abbiamo coscienza


2019, 26 dicembre- Roma, Via della Conciliazione

Un dono di cui non avevamo coscienza

Questa foto è stata scattata un anno fa, il 26 dicembre 2019, pochi mesi prima del lockdown. Si camminava per strada senza obbligo di distanziamento, senza mascherina. Potevamo farlo. Era un dono. Non lo sapevamo. Lo davamo per scontato. Per dato. Non è così. Qualche mese dopo non ci è stato più possibile.

Mi viene da chiedermi: quante cose oggi, un anno dopo, do/diamo per scontate nella nostra vita?
La presenza di quante e quali persone? Di quanti amici? Genitori? Colleghi? Insegnanti? O quali cose diamo per scontate oggi? Quali opportunità? Quali condizioni di salute? Quali possibilità di parlare con le persone? Quali occasioni di aiutare le persone? Di riappacificarsi con le persone?

Un'amica di FB, che non conosco quasi per niente, mi ha scritto in privato dicendomi che era stata invogliata dai miei post a leggere il libro sotto citato e che la stava aiutando. Grazie amica di FB quasi sconosciuta che mi hai dato un feedback fondamentale, perché mi incoraggi a continuare a condividere con chi vuole i pezzi di libri che ho trovato e trovo e troverò utili per la mia crescita.
La foto pubblicata la associo a questo pezzo di libro che trovate sotto a cui do questo titolo:
COSA C'E' NELLA MIA VITA.

LIBRO - FABIO ROSINI, L'arte di ricominciare, 2018 Edizioni San Paolo, Pag. 203

"Ho letto un breve libro scritto da un uomo, Carlo Marongiu [ C. Marongiu, Pensieri di uno spaventapasseri, libro edito dall'autore. Per richieder il volume occorre scrivere a Carlo Marongiu, viale Emilio Lussu, 13, 09070 Narbolia ( OR)], affetto dalla stessa malattia [ la famigerata SLA]. Scritto con la macchina che legge il movimento degli occhi. Si chiama "Pensieri di uno spaventapasseri". Oltre che incredibilmente profondo, fa spesso sorridere, anche per la divertente ironia che sfodera. C'è qualcosa di grandioso in quel libro. E' la storia di un uomo che cerca ciò che c'è e lo trova. E' passato al Regno dei Cieli nel 2008, c'era una folla al suo funerale. Parliamo di una persona che ha lasciato un'eredità di pace, di allegria e di amore alla vita.
C'è un mare di gente sana che di pace e allegria non ne sa niente. Eppure è piena di cose belle. 
Il primo assalto all'esercizio che faremo in questo giorno è quello di iniziare a guardare da cima a fondo la nostra vita, e dalla nascita ad oggi ripercorrere i doni. Tanti. Innumerevoli. Di tutti i tipi.
Naturali e soprannaturali.
Con calma, inizio a fare un elenco, da aggiornare costantemente, con in testa la scritta: cosa c'è nella mia vita.
Provare a dirlo, a rileggerlo, a confessarlo, ad ammetterlo. A parlarne con Dio. E se serve anche a chi abbiamo intorno. E iniziare a vedere quel che c'è.
Questo procura luce e innesca una consapevolezza che apre alla gratitudine. Torneremo più avanti su questo esercizio, ma è bello assai scoprire cosa c'è e dargli voce".

Marinella Geuna - Educazione ed esperienza

Si rimane a disposizione dell'immediata rimozione del testo qualora richiesto dagli aventi diritto

" Ora dunque Israele, ascolta le leggi e le norme che io insegno, perché le mettiate in pratica, perché viviate" ( Dt 4,1) 

" Non basta che il giovane senta presente a sé l'annuncio ideale: occorre che renda presente se stesso al valore ideale, " facendolo". La parola continuamente annunciata dall'educatore - in modo ora esplicito, ora implicito - diventa ispiratrice consapevole di vita, paradigma consapevole di azione. " Facendo la verità nella carità" ( Ef 4,15).

L'educatore odierno pecca solitamente di superficialità ed astrattezza; educare significa troppo spesso semplicemente chiarire delle idee. Ma una volta che le ragioni sono davanti agli occhi resta ancora molto da fare, perché tali ragioni sono astratte, estranee; sono  ancora suoni e parole. Occorre allora un intervento dell'energia, della libertà.

Con questa energia posso far aderire tutto il mio essere all'idea e al programma dell'intelligenza. In un primo momento, questa energia parrà unire insieme le due parti dall'esterno, ma , se essa saprà continuare, lentamente l'dea proposta diverrà " carne e sangue" [...].

Perciò, per aiutare l'avvenimento della convinzione, un'educazione deve da una parte proporre chiaramente un unitario senso delle cose, e dall'altra instancabilmente spingere il giovane a confrontare con quel criterio ogni incontro, ad impegnarsi cioè in una personale esperienza, in una verifica esistenziale [...].

La necessità che tutte le esigenze dell'umanità del giovane, che tutti gli incontri che egli compie siano messi a confronto con l'ipotesi educativa, esige delle condizioni.

a) Prima condizione perché l'adolescente possa verificare la sua ipotesi, è che egli sia aiutato ad impegnarsi ideologicamente nel suo ambiente, perché é nell'ambiente che attinge spunti, sollecitazioni ed alimentazione la trama di esperienze intime ed esteriori del ragazzo stesso, e quindi è soprattutto nell'impegno con l'ambiente che diverrà chiara la validità dell'educazione data [...].

b) La reale dipendenza da un senso totale delle cose esige psicologicamente che la nell'ambiente non sia compiuta in un modo solitario ( e perciò indipendente e " astratto") dal giovane.  Occorre che il suo modo di affrontare tutte le realtà sia vissuto comunitariamente [...].

c) Altra condizione di una verifica educativa, in certo modo conseguenza delle altre due, è l'uso del tempo libero [...]. Un'educazione incapace di affascinare il giovane nel suo tempo libero ( o, peggio, un'educazione che si riduca a sperare di potere, non si sa come, invogliare il giovane all'ideale, avallando un uso del tempo livero che non ponga in primissimo piano l'impegno coraggioso con l'ideale stesso). certamente angusta, non adeguata umanamente [...].

Attraverso l'impegno con ideale nel tempo libero, l'adolescente imparerà a perseguire la sua ipotesi anche nel restante tempo,  ove la pressione di necessità ed influenze contingenti rende la cosa più difficile per lui"

Luigi Giussani - Il rischio educativo citato in Marinella Geuna, Dieci passi sulla via dei valori, 2006 , Effatà editrice. Pag. 59

giovedì 10 dicembre 2020

Alessandro Barbero - Alighieri Durante, detto Dante

Si resta a disposizione per l'immediata rimozione delle foto dal blog qualora richiesto dagli aventi diritto. 

Un godibilissimo documentario di Raiplay su Durante Alighieri, detto Dante, appunto. Merita investire il tempo per ammirarlo e gustarlo.

L'idea originale di Alessandro Barbero e degli autori di questo documentario è raccontare Dante attraverso le fonti, dando un volto e un viso alle persone che nei secoli hanno parlato di questo grande poeta. Persone a lui contemporanee e persone vissute dopo di lui, come Giovanni Boccaccio (del quale, molti sicuramente già lo sanno, ho scoperto che era un prete), scrittore e biografo di Dante; Leonardo Bruni, artista e cancelliere della Repubblica Fiorentina; Giovanni Villani, storico e cronista e suo nipote Filippo Villani, cronista e biografo di Dante. Molto simpatici i siparietti fra i due. Dino Compagni, cronista e politico fiorentino. Jacopo di Pandolfino, notaio di fiducia della famiglia Alighieri. E poi le persone comuni che oggi leggono Dante, dandogli voce. Quelle persone siamo noi, ognuno di noi, in cui, se vogliamo, può ancora ri-vivere la voce di un grande della letteratura italiana e mondiale, e insieme a lui le verità che è riuscito a cogliere con la sua arte e la sua sensibilità durante una vita avventurosa e difficile, intensa e affascinante, in un viaggio che ha voluto raccontarci e far arrivare fino a noi attraverso i suoi versi.

Bellissime le riprese. Assimilabili a lezioni di fotografia. I tecnici hanno fatto un lavoro eccellente. Complimenti. Mi riferisco sia le ambientazioni teatrali, che a me richiamano molto i quadri del Caravaggio, alle riprese interne, sia alle magnifiche immagini colte con i droni che permettono, per esempio,  di spaziare sulla piana di Campaldino, su Firenze e le sue meraviglie, di salire in volo accanto alla Torre dei priori, oppure planare nel cielo gustando l'orizzonte di Roma e la sottostante basilica di San Giovanni, sede papale al tempo di Dante e dove lui viene inviato ad incontrare Bonifacio VIII.

Alessandro Barbero preparato e coinvolgente. Conserva l'habitus di uomo colto e l'umanità del bambino che si stupisce e questo lo rende apprezzabile come guida e come mentore nella conoscenza. 

Bellissime i disegni che riepilogano i momenti importanti della biografia dantesca: il primo incontro con Beatrice a nove anni, il secondo, avvenuto altri nove anni dopo, quello in cui Dante viene per la prima volta salutato da lei. E ancora, il disegno che rappresenta il momento della tristezza di Dante dopo la morte di lei. E poi il riscatto: Dante che sceglie di investire le sue energie per risorgere dal lutto e dall'afflizione dell'esilio immergendosi nello studio della filosofia e delle altre materie. 

Insomma tante cose belle in questo documentario che ci aiuta a capire il clima politico della Firenze del tempo, il governo del Popolo, le corporazioni, la guerra tra Guelfi e Ghibellini, e all'interno dei Guelfi le due opposte fazioni dei Bianchi e dei Neri. La politica del Papa. L'intervento di Carlo di Volois.

Tutto questo invoglia a riprendere il cammino per uscire "a riveder le stelle". 

Fonte dove reperirlo Alighieri Durante, detto Dante





















Festa delle luci o della Dedicazione (in ebraico Hanukkàh)

Fonte: Fonte della foto a questo link

La festa delle Dedicazione celebrata il 25 del mese di Kislew, fu istituita all'epoca dei Maccabei.

Antioco IV Epifane nel 167 a. C. , nel tentativo di ellenizzare la Terra di Israele,  profanò il Tempio di Gerusalemme offrendovi un sacrificio a Zeus Olimpio, imponendo che tale sacrificio fosse celebrato ogni mese. La profanazione durò tre anni (1). 

Sotto il suo regno molti ebrei furono forzati a violare i precetti della loro legge. Il popolo ebraico allora cominciò ad organizzare un movimento di resistenza e di ribellione, capeggiato da Giuda Maccabeo e i suoi fratelli, per liberarsi dalla tirannia di Antioco. Nel 165 a.C., gli Ebrei riuscirono a liberare e riconsacrare il Tempio di Gerusalemme: la festa di Hanukkah venne istituita proprio da Giuda Maccabeo per celebrare questo evento (2) .

" Quando Giuda Maccabeo occupò Gerusalemme, purifico il Tempio e a ricordo di tale evento istituì la Festa della Dedicazione per la durata di otto giorni, da celbrrsi ogni anno" ( 1 Mac 4, 59) anche nella diaspora. 

La festa per la sua coloritura patriottica divenne subito popolarissima. Essa era detta anche Festa dei Lumi, a ricordo del miracolo della Lampada. Si narra infatti che quando iniziarono i riti della purificazione del Tempio fu ritrovata solo un'unica e piccola ampolla di olio non profanato e, sebbene questo fosse molto poco, arte miracolosamente per tutti gli otto giorni della festa. Il fatto fu visto come un segno della protezione divina (1).

L'aspetto più suggestivo della festa è l'accenzsione delle lampade della Hanukkà che viene compiuta nelle singole famiglie. Il candelabro ( hanukkiyà) usato in questa occasione, ha otto bracci a cui se ne aggiunge uno. All'inizio della festa, a sera, dopo la recita di alcune preghiere rituali, la madre di famiglia accende il primo e il secondo dei nove lumi. Il gesto si ripete per tutta la durata della festa accendendo ogni sera un lume in più. Il nono lume, di solito più alto degli altri, come se non facesse parte del candelabro, é aggiunto perché serva eventualmente ad accendere gli atri lumi della casa;  non potevano a questo scopo essere usati i lumi della festa. 

Il vangelo di Giovanni ci ricorda una festa della Dedicazione in occasione della quale Gesù si recò a Gerusalemme ( Gv 10, 22)

Fonte: Fonte della foto a questo link


HANUKKA' A TAVOLA

Durante Hanukkah, secondo la tradizione, vengono mangiati cibi cucinati nell’olio, proprio per ricordare il miracolo del Candelabro del Tempio.
Tra i cibi più caratteristici consumati durante Hanukkah  troviamo:

  • Latkes: una sorta di pancakes realizzati con patate, cipolla, farina di matzah e sale, ovviamente fritti nell’olio di oliva. Di solito vengono accompagnati da mousse di mela o panna acida.
  • Sufganiot: sofficissime frittelle cotte nell’olio e ricoperte di zucchero, che possono ricordare dei bomboloni, e sono spesso farcite con marmellata di fragole.
  • Blintzes: una sorta di crepes ripiene di formaggio freschissimo e fritte.

  • Fonte: fonte della foto a questo link

Una curiosità: durante Hanukkah si consumano derivati del latte per ricordare la storia di Giuditta, che riuscì a decapitare il capo degli Assiri invasori Oloferne, proprio offrendogli vino e formaggi sapidi e approfittando poi del suo assopimento ( 2)

I GIOCHI DI HANUKKA': "UN GRANDE MIRACOLO ACCADDE LA'"

Durante questi otto giorni di festeggiamenti spesso i bambini giocano con una speciale trottola di legno (dreidel), che ha quattro facce, ognuna recante una lettera dell’alfabeto ebraico, che formano le iniziali della frase “Un grande miracolo accadde là” (2)

Un corto reperibile su Raiplay può aiutare a fissare i concetti più importanti di questa festa grazie ad un racconto ambientato nel dopo guerra nel quartiere ebraico di Roma. Riporto nei riferimenti bibliografici il link rintracciabile anche sotto la foto sotto riportata (4).


Fonte: Link per guardare il cortometraggio di Raiplay - La festa delle luci



Riferimenti bibliografici e altre fonti utilizzate: 

1 - Guida Bibblica e Turistica della Terra Santa, Paolo Acquistapace, ITL spa, Milano, Edizione 2000. Pg. 69

2 - https://www.bellacarne.it/blog/hanukkah/

3 - Raiplay_ Hanukka - La festa delle luci

4 - https://www.raiplay.it/video/2019/12/hanukkah-la-festa-delle-luci-62f0fccf-2b61-4232-a3d2-dd2a5569143e.html

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venerdì 25 settembre 2020

Mauro Scardovelli - La filosofia della carta igienica

Non si possono investire tutte le energie che abbiamo in cose banali, stupide, senza nessuna importanza.



https://www.youtube.com/watch?v=YpA_KjaKKAE 

sabato 22 agosto 2020

Alberto Scicchitano - La ricchezza del limite - Ragione e follia

 Ma la menzogna è anche non riconoscere uno spazio alla follia ed illudersi di rendere onnipotente e mono presente la ragione, che invece resta così invasa, senza accorgersene, di energie profonde e destabilizzanti. "Il sogno della ragione produce mostri" ( Goya)

Da: Alberto Scicchitano - La ricchezza del limite - Cantagalli 2019 - Pag. 103

Alberto Scicchitano - La ricchezza del limite - Opporre il proprio rifiuto alla menzogna

 Non è in ogni giorno né su ogni spalla che la follia mette la sua pesante zampa; esige da noi soltanto la nostra obbedienza alla menzogna ed è tutto ciò che si attende dai suoi leali sudditi. Ed è proprio là che si trova trascurata da noi, ma così semplice, così accessibile, la chiave della nostra liberazione, il rifiuto di partecipare alla menzogna. Non importa se la menzogna ricopre tutto, diventa maestra di tutto, la menzogna non può esistere senza il contributo degli uomini. La menzogna è il sibilo del Serpente: “ tu sei Dio”.

La verità è: “ Ti ringrazio o Padre che hai nascosto questo cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli” ( cfr Matteo 11, 25).

 

Da: Alberto Schicchitano – La ricchezza del limite – Cantagalli 2019 – Pagina 103 -  citazione di Solzenicyn

domenica 31 maggio 2020

Valerio Albisetti - Ho stima di me - Paoline 2013

LIBRO: Valerio Albisetti - Ho stima di me - Paoline 2013
"Ognuno di noi ha un proprio viaggio personale percorso, quello che io chiamo "il viaggio", all'interno del quale è assolutamente protagonista, se possiede il coraggio di guardarsi dentro, prendendosi la responsabilità del bene e del male che vi trova.
Ciò non è possibile se rimaniamo chiusi nel nostro io per i motivi più diversi:
  • per paura
  • per ricerca di potere
  • per ricerca di successo
  • per rivestire ruoli prestabiliti
  • per seguire regole meramente formali
  • per evitare la sofferenza.
La via da seguire attraverso il corpo, la psiche, lo spirito. Adopera più l'immaginazione che la creatività, che la logica e la razionalità.
Non pretende di capire sempre, di controllare tutto, ma onora il mistero.
Chi segue questa via intuisce di appartenere a qualcosa di più grande, che supera la sua individualità.
Quando comincia il percorso?
La ricerca vera del motivo profondo per cui siamo venuti su questa terra, in genere comincia quando:
si sente che si sta per morire psicologicamente,
si è stanchi della vita che si conduce,
si sente di stare per perdere ciò per cui si è lottato tanto, si perdono persone care,
si viene lasciati da persone che amiamo,
ci si accorge di aver sbagliato tutto,
si comprende che la vita che si conduce non ha senso.
Il percorso ha inizio dentro la storia della propria vita, dove si impara a vedere il bianco e il nero, il buono e il cattivo, il male e il bene.
Poi può sempre essere per un abbandono, per un rifiuto, per una delusione, per un insuccesso, per una malattia, si deve cadere.
Il nostro viaggio continuerà o si fermerà secondo il modo in cui viviamo la caduta. Se ci identificheremo con essa ci fermeremo.
Se al contrario, la vivremo come un'occasione per capire meglio chi siamo, e che apparteniamo a qualcosa di più grande, allora andremo avanti nel viaggio.
La caduta dunque è necessaria.
Per apprendere.
Per sentirsi sempre umili.
Insegna a non rimanere dentro i problemi, le paure, ma ad attraversarle.
Per me, questa società occidentale sta morendo perché evita la casucce, né insegna a cadere.
Mi piacerebbe, infatti, che ad un certo punto dell'esistenza si potesse cambiare nome.
Mi piace pensare che il nome corrisponda all'essenza della persona.
Cambiare nome significa allora assumere una nuova identità.
Bisogna andare oltre le ferite ricevute, smascherare le nostra parti false, ambigue, nevrotiche, uscire dagli schemi mentali assunti per difesa, per paura, per orgoglio, allargare mente, pulire il cuore, riprendere la dignità di creature divine.
Non dobbiamo temere un'esistenza piena.
Solo vivendo, affrontando ciò che ci capita come viaggiatori dello spirito, la nostra esistenza diverrà fonte di godimento, di ammirazione, di senso..."

lunedì 18 maggio 2020

Firmatari della Costituzione italiana - 27 dicembre 1947 - Enrico De Nicola

27 dicembre 1947 - Enrico De Nicola

Nel caso di Enrico De Nicola, avvocato penalista napoletano con una consolidata carriera politica alle spalle, il suo nome a Capo provvisorio dello Stato è frutto di un compromesso tra destre e DC (i quali avrebbero preferito Orlando) e tra sinistre e laici (che avevano proposto Benedetto Croce). Il nome di De Nicola è sempre associato a un comportamento retto, onesto, morigerato quasi ai limiti del bizzarro. Anche nelle occasioni ufficiali indossa un cappotto rivoltato ed è solito pagare quasi tutto di tasca propria, poiché non trova giusto spendere per sé i soldi dei contribuenti. Arriva persino a rinunciare allo stipendio di 12 milioni di lire che gli spetta.
Di matrice liberale e dichiaratamente monarchico, è eletto Capo provvisorio dello Stato il 28 giugno 1946. La scelta ricade su De Nicola non solo perché punto di incontro tra fronti politici diversi, ma anche perché c’è bisogno di individuare un nome meridionale da porre accanto alle due massime cariche dello Stato all’indomani del referendum del 2 giugno. Alcide De Gasperi, al governo, è infatti trentino, mentre il primo Presidente dell’Assemblea Costituente, Giuseppe Saragat, è piemontese. Il bisogno di una figura meridionale deriva anche dal fatto che nel Sud Italia ha vinto la monarchia: c’è quindi bisogno di individuare la persona più adatta che possa ispirare un orgoglio repubblicano anche a sud di Roma.
Quando è eletto, De Nicola ha 69 anni ed è celebre principalmente per il suo rifiuto alle proposte di candidatura: ha infatti rifiutato quattro volte la presidenza del Consiglio, una nomina a senatore, una elezione a deputato e una poltrona a sindaco di Napoli. Alle prime avvisaglie della sua elezione fugge quindi da Roma e si rintana nella sua casa a Torre del Greco. Saragat prova a telefonargli, ma sarà De Gasperi a trovarlo e a comunicargli la vittoria.

giovedì 14 maggio 2020

Costituzione Italiana - Articolo 1

Art. 1.
L’Italia euna Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranitaappartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

martedì 12 maggio 2020

Aldo Moro - Chi deve studiare, studi

Facciamo con semplicità il nostro lavoro:

https://video.corriere.it/cronaca/aldo-moro-ricostruzione-facciamo-semplicita-nostro-dovere/da1f7766-9146-11ea-8c7e-3b270f2639b4

Purtroppo su blogger non fa pubblicare i video di altri siti... Posso solo come ho fatto sopra riportare il link al video che avrei voluto condividere con chi legge.


Fabio Rosini - L'arte di ricominciare - La vita non la si seleziona, la si accoglie



2020, 12 maggio - LIBRO: L'arte di ricominciare - Fabio Rosini - Edizioni San Paolo - Pag. 199
" Il testo del quinto giorno detiene la soluzione. La vita è una decisione di Dio, e Lui la benedice. Non mi spetta la tortura di me medesimo per giustificare che ci sono, e quindi non mi compete di valutare il mio diritto a vivere, e ovviamente, neanche di valutare il diritto altrui a vivere. La vita non la si selezione. La si accoglie. Altrimenti inizia il delirio, appena accennato, che parte dai modelli hegeliani e dalle ipotesi passate per certe per aarrivare dritti dritti ad Auschwitz. Campi di concentramento esteriori, interiori, culturali, relazionali. All’occorrenza anche ecclesiali.
Tutti i conformismi sono rifiuto della realtà in nome di un modello. Tutte le ideologie sono abiura dello stato delle cose. Tutti i progetti, anche pastorali, navigano sul ciglio della violenza contro il fluire dei fatti".

domenica 10 maggio 2020

Ingegnosinelbene - Riflessione sulla festa della mamma e sulla morte

Festa della mamma. Condivido un pensiero. Spero non sia palloso, triste o da predica di basso livello. Spesso le persone che accudisco in ospedale e che sono gravi prima di morire iniziano a chiamare: "...mamma ....mamma...". Anche se sono anziane. Venerdì notte mi è capitato con una signora di 84 anni che conosciamo da anni e che per i turni casuali ho seguito negli ultimi giorni di vita. E' un segnale che spesso viene confermato dalla realtà. "Forse" scrivo cose che suscitano tristezza in chi legge, ma "forse" non è quello il punto, perché comunque la morte delle persone care è un fatto che appartiene alla nostra vita e "forse" guardarlo negli occhi ci potrebbe anche fare bene. Però, se volete leggerlo da un altro punto di vista, dal lato diciamo positivo, a volerlo trovare, e io ci tengo, questo fatto che spesso avviene alle persone in punto di morte di rivolgersi alla propria mamma è anche un segno che l'amore che abbiamo ricevuto ( e che quindi le mamme hanno donato o donano o che voi mamme che leggete date o avete dato), che l'amore che abbiamo ricevuto da piccoli e da adulti dalle nostre mamme o da chi ci ha fatto da mamma è qualcosa di scritto dentro di noi, di eterno, che ci accompagna per tutta la vita anche "solo" come ricordo o memoria. (Sul "solo" varrebbe la pena di soffermarsi per più che un momento perché a volte è questa memoria di bene ricevuto che ci salva da situazioni brutte che ci capita di vivere). Ricordo e memoria di una protezione, di un rifugio, di caldo, di buono, di vita, di cose come il sapore di una pasta al sugo che ci preparava e che ci piaceva. Io per esempio di mia nonna ( mamma per estensione) ricordo il sapore degli hamburger al formaggio che compravamo insieme al mercato sotto casa e che mi preparava nei giorni in cui non andavo a scuola e stavo con lei. Io penso che le mamme, quelle in cielo, siano sempre lì accanto a noi ad aiutarci, anche e soprattutto quanto "ci tocca" e in quel momento questa memoria torna più evidente alla nostra consapevolezza perché in quell'ora, se siamo lucidi, rimangono solo le cose vere, importanti, di quelle marginali facciamo a meno. Penso quindi che in quel momento le nostre mamme ci vengano a prendere come facevano quando le chiamavamo da piccoli e che ci portino in un posto bello, bellissimo. E' l'ultima cosa che impareremo e io credo con il loro aiuto e alla loro presenza. Quella signora di venerdì sera, la mattina di sabato aveva un volto sereno, bello, riposato che mi ha trasmesso pace, riposo e, anche se sembra paradossale, serenità. Ecco. Basta... Oh...poi a quelle vive che leggono🙃😁😁😁😁😁 compresa la mia 😘 che ho chiamato prima vorrei dire " Grandissime! Siete un tesoro eterno per chi vi è affidato. Godere ogni giorno dello stare insieme è la cosa più bella!!😍😍😘🥰"

giovedì 7 maggio 2020

Konrad Lorenz - Un lupo che offre la gola ad un altro lupo

"Devo tuttavia confessare che, nel mio sentimentalismo, sono profondamente commosso e ammirato di fronte a quel lupo che non può azzannare la gola dell'avversario, e ancor di più di fronte all'altro animale, che conta proprio su questa sua reazione! Un animale che affida la propria vita alla correttezza cavalleresca di un altro animale! C'è proprio qualcosa da imparare anche per noi uomini! Io per lo meno ne ho tratto una nuova e più profonda comprensione di un meraviglioso detto del Vangelo che spesso viene frainteso, e che finora aveva suscitato in me solo una forte resistenza istintiva: "Se qualcuno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra...". L'illuminazione mi è venuta da un lupo: non per ricevere un altro schiaffo devi offrire al nemico l'altra guancia, no, devi offrirgliela proprio per impedirgli di dartelo!"
Konrad Lorenz

Mauro Scardovelli - Intervista a Rosita Celentano - Il perdono

La saggezza di questo popolo. I pellerossa quando inventavano qualcosa, si ponevano la domanda: " Questa cosa, fra sette generazioni, questa invenzione che stiamo creando, porterà qualcosa di buono anche a loro o no?". Ecco. Questa proprio è frutto di una grandissima saggezza che quelle persone lì potevano avere perché erano molto in contatto con la natura, quindi, osservavano gli alberi, i cavalli, le mucche. Ci sono dei discorsi fatti dai capi indiani. Una lettera al presidente degli USA scritta da un capo indiano di Siattle. In cui questo capo indiano dice: " Voi uomini bianchi venite da noi e ci offrite dei soldi per comprare la nostra terra. La volete voi e noi ci dobbiamo ritirare. Ma la nostra terra è nostra madre. Sarebbe come se voleste comprare la nostra madre. Voi uccidete i bufali, voi ci vedete così, ma noi non siamo come voi. Noi e i bufali siamo la stessa cosa. Perché noi sappiamo che se non ci fossero i bufali, non ci siamo più nemmeno noi. Noi non uccidiamo come voi. Voi uccidete per divertimento, perché se vanno a caccia di bufali i bianchi sparano a destra e sinistra e ne ammazzano più che possono, gli indiani non fanno così"...



Mauro Scardovelli - Commento incontro Boldrin-Mori


Massimo Recalcati - Riflessioni durante la quarantena -






giovedì 30 aprile 2020

Andrej Tarkovskij - Stalker - Commento di don Fabio Pieroni - Puntata 1


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lunedì 27 aprile 2020

Francesco De Gregori - Viaggi e miraggi

Dietro a un miraggio c'è sempre un miraggio da considerare,
Come del resto alla fine di un viaggio
C'è sempre un viaggio da ricominciare.
Bella ragazza, begli occhi e bel cuore,
Bello sguardo da incrociare,
Sarebbe bello una sera doverti riaccompagnare.
Accompagnarti per certi angoli del presente,
Che fortunatamente diventeranno curve nella memoria
Quando domani ci accorgeremo che non ritorna mai più niente,
Ma finalmente accetteremo il fatto come una vittoria.
Perciò partiamo, partiamo che il tempo è tutto da bere,
E non guardiamo in faccia nessuno che nessuno ci guarderà.
Beviamo tutto, sentiamo il gusto del fondo del bicchiere
E partiamo, partiamo, non vedi che siamo partiti già?
E andiamo a Genova coi suoi svincoli micidiali,
O a Milano con i suoi sarti ed i suoi giornali,
O a Venezia che sogna e si bagna sui suoi canali
O a Bologna, Bologna coi suoi orchestrali.
E andiamo a Genova coi suoi svincoli micidiali,
O a Milano con i suoi terroni settentrionali,
Oppure a Modena coi suoi motori fenomenali,
O a Bologna, Bologna coi suoi orchestrali.
Dietro a un miraggio c'è sempre un miraggio da desiderare,
Come del resto alla fine di un viaggio,
C'è sempre un letto da ricordare.
Bella ragazza ma chi l'ha detto che non si deve provare?
Ma chi l'ha detto che non si deve provare a provare?
Così partiamo, partiamo che il tempo potrebbe impazzire,
E questa pioggia da un momento all'altro potrebbe smettere di venir giù.
E non avremmo più scuse allora per non uscire.
Ma che bel sole, ma che bel giallo, ma che bel blu!
Perciò pedala, pedala che il tempo potrebbe passare,
E questa pioggia paradossalmente potrebbe non finire mai.
E noi con questo ombrelluccio bucato che ci potremmo inventare?
Ma partiamo, partiamo, non vedi che siamo partiti ormai?
E andiamo a Genova coi suoi spiriti musicali,
O a Milano con i suoi sarti e i suoi industriali,
Oppure a Napoli con i suoi martiri professionali,
O a Bologna, Bologna coi suoi orchestrali.
E andiamo a Genova coi suoi svincoli musicali,
O a Firenze coi suoi turisti internazionali,
Oppure a Roma che sembra una cagna in mezzo ai maiali,
O a Bologna, Bologna coi suoi orchestrali.


sabato 25 aprile 2020

Mauro Scardovelli - Intervista a Giovanni Allevi - Il ritorno all'unicità di ognuno di noi

"Ecco. Hai parlato di giovani. Oggi i giovani si trovano in una delle epoche più difficili che si conoscano. Perché a livello planetario è diventato questo pensiero. Un pensiero unico, economista. E quindi significa che un giovane non ha ricevuto nemmeno un briciolo dell'educazione che serve per poter svolgere una critica al mondo esterno che non sia una esternazione di rabbia allo stato grezzo, ma che sia la comprensione di cosa succede fuori e quindi la comprensione anche di cosa succede nel proprio mondo interno. Ma per fare questo i giovani hanno bisogno di guide, hanno bisogno di persone più grandi. Noi non è che a venti anni abbiamo sviluppato pienamente la personalità. Non è così. Ci si arriva passo a passo, facendo errori. Soprattutto in una società che ti insegna l'opposto, di quello che dovresti fare. Una società sana dovrebbe essere quella comunitaria dove ognuno è incoraggiato, sostenuto a capire quali sono i suoi veri talenti, le sue aspirazioni che così potrà dare il meglio di sé. Perché il bene di ogni persona è il bene di tutta la comunità che si arricchisce dal fatto che ognuno di noi si realizza. Altrimenti è una falsa comunità. E' una società, nei termini di Gandhi sarebbe una ... society, una società infame, una società falsa, in cui sembra che siamo una comunità, ma siamo in realtà delle entità isolate in lotta le une con le altre e, ovviamente, al nostro interno. Cioè dal punto di vista psicologico quello che vedo più grave è proprio la distruzione della psiche. Che non c'è più un Io unitario, collegato con l'anima, che sia in grado di ascoltare, riconoscere, sostenere e incoraggiare le voci delle parti piccole, le voci della parti emotive. No basta, queste si mettono sotto il tappeto. E bisogna tirare fuori i muscoli, bisogna essere forti, è tutto falso questo. Credo che oggi c'è molto bisogno di persone che parlino una nuova lingua. Una lingua che non è quella dei numeri, quella del successo, queste robe qua. Loro parlano che questo è un nuovo mondo. Questo è un mondo visto e rivisto. E' un mondo che sta finendo. Per questo parliamo di un mondo nuovo. Tu spessissimo usi il termine bellezza. La bellezza è il simbolo centrale di questo"


domenica 19 aprile 2020

Massimo Recalcati - Intervista fatta da Monica Mondo




"...Il perdono è un lavoro atroce per l'essere umano. Solo Gesù perdona dalla croce chi lo uccide, ma l'essere umano ha bisogno di tempo per perdonare. Di tempo di dolore. Non è possibile perdonare in tempi giornalistici. Il perdono nella vita umana esige tempo. Assomiglia un pò al lavoro del lutto. Quando noi perdiamo una persona cara abbiamo necessità di tempo per elaborare questo dolore. Ma io dico anche laicamente che il perdono è la sola esperienza per un essere umano che ci permette di toccare qualcosa della Resurrezione. Perché nel perdono noi facciamo esperienza di qualcosa che è morto, per esempio un amore, un amore tradito, qualcosa che è morto e che grazie al perdono ritorna in vita. Noi diamo la chance di un ricominciamento assoluto...". E altri temi...

IL CAMMINO DELL'UOMO

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Marcia francescana 25 luglio - 4 agosto 2003