sabato 25 febbraio 2023

25/02/2023 - Fare coro con le intelligenze della mente - Papa Francesco

Si resta a disposizione per l'immediata rimozione dei testi tratti dall'Osservatore Romano del 25 febbraio 2023 qualora richiesto dagli aventi diritto. I neretti sono stati aggiunti arbitrariamente per facilitare la individuazione dei temi che ho ritenuto più importanti. 

L’incoraggiamento del Pontefice alle Università e Istituzioni Pontificie romane

Signor Cardinale,
illustri Rettori e Professori,
cari fratelli e sorelle,
buongiorno e benvenuti!

Ringrazio il Prof. Navarro per le sue parole e tutti voi per la vostra presenza. Come ricorda la Costituzione Apostolica Veritatis gaudium (cfr. Proemio, 1), voi appartenete a un vasto e pluriforme sistema di studi ecclesiastici, fiorito lungo i secoli grazie alla sapienza del Popolo di Dio, sparso in tutto il mondo e strettamente legato alla missione di evangelizzazione della Chiesa intera. Siete parte di una ricchezza cresciuta sotto la guida dello Spirito Santo nella ricerca, nel dialogo, nel discernimento dei segni dei tempi e nell’ascolto di molte diverse espressioni culturali. In essa spiccate per la vostra speciale vicinanza — anche geografica — al Successore di Pietro e al suo ministero di annuncio gioioso della verità di Cristo.

Siete donne e uomini dedicati allo studio, alcuni per qualche anno, altri per tutta la vita, con varie provenienze e competenze. Per questo voglio dirvi prima di tutto, con le parole del santo vescovo e martire Ignazio di Antiochia: impegnatevi a “fare coro”1. Fare coro! L’università, infatti, è la scuola dell’accordo e della consonanza tra voci e strumenti diversi. Non è la scuola dell’uniformità: no, è l’accordo e la consonanza tra voci e strumenti diversi. San John Henry Newman la descrive come il luogo dove diversi saperi e prospettive si esprimono in sintonia, si completano, si correggono, si bilanciano l’un l’altro2.

Questa armonia chiede di essere coltivata prima di tutto in voi stessi, tra le tre intelligenze che vibrano nell’anima umana: quella della mente, quella del cuore e quella delle mani, ciascuna con il suo timbro e carattere, e tutte necessarie. Linguaggio della mente che sia unito a quello del cuore e a quello delle mani: quello che si pensa, quello che si sente, quello che si fa.

In particolare vorrei soffermarmi un momento con voi sull’ultima delle tre: l’intelligenza delle mani. È la più sensoriale, ma non per questo la meno importante. Si può dire, infatti, che essa sia come la scintilla del pensiero e della conoscenza e, per certi versi, anche il loro risultato più maturo. La prima volta che sono uscito in Piazza, da Papa, mi sono avvicinato ad un gruppo di ragazzi ciechi. E uno mi disse: “Posso vederla? Posso guardarla?” Io non capii. Sì — gli ho detto. E con le mani cercava… mi ha visto toccandomi con le mani. Questo mi ha colpito tanto e mi ha fatto capire l’intelligenza delle mani. Aristotele, ad esempio, diceva che le mani sono “come l’anima”, per il potere che hanno, grazie alla loro sensibilità, di distinguere e di esplorare3. E Kant non esitava a definirle come «il cervello esterno dell’uomo»4.

La lingua italiana, come altre lingue neo-latine, sottolinea lo stesso concetto, facendo del verbo “prendere”, che indica un’azione tipicamente manuale, la radice di parole come “comprendere”, “apprendere” e ,“sorprendere”, che indicano invece atti del pensiero. Mentre le mani prendono, la mente comprende, apprende e si lascia sorprendere. E però, perché questo avvenga, ci vogliono mani sensibili. La mente non potrà comprendere nulla se le mani sono chiuse dall’avarizia, o se sono “mani bucate”, che sprecano tempo, salute e talenti, o ancora se si rifiutano di dare la pace, di salutare e di stringere le mani. Non potrà apprendere nulla se le mani hanno dita puntate senza misericordia contro i fratelli e le sorelle che sbagliano. E non potrà sorprendersi di nulla, se le stesse mani non sanno congiungersi e levarsi al Cielo in preghiera.

Guardiamo le mani di Cristo. Con esse Egli prende il pane e, recitata la benedizione, lo spezza e lo dà ai discepoli, dicendo: «Questo è il mio corpo». Poi prende il calice e, dopo aver reso grazie, lo offre loro dicendo: «Questo è il mio sangue» (cfr. Mc 14, 23-24). Cosa vediamo? Vediamo mani che, mentre prendono, ringraziano. Le mani di Gesù toccano il pane e il vino, il corpo e il sangue, la vita stessa, e rendono grazie, prendono e ringraziano perché sentono che tutto è dono del Padre. Non a caso gli Evangelisti, per indicare la loro azione, usano il verbo lambano, che indica al tempo stesso il “prendere” e il “ricevere”. Facciamo dunque armonia in noi stessi, rendendo anche le nostre mani “eucaristiche” come quelle del Cristo e accompagnando il tatto, in ogni contatto e presa, con un’umile, gioiosa e sincera gratitudine.

Nella custodia dell’armonia interiore, vi invito poi a “fare coro” anche tra le diverse componenti delle vostre comunità, e tra le varie istituzioni che rappresentate. Nel corso dei secoli, la generosità e la lungimiranza di molti ordini religiosi, ispirate dai loro carismi, hanno arricchito Roma di un numero notevole di Facoltà e Università. Oggi però, anche a fronte del minor numero di allievi e di insegnanti, questa molteplicità di poli di studio rischia di disperdere energie preziose. Così, anziché favorire la trasmissione della gioia evangelica dello studio, dell’insegnamento e della ricerca, minaccia a volte di rallentarla e affaticarla. Dobbiamo prenderne atto. Specie dopo la pandemia del Covid 19, urge avviare un processo che porti a una sinergia effettiva, stabile e organica tra le istituzioni accademiche, per meglio onorare gli scopi specifici di ciascuna e per favorire la missione universale della Chiesa5. E non andare litigando fra noi per prendere un alunno, un’ora in più. Vi invito, pertanto, a non accontentarvi di soluzioni dal fiato corto, e a non pensare a questo processo di crescita semplicemente come a un’azione “di difesa”, volta a fronteggiare il calo delle risorse economiche e umane. Va visto, piuttosto, come uno slancio verso il futuro, come un invito ad accogliere le sfide di un’epoca nuova della storia. La vostra è un’eredità ricchissima, che può promuovere vita nuova, ma che può anche inibirla, se diventa troppo autoreferenziale, se diventa un pezzo di museo. Se volete che abbia un futuro fecondo, la sua custodia non può limitarsi al mantenimento di quanto ricevuto: deve invece aprirsi a sviluppi coraggiosi e, se necessario, anche inediti. Essa è come un seme che, se non lo si sparge nella terra della realtà concreta, rimane solo e non porta frutto (cfr. Gv 12, 24). Vi incoraggio dunque ad avviare al più presto un fiducioso processo in questa direzione, con intelligenza, prudenza e audacia, tenendo sempre presente che la realtà è più importante dell’idea (cfr. Esort. Ap. Evangelii gaudium, 222-225). Il Dicastero per la Cultura e l’Educazione, con il mio mandato, vi accompagnerà in questo cammino.

Cari fratelli e sorelle, la speranza è una realtà corale! Guardate, alle mie spalle, la scultura del Cristo Risorto, opera dell’artista Pericle Fazzini, voluta da San Paolo vi perché dominasse questo palco e quest’aula. Osservate le mani del Cristo: sono come quelle di un maestro di coro. La destra è aperta: dirige tutto l’insieme dei coristi e, tendendo verso l’alto, sembra chiedere un crescendo nell’esecuzione. La sinistra, invece, pur rivolta a tutto il coro, ha l’indice puntato, come per convocare un solista, dicendo: “Tocca a te!”. Le mani del Cristo coinvolgono al tempo stesso il coro e il solista, perché nel concerto il ruolo dell’uno si accordi con quello dell’altro, in una costruttiva complementarità. Per favore: mai solisti senza coro. “Tocca a tutti voi!” e al tempo stesso: “Tocca a te!”. Questo dicono le mani del Risorto: a tutti voi e a te! Mentre ne contempliamo i gesti, rinnoviamo allora il nostro impegno a “fare coro”, nella sintonia e nell’accordo delle voci, docili all’azione viva dello Spirito. È quello che chiedo nella preghiera per ciascuno di voi e per tutti. Di cuore vi benedico, e vi raccomando: non dimenticatevi di pregare per me.

1 Cfr. Lettera agli Efesini, 2-5.
2 Cfr. L’idea di università, Roma 2005, 101.
3 Cfr. L’anima, iii, 8.
4 Antropologia pragmatica, Roma-Bari 2009, 38.
5 Cfr. Discorso ai partecipanti alla Plenaria della Congregazione per l’Educazione Cattolica, 9 febbraio 2017.

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giovedì 23 febbraio 2023

24/02/2023 - Crisi ucraina: quattro idee strampalate

IDEE STRAMPALATE?

1 - Mi sarebbe piaciuto vedere Giorgia Meloni parlare anche con Putin per cercare di trovare una soluzione di pace. Attivarsi oltre ogni possibile ostacolo, cercare l'incontro, aprire al dialogo con lui. Proprio perché sembra (così ci dicono tutti e così sembra) che molte ed importanti scelte sbagliate le abbia fatte Putin, proprio per questo bisogna aprire un dialogo con Putin. La Presidente Meloni ha fatto bene ad andare da Zeles'kyj, ma non ad assicurare un apporto militare fino alla vittoria e in questo modo essere accorpato al blocco antagonista della Russia e quindi permettere che l'Italia fosse assimilabile ai nemici e chiudere il dialogo con Putin. 

2 - Considero una decisione saggia che Zelens'kyj non ha parlato da Sanremo. 

3 - Non capisco perché dovremmo vietare gli spettacoli dei grandi artisti russi in Europa. Che c'entrano gli artisti russi con Putin e le sue decisioni? Anzi vietare questi spettacoli è proprio il modo giusto per fornire un pretesto alla propaganda di Putin e per fare credere al popolo russo che noi odiamo i cittadini russi quando non è vero. Anzi per molti aspetti abbiamo tanto da imparare da tutti come dai russi.

4 - Non mi sento rappresentato da Biden e dal suo modo di affrontare la crisi ucraina. Credo che questo modo di affrontare la situazione porti solo ad una escalation e alla guerra totale. 

5- Non mi sento rappresentato dalla politica UE. 

6- La cosa più importante. Bisogna fare marcia indietro nel campo militare e attivare le diplomazie. Fare di tutto per ottenere la pace, il cessate-il-fuoco. Dialogo dialogo dialogo. Niente muri. 


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venerdì 17 febbraio 2023

02/02/2023 - Armi deposte ai piedi della Croce - Repubblica Democratica del Congo - Incontro di Papa Francesco con le vittime delle violenze nell'est del Paese

 Si resta a disposizione per l'immediata rimozione dei testi tratti dall'Osservatore Romano del 2 febbraio 2023 qualora richiesto dagli aventi diritto. Il titolo dell'articolo è "Armi deposte ai piedi della croce". I neretti e i sottolineati non fanno parte dell'articolo originale e sono stati aggiunti per facilitare la lettura.

Questa la traduzione italiana del testo integrale delle testimonianze pronunciate durante l’incontro del Papa con le vittime delle violenze nell’est della Repubblica Democratica del Congo, che ha avuto luogo nella rappresentanza pontificia di Kinshasa.


Kinshasa, 1 febbraio 2023, Un momento dell'incontro di Papa Francesco con le vittime dell'est del paese. Foto: Osservatore Romano

Dalla diocesi di Butembo-Beni

Beatissimo Padre,
Mi chiamo Ladislas Kambale

Kombi. Sono nato a Eringeti il 15 luglio 2006. Sono un agricoltore di professione. Sono il secondo della mia famiglia. Mio fratello maggiore è stato ucciso in circostanze che ancora oggi non conosciamo. Mio padre è stato ucciso in mia presenza, a Ingwe, verso Kikungu, nel territorio di Beni, da uomini in pantaloni da addestramento e camicie militari. Dal mio nascondiglio, ho seguito il modo in cui lo hanno fatto a pezzi, poi la sua testa mozzata è stata messa in un cesto. Infine, se ne andarono con la mamma. L’hanno rapita. Siamo rimasti orfani, io e le mie due sorelline. La mamma non è più tornata fino a oggi. Non sappiamo cosa ne abbiano fatto.

Santo Padre, è orribile vedere una scena del genere. Non mi la- scia mai. Di notte non riesco a dormire. È difficile comprendere una tale malvagità, questa brutalità quasi animale.

Beatissimo Padre, La ringraziamo per essere venuto a consolarci. In seguito all’accompagnamento spirituale e psicosociale della nostra Chiesa locale, io e gli altri bambini che sono qui abbiamo perdonato i nostri aguzzini.

Ecco perché depongo davanti alla Croce di Cristo vincitore il machete uguale a quello che ha ucciso mio padre.

Anch’io — Léonie Matumaini della scuola elementare di Mbau - metto davanti alla Croce di Cristo vincitore il coltello identico a quello che ha ucciso tutti i membri della mia famiglia in mia presenza e che mi è stato dato dai carnefici, chiedendomi di consegnarlo ai soldati delle Forze armate della Repubblica Democratica del Congo.

Anch’io — Fiston Kambale Ka- kombi, 13 anni, della scuola primaria di Chamboko — perdono i carnefici che mi hanno rapito per 9 mesi. Chiedo a Cristo vincitore sulla croce di toccare il cuore degli aguzzini affinché liberino gli altri bambini che sono ancora nella boscaglia.

Santo Padre, Le chiedo di pregare affinché questi bambini si uniscano a noi a scuola e nella comunità. La ringraziamo.

Dalla diocesi di Goma

Vostra Santità,
Mi chiamo Legge Kissa Catarina e leggo la testimonianza di Bijoux Mukumbi Kamala, che sta accanto a me ma non sa leggere bene il francese.

«Vengo da Walikale. Ho 17 anni. Ho iniziato il calvario della sofferenza nel 2020. Un giorno stavamo andando a prendere l’acqua al fiume. Era a Musenge, in uno dei villaggi del territorio di Walikale. Era il 2020. Durante il tragitto abbiamo incontrato alcuni ribelli. Ci hanno portato nella foresta. Ognuno dei ribelli scelse chi voleva. Il comandante mi voleva. Mi ha violentato come un animale. È stata una sofferenza atroce. Sono rimasta praticamente come la sua donna. Mi violentava più volte al giorno, quando voleva, per diverse ore. E questo è andato avanti per 19 mesi, 1 anno e 7 mesi. Era inutile urlare, perché nessuno poteva sentirmi o venire in mio soccorso. Ho avuto la fortuna di fuggire con una mia amica dopo 19 mesi di sofferenza. Da questa esperienza sono tornata incinta. Ho avuto due bambine gemelle, che non conosceranno mai il loro padre. Le altre amiche che erano state rapite con me quel giorno non sono più tornate. Non so se sono morte o se sono ancora vive.

«Santità, con la presenza di decine di gruppi armati, le uccisioni si sono intensificate ovunque, le famiglie sono state sfollate più volte, i bambini sono rimasti senza genitori, sono stati sfruttati nelle miniere o piuttosto negli eserciti ribelli; le ragazze e le donne hanno iniziato il calvario di violenze sessuali di ogni tipo e torture senza nome. Altre popolazioni sono state sfollate e non hanno più trovato una patria, vagando qua e là.

«Santità, in tutto questo la Chiesa rimane l’unico rifugio che cura le nostre ferite e consola i nostri cuori attraverso i suoi molteplici servizi di sostegno e conforto: le parrocchie e i servizi della Caritas diocesana rimangono i nostri luoghi di ricorso e di aiuto.

«La sua presenza, Santità, ci rassicura sul fatto che tutta la Chiesa si prende cura di noi. Grazie mille per essere venuti. Ecco la stuoia, simbolo della mia miseria di donna violentata. La metto sotto la croce di Cristo, affinché Cristo mi perdoni per le condanne che ho fatto nel mio cuore contro questi uomini. Che la croce di Cristo perdoni me e i miei stupratori e li porti a rinunciare a infliggere sofferenze inutili alle persone. Questa è anche la lancia uguale a quelle con cui sono stati trafitti i petti di molti nostri fratelli. Che Dio ci perdoni tutti e ci insegni il rispetto per la vita umana».

Dalla diocesi di Bunia

Santo Padre,
Mi chiamo don Guy-Robert

Mandro Deholo e sono stato mutilato nelle dita di una mano. Presento la testimonianza che aveva preparato Désiré Dhetsina, prima di scomparire alcuni mesi fa, senza lasciare notizie.

«Sono un sopravvissuto a un attacco al campo di sfollati di Bule, nel villaggio di Bahema Badjere, nel territorio di Djugu, nella provincia di Ituri. Questo campo è conosciuto come “Plaine Savo”. L’attacco è avvenuto nella notte del 1° febbraio 2022 da parte di un gruppo armato, che ha ucciso 63 persone, tra cui 24 donne e 17 bambini. Ho visto la ferocia: persone tagliate come carne di macelleria, donne sventrate, uomini decapitati.


«Viviamo in campi per sfollati senza speranza di tornare a casa, perché le uccisioni, le distruzioni, i saccheggi, gli stupri, lo spostamento delle popolazioni, i rapimenti, le molestie, insomma, si direbbe l’esecuzione di un piano di sterminio, di annientamento fisico, morale e spirituale, continuano ogni giorno.

«Padre Santo, abbiamo bisogno di pace e nient’altro che pace, questo dono gratuito di Gesù Cristo risorto. Vogliamo tornare nei nostri villaggi, coltivare i nostri campi, ricostruire le nostre case,educare i nostri figli, vivere insieme ai nostri vicini di sempre, lontano dal rumore delle armi! Vogliamo che il male perpetrato in Ituri si fermi, che sia punito e riparato! Vogliamo vivere con dignità come figli e figlie di Dio. Per questo mettiamo questi machete e martelli sotto la croce di Cristo, affinché ci perdoni per il sangue versato ingiustamente. Che Cristo ci dia momenti di pace e tranquillità in cui tutti abbiano buoni sentimenti l’uno per l’altro.

«Grazie mille per essere venuto a confortarci, Santo Padre. Grazie soprattutto per aver pregato per noi».

Dall’arcidio cesi di Bukavu e dalla diocesi di Uvira

Santo Padre,
Sono Aimée e parlo a nome di

Emelda M’karhungulu di Bugo- be, Groupement Cirunga, parroc- chia di Kabare, nell’arcidiocesi di Bukavu, a sud-ovest di quella grande città. Emelda mi sta accanto ma non parla francese. Leggo la traduzione francese della sua testimonianza in swahili.

«I ribelli avevano fatto un’incursione nel nostro villaggio di Bugobe; era un venerdì sera del 2005. Hanno fatto irruzione nel villaggio, prendendo in ostaggio tutti quelli che potevano, deportando tutti quelli che trovavano, facendo loro portare le cose che erano state saccheggiate. Durante il tragitto, hanno ucciso molti uomini con proiettili o coltelli. Le donne invece le hanno portate al parco di Kahuzi-Biega. All’epoca avevo 16 anni. Sono stata tenuta come schiava sessuale e abusata per tre mesi. Ogni giorno, da cinque a dieci uomini abusavano di ciascuna di noi. Ci hanno fattomangiare la pasta di mais e la car- ne degli uomini uccisi. A volte mescolavano le teste delle persone con la carne degli animali. Questo era il nostro cibo quotidiano. Chi si rifiutava di mangiarlo veniva fatto a pezzi e gli altri erano costretti a mangiarlo. Vivevamo nudi perché non scappassimo. Ero una di quelle che obbedivano, fino al giorno in cui, per grazia, riuscii a fuggire quando ci mandarono a prendere l’acqua dal fiume.


«Quando sono tornata a casa, i miei genitori mi hanno portata all’ospedale di Panzi, passando per il centro Olame, dove ho ricevuto un trattamento adeguato. Attraverso l’animazione della Chiesa ho dovuto assumere e accettare la mia situazione. Inoltre, le persone che mi guardavano con scherno sono cambiate. Oggi vivo bene come una donna realizzata che accetta il suo passato.


«La nostra Provincia è un luogo di sofferenza e di lacrime. Cosa posso dire, Santo Padre, delle vittime del disastro di Mulongwe che hanno perso tutto a causa dell’erosione selvaggia? Hanno perso la casa e tutti gli oggetti in essa contenuti. Molti sono morti. Il disastro delle inondazioni nei fiumi di Mulongwe e Kavimvira, nella diocesi di Uvira, dal 17 al 20 aprile 2020, ha fatto sì che 60 persone siano rimaste sepolte sotto il fango delle inondazioni, 45 persone ferite, 3500 case distrutte, 7700 famiglie senza tetto. I sopravvissuti abitano in campi disastrati dove condividono la tenda con 3 o 4 famiglie, cioè diverse decine di persone, nella stessa tenda. È molto affollato. È davvero la sede dell’immoralità. La prostituzione è in pieno sviluppo in questi ambienti di vita. Non hanno nemmeno le condizioni umane minime.

«A causa delle guerre interetniche negli altopiani, dal 2019, in quelli dei territori di Fizi, Mwenga/Itombwe e Uvira, più di 346.000 persone sono state sfollate, di cui 100.000 nel territorio di Uvira e 246.000 nel territorio di Fizi. Molti hanno abbandonato tutto. L’intero altopiano è stato abbandonato agli uomini armati. Molti sono morti, altri sono fuggiti, non sapendo nemmeno dove trovare i propri cari.

«Santo Padre, è con immensa gioia che noi, vittime di atrocità e di altri disastri, prendiamo la parola per presentarle la nostra sincera gratitudine e il nostro ringraziamento per aver compiuto il viaggio verso di noi nonostante le sue numerose incombenze. Ci sta lasciando un’eredità, un dono d’amore attraverso questo avvicinamento, attraverso la sua vicinanza.

Kinshasa, 1 febbraio 2023, Una vittima delle violenze rinuncia alla vendetta deponendo le armi ai piedi della Croce. Foto: Osservatore Romano


«Mettiamo sotto la croce di Cristo questi abiti di uomini in armi che ancora ci fanno paura, per averci inflitto innumerevoli atti di violenza atroci e indicibili, che continuano ancora oggi. Vogliamo un futuro diverso. Vogliamo lasciarci alle spalle questo passato oscuro e poter costruire un bel futuro. Chiediamo giustizia e pace.

«Perdoniamo i nostri carnefici per tutto quello che hanno fatto e chiediamo al Signore la grazia di una convivenza pacifica, umana e fraterna. Grazie Santo Padre per essere venuto».

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sabato 11 febbraio 2023

2023, 11 febbraio - Peres Center for Peace and Innovation

Shimon Peres, in una delle sue ultime interviste, abbraccia un bambino palestinese di 8 anni guarito che gli esprime la sua riconoscenza. Quando il bambino è nato, a circa 10 giorni di vita è stato trasportato dalla Cis Giordania in Israele e operato in urgenza presso l'israeliano Hadassah Hospital di Gerusalemme grazie all'intervento del programma Saving Children del Peres Center for Peace and Innovation.
Shimon Peres, stringe in un affettuoso abbraccio Joseph il bambino palestinese

"Dobbiamo aiutare i bambini a crescere e a non perdere le loro occasioni di vivere" Shimon Peres.


Questi sono gli atti che possono cambiare il cuore delle persone.
Sono atti di bene, che fermano il male, il rancore, l'odio, la guerra.

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martedì 7 febbraio 2023

Brado - Film di Kim Rossi Stuart - 06/02/2023


Si rimane a disposizione per la rimozione immediata delle foto qualora richiesto dagli aventi diritto.

Ieri abbiamo visto questo film al cinema don Bosco di Roma. 4 euro.

Eravamo in 5. Intanto molto difficile entrare nel mood di un film alle 18:00 di lunedì, dopo aver attraversato di corsa la città nel traffico per arrivare al cinema, ma era l'ultima proiezione di questo film tolto rapidamente dalle sale cinematografiche. 

Brado - Un padre difficile, un cavallo irrequieto e un figlio desideroso di essere amato. Intorno a questo si sviluppa un film complesso con tante sfumature da apprezzare e da indagare

Il film descrive temi interessanti: il rapporto padre-figlio, uomo-donna, il senso della vita, la delusione, il fallimento delle relazioni familiari e l'insoddisfazione che ne deriva, l'educazione in famiglia, la solitudine, la rabbia, la difficoltà di esprimere l'amore con le persone care e di comunicare, il desiderio di tenerezza, gli amori che distruggono e da evitare, la scelta di essere diversi, la redenzione del proprio destino. La differenza tra pseudo amori che intossicano e relazioni che portano vita e costruiscono.

Sono stato molto contento di averlo visto. E lo stesso le persone con cui abbiamo condiviso la visione.

Brado - A volte questo padre riesce a comunicare l'enorme stima che ha per il figlio  nonostante i grandi limiti caratteriali.

Oggi, il giorno dopo, lasciate depositare un pò le emozioni, l'ho trovato ancora più interessante e istruttivo.

E' la prima volta che vedo messo a tema un certo tipo di rapporto sentimentale tossico. Che non fa parte della filmografia a cui siamo abituati, almeno io. Il tipo di rapporto in cui lei si avvicina all'uomo, lo seduce, lo convince a stare insieme e poi lo lascia improvvisamente e senza un motivo. Lo lascia nel vuoto, nell'abisso del dolore. Poi inattesamente ritorna dopo mesi, ricompare. Lo seduce nuovamente per poi Risparire. E così via. Fino a che non è l'uomo che interrompe questo ciclo distruttivo. Essere consapevoli che esistono questi tipi di rapporti e che ci si può trovare coinvolti è un buon antidoto per evitarli o per cercare di uscirne il prima possibile. Quindi da questo punto di vista ha un merito formativo. Nella formazione umana e sentimentale è indispensabile conoscere le cose da evitare per soffrire il meno possibile. 

Bravo Kim Rossi Stuart. Bravi gli altri attori. 

Brado - La speranza di riuscire insieme a raggiungere un obiettivo condiviso

Una meta importante per ogni vita che cerca di riscattarsi è il riuscire a dire di no a tutto quello che non ci fa bene. In cui cerchiamo una felicità che non potremo trovare. Tutto ciò che non realizza quello che sembra promettere. E' un grande traguardo e una grande saggezza di vita. A volte questo comporta scelte dolorose, ma indispensabili per poter essere sereni.

Brado - Chiedersi il senso di ogni relazione e valutare quanto sia salutare o no. 

La speranza di una vita diversa. Di un obiettivo raggiungibile nella difficoltà. Una luce di possibile scambio di amore in un buio di non comunicabilità e di limiti nelle relazioni familiari. 

Brado - Relazioni di amore in cui le persone autenticamente si confrontano e crescono 

La possibilità di interrompere il circolo vizioso di un tipo di amore fallimentare che porta solo a sofferenza e frustrazione e la forza di allontanarsi da questo per aprirsi a nuove possibilità di affrontare la vita affettiva e sentimentale. 

Brado - Padre e figlio

L'amore comunicato ed espresso e vissuto in un abbraccio tra padre e figlio. Spesso non ci si riesce. Spesso è una meta sfiorata al termine di un lungo percorso e apprendistato. A volte è un dono vissuto per anni. In ogni caso è un bisogno profondo scritto nel cuore dell'essere umano. Un bisogno che in qualche caso è soddisfatto. Il tema è fondamentale. 

Brado - Scene dal backstage che permettono di sentirsi sul set del film curiosando sulle tecniche di ripresa delle scene girate

Dopo aver visto il film consiglio di vedere anche questo backstage che è stato girato e pubblicato su YouTube ( clicca sul link: https://www.youtube.com/watch?v=_Yl59doAK3g) in cui si apprezza la tecnica utilizzata per girare le scene, oltre che il doppio ruolo di Kim Rossi Stuart nella doppia veste di regista e di attore. 

Bello e utile vedere come Kim Rossi Stuart si è dovuto destreggiare fra il suo ruolo di attore e di regista. Ho trovato molto interessante come si è relazionato con il giovane attore. Come lo ha motivato. Un rapporto difficile fra regista attore esperto e il giovane attore, quasi come quello fra il padre e il figlio della storia. Bello vederlo in atto nel backstage. 

Backstage del film - Uno spaccato bellissimo sul set che consiglio di vedere perché mostra come Kim ha lavorato con il giovane attore.


2023, 7 febbraio - Teatro Cinema Don Bosco - Film "Brado".
(Nella foto manca una cara persona amica che ha preferito non farsi fotografare)
 
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giovedì 2 febbraio 2023

01/02/2023 - Papa Francesco - Incontro con le vittime della violenza nel nord est del paese


Selezione del discorso di Papa Francesco durante l'INCONTRO  CON LE VITTIME DELLA VIOLENZA NEL NORD EST DEL CONGO 01/02/2023.
I titoletti in rosso sono stati aggiunti per facilitare la sintesi e non fanno parte del testo del discorso.

Basta arricchirsi sulla pelle dei deboli - 
Ma è, soprattutto, la guerra scatenata da un’insaziabile avidità di materie prime e di denaro, che alimenta un’economia armata, la quale esige instabilità e corruzione. Che scandalo e che ipocrisia: la gente viene violentata e uccisa mentre gli affari che provocano violenze e morte continuano a prosperare!Rivolgo un vibrante appello a tutte le persone, a tutte le entità, interne ed esterne, che tirano i fili della guerra nella Repubblica Democratica del Congo, depredandola, flagellandola e destabilizzandola. Vi arricchite attraverso lo sfruttamento illegale dei beni di questo Paese e il cruento sacrificio di vittime innocenti. Ascoltate il grido del loro sangue (cfr. Gen 4, 10), prestate orecchio alla voce di Dio, che vi chiama alla conversione, e a quella della vostra coscienza: fate tacere le armi, mettete fine alla guerra. Basta! Basta arricchirsi sulla pelle dei più deboli, basta arricchirsi con risorse e soldi sporchi di sangue!

Lavorare con lo spirito dei piantatori di palma - 
Un proverbio dice: «Quando mangi la noce, vedi la palma, ma chi l’ha piantata è tornato alla terra molto tempo fa». In altre parole, per conquistare i frutti sperati, bisogna lavorare con lo stesso spirito dei piantatori di palme, pensando alle generazioni future e non ai risultati immediati. Seminare il bene fa bene: libera dalla logi- ca angusta del guadagno personale e regala a ogni giorno il suo perché: porta nella vita il respi- ro della gratuità e ci rende più simili a Dio, semi- natore paziente che sparge speranza senza stan- carsi mai.

Alcuni hanno perso la vita e il loro sacrificio non andrà perduto - 
Alcuni hanno perso la vita mentre servivano la pace, come l’ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Ia- covacci e l’autista Mustapha Milambo, assassinati due anni fa nell’Est del Paese. Erano se- minatori di speranza e il loro sacrificio non andrà perduto.

Il rispetto per la donna - 
E prego perché la donna, ogni donna, sia rispettata, protetta, valoriz- zata: commettere violenza nei confronti di una donna e di una madre è farla a Dio stesso, che da una donna, da una madre, ha preso la condizione umana.


01/02/2023 Kinshasa. Papa Francesco incontra le vittime delle violenze del Nord Est del paese.
 Fonte foto: https://www.agensir.it/quotidiano/2023/2/1/papa-in-r-d-congo-incontro-vittime-violenza-violenza-e-guerra-alimentate-non-solo-da-forze-esterne/?fbclid=IwAR3ELrbZvegM6dWvZ2ezMKZ1NYDkHx6byIKk7rI98US9POvP3HCUjSMTLf0

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IL CAMMINO DELL'UOMO

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Marcia francescana 25 luglio - 4 agosto 2003