domenica 29 maggio 2022

Terra Santa - 18/05/2022 - Nono giorno

   Il diario è fatto proprio per fare memoria del pellegrinaggio. Riporto appunti di riflessioni personali, di spiegazioni e di omelie ascoltate. Gli appunti non sono stati rivisti da don Vito, potrebbero essere non esattamente fedeli a quanto detto da lui. Parlatene con lui. Io sono un povero pellegrino che cerca di conoscere meglio il Signore e di stare con lui. Resto a disposizione di rimozione di foto su richiesta degli aventi diritto.

Sommario:  
- Mattina: Gerusalemme - ( Approfondimento sulla Fortezza Antonia) - Via Crucis - Santo Sepolcro - Messa
- Pomeriggio: Caffè nel convento di San Salvatore - Muro del Pianto - Cena a Betlemme

Ore 07:30 sul pulman.
La prima cosa che don Vito dice sempre sul pulman è: "Sabat al Kheir" e attende la riposta. 
Dire “Buongiorno” in arabo è “Sabah al kheir” e “kheir” significa “bontà”. La traduzione letterale è “mattino di bontà” e la risposta a questo sarebbe cambiare “bontà” con una parola altrettanto positiva, come “fiori” o “luce”. Sabat-al noor è la risposta comune. Vuol dire mattino di luce.

Quello che vediamo appena il pulman parte per uscire da Betlemme


Sul pulman: il primo saluto del mattino è sempre: "Sabah alkheir!"

Mi colpisce un cimitero dentro la città. Vediamo i loculi che superano in altezza le mura di cinta. Sulle mura ci sono ritratti di uomini.

Il panorama intorno

Panorama

Sulla strada, in file verso il check Point di ingresso in Gerusalemme

Don Vito parla delle ultime sette parole di Cristo

I.     -  Padre perdona loro, perché non sanno quello che fatto
II.    -  Oggi sarai con me in Paradiso 
III.  -   Donna, ecco tuo figlio
IV.   -  Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?
V.   -   Ho sete
VI. -   Tutto è compiuto
VII. -  Padre nelle tue mani consegno il mio spirito

(Sul pulman, auto non posso leggere né scrivere altrimenti mi viene la nausea. Per cui ho preso pochi appunti quando il pulman era fermo).
La croce porta alla Resurrezione.
Non ce la fai a portare la croce da solo. Puoi stare con il Signore.

E' esperienza di molti: se io non avessi avuto questa situazione difficile, non avrei conosciuto Dio. 

A piedi dalla Porta nuova fino al luogo della prima stazione della Via Crucis
Il pulman ci lascia alla Porta nuova.
Entriamo nel quartiere arabo e camminiamo per arrivare al luogo della prima stazione delle Via crucis, nella città vecchia di Gerusalemme, nel quartiere di Bethesda ( o Betzata, o Bezeta. dall'aramaico: Betlemme-hesdâ: casa della misericordia).

La strada che porta al punto iniziale della Via Crucis

Vicoletti e tunnel

Azzurro verde


Dietro l'arco, si vede poco, la punta della cupola della Moschea di Omar

Via Crucis ( dalla Guida Turistica e Bibblica della Terra Santa - Pag. 216)
Dal XII secolo la tradizione cristiana fa iniziare presso il luogo della Torre Antonia la Via Dolorosa di Gesù verso il Calvario.
La devozione della Via Crucis in 14 stazioni nacque in Occidente dopo il XV secolo con l'intento di seguire spiritualmente i pellegrinaggi dei vari percorsi della Passione che avvenivano nella città santa. La Via Crucis attuale, pertanto, dopo essere passata dalla Spagna in Italia, attraverso la Sardegna, arrivò a Gerusalemme e stsabilì la sua prima stazione a partire dal luogo della Fortezza Antonia per finire al S. Sepolcro con la XIVa stazione.
Ciò per opera dei francescani.

La denominazione della strada indica che essa vuol seguire, approssimativamente, la via che percorse Gesù dal pretorio al Calvario. Lungo la via sono segnate, per la devozione cristiana, le diverse stazioni della Via Crucis.

Arriviamo al convento francescano della Flagellazione

sabato 28 maggio 2022

Ingegnosinelbene - Localizzazione del Litostroto - Fortezza Antonia - Via Crucis

Studiando la localizzazione del Litostroto e la Fortezza Antonia ho fatto una serie di approfondimenti che riporto

(Guida Turistica e Bibblica della Terra Santa pag. 211 e pag. 183)  
Come è avvenuta  la localizzazione del pretorio, di cui si parla nei racconti della passione, presso la Torre (o Fortezza)  Antonia? 
Cardine di questo ragionamento è questo postulato: dove era il procuratore era anche il pretorio.
Andiamo però con ordine. 

Il Tempio di Salomone o Primo Tempio fu costruito, secondo la Bibbia, da Re Salomone, e finito dopo 7 anni e mezzo nell'826 a.C. . Fu completamente distrutto da Nabucodonosor II nel 586 a.C (clicca qui per vedere la fonte).

Il luogo che era stato scelto per la fondazione del primo tempio, quello di Salomone ( finito in 7 anni nel 826 aC), era apparso subito come la parte più vulnerabile della città, sovrastato com'era dalla vicini altura di Bezetha. Si era pertanto imposta subito la necessità di realizzavi delle fortificazioni del caso di possibili guerre. Per questo motivo con il Tempio, venne eretta anche una torre di difesa

Il primo accenno lo si incontra nel profeta Geremia. Scrivo due notizie su Geremia.
Siamo nel V sec. aC. E' il tempo della grande riflessione (Guida Bibblica e Turistica della Terra Santa Pag.  39), il tempo della caduta di Gerusalemme (586 ac) con la deportazione a Babilonia. La deportazione riguardò soprattutto le classi socialmente più elevate; nella regione non rimasero che i più poveri, inutili anche la vincitore e il luogo, Gerusalemme, fu pressoché abbandonato; tuttavia la vita cultuale pare che non si sia spenta del tutto (vedi Ger 42, 5). Il profeta Geremia preferì restare con i poveri di Dio. 

Geremia 31,38
38Ecco, verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali la città sarà riedificata per il Signore, dalla torre di Cananèl fino alla porta dell'Angolo.

Questa torre appare meglio localizzata al tempo della restaurazione della città sotto la guida di Neemia.
Scrivo due notizie su Neemia. 
Nel 538 aC l'editto di Ciro, fondatore dell'impero persiano, inaugurò in oriente una politica nuova, rispettosa delle pratiche cultuali dei popoli sottomessi, reintegrati nelle loro tradizioni.
I deportati in Babilonia rientravano in una regione completamente desolata, portarono con sé un'enorme carica di Speranza: Dio ricostituiva il suo popolo. Prima preoccupazione fu la ricostruzione del Tempio, nel quale oramai non esisteva più l'Arca dell'Alleanza; seguì poi fra molti stenti e con povertà di mezzi, la ricostruzione della città. Le realizzazioni fatte non corrispondevano alle speranze che le avevano  ispirate; così l'attesa della loro completa realizzazione fu rimandata ai tempi messianici.
Animatori di queste speranze furono i profeti: AggeoZaccariaMalachia
Esdra e Neemia (V sec. aC) furono i capi della nuova comunità.
Con Neemia la Giudea venne costituito in provincia autonoma; egli fu innanzitutto un riformatore politico in vista della possibilità di una riforma religiosa ( Neemia 1-7)

Nemia 3,1
1Il sommo sacerdote Eliasib e i suoi colleghi ricostruirono la porta delle Pecore, la consacrarono e ne fissarono i battenti. Ripararono e consacrarono le mura fino alla torre dei Cento e a quella di Cananeel.

Neemia 12,39
39Passò per la porta di Efraim, la porta Vecchia, la porta dei Pesci, la torre di Cananeel, la torre dei Cento e la porta delle Pecore e si fermò alla porta della Prigione.

Ritorniamo però alla storia della Fortezza Antonia da cui siamo partiti.

All'epoca dei Maccabei la torre, ampliata e fortificata, era chiamata anche Baris. 
Scrivo due notizie sui Maccabei.
I Maccabei (in ebraico מכבים o מקבים, Makabim, letteralmente: "martellatori") furono un movimento ebreo di ribellione contro il seleucide Antioco IV Epìfane (175 a.C.-164 a.C.), nel II secolo a.C., guidato dalla famiglia degli Asmonei. Gli Asmonei diedero quindi vita a una dinastia che istituì il regno di Giudea. (clicca qui per vedere la fonte).

Negli anni 37-35 a.C, Erode al suo posto costruì una poderosa fortezza che uso anche come palazzo di residenza e la denominò "Antonia" in onore del triumviro romano Antonio. (Clicca qui per un approfondimento sul sito romanoimpero)
Il re, per tenere più facilmente sotto controllo la casta sacerdotale, riuscì a ottenere che nella fortezza fossero custoditi i paramenti solenni del Sommo Sacerdote; tale osservanza fu osservata anche al tempo dei procuratori romani.

La Fortezza Antonia ricostruita nel plastico di Gerusalemme

La Fortezza Antonia e i suoi rapporti con il Tempio di Gerusalemme

Lo storico Giuseppe Flavio, nel suo libro La guerra giudaica (5, 5-8), ci dà una dettagliata descrizione della Torre o Fortezza Antonia. Essa aveva l'aspetto di una fortezza con, al suo interno, tutte le comodità di una reggia. Ai quattro angoli soervevano 4 torr; quella di sud-est era la più alta, dalla sua cima si poteva vedere tutto il Tempio al quale era collegata da diverse scale. Queste avevano la funzione di permettere il pronto intervento dei soldati qualora si verificassero disordini particolari. Questa eventualità non era infrequente, in occasione delle grandi feste, soprattutto per la Pasqua, festa che ricordava appunto la liberazione dall'oppressione egiziana. (Guida Turistica e Bibblica della Terra Santa. Pag. 212).

Dopo che Archelao, succeduto nel regno al padre Erode, fu deposto ed esiliato da Augusto, la fortezza fu occupata dalla guarnigione romana. Quando i procuratori, da Cesarea Marittima dove abitualmente risiedevano, salivano a Gerusalemme, preferivano di solito il palazzo di Erode, situato presso l'attuale Cittadella, lontano dai rumori dei quartieri popolari. Nei momenti però di maggior tensione, si spostavano in questa fortezza dalla quale dominavano tutta la spianata del tempio; era il luogo ideale per controllare quanto avveniva tra la folla che l'assiepava durante le grandi feste. Basandosi su questa molto verosimile supposizione, si è soliti localizzare il pretorio, di cui parla nei racconti della Passione, presso la torre Antonia; infatti dove era il procuratore ivi era il pretorio.
Le narrazioni evangeliche dicono che Gesù, dopo il processo presso Caifa, fu condotto nel pretorio dove era Pilato.

Il Palazzo di Erode (Da Guida turistica e bibblica della Terra Santa. Pag. 183)
Esso sorgeva sul luogo dell'attuale caserma di polizia. La reggia di Erode venne successivamente usata dai procuratori romani, quando,  in occasione delle grandi feste, scendevano da Cesarea Marittima a Gerusalemme per controllare la folla che vi conveniva da tutto il paese. Rifacendosi a questo fatto, alcuni fanno avanzato l'ipotesi che il processo a Gesù davanti a Pilato sia avvenuto in questo palazzo. 

Altre fonti:

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mercoledì 25 maggio 2022

Francesco Lorenzi e i The Sun - L'esperienza di un cambiamento

Questo testo è tratto da una intervista che Francesco Lorenzi ha rilasciato a Monica Mondo per la trasmissione "The Soul". Si resta a disposizione per l'immediata rimozione qualora richiesto dagli aventi diritto. 



Dopo una lunga turnée di 110 stati tra Europa e Giappone, a ventiquattro anni, Francesco sperimenta una mancanza di pace, di serenità. Gli mancava una pienezza e se ne rende conto. Soffriva per questo vuoto soprattutto perché aveva realizzato tutti i suoi sogni. Era crollato tutto. Non capiva perché non era felice. Aveva tutto quello che pensava gli avrebbe dato la felicità.
Un momento di vuoto.
Arrivano le domande sul senso della vita, della musica, dell'amore.
Il mondo luccicante si stava sgretolando.
Riccardo, Matteo, Gianluca e Francesco suonavano insieme perché erano amici.
Quell'amicizia però era andata in secondo piano rispetto al divertimento. 
Dove si può andare se non c'è fraternità?
Dove si può andare se non c'è sincerità?
Tra lui e Riccardo le cose non andavano a causa dei loro eccessi: droga, sesso.
All'inizio sembra divertente però poi ci si rende conto che quella strada, che è un cliché, porti le persone alla auto-distruzione. 

"Faccio il male che non voglio e non faccio il bene che voglio" diceva Sant Agostino.
Anche a Francesco è capitato così. Soprattutto dopo i concerti. Cercava di trattenersi, ma poi era tutto molto complesso.

Arrivano i libri giusti. Il silenzio. La solitudine. Sono una medicina.
Da lì in poi, la lettura, la meditazione, la preghiera, il silenzio.
Era cristiano, non praticante. Non frequentava la chiesa.
Aveva un'idea molto chiara di tutto l'ambiente cattolico. 
Regole.
Francesco era uno sregolato e aveva molti pregiudizi. 
Non aveva buoni rapporti con l'istituzione.
Era il leader di un gruppo punk che viveva e lavorava in un ambiente fortemente anti-clericale. 
Quando ha iniziato a vivere questo percorso ha dovuto accettare quanto fossero pre-giudizi.
Quanto fossero effimeri.
Scopre tanti santi, presenti vivi, che vivono nel nascondimento. 

Francesco crede che Dio gli abbia voluto far vedere una realtà diversa.
Per lui il prete era quello che si vestiva di nero, che aveva gli occhi tristi, che gli diceva quello che doveva o non doveva fare senza spiegargli il perché.

Francesco già da bambino faceva molte domande e quando una persona non gli dava risposte restava segnato. 

Libri e sacerdoti non bastano.
San Paolo diceva: "Che vita avete se non avete vita comune?".

Mentre viveva la crisi c'era anche l'esigenza di grande solitudine.
Anche se conviveva con una ragazza e viveva fuori casa, l'unico punto fisso che era rimasto era la sua famiglia. E con loro c'era questo dialogo. 

Il padre lo ha aiutato a immaginare oltre la realtà. A vedere oltre i problemi. Per questo Francesco lo chiama il mago. A sognare anche quando aveva cominciato a calcolare. Gli deve molto.

"La musica non vi darà il pane" dicono i genitori dei ragazzi dell'alto vicentino. Zona fitta di aziende e di artigiani. Ma qualcosa funzionava. 

Gli amici del gruppo pensano che Francesco si sia bevuto il cervello.
L'incontro con Cristo ha stravolto la vita di Francesco. 
Non voleva più rappresentare un modo di vivere che porta all'auto-distruzione.  E questo è stato difficile da accettare dagli amici.

Anche se Francesco non aveva una vita fatta di eccessi però rappresentava un modo di vivere che portava molti ragazzi a dimenticarsi di loro stessi, della loro preziosità.
Quando incomincia ad incontrare la parola di Dio inizia a capire che c'è una responsabilità. Che non è intrattenimento la musica. La musica è potente. E' un mezzo che può cambiare qualcosa. 

Francesco arriverà a chiedere ai suoi compagni del gruppo di andare con lui a fare adorazione eucaristica. 
Lui ha fatto un cammino di fede di un anno in solitudine. 
Doveva fare il quinto disco in inglese ed andare negli Stati Uniti.

Comincia a scrivere canzoni in modo diverso. Inizia un conflitto con il resto della band. 
Francesco stava cambiando.
Sembrava dall'esterno che lui stesse buttando tutti i loro impegni e i loro sacrifici per cosa?

Ad un certo punto inizia a rendersi conto dell'importanza della fraternità e della condivisione. Per un certo periodo non aveva avuto il coraggio di andare da ognuno di loro a testimoniare quello che lui stava vivendo, perché aveva paura del loro giudizio.
Aveva paura del giudizio esterno.
Inizialmente credeva che questo fosse una salvezza personale, che Dio fosse entrato nella sua vita per risolvere i miei problemi. E ci ha creduto veramente.

Poi ha vissuto una morte professione. Questo cambiamento ha cominciato a fargli terra bruciata intorno. Ha cominciato a sentire nascere una consapevolezza forte che quella felicità non poteva esistere nella sua vita senza la condivisione. 

Francesco cambia il modo di proporsi.
Sceglie l'italiano per cantare.
Vorrebbe dire che questo cambiamento è stato molto complesso.
Io credo che lo sia stato.
Lui dice che è stato molto accompagnato.
Dice che molti gli hanno detto: " Hai avuto coraggio! Hai avuto coraggio!".
Francesco pensa che Dio sia stato molto buono con lui.
E che i suoi amici, quando è andato da loro senza niente in mano, a testimoniare quello che stava vivendo, hanno avuto il grandissimo amore di ascoltarlo e di avere fiducia in quello che stava dicendo.
E questa è la grandissima forza dell'amicizia.
Ognuno di loro stava vivendo in modo molto diverso da lui.
E quello che lui aveva fatto stava distruggendo il sogno di ciascuno di loro. Oltre che il suo.
Il fatto che loro abbiano aperto il cuore e abbiano accolto quello che Francesco stava cercando di trasmettere loro è stato straordinario.
Non è un dettaglio.
Perché bisogna essere in due per dialogare.

Trovare un posto nel sistema mediatico cercando di mantenere un certo codice etico è molto difficile.
Si cerca di essere messi in uno spazio molto ristretto, perché quello più largo non ti accoglie.
Di questo Francesco ha molto sofferto.
Quando hanno iniziato a pubblicare dischi in italiano come The Sun le difficoltà sono state enormi. 
Soprattutto quando questa nostra esperienza ha cominciato ad emergere.
All'inizio infatti non dicevano niente.
Era qualcosa che avevano vissuto loro nel gruppo.
Poi, attraverso qualche intervista, questa esperienza è cominciata ad emergere.
E' stato tutto molto difficile.
Oggi uno vede tanta bellezza. Tanta grazia. Migliaia di persone. Tanti risultati, tanti concerti. 

Se un uomo è autenticamente in ricerca prima o poi incontra la grande domanda. 
Da dove veniamo?
Perché siamo qui?
Chi ci ha donato la vita?
Che senso ha tutto questo?

Quindi Francesco sia augura sempre che anche i più grandi musicisti ad un certo punto possano fare il grande incontro. E testimoniarlo.
Forse questa è la cosa più difficile.
Anche da parte di chi ha il più grande successo. 
Molti hanno una fede personale. Perché non lo dite?
Perché non raccontate quanto è importante per voi?
Quanto determina la direzione della vostra vita?

Apprezza molto nel per il fatto che testimonia con la vita, con semplicità, con amore. E' una bella storia la sua. Però è un caso isolato, e non è l'unico però.

Quale paura di testimoniare ci può essere?
E' una grande domanda e Lorenzo vorrebbe farla anche ai grandi artisti che apprezza. 

Francesco sente una responsabilità.
La storia della responsabilità dell'artista nel campo della cultura, della politica, è vecchia come il mondo e ha una sua importante ragione di essere presa in considerazione.
Francesco se la sente addosso ed è questo il motivo per cui canta in italiano.
Ognuno di noi, secondo i talenti che ha, ha una responsabilità grande. 

Francesco di sente di aver ricevuto da Dio di poter parlare a tante persone e sente questa responsabilità.
Non fuma.
E' pure vegetariano.
Almeno le ragazze? Chiede la giornalista.

C'è anche il cliché del bravo cattolico da dover spazzar via. 
Il mondo cattolico li chiama e li cerca.
Questa è una cosa molto bella, ma è anche il rischio del nido, di un ambiente protetto in cui gli si vuole bene, ma che poi no sfonda fuori. 
Come la vedono tra di loro?

Ne parlano molto.
Il loro vecchio mondo li rifiutava. L'ambiente della chiesa anche si chiedeva: ma chi sono?

Poi nel tempo i molti giovani, le conversioni, hanno cominciato a parlare per loro. E quindi questo ambiente, grazie al cardinal Ravasi che ad un certo punto ha capito quello che stavano vivendo, l'ambiente cattolico ha aperto uno spazio.

Oggi i The Sun sono molto invitati a parlare con i ragazzi. E da una parte il rischio che sia un ambiente protetto c'è.
Però attenzione.
Chi si sta prendendo cura dei giovani, nove volte su dieci, è la chiesa.
Che loro poi lavorano tantissimo anche con le scuole.
Ma con le scuole è molto difficile perché nelle scuole c'è sempre una contrapposizione. 

Loro vogliono andare a parlare ai ragazzi di vita, di amicizia, di fraternità.
Di un utilizzo intelligente del loro corpo.
Appena qualcuno sa che loro hanno qualcosa a che fare con Cristo diventa difficile lavorare all'interno delle istituzioni.
Grazie a Dio ci sono anche tanti insegnanti che impegnandosi, battendo il ferro continuamente, ad un certo punto riescono a farli andare nelle loro scuole.
Vanno a parlare e a suonare.
Hanno anche un progetto che si chiama "Un'onda perfetta" per le scuole ed è per loro anche una responsabilità.
Si rivedono in questi ragazzi.
Non è solo necessario parlare ai giovani dei licei.
E' necessario farlo anche prima.
Trovano un grande ascolto e consapevolezza dai ragazzini più giovani. 

In molte situazioni dove ci sono giovani, mancano adulti autenticamente responsabili. Consapevoli della responsabilità che hanno verso questi ragazzi.
Quindi grazie a Dio ci sono molti educatori, molti volontari, molti preti e suore che fanno di tutto per trasmettere vita a questi giovani e i The Sun sono contenti di portarli aiutare con quello che fanno.

Francesco non si è mai domandato se ci sarebbe stato un pubblico dopo il cambiamento.
Né come sarebbe stato.
Non ha pensato mai nemmeno al fatto che sarebbe potuto accadere che il pubblico non ci fosse.
Si è sempre fidato di quello che stava vivendo.
Grazie a Dio la fiducia lo ha sempre accompagnato.
Adesso spesso il pubblico è formato da genitore e figli e anche nonni.
Non c'è gioia più grande per loro.
Una volta avevano un pubblico che andava dai 15 ai 25 anni.
Oggi dai 3 ai 75 anni.
Questa è la musica. La musica deve parlare a tutti.

C'è un grande discernimento alla base prima di scrivere un pezzo. C'è una storia.
C'è una esperienza. Una ragione. 
E questo ci tengono a trasmetterlo ai ragazzi.
La musica non è qualcosa che loro debbono fare. 
La canzone è un dono.
Se c'è qualcosa da dire si dice, altrimenti bisogna stare in silenzio. 
Ed è anche per questo che loro hanno dei tempi discografici diversi dagli altri.
Ed è una maturità che si acquisisce.
Dall'altra parte vediamo che nel nostro paese vi è una produzione discografica scadente proprio a causa di questi tempi. 
Non riguarda solo i piccoli, ma sta toccando anche i grandi artisti.
Che ogni anno e mezzo due anni pubblicano un album anche se non hanno niente da dire. 
E questo svilisce il contenuto e la forza della musica perché ci stiamo abituando ad abbassare il livello.

Lorenzo ama Nek.
Un gruppo che si chiama Reale.
Ha amato e apprezzato Ligabue, anche perché nella dimensione live è un grande performer.
Jovanotti.
Però resta legato a Guccini, De André, Gaber. 

Gli interessa il testo.

Meglio un rimorso che un rimpianto.
Francesco non ha rimpianti.
E' grato per tutto quello che ha vissuto nella vita.
Certo questo non vuol dire che rifarebbe tutto.
Soprattutto nell'aspetto affettivo relazione.
Ci vuole tempo per imparare a voler bene davvero.
L'amore richiede grande impegno, però nessuno ce lo spiega soprattutto a noi maschietti.
Chissà se gli lasciano dire queste cose nelle scuole. 

Francesco sceglie una loro canzone: L'Alchimista.




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I giorni tra la resurrezione e l'ascensione del Signore - San Leone Magno Papa

Tratto dall'Ufficio delle letture 25/05/2022
MERCOLEDI' - VI SETTIMANA DI PASQUA - II SETTIMANA DEL SALTERIO 
(Clicca qui per il testo completo)

Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa
(Disc. sull’Ascensione, 24; PL 54, 395-396) 
I giorni tra la risurrezione e l’ascensione del Signore

Miei cari, i giorni intercorsi tra la risurrezione del Signore e la sua ascensione non sono passati inutilmente, ma in essi sono stati confermati grandi misteri e sono state rivelate grandi verità.
Venne eliminato il timore di una morte crudele, e venne annunziata non solo l’immortalità dell’anima, ma anche quella del corpo. Durante quei giorni, in virtù del soffio divino, venne effuso su tutti gli apostoli lo Spirito Santo, e a san Pietro apostolo, dopo la consegna delle chiavi del Regno, venne affidata la cura suprema del gregge del Signore.
In questi giorni il Signore si unisce, come terzo, ai due discepoli lungo il cammino, e per dissipare in noi ogni ombra di incertezza, biasima la fede languida di quei due spaventati e trepidanti. Quei cuori da lui illuminati s’infiammano di fede e, mentre prima erano freddi, diventano ardenti, man mano che il Signore spiega loro le Scritture. Quando egli spezza il pane, anche lo sguardo di quei commensali si apre. Si aprono gli occhi dei due discepoli come quelli dei progenitori. Ma quanto più felicemente gli occhi dei due discepoli dinanzi alla glorificazione della propria natura, manifestata in Cristo, che gli occhi dei progenitori dinanzi alla vergogna della propria prevaricazione!
Perciò, o miei cari, durante tutto questo tempo trascorso tra la risurrezione del Signore e la sua ascensione, la divina Provvidenza questo ha avuto di mira, questo ha comunicato, questo ha voluto insinuare negli occhi e nei cuori dei suoi: la ferma certezza che il Signore Gesù Cristo era veramente risuscitato, come realmente era nato, realmente aveva patito ed era realmente morto.
Perciò i santi apostoli e tutti i discepoli, che avevano trepidato per la tragedia della croce ed erano dubbiosi nel credere alla risurrezione, furono talmente rinfrancati dall’evidenza della verità, che, al momento in cui il Signore saliva nell’alto dei cieli, non solo non ne furono affatto rattristati, ma anzi furono ricolmi di grande gioia.
Ed avevano davvero un grande e ineffabile motivo di rallegrarsi. Essi infatti, insieme a quella folla fortunata, contemplavano la natura umana mentre saliva ad una dignità superiore a quella delle creature celesti. Essa oltrepassava le gerarchie angeliche, per essere innalzata al di sopra della sublimità degli arcangeli, senza incontrare a nessun livello, per quanto alto, un limite alla sua ascesa. Infine, chiamata a prender posto presso l’eterno Padre, venne associata a lui nel trono della gloria, mentre era unita alla sua natura nella Persona del Figlio.

martedì 24 maggio 2022

Mariuccio Paolo Piola - 24/05/2022 - Don Fabio Pieroni - Omelia del Trigesimo

Si resta a disposizione per la rimozione immediata qualora richiesta degli aventi diritto. 

martedì 17 maggio 2022

Terra Santa - 17/05/2022 - Ottavo giorno

  Il diario è fatto proprio per fare memoria del pellegrinaggio. Riporto appunti di riflessioni personali, di spiegazioni e di omelie ascoltate. Gli appunti non sono stati rivisti da don Vito, potrebbero essere non esattamente fedeli a quanto detto da lui. Parlatene con lui. Io sono un povero pellegrino che cerca di conoscere meglio il Signore e di stare con lui. Resto a disposizione di rimozione di foto su richiesta degli aventi diritto.

Sommario:  
- Mattina: Gerusalemme - Grotta dell'arresto - Tomba della Madonna - Basilica del Getsemani - Ascensione - Padre nostro. 
- Pomeriggio: Chiesa del Gallicantu

E' un giorno e quindi un post molto lungo. Vi consiglio, se volete, di leggerlo a tappe, perché è molto denso di informazioni e di rimandi al vangelo. 

Dalla Chiesa della Agonia una foto alla Valle di Giosafat o del Cedron  verso Sud

... si riallaccia alla foto precedente per panoramica in direzione Nord

... ulteriore spostamento verso Nord.

Grotta dell'arresto ( o Grotta del Frantoio)
Scendiamo dal pullman e arriviamo alla grotta dell'arresto che è vuota. C'è solo un sacerdote dietro l'altare già vestito che aspetta il gruppo di 5 giovani fedeli cecoslovacchi che però arriveranno dopo dieci minuti. Don Vito chiede al sacerdote se abbiamo cinque minuti per stare nella grotta. 
E' il tempo necessario per leggere il vangelo dell'arresto

E' il luogo più antico consacrato dalla tradizione cristiana


Gesù viene arrestato

43E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. 44Il traditore aveva dato loro un segno convenuto, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». 45Appena giunto, gli si avvicinò e disse: «Rabbì» e lo baciò. 46Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono. 47Uno dei presenti estrasse la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli staccò l'orecchio. 48Allora Gesù disse loro: «Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. 49Ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Si compiano dunque le Scritture!».
50Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono. 51Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. 52Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo.


Dentro la grotta dell'arresto ( o del Frantoio)



Tomba della Vergine
Ci spostiamo subito verso la tomba della madonna.
Maria di fatto si è addormentata. E il dogma della fede cristiana cattolica prevede che sia ascesa in cielo. Questo è quello che festeggiamo il 15 agosto ogni anno. 
Iniziamo a scendere la lunga scalinata di epoca crociata ( 1099-1291 dC) con un pò di timore. Sentiamo che nel silenzio rimbomba il rumore dei nostri passi e copre il canto di una liturgia in un armeno.
Piano piano scendiamo fino ad arrivare al fondo della scalinata.
Una cerimonia religiosa in armeno celebrata da tre preti finisce dopo 10 minuti. Il tempo si assistere ad una cerimonia sospesa nel tempo. 

Facciata della Tomba della Vergine

La lunga scala costruita dai crociati dentro la Tomba della Vergine


Una cerimonia armena. Intorno il nostro gruppo in silenzio




L'edicola della tomba della vergine

Soffitto vicino la Tomba della Vergine

Candeliere 

Appena finita possiamo passare a vedere la tomba della Vergine. E' un blocco di pietra, isolato dal banco roccioso, alto da m1,5 a 1,8 e presenta due aperture che servono da passaggio per i pellegrini. La roccia su cui fu deposto il corpo della Madonna, protetta da un cristallo, è corrosa dai secoli e dalla pietà dei fedeli che, per devozione, ne asportavano pezzetti. Il foro sul soffitto della grotta, oltre che per servire ifa. sfiatatoio per il fino delle candele e delle lampade, ha anche il significato simbolico di apertura sul cielo verso il quale fu assunta la Madonna ( Guida Bibblica e turistica della Terra Santa. Pag. 242)

Mi chiedo sempre: perché mettere monete e soldi ( 5 dollari, 2 euro... biglietti, bigliettini)  in questi posti?

La protezione per la roccia su cui fu deposto il corpo di Maria

La roccia sotto questi antipatici biglietti e monetine

L'altare



Passiamo uno ad uno.
Poi cantiamo un Salve regina.

Don Vito propone di fare un foto di gruppo.
"Forse non è il posto giusto?". In effetti è molto buio ma ci proviamo ugualmente. 


Il gruppo dei partecipanti al pellegrinaggio
Usciamo e andiamo alla Basilica del Getsemani ( o dell'Agonia)
Per farlo attraversiamo il "giardino fiorito" (così di fatti era chiamato questo luogo dai cristiani del sec. XII-XIV). Sei ulivi ricordano l'agonia di Gesù nel Getsemani. Uno di questi ha 2500 anni. Poi è tradizione che ogni Papa che è venuto pianti un olivo. 

Il Getsemani con gli ulivi plurisecolari


Fiori del giardino

Ulivi

Fra gli altri, un piccolo ulivo piantato da Papa Francesco nel 2014

Messa nella Basilica del Getsemani
Fu costruita dai francescani negli anni 1919-1924 ( arc. Barluzzi) sulle rovine dell'antica basilica bizantina. Nel pavimento, protetto da cristalli, c'è il mosaico antico.
Sul pavimento è ben visibile , davanti all'altare maggiore della chiesa, la roccia dell'agonia di Gesù, racchiusa tutt'intorno da un basso recinto in ferro battuto. 

L'altare maggiore con davanti la roccia dell'agonia, dal punto in cui io ero seduto per la messa

Letture:
Ebrei (???)

36Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: «Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare». 37E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. 38E disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me». 39Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». 40Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? 41Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». 42Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà». 43Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. 44Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. 45Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite pure e riposatevi! Ecco, l'ora è vicina e il Figlio dell'uomo viene consegnato in mano ai peccatori. 46Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

Commento di don Vito:
- Quarantasette anni fa io ho detto la mia prima messa qua, dopo l'ordinazione nella chiesa della Dormitio di Maria. Mia sorella vestiva normalmente con la gonna, ma non era fino ai piedi, come invece allora sarebbe stato necessario. Allora dovetti parlare con il frate guardiano spiegandogli che era mia sorella e che era la mia prima messa. 

- La roccia era più grande poi alcuni nei secoli ne hanno preso i pezzi come reliquia. 
- Noi abbiamo paura quando viene la notte. E' vero che il cristiano è sempre allegro. Ci sono momenti in cui si ha una tristezza profonda che però non è disperazione. Forti grida e lacrime a Dio che poteva salvarlo dalla morte e Dio lo ha esaudito, anche se in un modo diverso da quello che noi ci saremmo aspettati. 
- Anche noi passiamo attraverso la morte del corpo ma anche nella sofferenza sifisica, morale, della solitudine, della incomprensione, possiamo trovarci soli.
Ci sono menti in cui non può fare altro che prostarti con la faccia nella polvere.
Gesù ci dice: "Coraggio, passerà anche questo!"
- I nostri corpi si disfanno, ma lui ci può dare un corpo celeste.
- In questi quarantasette anni a volte ho sofferto. Una coppia piena di entusiasmo che poi ad un certo punto si è rotta.  La sofferenza di qualcuno che è disperato di cui in qualche modo ti senti responsabile. Sofferenza grande in cui arriva lo scoraggiamento. E poi quando uno abbandona accadono cose tristi. 
- Se possibile Signore passi da me questo calice, non la mia, ma la tua volontà.
- Ci sono momenti che non capiamo però Gesù ha resistito alla tentazione dello scoraggiamento, stretto alla croce. 
- Non siete stati capaci di vegliare neppure un'ora. 
- Proposta: meditare cinque minuti qui Gesù che vince le tentazioni di scappare. Potremmo pensare a qualcosa che ci tormenta. Dalla quale vorremmo scappare e di fronte alla quale possiamo dire: "Sia fatta la tua volontà. 


Un momento della messa

Riflessioni personali sul Salmo 121
Ho cantato alla fine della messa il salmo 121 che inizia con la frase "Alzo gli occhi verso i monti". Ero seduto, guardando l'altare maggiore, alla sinistra. Avevo davanti la roccia dell'Agonia. Mi è venuto in mente la mattina del lunedì di Pasqua. Il 20 aprile, quando a casa di mamma e papà ho cantato lo stesso canto. Nella stanza da letto giaceva il corpo di mio padre e  ho cantato con la chitarra lo stesso canto.
Papà stesso mi aveva insegnato questa tecnica al funerale di mio nonno, il padre di mia madre, per invocare la forza del Signore nel momento duro della chiusura della bara. 
Così martedì 20 aprile, mentre le persone delle pompe funebri chiudevano la bara di papà, io e i miei familiari eravamo lì davanti a cantare questo salmo. E siamo stati tutti sereni in quel momento.
E' un salmo che dà una forza enorme. E il canto lo rende ancora più potente. 
Era uno dei salmi che papà canticchiava e che abbiamo scelto come frase per il ricordino e per la lapide. 
Quando quel martedì ho cantato questo salmo ho capito che ogni volta che avrei nominato, letto e maggior ragione cantato quel salmo sarebbe stato automatico per me andare con la memoria a papà e a quel momento importantissimo. 
E mentre cantavo avevo davanti la roccia dell'agonia e avevo davanti papà.
Avevo anche le parole del salmo che con la loro forza benefica mi aiutavano ad appoggiarmi al Signore...
"che ha fatto cielo e terra, che non lascerà vacillare il tuo piede... né si addormenta il tuo custode, non si addormenta, non prende sonno il custode di Israele. 
Il mio aiuto viene dal signore che ha fatto cielo e terra"

Sia fatta la tua volontà Signore. Ho detto io oggi. 
Questo episodio del vangelo papà ce l'ha avuto sempre ben chiaro durante i suoi sei mesi di malattia. Gli sarebbe piaciuto guarire. Sperava, sperava, sperava con tutte le forze di poter guarire se il Signore glielo avesse concesso. Voleva vivere almeno altri dieci anni. Sentiva di avere la testa e le energie, almeno fino a che la malattia non lo ha indebolito. Però, lo ha detto spesso anche negli ultimi giorni di vita, "...se il Signore non mi fa guarire, va bene così!". 

Basilica dell'agonia vista dalla porta di ingresso

Risaliamo sul pullman per arrivare in cima al monte degli ulivi.

Terra Santa - 16/05/2022 - Settimo giorno

  Il diario è fatto proprio per fare memoria del pellegrinaggio. Riporto appunti di riflessioni personali, di spiegazioni e di omelie ascoltate. Gli appunti non sono stati rivisti da don Vito, potrebbero essere non esattamente fedeli a quanto detto da lui. Parlatene con lui. Io sono un povero pellegrino che cerca di conoscere meglio il Signore e di stare con lui. Resto a disposizione di rimozione di foto su richiesta degli aventi diritto.

Sommario:  Nazaret (Messa nella basilica dell'Annunciazione) - Gerico (Chiesa del Buon Pastore) - Luogo del Battesimo di Gesù - Qumran - Deserto di Giuda (Wadi Kelt) - Betlemme

Il 16 maggio sera ho scordato il computer sul pullman e questo ha creato una serie di ritardi nella pubblicazione dei post e del lavoro che devo fare per raccontare. 
Ma oggi 18/05 sono riuscito a mettere un pò di ordine. 
 
Nazaret
Ore 07:00 - Messa nella Basilica dell'Annunciazione

Letture:

4È impossibile infatti che il sangue di tori e di capri elimini i peccati. 5Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice:

Tu non hai voluto né sacrificio né offerta,
un corpo invece mi hai preparato.
6 Non hai gradito
né olocausti né sacrifici per il peccato.
7Allora ho detto: «Ecco, io vengo
- poiché di me sta scritto nel rotolo del libro -
per fare, o Dio, la tua volontà».

8Dopo aver detto: Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato, cose che vengono offerte secondo la Legge, 9soggiunge: Ecco, io vengo a fare la tua volontà. Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. 10Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell'offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre.


Luca 1,26-38

26Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». 29A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. 30L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». 

34Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». 35Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. 36Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: 37nulla è impossibile a Dio». 38Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.


Commenti di don Vito:
Imparare da Maria questa disponibilità al Signore.
Siamo nella basilica bizantina. I primi cristiani, subito dopo l'ascesa di Gesù, i parenti, gli amici, hanno voluto continuare a radunarsi qui. E lo facevano proprio nella casa di Maria e nella casa di Giuseppe.
Anche noi possiamo vivere la disponibilità che ha avuto Maria.
Rallegrati o beata Maria, dice l'angelo.
Ma potremmo sostituire il nostro nome.
Dio ama Tutti. Qui il Signore ci invita a vivere come Maria.
Non stare triste, non vivere la tua vita nella paura, nel dolore, nell'angoscia, nell'ansia.
Rallegrati.
Rallegrati quando devi affrontare le incomprensioni e la disapprovazione degli altri per aver detto sì a Dio, come ha fatto Maria accettando tutte le difficoltà di una gravidanza particolare.
Rallegrati quando devi partorire in una stalla.
Rallegrati quando sei costretta a partire per l'Egitto perché perseguitata da un potente.
Rallegrati quando tuo figlio per aver detto quello che pensa rischia di essere ucciso nel suo paese.
Rallegrati quando vedi tuo figlio ingiustamente condannato.


- Questa vita è fugace e passeggera. Rimane la vita eterna portata da Gesù
- I sacrifici di montoni e di tori non possono cancellare i peccati, dare all'uomo una vita piena, l'unico sacrificio compiuto da Gesù Cristo, si.
- Gesù ha preso il nostro corpo per insegnarci a fare la volontà di Dio.
- Anche noi possiamo dire: " Ecco io vengo per fare la tua volontà!"
- "Non temere!" è un annuncio per tutti gli uomini. Per vivere abbandonati nel Signore, lui conduce tutto. Lui conduce anche quando hai un problema serio, anche quando scopri di avere una malattia. Lui conduce.
Questo può essere vissuto solamente con l'aiuto dello Spirito Santo.

Invito a chiedere una grazia particolare oggi.
Anche approfittando del dovere di ospitalità che ha la Madonna nei nostri confronti. Le possiamo dire: " Guarda che sono venuto a casa tua, non puoi dirmi di no!".
Ringraziamo il Signore. Basterebbe questa messa per giustificare il nostro essere venuti da Roma fin qui. 

La messa nella Basilica dell'Annunciazione, davanti dal casa di Maria



Casa di Maria

IL CAMMINO DELL'UOMO

IL CAMMINO DELL'UOMO
Marcia francescana 25 luglio - 4 agosto 2003