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martedì 21 giugno 2022

San Luigi Gonzaga - Lettera alla madre

 Dalla «Lettera alla madre» di san Luigi Gonzaga

(Acta SS., giugno, 5, 878)

Canterò senza fine le grazie del Signore
    Io invoco su di te, mia signora, il dono dello Spirito Santo e consolazioni senza fine. Quando mi hanno portato la tua lettera, mi trovavo ancora in questa regione di morti. Ma facciamoci animo e puntiamo le nostre aspirazioni verso il cielo, dove loderemo Dio eterno nella terra dei viventi. Per parte mia avrei desiderato di trovarmici da tempo e, sinceramente, speravo di partire per esso già prima d’ora.
    La carità consiste, come dice san Paolo, nel «rallegrarsi con quelli che sono nella gioia e nel piangere con quelli che sono nel pianto». Perciò, madre illustrissima, devi gioire grandemente perché, per merito tuo, Dio mi indica la vera felicità e mi libera dal timore di perderlo. Ti confiderò, o illustrissima signora, che meditando la bontà divina, mare senza fondo e senza confini, la mia mente si smarrisce. Non riesco a capacitarmi come il Signore guardi alla mia piccola e breve fatica e mi premi con il riposo eterno e dal cielo mi inviti a quella felicità che io fino ad ora ho cercato con negligenza e offra a me, che assai poche lacrime ho sparso per esso, quel tesoro che è il coronamento di grandi fatiche e pianto.
   O illustrissima signora, guàrdati dall’offendere l’infinita bontà divina, piangendo come morto chi vive al cospetto di Dio e che con la sua intercessione può venire incontro alle tue necessità molto più che in questa vita.
   La separazione non sarà lunga. Ci rivedremo in cielo e insieme uniti all’autore della nostra salvezza godremo gioie immortali, lodandolo con tutta la capacità dell’anima e cantando senza fine le sue grazie. Egli ci toglie quello che prima ci aveva dato solo per riporlo in un luogo più sicuro e inviolabile e per ornarci di quei beni che noi stessi sceglieremmo.
   Ho detto queste cose solo per obbedire al mio ardente desiderio che tu, o illustrissima signora, e tutta la famiglia, consideriate la mia partenza come un evento gioioso. E tu continua ad assistermi con la tua materna benedizione, mentre sono in mare verso il porto di tutte le mie speranze. Ho preferito scriverti perché niente mi è rimasto con cui manifestarti in modo più chiaro l’amore ed il rispetto che, come figlio, devo alla mia madre.

Commento:

San Luigi Gonzaga ha il desiderio che la madre e tutta la sua famiglia consideri la morte come evento gioioso. Come si spiega questa sua visione?
Con una serie di motivazioni che spiega.
Una volta morto lui andrà in cielo a vivere al cospetto di Dio e lì potrà intercedere per le necessità della madre, molto più di quanto potesse in vita. 
La separazione non sarà lunga, perché anche la madre e gli altri parenti presto o tardi moriranno. Allora si rincontreranno in cielo, tutti insieme. Tutti insieme con il Signore, che lui chiama l'autore della nostra salvezza. Lì in cielo si godrà di una gioia che non finisce perché le anime di tutti canteranno con la loro massima capacità le cose belle fatte dal Signore e si sara felici per sempre insieme.
La nostra vita terrena con la morte non si perde.
Anzi, viene messa dal Signore in un luogo più sicuro e che nessuno può minacciare. Nessuna persona, nessun male, nessuna malattia. 
In cielo ci verranno forniti tutti i beni che noi stessi se potessimo sceglieremmo per noi per i nostri cari, per le persone a cui vogliamo bene.

E' una visione molto bella e a me fa bene.
Mi dico sempre. Ma Luigi Gonzaga, come faceva a dire tutte queste cose? Come poteva conoscere il mondo dell'aldilà se non c'era mai stato?
Si rifaceva alla fede cristiana che permette di fare arrivare a noi oggi quello che gli apostoli hanno veduto, ovvero il Signore Gesù morto e risorto, che è morto e che ha ripreso vita, attraverso il racconto e la fede trasmessi attraverso le generazioni.
Quindi in questo caso Luigi Gonzaga direbbe qualcosa che gli è stato trasmesso e a cui lui ha aderito, senza averlo visto. Senza averne fatta esperienza.
In questo caso sarebbe semplicemente quindi un suo affidarsi alla parola delle generazioni precedenti.
Chissà.
Io ritengo che il fatto che lui creda a questo sia già un aiuto molto grande per aiutare se stesso e gli altri a vivere la morte. Rimane una speranza, non una certezza. 
Credo però che il Signore dia però dei segni che questo sia vero. Che non sia solo una speranza, ma qualcosa di più a cui credere. Lo fa attraverso sogni, segni, visioni, apparizioni, percezioni, che ci fanno intuire che sia proprio come san Luigi descrive.
Cioè alcune cose che accadono nella vita terrena possono aiutare a sperare con più forza se non proprio a credere che esista questa possibilità oltre la morte.
Che esista una vita spirituale oltre la vita per esempio lo testimoniano semplicemente gli esorcismi. Il fatto che persone concrete siano abitati da spiriti, in questo caso maligni.
Se esistono gli spiriti del male perché non dovrebbero esistere gli spiriti del bene?
Poi ci sono persone che hanno esperienze di pre-morte. Che una volta che ritornano indietro raccontano di un posto luminoso bellissimo, in cui si sta bene e dal quale si fa fatica a tornare indietro. Una paziente a me ha fornito un racconto dettagliato di quello che ha vissuto in una esperienza simile.
Poi ci sono delle persone che hanno visioni. Vere e proprie apparizioni ad occhi aperti di persone care decedute, di santi, di Gesù, di Maria.
Tutto questo ci aiuta a pensare che il mondo dell'aldilà descritto da Lugi Gonzaga possa esistere veramente. 

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sabato 30 aprile 2022

Mariuccio Paolo Piola - 16/04/2022 - Monizione ambientale di Rufino Valiente ai funerali

Parrocchia di San Gaudenzio

I titoletti in rosso sono stati aggiunti arbitrariamente trascrivendo il parlato per agevolare la lettura e favorire una sintesi.
Le cose fra parentesi sono state aggiunte in un secondo momento d'accordo con Rufo Valiente per chiarificare meglio

Una eucarestia di ringraziamento e lode a Dio -
Francesca e suo figlio Andrea e Sara mi hanno chiesto di fare la monizione ambientale a me, poiché ci conosciamo da tanto tempo con Mario, perché questa eucarestia sia una lode, un ringraziamento al Signore per tutta la storia di Mario a cui il Signore ha concesso la cosa più bella, che ai vespri della Pasqua del Signore, lo ha chiamato. L’ultima volta che lo abbiamo visto è stato giovedì santo, mi sembra e la settimana precedente mi ha detto una cosa che ci ha colpito: chiediamo al Signore se è la volontà di guarire, altrimenti va bene così. Così letteralmente ha detto e mi ha impressionato perché ho visto che lui era disposto a stare nella volontà di Dio. E la cosa più bella è che il Signore lo ha fatto piccolo, piccolo, piccolo, sicuramente per entrare direttamente nel regno dei cieli.
Ma quello che mi chiedevano loro era un poco di collocarlo a Mario: chi era lui.

Compagni dai salesiani e poi l’uscita dalla congregazione per stare nel Cammino neocatecumenale
Noi siamo stati compagni nella comunità salesiana nel 1969.
Lui con Eusebio, attualmente itinerante Marche Abruzzo e anche Malta, Giampaolo Pronzato detto Pinin, attuale rettore del seminario Redentoris Mater in Nicaragua e io Rufino Valiente, mi conoscono nel Cammino come Rufo.
Siamo stati compagni [dai salesiani] e poi siamo entrati in Cammino [Neocatecumenale].
Eusebio e Pinin sono entrati un anno prima, nel 1969,  Mario e io siamo entrati l’anno seguente, nel 1970.
Per questo fatto di entrare in Cammino i salesiani ci hanno messo di fronte ad un aut aut. O proseguire l’Università o seguire il Cammino e il Signore ci ha dato a tutti di seguire il Cammino, perché sia loro che io abbiamo capito che tutta la nostra vita avevano vissuto nella legge, e con il Kerigma ci è arrivata la buona notizia, il Kerigma, dell’amore gratuito di Dio che perdona tutti i peccati. Così nessuno di noi ha voluto lasciare il Cammino per questa grazia immensa della libertà, dell’amore gratuito di Dio manifestato in Gesù Cristo, nel perdono dei nostri peccati e nella sua Resurrezione.

La nuova vita e la casa al fosso di Sant Agnese
E così siamo andati a vivere al fosso di Sant Agnese, dove io già lavoravo con Eusebio. Padre Romano Fucini mi aveva chiesto di affittare una casa, una casa per Kiko, perché Kiko voleva vivere solamente dentro le baracche. Il Borghetto latino [ una borgata di Roma, situato nel quartiere Appio-Tuscolano] si era chiuso, perché il comune lo aveva chiuso mandando gli abitanti nelle case del comune e rimaneva il fosso di Sant Agnese.
E padre Romano mi aveva chiesto di affittare una casa lì e io ho affittato la casa del costruttore abusivo di tutte quelle case e baracche del fosso di Sant Agnese. Così l’ho detto a padre Romano.
Poi quando siamo usciti dai Salesiani, Kiko non era mai andato ad abitare al fosso di Sant Agnese e allora padre Romano mi ha detto: "Quella casa è per voi, Eusebio, Pinin, Mario e te".
E siamo andati a vivere in quella casa e Kiko ci ha chiesto immediatamente di venire a vivere con noi, perché Kiko non voleva vivere da solo e noi eravamo già tutti e quattro insieme in casa.
Kiko mi ha chiamato ed è venuto a vivere con noi a casa.
Kiko condivideva la stanza con me, mentre Eusebio, Pinin e Mario dormivano nel salone [da giugno a dicembre 1971]

Anche lì mi ha impressionato molto perché chi lavoravamo inizialmente eravamo Eusebio ed io, all'Ospedale Fatebenefratelli, facevamo i portantini. Dall’università siamo diventati portantini.
E’ stato il primo lavoro che abbiamo trovato. E Mario era il nostro organizzatore della casa. 
Lui cucinava, governava la casa, era bellissimo.
Poi a metà mese gli stipendi finivano e io un po' protestavo, per mancanza di fede: “ Ma dimmi un po', devi amministrare meglio Mario!”. E lui: “ Rufo, la libertà di Dio, dobbiamo vivere nella libertà, finiti i soldi non ci mancheranno, perché Dio ci aiuterà”. E non ci sono mancati, grazie a Dio.
La sua fede. Quello mi ha impressionato molto, di vivere così con lui che sapeva organizzare e vivere nella fede.
Mi ha impressionato perché lui era un uomo pratico. 
Quello che mi ha impressionato di Mario è la praticità.
E’ un torinese bravo.
La praticità di Mario. Aveva sempre la macchina piena di cose, come idraulico, come pittore, come giardiniere, come muratore, non gli mancava niente.

L’itineranza
E poi il Signore ci ha dato a tutti quanti di essere pronti per uscire e diventare itineranti.
A me è toccata la Bolivia.
Però Carmen, mia moglie, che sta qua, eravamo fidanzati a quel tempo, e Mario sono stati estratti per Sava ( provincia di Taranto), mi hanno vinto per due mesi, perché loro sono usciti immediatamente nell’ottobre del 1972, e io, che dovevo dare un po' di esami all'università Gregoriana, sono partito alla fine del 1972 per la Bolivia.
Però loro sono partiti per aprire il Cammino a Sava. Poi Maria Carmen è stata inviata a Londra, poi ci siamo sposati e siamo andati in Bolivia.
E Mario continuava a catechizzare in quella zona.

Il matrimonio e il passaggio dal fosso di Sant Agnese a Torrenova
Ed è rimasto in quella casa. Alla fine lui è stato l’erede della casa del fosso di Sant Agnese. Poi si è sposato con Francesca, hanno vissuto lì, e poi il comune gli ha dato questa casa a Tor Vergata.
Grazie a questa casa del fosso di Sant Agnese loro hanno preso questa casa a Tor Vergata dove hanno vissuto tutta la vita.

Responsabile della seconda comunità neocatecumenale della parrocchia di Santa Francesca
Poi, una cosa buona di Mario è che è stato il nostro responsabile, della seconda comunità di Santa Francesca Cabrini, per circa 20 anni. Io l’ho avuto come nostro responsabile.
E’ stato bravo con noi, con noi è sempre stato bravo. Ci ha pagato sempre i biglietti [aerei], perché noi non possiamo chiedere soldi [ La comunità faceva una colletta per pagare i biglietti aerei per garantire il viaggio agli itineranti]. L’unica possibilità che abbiamo per chiedere soldi è per partire per la nazione dove evangelizziamo, ma noi non abbiamo mai dovuto chiedere i soldi perché lui è stato sempre bravissimo, ci pagato sempre per tanti anni i biglietti per andare e tornare là, prima dalla Bolivia, poi siamo passati al Messico e ci ha pagato sempre i biglietti.

Le tre cartoline agli itineranti
Una cosa carina di Mario che vi racconto, che questo non lo sanno nemmeno i figli, ogni tanto ci scriveva una lettera e mandava tre cartoline e attaccava dei soldi dietro di quelle cartoline.
Dietro quella destinata ai responsabili della équipe, che eravamo noi due  [Rufo e Carmen], 20 dollari.
10 dollari per il secondo, per il presbitero, che a quel tempo era Ezechiele Pasotti. 
E 5 dollari per l’ultimo dicendo: “ Coraggio fratello, sarai primo nel regno dei cieli!”.
Stavo pensando che quello’ultimo in quel momento era  Miguel Chiner che è stato itinerante per tutta la vita, fino ad 80 anni,  si sta fermando solamente quest’anno perché ormai non può più continuare per l’età e per le malattie, ma il Signore lo ha benedetto, come diceva Mario.
“ Tu ti senti l’ultimo?” - “ Si!” - “ Questa cartolina è per te!” e quella cartolina di soli cinque dollari era la cartolina della felicità.

Una comunione e un’amicizia durate una vita
In questo senso abbiamo sempre avuto la comunione con Mario e con Francesca, tutta la vita. Adesso che noi, per la malattia di Carmen ci siamo fermati 4 anni fa, dopo quarantacinque anni di itineranza in Bolivia e in Messico,  abbiamo di nuovo riallacciato l’amicizia con Mario che mi ha aiutato sempre in tutto. Quando avevi bisogno di qualcosa mandavi un messaggino, lui arrivava, era buonissimo, abbiamo sempre avuto questa relazione di amicizia e di aiuto costante.

La malattia e il suo carisma: aiutare gli altri
E poi gli è venuta questa malattia, a me ha impressionato molto questa malattia. Posso dire anche questo. 
Mi ha impressionato molto.
Mi ha impressionato di come Dio porta la storia, perché lui che era un uomo pratico, che non si è fermato mai, che nel portabagagli della sua macchina aveva tutto il necessario e io gli dicevo sempre: “ Come fai tu ad avere nel portabagagli tutte le cose per giardineria, per fare muratore…” sempre perché lui fosse pronto ad aiutare qualsiasi persona.
Quello era il suo carisma. Mai si è negato.

Il carcere e il servizio agli ultimi
E poi andava in carcere. A visitare agli ultimi. Gli indifesi, perché è andato sempre in carcere ad incontrare i detenuti.
Una cosa che mi ha impressionato molto è stata che quando il responsabile della prima comunità della parrocchia di Santa Francesca Cabrini, Giovanni Stirati, era costretto dalla sua malattia a stare fisso a casa, senza muoversi, Mario tutti i lunedì, prima di andare in carcere andava prima a visitare Giovanni Stirati. A stare con lui un’ora. E mi impressionava che Annamaria, la moglie di Giovanni,  mi raccontava che Mario non diceva quasi niente a Giovanni, ma gli teneva la mano e pregava con lui e poi andava in carcere.
Io credevo che andasse dopo il carcere da Giovanni, no. Annamaria mi diceva che era molto educato. Sapendo di andare in carcere e che poteva portare qualcosa a Giovanni, prima andava da lui e poi andava in carcere.
Ha avuto anche questa grazia di capire, leggendo il Vangelo, che il Signore sta con gli ultimi e di essere fra quelli che servono gli ultimi. Lui ha servito gli ultimi, tanto tempo.

Fisso sulla croce per arrivare al cielo
Per questo il Signore gli ha dato questa grazia speciale.
Mi ha impressionato che un uomo, che non si fermava mai, ... gli ha dato questa malattia che lo ha fissato nella croce.
Non si muoveva di casa e piano piano, sempre di più, ha avuto bisogno di aiuto in tutto.
Come fa Dio? Come fa Dio, come un pedagogo meraviglioso, come per poter confermare che per andare in cielo, non c’è altra strada che la croce.
Tutte le catechesi della Quaresima: come uno può sperimentare la Resurrezione? Soltanto se passa per la croce con Gesù! Gesù Cristo, eseguendo la volontà di Dio, entra nella croce per salvarci a noi. 
E tutti noi abbiamo questa occasione con Cristo. Con Cristo. Per poter andare in paradiso è necessario passare per la croce e poi passare dalla croce alla Resurrezione.
E questo ho visto realizzarsi perfettamente in Mario in questi sei mesi.
E’ entrato nella croce e non si è adirato.
Lo abbiamo visitato tante volte per questa amicizia che abbiamo con la famiglia e sempre mi ha impressionato questa sua disponibilità alla volontà di Dio.

Una benedizione e una lode a Dio sperando nella Resurrezione
Per questo vi dico io che questa eucarestia è una benedizione e una lode a Dio, grande e onnipotente, per le meraviglie che sa fare con ogni uomo per portarlo in cielo.
Allora qui abbiamo il corpo di Mario, ma il suo spirito io penso che sta nei cieli.
Noi non siamo come i pagani che bruciamo il corpo. Perché non bruciamo il corpo perché è stato un tempio dello Spirito Santo. E’ stato un tempio di Dio.
Nel suo Battesimo è stato messo il suo Spirito Santo, nella Cresima lo Spirito Santo è disceso con più forza e potenza per farlo apostolo di Cristo, nell’Eucarestia ha vissuto tutta la vita e questo corpo di Cristo si è fatto uno con lui, come lo è con tutti noi. Essendo stato tempio dello Spirito Santo lo sotterriamo, sperando poi che arrivi alla Resurrezione.
Spero sempre che succederà a noi quando moriremo come alla vergine Maria, che verrà Gesù Cristo a portare il nostro spirito nei cieli.
In ogni uomo, che passa al cielo, viene Gesù Cristo.
Pensate a san Giuseppe. La vergine Maria. Portare questo spirito nei cieli.
Speriamo che sia in cielo. 
Per questo noi diciamo “Lodiamo il Signore!”
Con la speranza nella Resurrezione sottereremo questo corpo in terra aspettando la Resurrezione.
Non posso parlare di più perché mi hanno detto di parlare 10 minuti.


Un momento dei funerali, visto dal posto in cui ero seduto

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domenica 10 maggio 2020

Ingegnosinelbene - Riflessione sulla festa della mamma e sulla morte

Festa della mamma. Condivido un pensiero. Spero non sia palloso, triste o da predica di basso livello. Spesso le persone che accudisco in ospedale e che sono gravi prima di morire iniziano a chiamare: "...mamma ....mamma...". Anche se sono anziane. Venerdì notte mi è capitato con una signora di 84 anni che conosciamo da anni e che per i turni casuali ho seguito negli ultimi giorni di vita. E' un segnale che spesso viene confermato dalla realtà. "Forse" scrivo cose che suscitano tristezza in chi legge, ma "forse" non è quello il punto, perché comunque la morte delle persone care è un fatto che appartiene alla nostra vita e "forse" guardarlo negli occhi ci potrebbe anche fare bene. Però, se volete leggerlo da un altro punto di vista, dal lato diciamo positivo, a volerlo trovare, e io ci tengo, questo fatto che spesso avviene alle persone in punto di morte di rivolgersi alla propria mamma è anche un segno che l'amore che abbiamo ricevuto ( e che quindi le mamme hanno donato o donano o che voi mamme che leggete date o avete dato), che l'amore che abbiamo ricevuto da piccoli e da adulti dalle nostre mamme o da chi ci ha fatto da mamma è qualcosa di scritto dentro di noi, di eterno, che ci accompagna per tutta la vita anche "solo" come ricordo o memoria. (Sul "solo" varrebbe la pena di soffermarsi per più che un momento perché a volte è questa memoria di bene ricevuto che ci salva da situazioni brutte che ci capita di vivere). Ricordo e memoria di una protezione, di un rifugio, di caldo, di buono, di vita, di cose come il sapore di una pasta al sugo che ci preparava e che ci piaceva. Io per esempio di mia nonna ( mamma per estensione) ricordo il sapore degli hamburger al formaggio che compravamo insieme al mercato sotto casa e che mi preparava nei giorni in cui non andavo a scuola e stavo con lei. Io penso che le mamme, quelle in cielo, siano sempre lì accanto a noi ad aiutarci, anche e soprattutto quanto "ci tocca" e in quel momento questa memoria torna più evidente alla nostra consapevolezza perché in quell'ora, se siamo lucidi, rimangono solo le cose vere, importanti, di quelle marginali facciamo a meno. Penso quindi che in quel momento le nostre mamme ci vengano a prendere come facevano quando le chiamavamo da piccoli e che ci portino in un posto bello, bellissimo. E' l'ultima cosa che impareremo e io credo con il loro aiuto e alla loro presenza. Quella signora di venerdì sera, la mattina di sabato aveva un volto sereno, bello, riposato che mi ha trasmesso pace, riposo e, anche se sembra paradossale, serenità. Ecco. Basta... Oh...poi a quelle vive che leggono🙃😁😁😁😁😁 compresa la mia 😘 che ho chiamato prima vorrei dire " Grandissime! Siete un tesoro eterno per chi vi è affidato. Godere ogni giorno dello stare insieme è la cosa più bella!!😍😍😘🥰"

IL CAMMINO DELL'UOMO

IL CAMMINO DELL'UOMO
Marcia francescana 25 luglio - 4 agosto 2003