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lunedì 10 ottobre 2022

Lorenzo Milani - Il Vangelo come catechismo - Recensione

 

Copertina del libro: Lorenzo Milani. Il vangelo come catechismo. LEF, 1983, Firenze

Ho finito di leggere questo libricino di appena 116 pagine. L'ho letto la sera, prima di addormentarmi. E' una delle prime fatiche di don Lorenzo Milani, allora aveva 24 anni.
L'8 ottobre del 1947 arrivò a San Donato di Calenzano.
Gli fu affidato il compito di tenere quelle che allora erano le venti lezioni integrative nelle scuole elementari. Lui subito dette a queste lezioni una impostazione biblica. Utilizzò una cartina della Terra Santa e delle fotografie dei luoghi santi.
Nel progetto erano previste 31 lezioni. Lui ne completò e ciclostilò 28. Delle ultime tre annotò solamente i titoli: Risurrezione, Chiesa nascente, Chiesa crescente. 

Mi ha colpito la vita che trasuda da questo testo che fu steso tenendo conto del linguaggio di 23 ragazzi i quali collaborarono attivamente alla scrittura delle lezioni.
Il metodo utilizzato fu lo stesso di quello di lettere ad una professoressa.
Il quaderno di una vita di Gesù montata a collage con le frasi più efficaci prese dai riassunti dei ragazzi della V elementare di Calenzano che risale al 1948-1949 ed è la vera preparazione al catechismo.

Il segreto che è nascosto in questo testo è che deriva da una esperienza spirituale autentica, con l'esigenza di ritrovare l'umanità di Gesù così come lui la incarnò.
Questa umanità è la strada attraverso cui lui si è voluto far conoscere e fare incontrare.
Scoprirla anche attraverso il percolato dei pensieri dei ragazzi, guidati da don Lorenzo Milani, per me ha significato conoscere qualche aspetto nuovo inedito di Gesù che finora non avevo colto se non negli esercizi spirituali di Sant Ignazio tenuti dal biblista Francesco Rossi De Gasperis nelle settimane ignaziane. Leggerlo è stato come leggere una sintesi in una visione di continuità capace però di illuminare i collegamenti importanti del vangelo che spesso sfuggono nelle letture frammentarie che se ne fanno seguendo l'Anno Liturgico. 

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domenica 8 maggio 2022

Valerio Grimaldi, Con grande potenza. La vita e la testimonianza di padre Emidio Alessandrini, Edizioni Porziuncola, Assisi (PG), Aprile 2022.

Si rimane a disposizione per la rimozione dei testi se richiesto dagli aventi diritto. 

Valerio Grimaldi,  Con grande potenza. La vita e la testimonianza di padre Emidio Alessandrini, Edizioni Porziuncola, Assisi (PG), Aprile 2022. 

Acquistato:

Occasione: 

Costo: 15 euro.

Pagine:

Lettura: 


La copertina del libro

Chi è stato padre Emidio Alessandrini?

Padre Emidio ( Mentana [Roma] 06/03/1957 - Roma aprile 2021) è stato un frate minore e un sacerdote che molte persone hanno avuto il piacere di incontrare nella loro vita. E' stato un uomo buono. Un ricercatore della verità. Un instancabile osservatore dell'uomo e delle cose. Un evangelizzatore. Un confessore. Un padre spirituale. Un appassionato cultore di tante materie. E tutto quanto lui è stato lo ha messo a disposizione degli altri per aiutarli a migliorare la loro vita alla luce della vita di Gesù, che lui ha sempre ritenuto il punto di riferimento per conoscere ed incontrare Dio.

Una piccola sintesi del capitolo 2 intitolato "Il mio piccolo testamento". 

Leggendo il libro mi ha colpito il capitolo 2, intitolato il "Il mio piccolo testamento". Uno scritto di padre Emidio preparato da lui per i suoi trenta anni di sacerdozio. E' una sorta di sintesi delle cose che aveva capito e che voleva consegnare agli altri. Proviamo a fare a nostra volta una sintesi del capitolo 2 del libro

1) Gerarchizzare i valori. Non tutto ha la stessa importanza. 

2) Non riflettere sul male: il male lo puoi portare con Cristo, ma non lo puoi spiegare, se ci provi diventi pazzo.

3) Non si può essere più buoni di Dio. E' Lui a dirci come stanno le cose.

4) Alla base di tutto c'è il recupero del senso del sacro e del divino: quelle cose che ci hanno fatto provare una contentezza, una grande gioia. Per gli adolescenti per es. una cosa che senza parlare di Dio li fa incontrare con il divino è parlare con i nonni o gli zii anziani. E' una cosa che dà loro gioia. E' importante che l'esperienza del divino sia coltivata tramite l'incontro con gli altri, con il bene, con l'amore. 

5) Lo scopo della vita è assomigliare, quanto meglio possiamo, nell'amore e nelle opere a Dio. 

6) Dio è una presenza che la Bibbia cristallizza, sintetizza, ripropone, rilancia all'infinito. Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuseppe... sono modelli, figure di riferimento dell'incontro con Dio. Frase: "Perché non leggi altri libri oltre la Bibbia? Perché gli altri libri li leggo io, la Bibbia legge me". 

7) Nella Bibbia si trovano schemi che ci aiutano a capire come vanno le cose soprattutto quando si agisce per il bene e si riceve in cambio il male.

8) L'esperienza dell'essere perseguitati: finché sono cattivo, altri cattivi si uniscono a me e si crea un gruppo vincente; ma se per caso divento buono, tutti mi prendono di mira. 

9) Giuseppe, figlio di Giacobbe, di fronte al male che gli viene fatto dai familiari e poi ancora nella sua vita, pensa: " Dio ha fatto tutto questo!". Quando ci tocca vivere un male ingiusto, senza saperlo, stiamo per essere oggetto di una "promozione in atto".  Come se Dio ci dicesse: "Figlio mio, vieni a lavorare con me. Ti metto alla prova perché devi conoscere tutto: finora sapevi guidare, ora devi anche imparare come si riparano le automobili". Essere consapevoli di questo, per chi ha fede, è un dono immenso, altrimenti davanti a certi  episodi della vita si rimane desolati.

10) Per arrivare a questa "forza benevola" che è Dio, bisogna passare attraverso la croce. Non esiste il nesso: "Opere buone=gioie", ma "opere buone=a volte fregature", concetto che la Bibbia ribadisce in mille occasioni. Esempio della storia di Giuseppe.

11) Se uno non conosce la storia della salvezza che Dio ha fatto con il suo popolo, con l'uomo, storia narrata nella Bibbia, non conosce il modo di agire di Dio con l'uomo ed è facile cadere nella disperazione. Sapere che a volte Dio pota chi fa il bene, perché porti più frutto va messo come punto fermo della nostra esistenza. 

12) La Presenza è vicina, ma sembra che non esista la strada per parlarci. La strada è l'imitazione di Gesù. L'imitazione di Gesù permette il contatto con la Presenza, ovvero con Dio. 

13) Dio non ha nemici, ma solo figli unici. In poche parole si tratta di avere uno sguardo benevolo sugli altri, anche sulle carogne. Dicendo il Padre Nostro dovremmo smettere di fare proiezioni malevole sugli altri. 

14) Il rancore interrompe il passaggio dell'amore di Dio e degli altri. Blocca tutto. Come un tappo in un tubo. Il rancore, anche se motivato. Fin quando ce l'hai con qualcuno, non cammini: è un assoluto. Consiglio: recitare ogni mattina un Ave Maria per chi ci vuole male o ci ha fatti del male, finché non si scioglierà questo nodo. 

15) Nella relazione con gli altri non deve esserci mollezza. Gesù dice: "Ho portato il fuoco sulla terra!". Gli altri non possono essere nemici, ma bisogna stare nella verità.

16) Dovete essere accoglienti verso chi ha idee infantili, ma voi non dovete seguirle. 

17) Gesù ama veramente i lontani e per questo la gente vuole che sia ucciso. 

18) Non vi potete schierare contro qualcuno, non è possibile, perché non esiste l'evangelizzazione "contro".  Se le persone non vogliono fare alcun passo, va bene, ma da parte tua non deve esserci alcune discriminazione, alcuno schieramento. Questo ti mette "in minoranza" sia con la gente lontana che con quella vicina, perché spesso in certi ambienti, anche "ecclesiali" regna il buon senso, che però non è il cristianesimo. 

19) Gesù Cristo ha molto a che vedere con il dolore innocente. Il dolore, fisico e spirituale, bisogna metterlo in conto perché non si può essere cristiani senza la sofferenza. Cambi quando il dolore nella tua vita ti trasforma. Il Cristianesimo rende meravigliosi ed è allora che la gente vi cerca e vuole stare con voi senza sapere neanche il perché. 

20) Se una persona sostituisce al proprio modo di pensare le frasi di Gesù, la vita cambia; sostituire alle nostra povere idee, spesso confuse e contraddittorie, il pensiero, l'agire, il soffrire di Gesù Cristo, trasforma la realtà. 

21) Una costante dei santi: tutti i santi custodiscono alcune frasi del Vangelo con considerano fondamentali. Dunque se anche noi riuscissimo a cogliere una frase di Vangelo e seguirla fino alla fine, la vita cambierebbe radicalmente. Un esempio fatto nel libro: "Porgi l'altra guancia" ( Lc 6,29) vuol dire: "Smetti di portare il broncio". E' un impegno che va vissuto continuamente: donare, mettersi in gioco, consumarsi. E' la base della vita eterna. Quando questo vangelo non è più un "optional", ma è "guida ai miei passi" diventi come dovevi essere.  Noi non siamo chiamati ad essere San Francesco, ma ad essere noi stessi, Massimiliano, Sara, Paola, Patrizia, Cristian, Roberto... Quale è il nemico? L'istinto che ci fa tornare indietro, perché siccome a noi "sembra che sia così", anche se in realtà non lo è affatto, vi prestiamo fede, più che al Vangelo. Tenere il vangelo in tasca, come dice il Papa, e quando avete un attimo di tempo leggetene un brano. Quello vale più di tutto il resto, perché è la vita eterna. 

22) C'è una fatica da mettere in conto in questo non essere spontanei. Essere spontanei ci porta ad "andare in discesa", essere cristiani ci porta ad "andare in salita", grazie all'aiuto dello Spirito Santo. 

23) Lo Spirito Santo è una presenza oggettiva, fisica, che entra dentro a chi lo chiede insistentemente. Lo Spirito Santo insegna ogni cosa e toglie il timore per ogni creatura vivente. 

24) Bisogna chiedere lo Spirito Santo e non cacciarlo via. Allontaniamo lo Spirito ogni volta che diciamo una malignità, una cattiveria o ci arrabbiamo. Siccome la parola veicola lo Spirito, è importantissimo custodirla con amore. 

25) Quando una persona ha lo Spirito, tante delle cose dette nei punti precedenti, vengono naturali. Sorridete, non faticate per niente, e la gente comincia a chiederci come si fa ad essere come voi: questo è uno scopo. E' la "teoria dell'inseguimento dei cristiani". 

26) Sintesi di ciò che è davvero importante:

- Per quanto riguarda il Padre, essere come Lui,

- per quanto riguarda Gesù Cristo, leggere e mettere in pratica il Vangelo

- per quanto riguarda la Chiesa, non essere razzisti nei confronti di nessuno;

- per quanto riguarda lo Spirito Santo, chiederlo e soprattutto non rattristarlo. San Paolo dice che di volgarità o trivialità non dovete neanche parlarne.  Ci sono migliaia di cose belle e vere, diamo spazio a quelle piuttosto che prendersela con alcune persone o certe situazioni.  E' faticoso, ma non impossibile.



Il retrocopertina del libro


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giovedì 7 maggio 2020

Konrad Lorenz - Un lupo che offre la gola ad un altro lupo

"Devo tuttavia confessare che, nel mio sentimentalismo, sono profondamente commosso e ammirato di fronte a quel lupo che non può azzannare la gola dell'avversario, e ancor di più di fronte all'altro animale, che conta proprio su questa sua reazione! Un animale che affida la propria vita alla correttezza cavalleresca di un altro animale! C'è proprio qualcosa da imparare anche per noi uomini! Io per lo meno ne ho tratto una nuova e più profonda comprensione di un meraviglioso detto del Vangelo che spesso viene frainteso, e che finora aveva suscitato in me solo una forte resistenza istintiva: "Se qualcuno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra...". L'illuminazione mi è venuta da un lupo: non per ricevere un altro schiaffo devi offrire al nemico l'altra guancia, no, devi offrirgliela proprio per impedirgli di dartelo!"
Konrad Lorenz

sabato 29 febbraio 2020

Matteo 4,1-11 - Ricordiamo la paternità di Dio su di noi e affrontiamo le tentazioni - Commento al Vangelo di don Fabio Rosini


Il testo risulta dalla trascrizione del file audio di Radiovaticana reperibile al link: audio del commento al Vangelo. Si resta a disposizione degli aventi diritto per l'immediata rimozione del testo. I neretti e i titoli dei paragrafi in grigio sono stati aggiunti al testo solamente con lo scopo di paragrafare il testo e non fanno parte del discorso originale.

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
Matteo 4, 1-11

Entriamo nella Quaresima con il dono del testo delle tre tentazioni secondo Matteo. Siamo preparati in questo testo dell’anno liturgico A, il primo dei tre, dal racconto del peccato primordiale, dalla caduta inziale. Questa caduta, narrata nella prima lettura, è la pista su cui dobbiamo lavorare, perché appunto parleremo di tentazione e vediamo il primo combattimento esplicito di Cristo contro il maligno che è quello appunto che compare nel capitolo 4 del vangelo di Matteo.

Una tentazione sul cibo, ma riguardante l’invidia, la superbia, l’affermazione dell’ego - 
La prima tentazione riguarda un cibo. La prima tentazione di Cristo riguarderà il cibo. Possiamo vedere che il cibo viene proposto come strumento di autoaffermazione nel racconto di Genesi 3. Cioè mangiare dell’albero del giardino per emanciparsi e diventare indipendenti da Dio e ansi simili a lui, cioè diventare come lui, suoi antagonisti, rivali. Il tema dell’invidia è latente, per cui si parte dal tema della gola, della voglia di mangiare una cosa che non si potrebbe mangiare, ma il problema vero è l’invidia, il problema vero è la superbia, l’affermazione dell’ego e il superamento di qualcun altro. 


La prima tentazione: affermare la propria supremazia rispetto alle cose - 
Ecco che infatti, nella prima tentazione, una parte di questa antica primordiale trappola del serpente viene esplicitata dal diavolo che dice a Gesù: “Se sei figlio di Dio di che queste pietre diventino pane”. Se sei uguale a Dio, se sei della stessa caratura, dello stesso livello. E lo invita ad esplicitare la sua figliolanza divina per mezzo della violazione della natura delle cose. Cioè, il pane è il pane, le pietre sono le pietre. Chi non coglie la differenza, meglio che non inviti a pranzo nessuno potrebbe fare qualche macello. E no. Le pietre son pietre. Le cose sono quelle che sono. La tentazione è affermare la propria supremazia rispetto alla cose. 
Cioè? Gesù viene da un digiuno sterminato, pazzesco e quindi ha tanta fame ed è interessante, la tentazione non viene quando uno è forte, viene quando uno è debole, viene nel momento della fragilità. Viene nel momento in cui guardi una pietra e hai talmente tanta fame che inizi a dire: “ Ma non è che niente niente è una pagnotta quella?”. Ecco, uno inizia a confondersi sulle cose e a leggerle secondo il proprio appetito, secondo la propria voglia, secondo il proprio bisogno e non per quello che sono. Il punto è che questo dovrebbe essere un tema di autoaffermazione ancora una volta.

La risposta di Gesù: io non vivo perché prendo delle iniziative -
Cristo risponde rovesciando la prospettiva. Io non vivo perché prendo delle iniziative, ma perché il Padre mi nutre, non vivo perché mi affermo, ma perché il Padre è buono. Se sono figlio di Dio lo sono perché Dio è mio padre non perché io sono allo stesso livello e mi autoaffermo e mi sottolineo. 


La seconda tentazione: comandare sulla realtà e riuscire a provocare una manifestazione di Dio - 
 E questo è tutto il tema che poi viene proseguito dalla storia del lancio dai pinnacoli del tempio per poter fare una cosa spettacolare e quindi avere questa grande idea di riuscire a provocare questa manifestazione di Dio perché infatti, se sei figlio di Dio, comandi sulla realtà e le cose ti obbediscono. Cioè tu batti il ritmo a Dio. Tu gli sta schioccando le dita e lui deve manifestarsi. E’ un tema ancora una volta di autoaffermazione, in primis, secondo la logica, nella prima tentazione, degli appetiti, qui è secondo la logica dei progetti, cioè delle idee, delle cose che uno pensa di poter fare, le ideone, che uno pensa di dover perseguire per risolvere le cose che non gli piacciono della vita. Ecco.

Gesù risponde anche questa volta: viene prima Dio - 
Il problema è che ancora una volta Gesù risponderà: no, viene prima Dio. Non sono che parto, non sono il che lo saggio, non sono io che prendo, perché io sono figlio e Dio è Padre. Allora io so che il vero punto per vivere è fidarmi di lui e non tirargli la giacchetta. Non costringerlo a manifestarsi. 
Ed ecco che ancora il tema non è tanto se mi affermo io, quanto se mi ricordo chi è Dio. Io vinco la tentazione dell’autoaffermazione attraverso la memoria della bella affermazione di chi Dio è. Dio è mio padre, mi vuole bene, mi fido di lui.

La terza tentazione: per affermare te stesso dei piegarti al potere e distruggere la tua dignità - 
E ancora una volta questa tentazione di autoaffermazione viene sottolineata dall’offerta del potere e del possesso. Però questa volta deve essere più esplicito il diavolo perché di fatto si sa che il potere chiede compromessi per sua propria natura. Chiunque ha potere ha fatto compromessi, a meno che non sia il potere di Dio, che è l’unico potere che esiste in questo mondo e sopra questo mondo. Ti darò il potere, la gloria del mondo, però ti devi sottomettere al potere. Ti devi gettare ai miei piedi. Ti devi prostrare. Devi scendere a compromessi con me. Ti devi piegare a me. E questo è ancor più manifesto come inganno: per affermare te stesso, in fondo devi distruggere la tua dignità. Devi scendere per l’appunto a compromessi. Devi fare qualche cosa che infetta l’origine del tuo potere, perché infatti sarà una questione di favori. Una volta che ti sei piegato a me, poi ti comando io. Chiunque ha potere su questa terra è schiavo di qualcun altro, sempre. Sempre. In ogni caso. Fosse anche il più grande potente di questa terra, è schiavo di qualcun altro, perlomeno della menzogna e del male.

Gesù vince la terza tentazione credendo che è il Padre l’unico del quale si può fidare - 
E ancora una volta la tentazione Cristo la vince tornando a Dio. Cioè dicendo: ma mi posso piegare a qualcun altro che non è il padre? E’ lui l’unico di cui mi fido, lui l’unico che mi alimenta, lui quello a cui mi piegherò, lui solo adorerò. A lui solo renderò culto. E’ interessante che Dio si adora. E il termine greco soggiacente indica si l’atto dell’adorazione, però implica il baciare, portare alla bocca, adorare, ma anche proprio viene usato il termine greco del bacio. A lui solo renderò culto, la mia sarà una liturgia, io avrò una relazione bella, liturgica con Dio. Non mi piegherò come ad un capo mafioso, mi devo prostrare gettandomi ai tuoi piedi, è interessante. Ti devo schiacciare. Ti devi sottomettere per avere il potere. Ecco.

Combattere con il digiuno, la preghiera e l’elemosina per tornare a vivere consapevolmente la paternità di Dio su di noi - 
Noi tutti quanti entriamo nella Quaresima sapendo che dobbiamo combattere con il digiuno contro l’assolutizzazione dei nostri appetiti, con la preghiera contro l’assolutizzazione dei nostri progetti e con l’elemosina contro l’assolutizzazione dei possessi. Perché? Per tornare a Dio perché è di questo che abbiamo bisogno. Perché è questa la conversione. Perché la conversione è ri-direzionare il cuore per grazia, per l’opera dello Spirito Santo in noi, e questa opera è la memoria della paternità di Dio, a cui tutto ricondurre. Riportare a lui il nostro appetito. E’ lui che ci saprà saziare. Riportare a lui i nostri progetti perché Lui ne ha di migliori. A lui solo piegarci, perché lui solo si merita il nostro culto e la nostra adorazione.

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lunedì 20 gennaio 2020

Vangelo del giorno - Marco 2,18-22

Marco 2, 18-22

18 Ora i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Si recarono allora da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». 19 Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. 20 Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo e allora digiuneranno. 21 Nessuno cuce una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo squarcia il vecchio e si forma uno strappo peggiore. 22 E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri e si perdono vino e otri, ma vino nuovo in otri nuovi».


Si rimane a disposizione per l'immediata rimozione qualora richiesta dagli aventi diritto. 
Commento copiato a stralci da:
Silvano Fausti - Ricorda e racconta il Vangelo - Editrice Ancora Milano

i farisei. Per loro la salvezza è l'osservanza della legge. Sposati con la propria giustizia - che non può che essere che presunta - sono tutti attenti al passato, a ciò che è stato detto! La parola ha sostituito colui che parla e ne trascurano la presenza.
Anche noi cristiani spesso rischiamo di essere come i farisei, quando pensiamo che " una volta sì" che si poteva vivere la fede, quando le condizioni erano ideali, mentre ora è impossibile.

V. 19 lo sposo. Lo sposo è l'attributo di JHWH ( cf Osea, Cantico, Ez 16, ecc.). Lui è l'altra parte, senza la quale l'uomo è radicalmente solo, inidentico a se stesso. Amarlo con tutto il cuore e unirsi a lui, è la sua vita ( Dt 30, 20), il fine per cui è stato creato. Questa è la sua vera dignità, principio del suo essere persona, unica, irreperibile e libera davanti a tutto.

v. 21 una toppa da uno scampolo greggio. Non si rovina una pezza di panno grezzo, totalmente nuovo, non ancora lavato, per aggiustare un vestito vecchio, ma la si usa per fare un vestito nuovo. Per questo  il discepolo è esortato a rivestirsi dell'uomo nuovo, a rivestirsi del Signore Gesù Cristo ( Ef 4,24; Rm 13, 14).

vestito vecchio. Cielo e terra sono il vestito di Dio ( cf Dal 104,1 s 102, 26 s). " Invecchieranno tutti come vestito e saranno cambiati" ( Eb 1,11 s.) Con la venuta del Figlio dell'uomo sono nati cieli nuovi e terra nuova; ciò che è vecchio é passato. Ecco, faccio tutto nuovo ( Is 65,17; 2 Cor 5, 17; Ap 21,5). Anche il cieco getterà il suo mantello per rivestirsi della luce di Cristo ( 10, 50)

il rattoppo. In greco, per indicare la pezza che riempie il buco ( "rattoppo") si usa una parola che significa "pienezza" ( pléroma). Con Gesù non c'è solo qualche pezzetto di novità: c'è la pienezza del mondo nuovo e della vita nuova. "Se uno è in Cristo, è una creatura nuova" ( " Cor 5,17).

si fa uno sbreco peggiore. Il panno nuovo strappa il vecchio sia perché bagnandosi si restringe, sia perché, facendo maggior residenza, concentra lo sforzo sulle cuciture. Non va bene combinare vecchio e nuovo, passato e presente, legge e vangelo. Bisogna aver il coraggio di cambiare, non di combinare. Il vangelo è un'insider per gli equilibri prestabiliti in noi e fuori di noi: comporta sempre una novità inconciliabile con il passato. In vecchio ha avuto la sua utilità, ma ora cede il posto alla novità del presente. L'attesa finisce nell'atteso, il cammino si placa nella mèta, il moto s'acuita nel suo fine. Termina il digiuno e comincia il banchetto.

v. 22 vino nuovo. E' lo Spirito nuovo, promesso dai profeti.

in otri vecchi. E' l'uomo vecchio, venduto al peccato.

romperà gli otri. Lo Spirito di Cristo è la morte dell'uomo vecchio, chissà nella condanna della legge Nel perdono nasce l'uomo nuovo.

e si perde il vino e gli otri. L'uomo cerca sempre di conciliare capra e cavoli. Vorrebbe il nuovo senza perdere il vecchio. Ma, a un bivio, chi non ha il coraggio di scegliere, resta fermo e pere tutte le due le strade. Chi vuol vivere lo Spirito di Cristo e resta attaccato alla legge al suo modo precedente di vivere, sperimenta solo la lacerazione di una cattiva coscienza.

Esercizio:
1. Entro in preghiera, come al solito.
2. Mi raccolgo, osservando il luogo: la sala dove Gesù banchetta con i peccatori.
3. Chiedo ciò che voglio: chiedo a Dio di gioire della gioia che lui ha per me; " gioisco pienamente nel Signore" ( Is 61,10), che gioisce per me " come gioisce lo sposo per la sposa" (Is 62,5).
4. Traendone frutto, vedo, ascolto, osservo le persone: chi sono, cosa dicono, cosa fanno.

Da notare:
Digiunare, panno nuovo/vestito vecchio, banchetto, vino nuovo/otri vecchi, sposo.

Situazione:
Gesù è a casa di Matteo e mentre sta mangiando arrivano molti pubblicani e molti peccatori ed iniziano a mangiare con Gesù e con i suoi discepoli. Gli scribi dei farisei allora interrogano i discepoli di Gesù sul comportamento del loro maestro e del perché lui mangi con queste persone. Lui stesso risponde: lui è venuto per chiamare i peccatori, non per chiamare i giusti. Come il medico che cura i malati, non i sani.



giovedì 13 giugno 2019

Come la Bibbia ti spiega il perché di qualcosa

Si resta a disposizione per la rimozione del testo qualora richiesto dagli aventi diritto.

"Nella tradizione ebraica, quando si vuole capire il perché di qualcosa, il senso di una realtà o di un avvenimento, si incomincia con raccontare una storia. Perché, attraverso l'ascolto di una storia, chi narra e chi ascolta vede proiettata sulla scena la propria realtà, la oggettivista e può coglierne il senso all'interno di un percorso più ampio, guardandola da un punto di vista differente.
Questo procedimento corrisponde alla tecnica del mashal e se possono trovare vari esempi nella Bibbia...

...Ecco il potere del raccontare e del racconto. Ma quale storia ha così tanta forza e vita da poter svelare il senso della realtà, delle tante storie umana, della vita di ogni persona? Quale storia è tale che chiunque la racconti o l'ascolti vi veda riflessa la propria storia, il senso, l'ordine e la meta della propria esistenza?
Vi è una storia, tra tutte le storie, che ha questo potere, che ha in sé questa forza: è la storia di Dio con il suo popolo, la storia che Dio ha scritto e continua a scrivere attraverso le storie degli uomini. Una satira che è cresciuta man mano nel tempo ed è giunta fino a noi attraverso il racconto di tanti cantastorie che in diversi modi e in diversi tempi l'hanno raccontata e trasmessa. Questa storie, divenuta Scrittura, continua a esercitare ili uo potere e il suo servizio attraverso i cantastorie di oggi, uomini e donne ch in diverse culture, lingue, realtà, come pellegrini e stranieri, non si stancano di raccontare il senso degli avvenimenti di oggi a tutti coloro, che come i discepoli di Emmaus, non sanno dove andare, hanno preso la direzione sbagliata, si sentono confusi e disorientati e sono abitati da tanti "perché".


Introduzione del libro: La corsa che ci sta davanti
Francesco Rossi De Gasperis
La canzone biblica di Dio per le donne e gli uomini della storia
Perdes Edizioni Bologna 2014 - Pagina 7

lunedì 27 maggio 2019

Papa Francesco - Sempre il Vangelo in tasca

... Per mantenere sempre vivo il vostro spirito, vi esorto ad essere fedeli alla preghiera e a nutrirvi della Parola di Dio: sempre con il Vangelo in tasca, sempre a portata di mano: cinque minuti, si legge, così che entri in noi la Parola di Dio. Vi ispiri l’esempio di costanza e dedizione dei santi: tanti, tra loro, hanno servito con amore e disinteresse proprio i malati, specialmente i più abbandonati. Riguardo al Vangelo in tasca, ho letto il racconto di un missionario – forse lo conoscete, è vero –, di una persona credo dell’Amazzonia, indigena, che portava sempre il Vangelo in tasca. Era analfabeta, non sapeva leggere, ma portava il Vangelo in tasca, tutto rovinato dai tanti anni in cui lo portava. E una volta il missionario gli ha chiesto: “Come mai porti il Vangelo se non sai leggere?” - “È vero, io non so leggere, ma Dio sa parlare!”. Quella consapevolezza che in quel Libro c’è la Parola di Dio, che ci parla, sempre. Sempre con il Vangelo in tasca.




Papa FRANCESCO
ALL'ASSOCIAZIONE CATTOLICA OPERATORI SANITARI (ACOS)


Sala Clementina



Venerdì, 17 maggio 2019

IL CAMMINO DELL'UOMO

IL CAMMINO DELL'UOMO
Marcia francescana 25 luglio - 4 agosto 2003