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martedì 4 ottobre 2022

Frasario di emergenza

"Risveglia la tua potenza *
e vieni in nostro soccorso.
Rialzaci, Signore, nostro Dio, *
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi" 
Salmo 79


Isaia 12, 1-6
Ecco, Dio è la mia salvezza; *
io confiderò, non avrò mai timore,
perché mia forza e mio canto è il Signore; *
egli è stato la mia salvezza.

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mercoledì 22 giugno 2022

Davide e Giònata amici - Samuele 19, 8-10; 20, 1-7

 Dal primo libro di Samuele

19, 8-10; 20, 1-17
Amicizia tra Davide e Giònata
 
   In quei giorni la guerra si riaccese e Davide uscì a combattere i Filistei e inflisse loro una grande sconfitta, sicché si dettero alla fuga davanti a lui. Ma un sovrumano spirito cattivo si impadronì di Saul. Egli stava in casa e teneva in mano la lancia, mentre Davide suonava la cetra. Saul tentò di colpire Davide con la lancia contro il muro. Ma Davide si scansò da Saul, che infisse la lancia nel muro. Davide fuggì e quella notte fu salvo.
   Davide lasciò di nascosto Naiot di Rama, si recò da Giònata e gli disse: «Che ho fatto, che delitto ho commesso, che colpa ho avuto nei riguardi di tuo padre, perché attenti così alla mia vita?». Rispose: «Non sia mai. Non morirai. Vedi, mio padre non fa nulla di grande o di piccolo senza confidarmelo. Perché mi avrebbe nascosto questa cosa? Non è possibile!». Ma Davide giurò ancora: «Tuo padre sa benissimo che ho trovato grazia ai tuoi occhi e dice: Giònata non deve sapere questa cosa, perché si angustierebbe. Ma, per la vita del Signore e per la tua vita, c’è un sol passo tra me e la morte». Giònata disse: «Che cosa desideri che io faccia per te?». Rispose Davide: «Domani è la luna nuova e io dovrei sedere a tavola con il re. Ma tu mi lascerai partire e io resterò nascosto nella campagna fino alla terza sera. Se tuo padre mi cercherà, dirai: Davide mi ha chiesto di lasciarlo andare in fretta a Betlemme sua città perché vi si celebra il sacrificio annuale per tutta la famiglia. Se dirà: Va bene, allora il tuo servo può stare in pace. Se invece andrà in collera, sii certo che è stato deciso il peggio da parte sua. Mostra la tua bontà verso il tuo servo, perché hai voluto legare a te il tuo servo con un patto del Signore: se ho qualche colpa, uccidimi tu; ma per qual motivo dovresti condurmi da tuo padre?». Giònata rispose: «Lungi da te! Se certo io sapessi che da parte di mio padre è stata decisa una cattiva sorte per te, non te lo farei forse sapere?». Davide disse a Giònata: «Chi mi avvertirà se tuo padre ti risponde duramente?». Giònata rispose a Davide: «Vieni, andiamo in campagna».
   Uscirono tutti e due nei campi. Allora Giònata disse a Davide: «Per il Signore, Dio d’Israele, domani o il terzo giorno a quest’ora indagherò le intenzioni di mio padre. Se saranno favorevoli a Davide e io non manderò subito a riferirlo al tuo
orecchio, tanto faccia il Signore a Giònata e ancora di peggio. Se invece sembrerà bene a mio padre decidere il peggio a tuo riguardo, io te lo confiderò e ti farò partire. Tu andrai tranquillo e il Signore sarà con te come è stato con mio padre. Fin quando sarò in vita, usa verso di me la benevolenza del Signore. Se sarò morto, non ritirare mai la tua benevolenza dalla mia casa; quando il Signore avrà sterminato dalla terra ogni uomo nemico di Davide, non sia eliminato il nome di Giònata dalla casa di Davide: il Signore ne chiederà conto ai nemici di Davide». Giònata volle ancora giurare a Davide, perché gli voleva bene e lo amava come se stesso.

Commento povero:

Davide può contare su Giònata. Può aprirgli il cuore senza paura di un tradimento, di un'invidia, di un tradimento da parte di Giònata.
Giònata lavora per il bene di Davide.
Giònata è libero da ogni forma di legame nel male con Saul che pure è suo padre e in definitiva suo re.
Giònata inoltre nei suoi ragionamenti chiama sempre in causa il Signore come testimone e garante di quello che sta avvenendo. Gionata sà che il Signore c'è e che accorda le sue grazie agli uomini, a tutti gli uomini e anche a quelli che lui ha scelto e a cui ha affidato una missione e Gionata ritiene che Davide sia uno di questi.
Giònata è sembra l'unico in grado di vedere cosa sarà di Davide e della sua futura ascesa e ribadisce il desiderio che il suo nome sia sempre legato a Davide anche dopo la sua morte.
Giònata pensa anche al bene della sua casa intesa come famiglia chiedendo a Davide di non scagliarsi contro di essa. 

Saul al contrario è posseduto da un "sovrumano spirito cattivo". Tenta di uccidere Davide mentre suona la cetra, ovvero mentre meno è preparato a difendersi, quando meno se l'aspetta. Trama il male contro di lui. 

Davide mostra e mette in pratica tutta la sua prontezza di azione e velocità di pensiero. Ma sempre per il bene, mai per il male, mai per tramare contro Saul, ma al limite per proteggere la propria vita senza però recare alcun danno a Saul che pure lo vuole uccidere.
Spiega a Giònata perché Saul non avrebbe confidato a Giònata l'eventuale suo progetto di uccidere Davide. Saul sà perfettamente che Giònata è amico di Davide e che è legato a lui da un sentimento di fedeltà e benevolenza. 
Poi si organizza con Giònata perché si faccia luce in tutta questa storia molto oscura di un re che cerca di uccidere uno dei suoi uomini di fiducia perché invidioso, timoroso, sospettoso e preoccupato del suo successo. 

Bello poter parlare così con un amico. Chi lo può fare ha una grande fortuna.

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martedì 21 giugno 2022

Davide invidiato da Saul - Samuele 17, 57- 18,9.20-30

 PRIMA LETTURA

 
Dal primo libro di Samuele
17, 57 – 18, 9. 20-30
Invidia di Saul verso Davide
   In quei giorni, quando Davide tornò dall’uccisione del Filisteo, Abner lo prese e lo condusse davanti a Saul mentre aveva ancora in mano la testa del Filisteo. Saul gli chiese: «Di chi sei figlio, giovane?». Rispose Davide: «Di Iesse, il Betlemmita, tuo servo».
   Quando Davide ebbe finito di parlare con Saul, l’anima di Giònata, figlio di Saul, s’era già talmente legata all’anima di Davide, che Giònata lo amò come se stesso. Saul in quel giorno lo prese con sé e non lo lasciò tornare a casa di suo padre. Giònata strinse con Davide un patto, perché lo amava come se stesso. Giònata si tolse il mantello che indossava e lo diede a Davide e vi aggiunse i suoi abiti, la sua spada, il suo arco e la cintura. Davide riusciva in tutti gli incarichi che Saul gli affidava, così che Saul lo pose al comando dei guerrieri ed era gradito a tutto il popolo e anche ai ministri di Saul.
   Al loro rientrare, mentre Davide tornava dall’uccisione del Filisteo, uscirono le donne da tutte le città d’Israele a cantare e a danzare incontro al re Saul, accompagnandosi con i timpani, con grida di gioia e con sistri. Le donne danzavano e cantavano alternandosi:
«Saul ha ucciso i suoi mille,
Davide i suoi diecimila».
   Saul ne fu molto irritato e gli parvero cattive quelle parole. Diceva: «Hanno dato a Davide diecimila, a me ne hanno dato mille. Non gli manca altro che il regno». Così da quel giorno in poi Saul si ingelosì di Davide.
   Intanto Mikal, l’altra figlia di Saul, s’invaghì di Davide; ne riferirono a Saul e la cosa gli piacque. Saul diceva: «Gliela darò, ma sarà per lui una trappola e la mano dei Filistei cadrà su di lui». E Saul disse a Davide: «Oggi hai una seconda occasione per diventare mio genero». Quindi Saul ordinò ai suoi ministri: «Dite di nascosto a Davide: Ecco, tu piaci al re e i suoi ministri ti amano. Su, dunque, diventa genero del re». I ministri di Saul sussurrarono all’orecchio di Davide queste parole e Davide rispose: «Vi pare piccola cosa divenir genero del re? Io sono povero e uomo di bassa condizione». I ministri di Saul gli riferirono: «Davide ha risposto in questo modo». Allora Saul disse: «Riferite a Davide: Il re non pretende il prezzo nuziale, ma solo cento prepuzi di Filistei, perché sia fatta vendetta dei nemici del re». Saul pensava di far cadere Davide in mano ai Filistei. I ministri di lui riferirono a Davide queste parole e piacque a Davide tale condizione per diventare genero del re. Non erano ancora passati i giorni fissati, quando Davide si alzò, partì con i suoi uomini e uccise tra i Filistei duecento uomini. Davide riportò i loro prepuzi e li contò davanti al re per diventare genero del re. Saul gli diede in moglie la figlia Mikal. Saul si accorse che il Signore era con Davide e che Mikal, sua figlia, lo amava. Saul ebbe ancor più paura nei riguardi di Davide, e fu nemico di Davide per tutti i suoi giorni. I capi dei Filistei facevano sortite, ma Davide, ogni volta che uscivano, riportava successi maggiori di tutti i ministri di Saul e in tal modo si acquistò grande fama.
Commento:
E' interessante come nasce l'invidia nel cuore di Saul. Saul ha assistito a come Davide è riuscito ad uccidere Golia. Lo vuole fra i suoi uomini perché pensa che possa tornargli utile e comodo per accrescere e consolidare il suo potere. Lo accoglie nella sua casa e siccome tutto gli riesce, lo pone a capo dei suoi guerrieri. Davide ha l'apprezzamento di tutto l'entourage di Saul.
Ma le donne che gridano il re ha ucciso i suoi mille e Davide i suoi diecimila, Fano emergere un aspetto nuovo non considerato prima dal re. Il prestigio e i successi di Davide in realtà sminuiscono la figura di Saul davanti al suo popolo e questo, lui teme che possa minare il suo potere.
Saul inizia a guardare Davide come un nemico.
Saul macchina per eliminarlo, ma il suo stratagemma non porta al risultato sperato della eliminazione di Davide e anzi sottolinea ancora una volta la capacità di Davide di superare le avversità, gli ostacoli, di sconfiggere i nemici del Signore con il suo aiuto.
Saul si accorge di questo ed inizia a temere Davide. Si accorge che è sostenuto da qualcosa di più forte di lui. Che lui non ha. Che a lui manca. E che lui vorrebbe. Perché il suo desiderio è essere un re forte, amato, ma Davide ha già dimostrato di essere più forte e forse più amato di lui.
Sault quindi ha visto la forza di Davide, ha cercato di usarla per i suoi scopi, non ci è riuscito anzi si è accorto che la forza di Davide è entrata in competizione con il suo progetto, macchina per eliminarlo, non ci riesce, allora lo teme e gli è nemico.
I sentimenti di Saul non sono sentimenti svelabili. Lui li vive nella dimensione della sua coscienza, non sono condivisibili. Lo isolano in pensieri e progetti oscuri, non svelabili. 

Ci sono poi invece le figure luminose di Gionata che riconosce in Davide un anima amabile e vi si lega con sincera e fedele amicizia.
C'è Mikal, la figlia di Saul, che ama Davide profondamente e si lega a lui in matrimonio.
Saul e Mikal non guardano la realtà con delle lenti filtro che la distorcono.
Guardano la realtà per quello che è. Davide riesce in quello che fa, è una bella persona, e loro lo riconoscono e lo apprezzano e lo amano. Non si sentono minacciate da Davide, perché Davide essendo se stesso produce benessere intorno a lui e agli altri.

Saul non ha questa libertà. Saul è schiavo di raggiungere i suoi obiettivi e questo gli impedisce di amare Davide per quello che è. 
In fondo che cosa è che tiene lontano Saul dalla vita vera, bella, di condivisione? La sua paura di perdere il potere. E' legato al potere. E' legato ad essere re, amato e stimato più di tutti. Crede che se non è re, oppure se non è amato e stimato più di Davide la sua vita è una tragedia e vuole difendere questa sua fissa, questa ossessione. 
Ha questa fissazione, questo idolo di essere il numero uno e questo gli impedisce di apprezzare Davide per le sue qualità.
E questo lo mette fuori dalla realtà. Perché non è detto che debba essere il numero uno. 
Lo allontana emotivamente dal figlio Gionata e dalla figlia Mikal e anche dal suo popolo perché non condivide l'amore che esso nutre per Davide.

Basterebbe accettare la realtà per quello che è. Saul è l'opposto di Gionata in questo. Infatti Saul è oscuro e  fa pensieri inconfessabili e non condivisibili, mentre Gionata può vivere pubblicamente i suoi pensieri e i suoi sentimenti. Questi non lo allontanano dagli altri.
Lo allontanano da Saul, ma in realtà è Saul che con i suoi pensieri si allontana dalla realtà delle cose. 

Per ora il Signore ha mostrato già in due occasioni che è su Davide. Che lo sostiene con la sua forza. Che lo precede. Esiste una presenza benevola che ci guida e ci sostiene di fronte ad avversità spesso più grandi di noi. Davide ne è un testimone diretto. 

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lunedì 20 giugno 2022

Davide contro Golia - Samuele 17,1-10.32.38-51 - Dio vince con quattro sassi e una fionda

 PRIMA LETTURA


Dal primo libro di Samuele                
17, 1-10.32. 38-51
                           
 
 

 
Davide combatte contro il gigante Golia
 
   In quei giorni i Filistei radunarono di nuovo l’esercito per la guerra e si ammassarono a Soco di Giuda e si accamparono tra Soco e Azeka, a Efes-Dammim. Anche Saul e gli Israeliti si radunarono e si accamparono nella valle del Terebinto e si schierarono a battaglia di fronte ai Filistei. I Filistei stavano sul monte da una parte e Israele sul monte dall’altra parte e in mezzo c’era la valle.
   Dall’accampamento dei Filistei uscì un campione, chiamato Golia, di Gat; era alto sei cubiti e un palmo. Aveva in testa un elmo di bronzo ed era rivestito di una corazza a piastre, il cui peso era di cinquemila sicli di bronzo. Portava alle gambe schinieri di bronzo e un giavellotto di bronzo tra le spalle. L’asta della sua lancia era come un subbio di tessitori e la lama dell’asta pesava seicento sicli di ferro; davanti a lui avanzava il suo scudiero. Egli si fermò davanti alle schiere d’Israele e gridò loro: «Perché siete usciti e vi siete schierati a battaglia? Non sono io Filisteo e voi servi di Saul? Scegliete un uomo tra di voi che scenda contro di me. Se sarà capace di combattere con me e mi abbatterà, noi saremo vostri schiavi. Se invece prevarrò io su di lui e lo abbatterò, sarete voi nostri schiavi e sarete soggetti a noi». Il Filisteo aggiungeva: «Io ho lanciato oggi una sfida alle schiere d’Israele. Datemi un uomo e combatteremo insieme». Davide disse a Saul: «Nessuno si perda d’animo a causa di costui. Il tuo servo andrà a combattere con questo Filisteo».
   Saul rivestì Davide della sua armatura, gli mise in capo un elmo di bronzo e gli fece indossare la corazza. Poi Davide cinse la spada di lui sopra l’armatura, ma cercò invano di camminare, perché non aveva mai provato. Allora Davide disse a Saul: «Non posso camminare con tutto questo, perché non sono abituato». E Davide se ne liberò. Poi prese in mano il suo bastone, si scelse cinque ciottoli lisci dal torrente e li pose nel suo sacco da pastore che gli serviva da bisaccia; prese ancora in mano la fionda e mosse verso il Filisteo.
   Il Filisteo avanzava passo passo, avvicinandosi a Davide, mentre il suo scudiero lo precedeva. Il Filisteo scrutava Davide e, quando lo vide bene, ne ebbe disprezzo, perché era un ragazzo fulvo di capelli e di bell’aspetto. Il Filisteo gridò verso Davide: «Sono io forse un cane, perché tu venga a me con un bastone?». E quel Filisteo maledisse Davide in nome dei suoi dèi. Poi il Filisteo gridò a Davide: «Fatti avanti e darò le tue carni agli uccelli del cielo e alle bestie selvatiche». Davide rispose al Filisteo: «Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con l’asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, Dio delle schiere d’Israele, che tu hai insultato. In questo stesso giorno, il Signore ti farà cadere nelle mie mani. Io ti abbatterò e staccherò la testa dal tuo corpo e getterò i cadaveri dell’esercito filisteo agli uccelli del cielo e alle bestie selvatiche; tutta la terra saprà che vi è un Dio in Israele. Tutta questa moltitudine saprà che il Signore non salva per mezzo della spada o della lancia, perché il Signore è arbitro della lotta e vi metterà certo nelle nostre mani». Appena il Filisteo si mosse avvicinandosi incontro a Davide, questi corse prontamente al luogo del combattimento incontro al Filisteo. Davide cacciò la mano nella bisaccia, ne trasse una pietra, la lanciò con la fionda e colpì il Filisteo in fronte. La pietra s’infisse nella fronte di lui che cadde con la faccia a terra. Così Davide ebbe il sopravvento sul Filisteo con la fionda e con la pietra e lo colpì e uccise, benché Davide non avesse spada. Davide fece un salto e fu sopra il Filisteo, prese la sua spada, la sguainò e lo uccise, poi con quella gli tagliò la testa.

Commento:

In questi giorni il calendario liturgico, ovvero il calendario che regola quale letture leggere durante l'Ufficio delle Letture e durante le messe, ha fatto spesso capitare letture in cui persone della Bibbia debbono affrontare situazioni avverse, nemici, oppure risoluzioni di problemi. Gli esempi sono Gedeone che deve affrontare i nemici ( nell'Ufficio di questa settimana in Giudici 6,33. Clicca qui per leggere). Gesù che con cinque pani e due pesci deve sfamare cinquemila persone ( Vangelo di Domenica). Golia che sfida l'esercito di Israele e Davide (nell'Ufficio di oggi) poco più che ragazzo che scende in campo contro di lui da volontario con una fionda e quattro sassi.
Io umanamente non avrei affrontato queste situazioni con lo spirito di queste persone.
Avrei fatto altri tipi di calcoli per entrare in quelle situazioni con un migliore equipaggiamento, con più guerrieri, con più cibo.
Ma Dio è così. Dio ragiona in un altro modo e a lui basta poco per vincere, per risollevare situazioni date per perse.
C'è una cosa che gli serve però. La nostra fiducia in lui.
E tutte queste letture non fanno che confermare questo concetto. Di fronte a questo concetto io mi sento sempre impreparato. Mi accorgo che mi dico cristiano, ma ragiono da ateo convinto.
Il Signore c'è e opera nelle storia degli uomini, di Gedeone, di Davide, dei discepoli e delle povere persone come me e come noi.
Sono certo che Dio operi e mi manca però questa forza interiore di Davide, questa forza di fare sberleffi a Golia in nome del Signore. E spero che il Signore me la conceda. Lo spirito con cui Davide affronta Golia mi fa venire in mente la parresia spesso citata da Papa Francesco (clicca qui per leggere Papa Francesco su Parresia). Una certa franchezza di linguaggio, affidamento a Dio, convinzione, che il Papa spiega viene dallo Spirito Santo. 

Padre Emidio Alessandrini, scriveva nel trentennale della sua ordinazione sacerdotale, raccolta nel secondo capitolo di Con grande Potenza a cura di Valerio Grimaldi (Clicca qui per leggere un post su questo argomento) che la Bibbia non fa altro che cristallizzare in tante storie, in tante immagini, la presenza benevola che opera nella storia degli uomini e che è Dio. 

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mercoledì 15 giugno 2022

Giudici 6, 33 - 15/06/2022 - Gedeone vince con un piccolissimo esercito

 PRIMA LETTURA

Dal libro dei Giudici
6, 33 – 7, 8. 16-22
Gedeone vince con un piccolissimo esercito
   In quei giorni tutti i Madianiti, Amalek e i figli dell’oriente si radunarono, passarono il Giordano e si accamparono nella pianura di Izreel. Ma lo spirito del Signore investì Gedeone; egli suonò la tromba e gli Abiezeriti furono convocati per seguirlo. Egli mandò anche messaggeri in tutto Manàsse, che fu pure chiamato a seguirlo; mandò anche messaggeri nelle tribù di Aser, di Zàbulon e di Nèftali, le quali vennero ad unirsi agli altri. Gedeone disse a Dio: «Se tu stai per salvare Israele per mia mano, come hai detto, ecco, io metterò un vello di lana sull’aia: se c’è rugiada soltanto sul vello e tutto il terreno resta asciutto, io saprò che tu salverai Israele per mia mano, come hai detto». Così avvenne. La mattina dopo, Gedeone si alzò per tempo, strizzò il vello e ne spremette la rugiada: una coppa piena d’acqua. Gedeone disse a Dio: «Non adirarti contro di me; io parlerò ancora una volta. Lasciami fare la prova con il vello, solo ancora una volta: resti asciutto soltanto il vello e ci sia la rugiada su tutto il terreno». Dio fece così quella notte: il vello soltanto restò asciutto e ci fu rugiada su tutto il terreno.
   Ierub-Baal dunque, cioè Gedeone, con tutta la gente che era con lui, alzatosi di buon mattino, si accampò alla fonte di Carod. Il campo di Madian era al nord, verso la collina di More, nella pianura. Il Signore disse a Gedeone: «La gente che è con te è troppo numerosa, perché io metta Madian nelle sue mani; Israele potrebbe vantarsi dinanzi a me e dire: La mia mano mi ha salvato. Ora annunzia davanti a tutto il popolo: Chiunque ha paura e trema, torni indietro». Gedeone li mise così alla prova. Tornarono indietro ventiduemila uomini del popolo e ne rimasero diecimila. Il Signore disse a Gedeone: «La gente è ancora troppo numerosa; falli scendere all’acqua e te li metterò alla prova. Quegli del quale ti dirò: Questi venga con te, verrà; e quegli del quale ti dirò: Questi non venga con te, non verrà». Gedeone fece dunque scendere la gente all’acqua e il Signore gli disse: «Quanti lambiranno l’acqua con la lingua, come la lambisce il cane, li porrai da una parte; porrai da un’altra quanti, per bere, si metteranno in ginocchio». Il numero di quelli che lambirono l’acqua portandosela alla bocca con la mano, fu di trecento uomini; tutto il resto della gente si mise in ginocchio per bere l’acqua. Allora il Signore disse a Gedeone: «Con questi trecento uomini che hanno lambito l’acqua, io vi salverò e metterò i Madianiti nelle tue mani. Tutto il resto della gente se ne vada, ognuno a casa sua». Egli prese dalle mani del popolo le brocche e le trombe; rimandò tutti gli altri Israeliti ciascuno alla sua tenda e tenne con sé i trecento uomini. L’accampamento di Madian gli stava al di sotto, nella pianura.
   Divise i trecento uomini in tre schiere. Consegnò a tutti trombe e brocche vuote con dentro fiaccole; disse loro: «Guardate me e fate come farò io; quando sarò giunto ai limiti dell’accampamento, come farò io, così farete voi. Quando io, con quanti sono con me, suonerò la tromba, anche voi suonerete le trombe intorno a tutto l’accampamento e griderete: Per il Signore e per Gedeone!». Gedeone e i cento uomini che erano con lui giunsero all’estremità dell’accampamento, all’inizio della veglia di mezzanotte, quando appena avevano cambiato le sentinelle. Egli suonò la tromba spezzando la brocca che aveva in mano. Allora le tre schiere suonarono le trombe e spezzarono le brocche, tenendo le fiaccole con la sinistra e con la destra le trombe per suonare e gridarono: «La spada per il Signore e per Gedeone!». Ognuno di essi rimase al suo posto, intorno all’accampamento; tutto il campo si mise a correre, a gridare, a fuggire. Mentre quelli suonavano le trecento trombe, il Signore fece volgere la spada di ciascuno contro il compagno, per tutto l’accampamento.
RESPONSORIO                   Cfr. 1 Cor 1, 27-29; Lc 1, 52
R.
 Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per
confondere i forti, e ciò che nel mondo è ignobile e
disprezzato, 
*
 perché nessuno possa gloriarsi davanti a
lui. 

V.
 Dio ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato
gli umili, 

R.
 perché nessuno possa gloriarsi davanti a lui.
Per la fonte di questo scritto clicca qui

Mie riflessioni su questo brano

A volte i calcoli che noi facciamo, per affrontare le prove della vita, si basano su ragionamenti esclusivamente umani. Facciamo alleanze per poter fronteggiare nemici avendo a disposizione per difenderci eserciti quantomeno pari di forza, meglio se superiori dal punto di vista numerico e tecnico. 

Mi dico cristiano e ragiono come se Dio non ci fosse-
Parlo per me. Spesso, purtroppo, ragiono come se Dio non esistesse, con approccio realistico e pragmatico. Capita di dover affrontare persone: mi preparo al meglio per fare fronte ad obiezioni e ad eventuali critiche al mio ragionamento. Mi dirà così e io potrò rispondergli questo o quello. Capita di dover affrontare scelte. Cambiamenti. Fasi della vita che non avevamo messo in conto. 
Io spesso mi trovo a fare i conti per affrontare sfide come se Dio non ci fosse. Con la patente da cristiano e con la mentalità da ateo, da orfano auto-provvidente.

La preghiera mi serve ogni giorno per recuperare la certezza che Dio esiste- 
Eppure dovrei sapere che Dio esiste e si nasconde dietro gli avvenimenti della nostra vita. In effetti lo. Eppure è qualcosa che io cancello automaticamente ogni giorno e che attraverso la preghiera ho la possibilità e il compito di far riaffiorare alla mia coscienza di uomo. Dio affronta i miei nemici, soprattutto interiori, e lo fa con forze totalmente sproporzionate secondo un ragionamento umano. 
E' lui che mette i miei nemici, soprattutto interiori, ma anche quelli esteriori, nelle mie mani. 

Dio, nel caso di Gedeone, vuole che ci sia una sproporzione tra le forze in campo-
Inoltre, perché io non mi monti la testa, pensando che sia merito mio, cosa molto facile, crea una condizione in cui sia evidente la sproporzione tra le mie forze e quelle necessarie affinché io pervenga al successo. Perché sia chiaro che è stato o sarà necessario un suo intervento è necessario che questa sproporzione esista. 
Una sproporzione che mi getta nello sconforto nei momenti in cui la mia coscienza non ha presente davanti a sé che io non sono un orfano e che c'è Dio padre che agisce nella storia per il mio bene. 
Una sproporzione che invece riesco ad accettare con la fiducia di figlio in Dio padre nei momenti in cui, grazie alla preghiera, faccio emergere nella mia coscienza che Dio esiste. Che c'è. Che vede e provvede, come diceva sempre mio papà. Dio che si muove con i fatti della storia perché mi vuole bene e vuole che la mia esistenza vada a raggiungere la pienezza. Che la freccia della mia vita colga il bersaglio per il quale è stata da sempre pensata creata e scoccata. Dio c'è e agisce per il mio bene. Mi vuole bene. E vuole anche che questo sia chiaro alla mia coscienza. Come se mi dicesse: ti bastano trecento uomini per uccidere il nemico che ti ostacola. Mi basta la tua fiducia in me. Mi basta la tua convinzione che hai un Padre che provvede a te. Alla sproporzione di mezzi tra gli eserciti ci penso io.

La risposta di Gedeone- 
Mi immagino quando Gedeone ha fatto tornare indietro, alle loro case, ventiduemila uomini. Insomma. Non è una cosa da niente mandare a casa ventiduemila uomini dopo averli convocati alla guerra. "Ragazzi non servite più, grazie! Tranquilli potete andare a casa. Ciao". E poi da quelli rimasti, che non dice quanti sono, sceglierne solo trecento. Se fossi stato Gedeone qualche problemino me lo sarei posto. Sto mandando a casa ventiduemila uomini. Ho vissuto a Belluno e sono trentacinquemila abitanti.
Come se io avessi una quantità di gente pari a due terzi della città di Belluno. Li ho convocati per aiutarmi a combattere e li mando a casa. E scelgo di entrare in guerra con soli trecento uomini.

I dubbi e il peso da dare o meno al fatto che Dio si sia espresso-
"Ma sei sicuro? Ma allora il Signore che te li ha dati a fare ventiduemila uomini? Perché li mandi a casa ora?" Immagini quanti dubbi avrebbe potuto avere. Dubbi anche giustificati. Io al suo posto li avrei avuti e ne sarei stato schiacciato. L'esame di realtà è difficile. Però lui ha parlato con il Signore e sa che nel suo esame di realtà quel fatto conta. Cioè il fatto che glielo ha detto Dio. Dio ha detto di fare così. E questo ha una sua importanza. La sproporzione non è più tale se Dio si è coinvolto in questo. A questo punto il problema serio è che peso dò io al fatto che Dio si sia espresso. Quello diventa il vero punto importante. 

Avere la coscienza che Dio si impegna con noi nelle scelte della vita e ci aiuta-
Io non ho mai parlato con Dio, ma ci sono state delle volte della mia vita in cui ho capito che Dio mi stava indirizzando in una direzione piuttosto che in un'altra. E il fatto che io fossi certo che Dio aveva fatto capire al mio cuore che dovevo andare da una parte piuttosto che dall'altra, mi ha indirizzato. Penso a intuizioni che abbiamo. Mi vengono tanti esempi. Quando si sceglie o non si sceglie, dopo accurato discernimento, una persona come compagno o compagna di vita. O mi sono deciso per una professione. O per una missione. O si dice sì ad accudire in casa qualcuno. O ci si decide per una scelta importante. Conta questa certezza di avere accanto Dio e di sapere che lui si espone affinché noi riusciamo in una impresa. Lui agisce per il nostro vero bene. A Lui non serve il superfluo e agisce con poco: la nostra fede in lui e solo trecento uomini.

Imparare a discernere - 
E' essenziale però avere un discernimento. Vagliare i pensieri. Alcune cose potremmo inventarcele noi di sana pianta. Alcuni nostri ragionamenti sono fallaci, hanno premesse sbagliate o sono viziati da errori, visioni parziali. Serve discernere.
Il cristiano sostanzialmente è una persona che discerne. Don Fabio Rosini in uno dei suoi libri dice (poi recupero la citazione) il cane è un segugio. Il gatto è un predatore. Queste due caratteristiche fanno parte proprio del loro modo di affrontare la vita e di stare al mondo. Allo stesso modo del cane e del gatto, il cristiano, cioè una persona che sta cercando di imparare da Gesù Cristo come lui ragiona e come affronta la vita per appropriarsi di quel modo di pensare e agire, è una persona che discerne. 
E' la cosa più importante nella vita. Lo si impara facendolo e sbagliando. Lo si impara dialogando con Gesù nella preghiera. Lo si impara conoscendo la propria storia, il proprio modo di ragionare. Il modo che mi è proprio di sbagliare. Di prendere degli abbagli. Serve un lavoro molto umano, di conoscenza di sé stessi e degli altri. Serve conoscere la propria natura e conoscere gli uomini. E serve conoscere il modo di ragionare di Dio leggendo la Bibbia, il libro che ti legge e che cristallizza nelle sue storie le caratteristiche di questa presenza benevola che agisce nella vita degli uomini che è Dio. 

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martedì 14 giugno 2022

Giudici 6 - 14/06/2022 - Vocazione di Gedeone

 Dal libro dei Giudici

6, 1-6. 11-24a
Vocazione di Gedeone
   In quei giorni gli Israeliti fecero ciò che è male agli occhi del Signore e il Signore li mise nelle mani di Madian per sette anni. La mano di Madian si fece pesante contro Israele; per la paura dei Madianiti gli Israeliti adattarono per sé gli antri dei monti, le caverne e le cime scoscese. Quando Israele aveva seminato, i Madianiti con i figli di Amalek e i figli dell’oriente venivano contro di lui, si accampavano sul territorio degli Israeliti, distruggevano tutti i prodotti del paese fino all’ingresso di Gaza e non lasciavano in Israele mezzi di sussistenza: né pecore, né buoi, né asini. Poiché venivano con i loro armenti e con le loro tende e arrivavano numerosi come le cavallette – essi e i loro cammelli erano senza numero – e venivano nel paese per devastarlo. Israele fu ridotto in grande miseria a causa di Madian e gli Israeliti gridarono al Signore.
   Ora l’angelo del Signore venne a sedere sotto il terebinto di Ofra, che apparteneva a Ioas, Abiezerita; Gedeone, figlio di Ioas, batteva il grano nel tino per sottrarlo ai Madianiti. L’angelo del Signore gli apparve e gli disse: «Il Signore è con te, uomo forte e valoroso!». Gedeone gli rispose: «Signor mio, se il Signore è con noi, perché ci è capitato tutto questo? Dove sono tutti i suoi prodigi che i nostri padri ci hanno narrato, dicendo: Il Signore non ci ha fatto forse uscire dall’Egitto? Ma ora il Signore ci ha abbandonati e ci ha messi nelle mani di Madian». Allora il Signore si volse a lui e gli disse: «Va’ con questa tua forza e salva Israele dalla mano di Madian; non ti mando forse io?». Gli rispose: «Signor mio, come salverò Israele? Ecco la mia famiglia è la più povera di Manàsse e io sono il più piccolo nella casa di mio padre». Il Signore gli disse: «Io sarò con te e tu sconfiggerai i Madianiti come se fossero un uomo solo». Gli disse allora: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, dammi un segno che proprio tu mi parli. Intanto, non te ne andare di qui prima che io torni da te e porti la mia offerta da presentarti». Rispose: «Resterò finché tu torni». Allora Gedeone entrò in casa, preparò un capretto e con un’efa di farina preparò focacce azzime; mise la carne in un canestro, il brodo in una pentola, gli portò tutto sotto il terebinto e glielo offrì. L’angelo di Dio gli disse: «Prendi la carne e le focacce azzime, mettile su questa pietra e vèrsavi il brodo». Egli fece così. Allora l’angelo del Signore stese l’estremità del bastone che aveva in mano e toccò la carne e le focacce azzime; salì dalla roccia un fuoco che consumò la carne e le focacce azzime e l’angelo del Signore scomparve dai suoi occhi. Gedeone vide che era l’angelo del Signore e disse: «Signore, ho dunque visto l’angelo del Signore faccia a faccia!». Il Signore gli disse: «La pace sia con te, non temere, non morirai!». Allora Gedeone costruì in quel luogo un altare al Signore e lo chiamò «Signore-Pace».
Per andare alla fonte di questo scritto clicca qui
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mercoledì 8 giugno 2022

Libro di Giosuè - 1, 1-18 - 08/06/2022 - Sii forte e coraggioso

 Dal libro di Giosuè

1, 1-18
Giosuè, chiamato da Dio,
esorta il popolo all’unità

    Dopo la morte di Mosè, servo del Signore, il Signore disse a Giosuè, figlio di Nun, servo di Mosè: «Mosè mio servo è morto; orsù, attraversa il Giordano tu e tutto questo popolo, verso il paese che io do loro, agli Israeliti. Ogni luogo che calcherà la pianta dei vostri piedi, ve l’ho assegnato; come ho promesso a Mosè. Dal deserto e dal Libano fino al fiume grande, il fiume Eufrate, tutto il paese degli Hittiti, fino al mar Mediterraneo, dove tramonta il sole: tali saranno i vostri confini. Nessuno potrà resistere a te per tutti i giorni della tua vita; come sono stato con Mosè, così sarò con te; non ti lascerò né ti abbandonerò. Sii coraggioso e forte, poiché tu dovrai mettere questo popolo in possesso della terra che ho giurato ai loro padri di dare loro. Solo sii forte e molto coraggioso, cercando di agire secondo tutta la legge che ti ha prescritta Mosè, mio servo. Non deviare da essa né a destra né a sinistra, perché tu abbia successo in qualunque tua impresa. Non si allontani dalla tua bocca il libro di questa legge, ma mèditalo giorno e notte, perché tu cerchi di agire secondo quanto vi è scritto; poiché allora tu porterai a buon fine le tue imprese e avrai successo. Non ti ho io comandato: Sii forte e coraggioso? Non temere dunque e non spaventarti, perché è con te il Signore tuo Dio, dovunque tu vada».
   Allora Giosuè comandò agli scribi del popolo: «Passate in mezzo all’accampamento e comandate al popolo: Fatevi provviste di viveri, poiché fra tre giorni voi passerete questo Giordano, per andare ad occupare il paese che il Signore vostro Dio vi dà in possesso».
   Poi Giosuè disse ai Rubeniti, ai Gaditi e alla metà della tribù di Manàsse: «Ricordatevi di ciò che vi ha ordinato Mosè, servo del Signore: Il Signore Dio vostro vi concede riposo e vi dà questo paese; le vostre mogli, i vostri bambini e il vostro bestiame rimarranno nella terra che vi ha assegnata Mosè oltre il Giordano; voi tutti invece, prodi guerrieri, passerete ben armati davanti ai vostri fratelli e li aiuterete, finché il Signore conceda riposo ai vostri fratelli, come a voi, e anch’essi siano entrati in possesso del paese che il Signore Dio vostro assegna loro. Allora ritornerete e possederete la terra della vostra eredità, che Mosè, servo del Signore, diede a voi oltre il Giordano, ad oriente. Essi risposero a Giosuè: «Faremo quanto ci hai ordinato e noi andremo dovunque ci manderai: Come abbiamo obbedito in tutto a Mosè, così obbediremo a te; ma il Signore tuo Dio sia con te come è stato con Mosè. Chiunque disprezzerà i tuoi ordini e non obbedirà alle tue parole in quanto ci comanderai sarà messo a morte. Solo, sii forte e coraggioso».
Per il sito da cui ho preso questo brano biblico clicca qui
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giovedì 10 dicembre 2020

Festa delle luci o della Dedicazione (in ebraico Hanukkàh)

Fonte: Fonte della foto a questo link

La festa delle Dedicazione celebrata il 25 del mese di Kislew, fu istituita all'epoca dei Maccabei.

Antioco IV Epifane nel 167 a. C. , nel tentativo di ellenizzare la Terra di Israele,  profanò il Tempio di Gerusalemme offrendovi un sacrificio a Zeus Olimpio, imponendo che tale sacrificio fosse celebrato ogni mese. La profanazione durò tre anni (1). 

Sotto il suo regno molti ebrei furono forzati a violare i precetti della loro legge. Il popolo ebraico allora cominciò ad organizzare un movimento di resistenza e di ribellione, capeggiato da Giuda Maccabeo e i suoi fratelli, per liberarsi dalla tirannia di Antioco. Nel 165 a.C., gli Ebrei riuscirono a liberare e riconsacrare il Tempio di Gerusalemme: la festa di Hanukkah venne istituita proprio da Giuda Maccabeo per celebrare questo evento (2) .

" Quando Giuda Maccabeo occupò Gerusalemme, purifico il Tempio e a ricordo di tale evento istituì la Festa della Dedicazione per la durata di otto giorni, da celbrrsi ogni anno" ( 1 Mac 4, 59) anche nella diaspora. 

La festa per la sua coloritura patriottica divenne subito popolarissima. Essa era detta anche Festa dei Lumi, a ricordo del miracolo della Lampada. Si narra infatti che quando iniziarono i riti della purificazione del Tempio fu ritrovata solo un'unica e piccola ampolla di olio non profanato e, sebbene questo fosse molto poco, arte miracolosamente per tutti gli otto giorni della festa. Il fatto fu visto come un segno della protezione divina (1).

L'aspetto più suggestivo della festa è l'accenzsione delle lampade della Hanukkà che viene compiuta nelle singole famiglie. Il candelabro ( hanukkiyà) usato in questa occasione, ha otto bracci a cui se ne aggiunge uno. All'inizio della festa, a sera, dopo la recita di alcune preghiere rituali, la madre di famiglia accende il primo e il secondo dei nove lumi. Il gesto si ripete per tutta la durata della festa accendendo ogni sera un lume in più. Il nono lume, di solito più alto degli altri, come se non facesse parte del candelabro, é aggiunto perché serva eventualmente ad accendere gli atri lumi della casa;  non potevano a questo scopo essere usati i lumi della festa. 

Il vangelo di Giovanni ci ricorda una festa della Dedicazione in occasione della quale Gesù si recò a Gerusalemme ( Gv 10, 22)

Fonte: Fonte della foto a questo link


HANUKKA' A TAVOLA

Durante Hanukkah, secondo la tradizione, vengono mangiati cibi cucinati nell’olio, proprio per ricordare il miracolo del Candelabro del Tempio.
Tra i cibi più caratteristici consumati durante Hanukkah  troviamo:

  • Latkes: una sorta di pancakes realizzati con patate, cipolla, farina di matzah e sale, ovviamente fritti nell’olio di oliva. Di solito vengono accompagnati da mousse di mela o panna acida.
  • Sufganiot: sofficissime frittelle cotte nell’olio e ricoperte di zucchero, che possono ricordare dei bomboloni, e sono spesso farcite con marmellata di fragole.
  • Blintzes: una sorta di crepes ripiene di formaggio freschissimo e fritte.

  • Fonte: fonte della foto a questo link

Una curiosità: durante Hanukkah si consumano derivati del latte per ricordare la storia di Giuditta, che riuscì a decapitare il capo degli Assiri invasori Oloferne, proprio offrendogli vino e formaggi sapidi e approfittando poi del suo assopimento ( 2)

I GIOCHI DI HANUKKA': "UN GRANDE MIRACOLO ACCADDE LA'"

Durante questi otto giorni di festeggiamenti spesso i bambini giocano con una speciale trottola di legno (dreidel), che ha quattro facce, ognuna recante una lettera dell’alfabeto ebraico, che formano le iniziali della frase “Un grande miracolo accadde là” (2)

Un corto reperibile su Raiplay può aiutare a fissare i concetti più importanti di questa festa grazie ad un racconto ambientato nel dopo guerra nel quartiere ebraico di Roma. Riporto nei riferimenti bibliografici il link rintracciabile anche sotto la foto sotto riportata (4).


Fonte: Link per guardare il cortometraggio di Raiplay - La festa delle luci



Riferimenti bibliografici e altre fonti utilizzate: 

1 - Guida Bibblica e Turistica della Terra Santa, Paolo Acquistapace, ITL spa, Milano, Edizione 2000. Pg. 69

2 - https://www.bellacarne.it/blog/hanukkah/

3 - Raiplay_ Hanukka - La festa delle luci

4 - https://www.raiplay.it/video/2019/12/hanukkah-la-festa-delle-luci-62f0fccf-2b61-4232-a3d2-dd2a5569143e.html

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venerdì 28 febbraio 2020

Jacques Fontaine - La Bibbia nella sua terra - Introduzione

Il testo è tratto dal libro:
Jacques Fontaine, La bibbia nella sua terra.
Metodo per leggere la Parola di Dio in Terra Santa.
2010. Edizioni messaggero Padova, Pag. 16-17
Si rimane a disposizione degli aventi diritti per l'immediata rimozione del testo. 

Introduzione

Uno tra i più grandi dottori della chiesa romana, sant'Agostino, riassumeva il messaggio biblico, che aveva meditato durante tutta la sua vita, con questa semplice frase:

Due amori hanno edificato due città: l'amore di sé fino al disprezzo di Dio, la città terrestre; l'amore di Dio fino al disprezzo di sé, la città di Dio ( La città di Dio, libro 14, cap. 28)

Ci furono degli uomini che per anni provarono invano a interessarsi alla Bibbia e per i quali questa semplice frase fu il punto di partenza di una scoperta folgorante.
L'avventura umana è un viaggio dalla città terrestre alla città di Dio. La Bibbia è la mappa che Dio ci dà per portare a buon fine questa avventura. Una mappa vivente, che si delinea, sempre più dettagliatamente, sotto ai nostri occhi mano a mano che la nostra lettura progredisce. Uomini di carne e sangue, come noi, che sono a noi stranamente contemporanei nonostante lo scarto di tempo, uno dopo l'altro di mettono in cammino per rispondere all'appello di Dio ( Ebrei 11.) Guidati da un Dio più geloso di loro di una libertà che egli stesso ha creato, questi uomini, a forza di esperienze, per tutta l'umanità, hanno tracciato le strade che portano alla città di Dio.
Queste strade, lo scopriremo in seguito, sono quelle stesse sulle quali tutti noi stiamo attualmente avanzando faticosamente tra le due città. La loro frontiera passa in mezzo al nostro cuore.
Dio non cambia. Neppure i suoi metodi. Egli guida ciascuno di noi come nel corso della storia ha guidato il suo popolo: le leggi della sua pedagogia, come appaiono nella meditazione della Bibbia, sono quelle che presiedono sempre al nostro dialogo con lui.
Quando si fa una lettura continuata della Bibbia nella sua forma attuale - il che non è un cattivo metodo per un primo contatto -  si vede realmente delinearsi una mappa che dalla Genesi al Nuovo Testamento, acquisisce progressivamente la sua definitiva configurazione. Quasi come si può vedere su uno schermo; grazie a determinati procedimenti tecnici, si forma una mappa per successive aggiunte di elementi che la costituiscono: monti e valli, colline e fiumi... curve di livello sempre più precise... fino alla precisione di una carta militare.

martedì 19 febbraio 2019

L'arte di ricominciare - Differenza fra Isacco ed Ismaele nella nostra vita

" Le cose grandi a cui Dio ci chiama hanno una loro naturalità, non scassinano la realtà, non sono tirate per la collottola, vanno avanti per logica interna, basta assecondarle, vengono fuori con i loro ritmi, la fatica che implicano è lineare, ben finalizzata.
Invece Ismaele è un compromesso, creerà tensioni, renderà schiavi del possesso, perché le due donne staranno contendersi il ruolo.
Ismaele produrrà angoscia riguardo al futuro: " Che ne sarà di questo bimbo? Dovrà essere cacciato?". Ismaele è figlio di un desiderio partito dall'uomo. Una cosa di cui si sono convinti ma era la volontà di Dio comprata da Leroy Merlin.
Quando al capitolo 21 nascerà Isacco, figlio della promessa, un dono, una verità, non un compromesso, egli non sarà parzialmente buono ma buono a tutto tondo. Figlio di Abramo e Sara, Isacco fa sorridere, questo è il significato del suo nome, dà pace, rende liberi, è un regalo, è fedeltà alla memoria, è frutto della relazione con Dio.
Quindi bisogna stare attenti a queste opere di auto narrazione in cui partendo dall'ansia prendiamo le cose di Dio, come Sara fa con Abramo, e le shakeriamo con le cose estranee, per raccontarci che abbiamo fatto la volontà di Dio, semplicemente perché gli ingredienti erano biologici...
Domanda da farsi inciso in cui mi trovo in mezzo alla confusione: niente niente mi sto bevendo il famoso cocktail "Ismael"?
E questo è il primo aspetto del secondo livello."


Fabio Rosini, L'arte di ricominciare, Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo ( Milano) 2018, pp. 191-192

martedì 2 settembre 2014

Ernesto Olivero - Per una chiesa scalza - Esempio di intuizioni



Testo tratto dal libro di Ernesto Olivero – Per una chiesa scalza, da capitolo intitolato Il Sermig è nato di notte, in cui l’autore spiega come dopo 15 anni di attività si è trovato a dover prendere una decisione di fronte a se stesso e a Dio sul continuare o meno questa avventura.
Spiega i pensieri e le considerazioni fatte.
La strategia scelta.
Si intuiscono i criteri guida delle sue scelte che restano fondate sulla fede in Dio e sull'amore per la sua Parola, la Scrittura.
Queste righe sono un esempio semplice di come la sapienza della Parola può trasformarsi in scelte concrete di vita ed illuminare il senso del cammino di una persona. Una pagina utile per chi di noi si trova, come tante volte la vita richiede, a dover scegliere cosa fare e come farlo.


“Mi pare di poter dire che il Sermig sia partito veramente quella notte, quel venerdì 13 aprile. Dopo 15 anni di attività di riunioni e di incontri fatti insieme, mi rendevo conto che quella sera dovevo decidere: Ernesto ci stai o non ci stai? Lo fondi o lo lasci? Si o no?
… Ebbi una visione, in prospettiva, di cosa mi sarebbe potuto capitare…
Nella mia mente feci un ragionamento: “ Ernesto – mi dissi – le cose vanno diversamente da come pensavi”. Eppure io lo pensavo già il Sermig, volevo abbattere la fame nel mondo. Ma quella sera, quella volta mi fu tutto più chiaro. “ Se accetti di continuare questa storia, anzi di iniziarla finalmente, devi cambiare carattere, devi spegnere il Vesuvio che c’è in te. Poi ci vorranno un sacco di soldi che non abbiamo. Da chi li vuoi? Dai politici, da imprenditori, ammesso che te li diano?”. Lasciai che l’istinto parlasse:” Da loro non voglio niente. Se vogliono portare delle offerte li ringrazierò, ma sono convinto che se sto costruendo un’opera di Dio, se da questa sera nasce veramente un’opera di Dio, la gente se ne accorgerà e mi aiuterà”.
Le opere di Dio, la gente, credente o non credente, le riconosce.
Poi, un altro pensiero venne incontro:” Tu vuoi diventare una persona o un personaggio? Lo sai che anche facendo del bene ci si può montare la testa”.
Da un po’ di anni tenevo la Bibbia sempre con me. C’era un personaggio della Scrittura, che mi inquietava. Alla faccia della sapienza di Salomone! Le storie si giudicano alla fine. Lui si era sentito dire da Dio in persona che avrebbe avuto il dono della saggezza e sarebbe stato il più grande di tutti, alla fine si montò la testa.
Decisi con coscienza e lucidità di mente di fondare il Sermig.
Con coscienza decisi di cambiare il mio carattere, da impulsivo a meditativo, silenzioso. Con consapevolezza decisi di trovare un metodo infallibile per non montarmi la testa. E credo che quella notte, mentre tornavo a casa con la mia Mini – la guidavo quasi ballando per la contentezza – decisi di darmi un decalogo in cinque punti.
Primo: pregare molte ore al giorno, perché quando preghi non dici stupidaggini.
Secondo: non prendere mai una decisione senza che un uomo, una donna di Dio ti dicano dei sì o dei no. È Dio che conta, non l’io.
Terzo: farsi dominare dai giovani che crescono nella fedeltà a Dio, dare loro responsabilità anche superiori alle mie.
Quarto: non essere abbinato a nessun partito politico. Chiedere alla politica profezia, miracoli, ma non favori di cui potrei vergognarmi.
Quinto: pubblicare sempre i bilanci, per essere inattaccabile.

Quella sera, anzi quella notte, anzi quel 13 aprile divenuto ormai 14 aprile, mattino presto decisi di dire sì al Signore, di affidarmi a Lui. Non mi sono mai pentito. Ho pianto tante volte, ho conosciuto la disperazione tante volte, il tradimento di alcuni che consideravo amici. Il dolore mi ha fatto solo piangere, ma non mi ha catturato. Non mi ha impedito di abbandonarmi veramente a Dio e l’io tante volte sono riuscito a metterlo a tacere. Quella notte fondare il Sermig, anzi lasciai fare a Dio e promisi da quella sera, da quel mattino, di non rovinare troppo quell’avventura di Dio.


Il testo è tratto dal libro Per una chiesa scalza – Ernesto Olivero. Priuli & Verluca Pag. 41-42. 
Si rimane a disposizione per l'immediata rimozione del testo qualora qualcuno degli aventi diritto ne facesse richiesta.

IL CAMMINO DELL'UOMO

IL CAMMINO DELL'UOMO
Marcia francescana 25 luglio - 4 agosto 2003