Festa della mamma. Condivido un pensiero. Spero non sia palloso, triste o da predica di basso livello. Spesso le persone che accudisco in ospedale e che sono gravi prima di morire iniziano a chiamare: "...mamma ....mamma...". Anche se sono anziane. Venerdì notte mi è capitato con una signora di 84 anni che conosciamo da anni e che per i turni casuali ho seguito negli ultimi giorni di vita. E' un segnale che spesso viene confermato dalla realtà. "Forse" scrivo cose che suscitano tristezza in chi legge, ma "forse" non è quello il punto, perché comunque la morte delle persone care è un fatto che appartiene alla nostra vita e "forse" guardarlo negli occhi ci potrebbe anche fare bene. Però, se volete leggerlo da un altro punto di vista, dal lato diciamo positivo, a volerlo trovare, e io ci tengo, questo fatto che spesso avviene alle persone in punto di morte di rivolgersi alla propria mamma è anche un segno che l'amore che abbiamo ricevuto ( e che quindi le mamme hanno donato o donano o che voi mamme che leggete date o avete dato), che l'amore che abbiamo ricevuto da piccoli e da adulti dalle nostre mamme o da chi ci ha fatto da mamma è qualcosa di scritto dentro di noi, di eterno, che ci accompagna per tutta la vita anche "solo" come ricordo o memoria. (Sul "solo" varrebbe la pena di soffermarsi per più che un momento perché a volte è questa memoria di bene ricevuto che ci salva da situazioni brutte che ci capita di vivere). Ricordo e memoria di una protezione, di un rifugio, di caldo, di buono, di vita, di cose come il sapore di una pasta al sugo che ci preparava e che ci piaceva. Io per esempio di mia nonna ( mamma per estensione) ricordo il sapore degli hamburger al formaggio che compravamo insieme al mercato sotto casa e che mi preparava nei giorni in cui non andavo a scuola e stavo con lei. Io penso che le mamme, quelle in cielo, siano sempre lì accanto a noi ad aiutarci, anche e soprattutto quanto "ci tocca" e in quel momento questa memoria torna più evidente alla nostra consapevolezza perché in quell'ora, se siamo lucidi, rimangono solo le cose vere, importanti, di quelle marginali facciamo a meno. Penso quindi che in quel momento le nostre mamme ci vengano a prendere come facevano quando le chiamavamo da piccoli e che ci portino in un posto bello, bellissimo. E' l'ultima cosa che impareremo e io credo con il loro aiuto e alla loro presenza. Quella signora di venerdì sera, la mattina di sabato aveva un volto sereno, bello, riposato che mi ha trasmesso pace, riposo e, anche se sembra paradossale, serenità. Ecco. Basta... Oh...poi a quelle vive che leggono🙃😁😁😁😁😁 compresa la mia 😘 che ho chiamato prima vorrei dire " Grandissime! Siete un tesoro eterno per chi vi è affidato. Godere ogni giorno dello stare insieme è la cosa più bella!!😍😍😘🥰"
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domenica 10 maggio 2020
domenica 11 novembre 2018
Giuseppe Liotta, pediatra deceduto mentre andava a visitare dei pazienti. Le riflessioni di Sofia Muscato
Tratto dalla pagina facebook di Sofia Muscato: https://www.facebook.com/sofia.muscato.9/posts/10217003684715433
Si rende noto che sono pronto a rimuovere quanto riportato se richiesto dagli aventi diritto.
C'è stato un giorno che mi trovai davanti a un bivio.
L'idea di iscrivermi in medicina, mi aveva sfiorata.
Il motivo per cui non l'ho fatto è stato uno soltanto: perché un medico, la morte, la vede prima.
La conosce subito e prende subito consapevolezza dell'impossibilità di essere un super eroe.
Un medico, molto spesso, deve masticare il boccone amaro quando agli altri non è ancora nemmeno arrivato il piatto.
Guarda i segni della fine e cerca di renderne sopportabili i contorni con ostinazione e, soprattutto, con coraggio.
L'idea di iscrivermi in medicina, mi aveva sfiorata.
Il motivo per cui non l'ho fatto è stato uno soltanto: perché un medico, la morte, la vede prima.
La conosce subito e prende subito consapevolezza dell'impossibilità di essere un super eroe.
Un medico, molto spesso, deve masticare il boccone amaro quando agli altri non è ancora nemmeno arrivato il piatto.
Guarda i segni della fine e cerca di renderne sopportabili i contorni con ostinazione e, soprattutto, con coraggio.
E io, questo coraggio non l'avevo.
Io non sono un medico ma so cosa fanno i medici perché ce li ho in casa.
So che spesso sono custodi di notizie difficili che devono imparare a dare con delicatezza e garbo.
Per questo, imparano a soffrire in silenzio; a piangere di nascosto; a chiudersi dentro un involucro un po' più freddo di quello degli altri che, stranamente, serve a proteggerli, riscaldandoli.
So che spesso sono custodi di notizie difficili che devono imparare a dare con delicatezza e garbo.
Per questo, imparano a soffrire in silenzio; a piangere di nascosto; a chiudersi dentro un involucro un po' più freddo di quello degli altri che, stranamente, serve a proteggerli, riscaldandoli.
Un medico, nell'arco della sua vita, impara a conoscere, meglio di chiunque altro, il dolore del corpo.
È colui che vede i tratti più marcati della sofferenza, quei tratti che cerca di sfumare con flebo che non sono solo piene di medicinale ma anche di speranza e fiducia.
È colui che vede i tratti più marcati della sofferenza, quei tratti che cerca di sfumare con flebo che non sono solo piene di medicinale ma anche di speranza e fiducia.
Tra i corridoi di un ospedale, i medici si incrociano, si scambiano sorrisi, si raccontano storie, si danno pacche sulle spalle, si consolano per le vite che hanno dovuto lasciar andare, pregano per quelle che vorrebbero salvare.
Un caffè e stirano le pieghe di una giornataccia che è andata; uno sguardo amico e trovano la forza di restare in trincea anche quando cuore, testa ed emozioni, dicono di scappare.
Un caffè e stirano le pieghe di una giornataccia che è andata; uno sguardo amico e trovano la forza di restare in trincea anche quando cuore, testa ed emozioni, dicono di scappare.
Un vero medico non è mai un mercenario. Un vero medico ha a cura il paziente nella sua totalità e, se adopera in coscienza, non rimane "altro" dalla persona che segue ma, in qualche modo, se lo porta a casa, dentro la sua vita, dentro ore passate a cercare una diagnosi, tra pensieri, soluzioni, alternative e lacrime.
Ci vuole stoffa, grande spirito di sacrificio, notti insonni e capacità di assumersi dei rischi.
Ci vuole un cielo al quale appendere sconfitte e traguardi.
Ci vogliono occhi capaci di vedere bene anche quando sono quasi chiusi dal sonno e riflessi sempre pronti anche tra le mura di Guardie Mediche di montagna.
Ma, soprattutto, per fare il medico, ci vuole ardore, passione e un fuoco d'amore, dentro.
Ci vuole un cielo al quale appendere sconfitte e traguardi.
Ci vogliono occhi capaci di vedere bene anche quando sono quasi chiusi dal sonno e riflessi sempre pronti anche tra le mura di Guardie Mediche di montagna.
Ma, soprattutto, per fare il medico, ci vuole ardore, passione e un fuoco d'amore, dentro.
Credo che il senso del dovere, unito a questo grande fuoco, abbia portato Giuseppe Liotta a sfidare l'acqua che, in questi giorni, ha trascinato, con sé, detriti, vite umane e sogni.
Credo che questo giovane pediatra, ancora disperso, fosse un medico vero: di quelli che la mattina, si svegliano non solo per portare, onestamente, il pane a casa, ma soprattutto per alleviare, lenire e mitigare il dolore altrui.
Credo che questo giovane pediatra, ancora disperso, fosse un medico vero: di quelli che la mattina, si svegliano non solo per portare, onestamente, il pane a casa, ma soprattutto per alleviare, lenire e mitigare il dolore altrui.
I medici come lui sono gli eroi della normalità: quelli che brillano per i giorni cuciti sulla giacca, le solitudini incollate al cappotto e lo stetoscopio pieno di respiri e io credo che questa Italia martoriata da sciacalli, ad oggi, trovi la sua luce più grande, solo nelle azioni mute dei semplici.
Semplici come Giuseppe.
Semplici come il suo bel sorriso, pieno di famiglia, sole, dedizione, casa e vita.
Semplici come tutto l'amore di cui è stato capace in nome del Bene.
Semplici come Giuseppe.
Semplici come il suo bel sorriso, pieno di famiglia, sole, dedizione, casa e vita.
Semplici come tutto l'amore di cui è stato capace in nome del Bene.
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IL CAMMINO DELL'UOMO
Marcia francescana 25 luglio - 4 agosto 2003