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martedì 2 gennaio 2024

"Nel mezzo del cammin" il prof. Nembrini spiega la Divina Commedia di Dante Alighieri

"Nel mezzo del cammin" è il viaggio nella Divina Commedia di Dante che il prof. Franco Nembrini ha proposto nel 2016 per l'emittente televisiva TV2000. 

Metto i link delle puntate di seguito, anche se YouTube si trova tranquillamente la playlist. E riporto sotto ogni link la breve descrizione della puntata, presente sul canale YouTube, che sintetizza i temi trattati per orientare nella scelta della puntata da seguire. 

Puntata 1: clicca qui. - Dante e il Medioevo.

La prima puntata di “Nel mezzo del cammin”, appuntamento settimanale con Franco Nembrini, esperto divulgatore di Dante Alighieri, per rileggere la Divina Commedia, approfondirne i contenuti, riflettere sul desiderio di verità, libertà e giustizia che i suoi versi suggeriscono. Programma in 34 puntate che porta a compimento la sperimentazione fatta lo scorso anno con il ciclo breve “El Dante”, e che (a 750 anni dalla nascita del Sommo Poeta) propone un approfondimento culturale sulla misericordia, tema cardine del Giubileo Straordinario. Insieme a Nembrini, in studio, una platea di giovani che, attraverso le domande, cercano di capire meglio la vita e le opere del Poeta subìto svogliatamente da milioni di alunni sui banchi di scuola. Le risposte, oltre che dal professore, arrivano anche attraverso i dipinti appositamente realizzati da Gabriele Dell’Otto, fumettista e illustratore della Marvel. Al centro dello studio, ideato e allestito come cantiere, come spazio di costruzione dell’umano, prende forma, di canto in canto, di settimana in settimana, una statua dedicata al Sommo Poeta e al suo Amore, Beatrice, i cui occhi sono guida e destino della poesia e della scoperta di Dio. 

Puntata 2: clicca qui. - Vita Nova: l'amore per Beatrice. 

Seconda puntata della sfida che si è scelto Franco Nembrini: portare Dante in tv, senza essere Benigni, senza essere un accademico, ma semplicemente un professore di lettere, in grado però di incollare allo schermo. Perchè Dante parla di noi, perché parla dell’uomo all’uomo, del suo desiderio di verità, bene, bellezza. Che solo in Dio trovano compimento. Questa è la lotta, questo il cammino. Davvero giubilare, come fu per dante nel primo Giubileo della storia, così anche oggi: la Divina Commedia è il poema della misericordia, il vero annuncio del cristianesimo. In questa seconda tappa Nembrini accosta i versi della Vita Nova: l’amore cortese, certo, l’origine della lingua, ma soprattutto l’anticipo della Commedia, perchè senza la ferita della morte di Beatrice il Poema non sarebbe nato. Programma in 34 puntate che porta a compimento la sperimentazione fatta lo scorso anno con il ciclo breve “El Dante”, e che (a 750 anni dalla nascita del Sommo Poeta) propone un approfondimento culturale sulla misericordia, tema cardine del Giubileo Straordinario che si è aperto l’8 dicembre. Insieme a Nembrini, in studio, una platea di giovani che, attraverso le domande, cercano di capire meglio la vita e le opere del Poeta subìto svogliatamente da milioni di alunni sui banchi di scuola. Le risposte, oltre che dal professore, arrivano anche attraverso i dipinti appositamente realizzati da Gabriele Dell’Otto, fumettista e illustratore della Marvel. Al centro dello studio, ideato e allestito come cantiere, come spazio di costruzione dell’umano, prende forma, di canto in canto, di settimana in settimana, una statua dedicata al Sommo Poeta e al suo Amore, Beatrice, i cui occhi sono guida e destino della poesia e della scoperta di Dio. (Vista 2/2/2024)

Puntata 3: clicca qui. - Vita Nova: la memoria e il desiderio.
Terza tappa di Nel mezzo del Cammin, all’inseguimento di Dante e Virgilio nel loro percorso verso il bene, la salvezza e la felicità. In questa puntata ci si addentrerà nel testo della Vita Nova, nel racconto di quella straordinaria avventura che è l’amore di Dante per Beatrice. La Vita Nova infatti, l’incontro con Beatrice e la sua morte inaspettata e fatale, è per Franco Nembrini l’origine della Divina Commedia. Saranno tre le parole che segneranno lo svolgimento della puntata, tre termini che reggono l’impianto della Divina Commedia e segnano profondamente la nostra idea di Uomo. La prima, la memoria: non a caso l’incipit della Vita Nova recita proprio le parole “in quella parte del libro della mia memoria”. La memoria è quella facoltà che aiuta il presente ripescando nel magazzino dei nostri ricordi: una musica, una poesia, un canto, che aggiunge ad ogni momento che passa un mattone alla nostra personalità. La seconda parola è desiderio: l’uomo è infatti desiderio, da de-sidera, cioè rapporto con le stelle, perciò la famosa chiusa delle tre cantiche con la parola “stelle”. Desiderio di felicità, rapporto con l’infinito e l’eterno, e perciò ricerca della Verità, dell’infinito e della bellezza. La terza è infine amicizia: nei racconti di Dante veniva espresso un forte sentimento di amicizia, vero, profondo, che oggi non riusciamo a ricordare o a mettere in pratica. Al contrario in Dante l’amicizia non è una consonanza di interessi, ma un’idea fondata sul riconoscimento di una cosa grande vissuta insieme, per cui “vivendo sempre in un talento, di stare insieme crescesse ‘l disio”.

Puntata 4: clicca qui. - Vita Nova: la morte di Beatrice.

La Vita Nova è un'insieme di pensieri che poi trovano la loro completa realizzazione nella Divina Commedia. Non perde di vista ciò che gli accade e cosa pensa possa voler dire quello che gli accade. Beatrice non solo potenzia ciò che c'è di nobile nell'uomo, ma anche, se non c'è, lo fa comparire.

Inferno:

Puntata 5: clicca qui. - Inferno I: la selva oscura.

Puntata 6: clicca qui. - Inferno II: l'incontro con Virgilio.

Puntata 7: clicca qui. - Inferno III: la porta dell'Inferno.

Puntata 8: clicca qui. - Inferno III: gli Ignavi e Caronte. 

Puntata 9: clicca qui. - Il limbo

Puntata 10: clicca qui. - Inferno V: Paolo e Francesca.

Puntata 11: clicca qui. - Inferno X: gli eretici.

"Il perder tempo a chi più sa, più spiace". Che cosa ha in odio il cielo del nostro mal operare? Il fatto che la nostra adesione al male, fa del male, arrocca danno, ferisce, turba, addirittura fino a condurre a morte altri. Questo il cielo non lo riesce a sopportare. O con la forza, i violenti, o con la frode, i fraudolenti, agiscono questo male. A Dio, a sé, al prossimo si fa del male. Per imbrogliare un altro, in tutte le forme in cui si può imbrogliare l'altro, l'uomo ci deve mettere la ragione, lo fa consapevolmente. Frode è dell'uomo proprio male. E' una caratteristica dell'uomo. L'animale non lo può fare. L'uomo usa la ragione per fare il male, mentre dovrebbe essere usata per aiutare sé e gli altri uomini, i fratelli. Se l'Inferno poi è la vita, questa distinzione vale per il modo in cui noi trattiamo noi stessi, le cose e gli altri. C'è un modo di fare il male che implica proprio la volontà. E' quello che il Catechismo dice lì dove afferma che per fare un peccato mortale ci vuole la materia grave, ma anche piena vertenza e deliberato consenso. Cioè bisogna mettere in moto tutti se stessi per fare il male. Ci vuole l'uso della ragione, della libertà, delle facoltà che invece ci sarebbero date per agire il bene (13:00). Virgilio ricorda a Dante che Aristotele nell'Etica Nicomachea divide il male in tre categorie: incontinenza, malizia e violenza. "E come incontinenza, men Dio offende e men biasimo accatta".  Non temete la debolezza, siamo nati deboli, evitiamo piuttosto quello che può fare male ad altri (20:00)

Puntata 12: clicca qui. -  Inferno XXVI: Ulisse. 

Puntata 13: clicca qui. - Inferno XXXIII

Puntata 14: clicca qui. - L'uscita di Dante e Virgilio dall'Inferno.


Purgatorio:

Puntata 15: clicca qui. - Purgatorio I.

“E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Nel Mezzo del Cammin prosegue con l’uscita di Dante dall’Inferno e l’entrata nel Purgatorio. È l’ inizio di un percorso di purificazione. Tema centrale di questa cantica, come afferma Franco Nembrini, è la misericordia, il perdono. L’Inferno e il Paradiso hanno una loro definitività, mentre il Purgatorio è più vicino a noi perché ci rappresenta maggiormente. In esso, infatti, si può cambiare, ci si può convertire, un uomo può iniziare a conoscersi veramente e a compiere un lavoro su se stesso. Tutti siamo chiamati a intraprendere questo tipo di percorso poiché tutti noi abbiamo questa esigenza di essere perdonati. Esiste infatti il problema del male, dell’esperienza del male che ciascuno di noi vive. C’è sempre quel peccato originale, che sta all’origine di tutto, che sembra segnare in modo negativo ogni cosa, anche ciò che ci parrebbe buono, vero e giusto. Tutti vorremo spesso tornare indietro, ricominciare, che ci venisse donata una seconda possibilità o che si potesse proprio addirittura voltare pagina. Dante si pone e ci sottopone una serie di domande: si può nascere di nuovo? Quando ci svegliamo la mattina o facciamo la sera un piccolo esame di coscienza possiamo ricominciare? Possono rinascere un amore o un’amicizia dopo tanti anni? Si può perdonare per davvero? Che cosa ci salverà definitivamente? Come pellegrini inizieremo questo cammino col Poeta la prossima settimana proseguendo nel nostro viaggio.

Puntata 16: clicca qui. - Purgatorio.

Il Purgatorio è liberarsi dalle scorie che la vita ci ha messo addosso, non è il non sbagliare più, ma imparare ad amare. Dante dà qualche avvertenza nel primo canto: chiarisce l’accettazione del viaggio, come volontà di togliersi di dosso il nero dell’inferno. Il male che deturpa la fisionomia deve essere lavato via, con un gesto che è evocazione del battesimo: il giunco, simbolo dell’umiltà, e la rugiada, che annuncia il mattino, che purifica come acqua viva. Dante utilizza una lingua diversa all’Inferno, al Purgatorio e al Paradiso, perché più ti avvicini alla verità più diventi capace di comunicare, e la lingua diventa sempre più significativa . Il grande tema della cantica che Dante introduce è quello del perdono, se sia possibile essere perdonati. Misericordia, perdono e amore sono sinonimi. Essere perdonati è il grande problema della vita perché coincide con l’essere amati. Si è stati messi al mondo per amore, gratuitamente. Diventando grandi ci si chiede perché un amico, una donna, ti consegnino la vita. La scoperta di cosa sia l’amore vero è alla fine del percorso. Dante mette a guardia del Purgatorio un pagano e suicida. Il tema posto è la libertà, la capacità che l’uomo ha di cercare la libertà e di seguirla, perché libertà non è fare quello che ci pare, ma aderire alla nostra vera identità.

Puntata 17: clicca qui. - A metà del cammino. 

Puntata 18: clicca qui. - Purgatorio XVI.

Puntata 19: clicca qui. - Parentesi sulla struttura simbolica della Commedia. 

Puntata 20: clicca qui. - Purgatorio XVI. 

Puntata 21: clicca qui. - La porta per accedere al Paradiso.

Puntata 22: clicca qui. - Purgatorio XXVII.

Puntata 23: clicca qui. Canto XXX: incontro fra Dante e Beatrice. 

Puntata 24: clicca qui. Ultima tappa del Purgatorio.


Paradiso:

Puntata 25: clicca qui. Prima puntata del Paradiso.

Puntata 26: clicca qui. Paradiso I. 

Puntata 27: clicca qui. Paradiso III.

Puntata 28: clicca qui. Paradiso XI.

Puntata 29: clicca qui. Paradiso XI e XIV.

Fin dove arriva la Misericordia? Con Nel Mezzo del Cammin insieme a Franco Nembrini arriviamo a scoprirlo attraverso il canto 11° e il 14° del Paradiso, nei quali con Dante e Beatrice terminiamo l’incontro con San Francesco e ci ritroviamo a conoscere il sapiente Salomone. Il Santo di Assisi è segno vivente dell’amore di Dio fattosi carne, fino alle stimmate. Questo segno di dolore non è la ricerca di una salvifica sofferenza, ma è manifestazione di unità con la Misericordia di Dio che ci rende capaci di oltrepassare i confini della distanza dalle cose, dell’inimicizia incolmabile con le persone, anche quando il nemico diventa il proprio coniuge, il fratello, l’amico o i propri figli. Avvicinandoci a Dio, come ha sperimentato Dante nel suo viaggio, Nembrini ci mostra che la gioia di stare vicini all’origine dell’amore ci rende possibile tutto, fino a rendere perdonabile quel che umanamente non lo è, ad amare chi non è amabile. Francesco con la sua povertà riconosce la propria fragilità e che tutto è dono: qui è la chiave della vera povertà, spesso confusa con la miseria. “Il mendicante è il protagonista della Storia – dice Don Giussani- Cristo mendicante del cuore dell’uomo e il cuore dell’uomo mendicante di Cristo.” Solo così anche con un semplice nostro sguardo sapremo comunicare all’altro la Misericordia. 
Nembrini legge: "Lettera ad un ministro" (clicca qui per leggere il testo), una lettera che san Francesco scrive ad un frate che gli aveva chiesto il permesso di andare a fare l'eremita. Le cose che sono di ostacolo anche nell'amare il Signore, così come le persone, sono da ritenere come una grazia. (Vista il 2/2/2024).

Potrebbe sembraci così che l’amore di Dio riguardi solo i fatti spirituali, ma in realtà raggiunge l’interezza dell’uomo. A dircelo nel 14° canto è Salomone che ricorda a Dante il mistero dell’incarnazione. Infatti nell’avvicinarsi a Dio, i personaggi non diventano qualcosa di indistinto, ma il corpo diviene sempre più luminoso e pure gli occhi si abituano a goderne dello splendore, senza soffrirne. L’amore di Dio ci salva totalmente, non solo una parte di noi: possiamo sperare che lassù potremmo riconoscerci con chi ha condiviso con noi la nostra vita, i nostri amici e i nostri affetti. Passata la festività dei Morti, questo ci ridona la speranza con una concretezza che solo Dante ha saputo trasmettere.

Puntata 30: clicca qui. Paradiso XV e XVI.

Puntata 31: clicca qui. Paradiso XIX e XX...

Puntata 32: clicca qui. Paradiso XXIV e...

Puntata 33: clicca qui. Paradiso XXXIII.

Puntata 34: clicca qui. Il Paradiso.

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venerdì 17 novembre 2023

F. NEMBRINI, Dante Alighieri, Inferno, Mondadori, Milano 2018, 205.- Frase

"I rovesci della vita sono il nostro vero bene. E' il paradosso che Dante stesso ha vissuto sulla propria pelle quando è morta Beatrice, quando è stato esiliato: è allora che ha cominciato a capire il valore vero delle cose".

F. NEMBRINI, Dante Alighieri, Inferno, Mondadori, Milano 2018, 205.


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venerdì 28 ottobre 2022

2020, 15 ottobre - Film DANTE - di Pupi Avati

DANTE, film di Pupi Avanti - Questa è la scena in cui Dante torna da Roma verso Firenze con l'angoscia di sapere che non potrà rientrare in città. 

Dante fra guelfi e ghibellini ha scelto di essere guelfo. Cioè fra Papa e Imperatore ha scelto di stare con il Papa. E fra guelfi bianchi e guelfi neri ha scelto di essere bianco, ovvero di stare con il Papa, ma fino ad un certo punto: mantenere l'indipendenza di Firenze.
Arriva per due mesi a governare la città come uno dei sei priori, solo che per il bene della città, fa esiliare i più violenti fra guelfi bianchi e neri, fra cui anche Corso Donati, il cugino della moglie Gemma, e il suo più caro amico Guido Cavalcanti. E' un errore fatale. Il suo passo falso.
Scaduto il mandato come priore viene inviato come ambasciatore a Roma dal Papa per cercare un accordo con lui. Ma il Papa si è già messo d'accordo con i guelfi neri e sta lasciando che in città entri il fratello del Re di Francia, Carlo di Volois, come pacere, in realtà per far riprendere la città ai guelfi neri i quali si vendicano dei propri avversari più in vista fra cui... Dante appunto. Dante sta tornando da Roma e riceve la notizia che è accusato di corruzione ed è stato condannato a morte: se rimette piede in città lo attende il rogo.
All'inizio del testo puoi vedere la scena in cui Dante torna da Roma verso Firenze con l'angoscia di sapere che non potrà rientrare in città. ù

Il film non è piaciuto per niente a tante persone. Scene di sesso gratuito, alcune scene inutilmente volgari. Si sarebbe potuto fare molto di più. Io ho apprezzato la fotografia. Ho apprezzato Castellitto che per me è stato bravo anche se ha ripetuto un pò il personaggio recitato in Padre Pio, del vecchio stanco. La sceneggiatura ha insistito su aspetti parziali della vita di Dante. Pupi Avanti forse non ha considerato tutto quello che il poeta ha vissuto, la fede, il cambio di vita, la stesura della Commedia. Dante ha vissuto come un uomo di fede, ma questo non è apparso nel film. E' come quando mi hanno spiegato la Commedia al liceo. Cioè non me l'hanno spiegata, mi hanno spiegato cose vere ma parziali. Lèggendo Franco Nembrini, illustrato da Gabriele Dell'Otto, durante il Covid, ho iniziato a capirci qualcosa, mi si è aperto un altro mondo e finalmente ho capito perché Dante mi aveva sempre attratto e me ne sono innamorato.

Però un merito del film secondo me è stato rendere in scene cinematografiche alcuni momenti noti della vita di Dante, che aiutano a fissare nella memoria e a ri-vivere come spettatori alcuni passaggi biografici importanti. Bella la scena dell'incontro di Dante con Beatrice avvenuto quando il poeta aveva nove anni e poi anche quella successiva nove anni dopo. Intensa la scenda della morte della mamma di Dante quando lui era un bambino e poi il ritratto del secondo matrimonio del padre con una madre arcigna. Ben resa la scena drammatica della rottura tra Dante priore e l'amico Guido Cavalcanti.
Uno spaccato fotografico della società medioevale che a tratta mi ha aiutato a situarmi in quell'epoca, nei suoi rumori, fra le sue vie, vivere in parte quel tempo e quelle atmosfere. 
Mentre scene che non hanno aiutato a mio avviso sono diverse. Prima fra tutte la scena del sogno di Dante in cui sogna Beatrice nuda che mangia il cuore del poeta. Secondo me resa malissimo e totalmente fuorviante. Così come il racconto fotografico del matrimonio di Beatrice con un uomo più grande che lei non ama scendendo in dettagli fotografici non utili al racconto.

Dante riesce, dopo nove anni di attesa, ad incrociare lo sguardo di Beatrice: sta camminando e se la vede venire incontro, scortata da due anziane dame di compagnia. Lui si confonde, si appiattisce contro il muro; ma lei lo guarda e gli fa il cenno di saluto. Uno sguardo, un cenno di saluto: a noi sembra poco, ma per Dante è tutto. (Scena del film DANTE di Pupi Avati. Testo da Cfr Franco Nembrini con illustrazioni di Gabriele Dell'Otto - Dante Alighieri, Inferno, 2018, Mondadori, Milano)

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giovedì 10 dicembre 2020

Alessandro Barbero - Alighieri Durante, detto Dante

Si resta a disposizione per l'immediata rimozione delle foto dal blog qualora richiesto dagli aventi diritto. 

Un godibilissimo documentario di Raiplay su Durante Alighieri, detto Dante, appunto. Merita investire il tempo per ammirarlo e gustarlo.

L'idea originale di Alessandro Barbero e degli autori di questo documentario è raccontare Dante attraverso le fonti, dando un volto e un viso alle persone che nei secoli hanno parlato di questo grande poeta. Persone a lui contemporanee e persone vissute dopo di lui, come Giovanni Boccaccio (del quale, molti sicuramente già lo sanno, ho scoperto che era un prete), scrittore e biografo di Dante; Leonardo Bruni, artista e cancelliere della Repubblica Fiorentina; Giovanni Villani, storico e cronista e suo nipote Filippo Villani, cronista e biografo di Dante. Molto simpatici i siparietti fra i due. Dino Compagni, cronista e politico fiorentino. Jacopo di Pandolfino, notaio di fiducia della famiglia Alighieri. E poi le persone comuni che oggi leggono Dante, dandogli voce. Quelle persone siamo noi, ognuno di noi, in cui, se vogliamo, può ancora ri-vivere la voce di un grande della letteratura italiana e mondiale, e insieme a lui le verità che è riuscito a cogliere con la sua arte e la sua sensibilità durante una vita avventurosa e difficile, intensa e affascinante, in un viaggio che ha voluto raccontarci e far arrivare fino a noi attraverso i suoi versi.

Bellissime le riprese. Assimilabili a lezioni di fotografia. I tecnici hanno fatto un lavoro eccellente. Complimenti. Mi riferisco sia le ambientazioni teatrali, che a me richiamano molto i quadri del Caravaggio, alle riprese interne, sia alle magnifiche immagini colte con i droni che permettono, per esempio,  di spaziare sulla piana di Campaldino, su Firenze e le sue meraviglie, di salire in volo accanto alla Torre dei priori, oppure planare nel cielo gustando l'orizzonte di Roma e la sottostante basilica di San Giovanni, sede papale al tempo di Dante e dove lui viene inviato ad incontrare Bonifacio VIII.

Alessandro Barbero preparato e coinvolgente. Conserva l'habitus di uomo colto e l'umanità del bambino che si stupisce e questo lo rende apprezzabile come guida e come mentore nella conoscenza. 

Bellissime i disegni che riepilogano i momenti importanti della biografia dantesca: il primo incontro con Beatrice a nove anni, il secondo, avvenuto altri nove anni dopo, quello in cui Dante viene per la prima volta salutato da lei. E ancora, il disegno che rappresenta il momento della tristezza di Dante dopo la morte di lei. E poi il riscatto: Dante che sceglie di investire le sue energie per risorgere dal lutto e dall'afflizione dell'esilio immergendosi nello studio della filosofia e delle altre materie. 

Insomma tante cose belle in questo documentario che ci aiuta a capire il clima politico della Firenze del tempo, il governo del Popolo, le corporazioni, la guerra tra Guelfi e Ghibellini, e all'interno dei Guelfi le due opposte fazioni dei Bianchi e dei Neri. La politica del Papa. L'intervento di Carlo di Volois.

Tutto questo invoglia a riprendere il cammino per uscire "a riveder le stelle". 

Fonte dove reperirlo Alighieri Durante, detto Dante





















domenica 22 settembre 2019

Dante Alighieri - Inferno - Canto II - (Su vera e falsa umiltà).

Si resta a disposizione per la rimozione immediata del testo qualora chiesto dagli aventi diritto. Testo tratto dal libro: F. NEMBRINI,  Dante Alighieri, Inferno, Mondadori, Milano 2018, 112-113.
I neretti  e  le sottolineature sono state aggiunte al testo per paragrafare gli argomenti e facilitare la lettura.

Vera e falsa umiltà

"Ma io perché venirvi? o chi'l concede?
Io non Enea, io non Paulo sono;
me degno a ciò né io né altri 'l crede."

La falsa umiltà - 
Eccola la falsa umiltà: chi sono io per un'impresa tanto grande? Non ne sono degno. Quante volte noi, pure presuntuosi come Dante, quando davvero la scelta si fa difficile, quando davvero dobbiamo rischiare, ci nascondiamo dietro un "no, non sono capace, non è per me"...

Di fronte alle responsabilità: di-vertere o cum-vertere - 
Certo, anche davanti all'attrattiva che la vita offre si può avere paure; perché il nuovo, l'ignoto, l'"altro viaggio" incutono timore. E' più facile pensare ad altro, è più facile divertirsi. Perché divertirsi - dal latino di-vertere - vuol dire cambiare direzione, spostare lo sguardo, guardare da un'altra parte. Che è il contrario di convertirsi, cum-vertere: concentrare fissare lo sguardo su ciò che conta. E' più facile divertirsi che convertirsi. E la scusa che prendiamo è: " Io non ce la farò mai", e accusiamo le circostanze di rendere impossibile la responsabilità. Invece è vero il contrario: le circostanze chiamano alla responsabilità, sollecitano alla responsabilità.

Contrabbandare la vigliaccheria per umiltà - 
Spesso contrabbandiamo questa vigliaccheria per umiltà, ma son due cose diversissime. La viltà è per così dire la versione debole dell'orgoglio luciferino, quella che fa dire: "Con me non ce la può fare neanche Dio. Sono debole, sono un poveretto; ma la mia debolezza è più forte della forza di Dio, e quindi in un certo senso è più grande perfino di Lui". Questa non è umiltà.

La vera umiltà: una grande stima per già che Dio fa attraverso di noi - 
L'inno più bello che conosco sull'umiltà invece dice più o meno così: " In me sono state fatte cose che nessuno al mondo saprebbe fare, così incredibili che la storia dovrà sempre parlare di me, non mi potrà mai dimenticare". Probabilmente non sembra molto umile questo ragionamento! Eppure sto parafrasando il Magnificat, l'inno che la Madonna pronuncia davanti ad Elisabetta: "L'anima mia magnifica il Signore [...] D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata [...] Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente" (Luca 1, 47-49).

Questa è la virtù dell'umiltà. Non è denigrarsi, sminuirsi: all'opposto, è una grande stima per ciò che Dio fa attraverso di noi. Un pò come diceva un parroco di vecchio stampo, che spesso citava il brano della Bibbia in cui Sansone disarmato davanti ai Filistei si guarda in giro, trova una mascella d'asino e armato di quest'osso sbaraglia l'esercito nemico ( cfr Gdc 15, 14-16), e concludeva: "Se Dio ha fatto miracoli con una mascella d'asino, che cosa farà con un asino intero come me". Questa è l'umiltà vero: chiedersi che cose grandi può fare Dio attraverso questo niente che io sono. Invece quella di Dante è vigliaccheria travestita da umiltà.

Virgilio non si fa ingannare da Dante e gli dice che è un vigliacco - 
Ma Virgilio non si lascia ingannare e lo smaschera immediatamente: " S'i ho be la parola tua intesa",/[...]"L'anima tua è da voltare offesa...." ( vv 43-45). Senza giri di parole: sei un vigliacco. E per Dante, uomo tutt'altro che umile, confessare pubblicamente la propria viltà non dev'essere stato facile. Ma era un uomo leale, e sebbene gli bruciasse non ha esitato a mettere sulla carte anche la propria debolezza.

Allora per liberare il cuore di Dante dalla vigliaccheria, Virgilio gli racconta come sia arrivato fin lì: è stato mandato da Beatrice, la quale a sua volta è stata messa in moto da santa Lucia, che a sua volta è stata avvertita nientemeno che dalla Madonna stessa. 

IL CAMMINO DELL'UOMO

IL CAMMINO DELL'UOMO
Marcia francescana 25 luglio - 4 agosto 2003