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sabato 24 maggio 2025

Giovanni 14, 23-29 - Commento sesta domenica di Pasqua - Don Fabio Rosini

Trascrizione del commento di don Fabio Rosini alla 6 domenica di Pasqua mandata in onda su Radiovaticana (Per ascoltare audio: clicca qui)

Il commento non è stato rivisto dall’autore e risulta dalla trascrizione del testo parlato. Si resta a disposizione degli aventi diritto per l’immediata rimozione del testo.

Gv 14,23-29

Il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:

«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.

Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».


Sesta domenica di Paqua. Nel vangelo capitolo 14° di Giovanni, noi ascoltiamo delle indicazioni di Gesù ai suoi discepoli nell’ultima cena che già lanciano verso la ricezione dello Spirito Santo. Già ci preparano alla Pentecoste.

Se uno mi ama osserverà la mia parola. Che vuol dire?-

Gesù dice una frase molto importante: “Se uno mi ama osserverà la mia parola”. Secondo Gesù l’obbedienza non produce l’amore, ma l’amore produce l’obbedienza. Se uno mi ama osserverà la mia parola. Nella vita spirituale l’obbedienza è molto importante. Ma l’obbedienza piena e completa viene dall’amore. Non viceversa. C’è obbedienza pedissequa e c’è obbedianza alta, matura, adulta che ha origine nella gratitudine e nell’affetto. Il testo descrive questo processo nobile e i suoi frutti. Se qualcuno ama Gesù osserva la sua parola, tiene caro quello che Gesù gli ha detto. E così arriva ancora di più. E il Padre mio lo amerà dice il testo e verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Cioè Dio farà casa in quella persona. Una presenza nella vita quotidiana e nelle azioni. E ciò è l’esperienza della guida dello Spirito Santo ossia il Paraclito, che significa, colui che è chiamato vicino, vuol dire in greco, questo lo fa consolatore, colui che sta vicino e consola l’uomo e parla al suo orecchio insegnandogli come vivere. Appunto. A detta di Gesù il paraclito fa due cose. Primo. Insegnerà ogni cosa, ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Insegnare e ricordare. Questi sono gli atti dello Spirito Santo rispetto all’uomo.

Imparare non è una cosa facile - 

Dobbiamo ricordare che insegnare non è così semplice. Il problema è che spesso si pensa di non avere niente da imparare. Ad esempio pensiamo di sapere già cosa è l’amore. Eppure l’amore non si insegna mai abbastanza. E’ un’arte sempre nuova. Per amare bisogna ricominciare ogni giorno. E abbiamo bisogno che lo Spirito ci insegni come. Il verbo insegnare significa “scrivere dentro”. Lo Spirito Santo può scrivere qualcosa di nuovo in noi. Ma noi portiamo una pagina interiore già listata di convinzioni e priorità difficili da confutare. Ci sono lezioni nella vita che non impariamo mai. E ci sono errori che ripetiamo tante volte. Perché per imparare, per apprendere, per crescere abbiamo bisogno di un’attitudine.

Abbiamo bisogno di umiltà per correggerci ed apprendere - 

Se lo Spirito Santo è un insegnante e deve insegnarci ogni cosa, noi abbiamo bisogno di un’umiltà che è proprio la strada maestra della vita cristiana.

Chi è senza umiltà non apprende e non si corregge perché? Perché non accetta di mettere in discussione quello che pensa. Appunto quella pagina interiore con convizioni e priorità e non riesce a confutarle. Chi è senza umiltà non apprende e non si corregge e questa non è una bella vita perché non sapersi correggere dai propri errori vuol dire restare sempre allo stesso posto, assolutizzare quello che uno pensa, la porta del disastro. Perché di fatto uno non cresce più. 

Cosa si apprende dallo Spirito Santo?

Potremmo chiedere: ma cosa si apprende dallo Spirito Santo? Si apprende come pregare? Come comportarsi? Bè anche queste cose. Ma Gesù dice che il compito dello Spirito Santo è insegnare ogni cosa. Cioè tutto. Abbiamo bisogno infatti di imparare più e più volte tutto ciò che facciamo. La cosa bella della vita cristiana è che è una costante scoperta. Se c’è un’area della vita in cui crediamo di non aver più nulla da imparare, possiamo essere certi che questa zona della nostra vita è segnata dalla mediocrità.

Tutto in noi ha bisogno di essere continuamente rinnovato dallo Spirito Santo.

L’altro compito dello Spirito è ricordarci quello che Lui ci ha detto - 

L’altro compito dello Spirito, dice Gesù è ricordarci quello che Lui ci ha detto. Questo è essenziale perché è dalla parola di Cristo che si rinasce e si riceve consistenza. Dio in realtà ci ha parlato sempre, sin dall’infanzia, e quanto abbiamo ancora da capire e da scoprire per esempio del nostro passato. Il Signore ci deve insegnare il nostro passato. A rileggerlo, a capirlo meglio, a liberarci dalle nostre gabbie. Anche da quel che forse abbiamo rifiutato. In quegli eventi Dio ci ha detto qualche cosa che forse non abbiamo ancora accolto. Lo Spirito Santo è il maestro della memoria. Cioè della lettura del passato e quando lui illumina la nostra memoria, porta alla luce, avvolge nella sua verità la nostra esistenza. E il testo del vangelo che leggiamo termina connettendosi con il suo inizio. Con la sua apertura. Lo Spirito ci insegna come conservare nella memoria la parola di Gesù. Se mi amate osserverete la mia parola. Ecco, lo Spirito Santo fa questa operazione in noi. E si innesca il processo amorevole con cui si era aperto tutto il viaggio: amare Gesù, osservare la sua parola, essere conservati dal Padre e conseguentemente diventare capaci di apprendere, capaci di crescere, capaci di correggersi e iniziare ad illuminare tutta la nostra vita anche le cose più difficili, il nostro passato. 

E’ chiaro che in una liturgia come questa, dove si proclama nella seconda lettura la nuova Gerusalemme, la vita nuova. Questa dimensione. Abbiamo ascoltato nel Vangelo che il Padre prenderà dimora presso di noi e qui vediamo questa città in cui abita l’Agnello, in cui non c’è nessun tempio, perché il Signore Dio l’Onnipotente è l’Agnello cioè non abbiamo bisogno di un culto esteriore formalistico perché siamo già noi inabitati dal rapporto con Dio. Questo anche ci connette con la prima lettura dove vediamo gli apostoli che sono capaci di imparare una cosa nuova. Loro erano impostati per un’adesione alla legge veterotestamentaria e sono capaci di andare oltre in una lettura che segna la storia della Chiesa. E’ il capitolo 15 degli Atti degli Apostoli in cui gli apostoli per cui era assolutamente impensabile che i pagani senza circoncisione, senza osservanza delle norme, potessero entrare nella vita redenta, addirittura consolano colo che essendo arrivati nella fede in Cristo, sono stati turbati dalla richiesta di questa obbedienza alla norme estese e peculiari del Giudaismo e dichiarano questa apertura, questo che viene chiamato il Concilio di Gerusalemme, questo che è la decisione degli apostoli e del consiglio di tutti gli anziani e di tutta la chiesa, di consolare e rassicurare i cristiani che provengono dal paganesimo che possono finalmente essere nella vita nuova, entrare nella Gerusalemme celeste, senza il bisogno degli schemi vecchi, stantii della normativa rabbinica. Ecco, questo è un esempio di cambio di schema, di sapersi liberare dalle proprie priorità.

Lasciamo che questa liturgia ci lanci verso la Pentecoste e ci apra alla scuola del tanto che dobbiamo ancora capire e ricevere e che lo spirito Santo ci deve ancora insegnare. 

giovedì 10 dicembre 2020

Festa delle luci o della Dedicazione (in ebraico Hanukkàh)

Fonte: Fonte della foto a questo link

La festa delle Dedicazione celebrata il 25 del mese di Kislew, fu istituita all'epoca dei Maccabei.

Antioco IV Epifane nel 167 a. C. , nel tentativo di ellenizzare la Terra di Israele,  profanò il Tempio di Gerusalemme offrendovi un sacrificio a Zeus Olimpio, imponendo che tale sacrificio fosse celebrato ogni mese. La profanazione durò tre anni (1). 

Sotto il suo regno molti ebrei furono forzati a violare i precetti della loro legge. Il popolo ebraico allora cominciò ad organizzare un movimento di resistenza e di ribellione, capeggiato da Giuda Maccabeo e i suoi fratelli, per liberarsi dalla tirannia di Antioco. Nel 165 a.C., gli Ebrei riuscirono a liberare e riconsacrare il Tempio di Gerusalemme: la festa di Hanukkah venne istituita proprio da Giuda Maccabeo per celebrare questo evento (2) .

" Quando Giuda Maccabeo occupò Gerusalemme, purifico il Tempio e a ricordo di tale evento istituì la Festa della Dedicazione per la durata di otto giorni, da celbrrsi ogni anno" ( 1 Mac 4, 59) anche nella diaspora. 

La festa per la sua coloritura patriottica divenne subito popolarissima. Essa era detta anche Festa dei Lumi, a ricordo del miracolo della Lampada. Si narra infatti che quando iniziarono i riti della purificazione del Tempio fu ritrovata solo un'unica e piccola ampolla di olio non profanato e, sebbene questo fosse molto poco, arte miracolosamente per tutti gli otto giorni della festa. Il fatto fu visto come un segno della protezione divina (1).

L'aspetto più suggestivo della festa è l'accenzsione delle lampade della Hanukkà che viene compiuta nelle singole famiglie. Il candelabro ( hanukkiyà) usato in questa occasione, ha otto bracci a cui se ne aggiunge uno. All'inizio della festa, a sera, dopo la recita di alcune preghiere rituali, la madre di famiglia accende il primo e il secondo dei nove lumi. Il gesto si ripete per tutta la durata della festa accendendo ogni sera un lume in più. Il nono lume, di solito più alto degli altri, come se non facesse parte del candelabro, é aggiunto perché serva eventualmente ad accendere gli atri lumi della casa;  non potevano a questo scopo essere usati i lumi della festa. 

Il vangelo di Giovanni ci ricorda una festa della Dedicazione in occasione della quale Gesù si recò a Gerusalemme ( Gv 10, 22)

Fonte: Fonte della foto a questo link


HANUKKA' A TAVOLA

Durante Hanukkah, secondo la tradizione, vengono mangiati cibi cucinati nell’olio, proprio per ricordare il miracolo del Candelabro del Tempio.
Tra i cibi più caratteristici consumati durante Hanukkah  troviamo:

  • Latkes: una sorta di pancakes realizzati con patate, cipolla, farina di matzah e sale, ovviamente fritti nell’olio di oliva. Di solito vengono accompagnati da mousse di mela o panna acida.
  • Sufganiot: sofficissime frittelle cotte nell’olio e ricoperte di zucchero, che possono ricordare dei bomboloni, e sono spesso farcite con marmellata di fragole.
  • Blintzes: una sorta di crepes ripiene di formaggio freschissimo e fritte.

  • Fonte: fonte della foto a questo link

Una curiosità: durante Hanukkah si consumano derivati del latte per ricordare la storia di Giuditta, che riuscì a decapitare il capo degli Assiri invasori Oloferne, proprio offrendogli vino e formaggi sapidi e approfittando poi del suo assopimento ( 2)

I GIOCHI DI HANUKKA': "UN GRANDE MIRACOLO ACCADDE LA'"

Durante questi otto giorni di festeggiamenti spesso i bambini giocano con una speciale trottola di legno (dreidel), che ha quattro facce, ognuna recante una lettera dell’alfabeto ebraico, che formano le iniziali della frase “Un grande miracolo accadde là” (2)

Un corto reperibile su Raiplay può aiutare a fissare i concetti più importanti di questa festa grazie ad un racconto ambientato nel dopo guerra nel quartiere ebraico di Roma. Riporto nei riferimenti bibliografici il link rintracciabile anche sotto la foto sotto riportata (4).


Fonte: Link per guardare il cortometraggio di Raiplay - La festa delle luci



Riferimenti bibliografici e altre fonti utilizzate: 

1 - Guida Bibblica e Turistica della Terra Santa, Paolo Acquistapace, ITL spa, Milano, Edizione 2000. Pg. 69

2 - https://www.bellacarne.it/blog/hanukkah/

3 - Raiplay_ Hanukka - La festa delle luci

4 - https://www.raiplay.it/video/2019/12/hanukkah-la-festa-delle-luci-62f0fccf-2b61-4232-a3d2-dd2a5569143e.html

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lunedì 27 maggio 2019

Giovanni 15

Io sono la vera vite
e il Padre mio è il vignaiolo.

Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie
e ogni tralcio che porta frutto, lo pota
perché porti più frutto.

Voi siete già mondi,
per la parola che vi ho annunziato.

Rimanete in me
e io in voi.

Come il tralcio non può far frutto da se se non rimane nella vite,
così anche voi se non rimanete in me.

Io sono la vite,
voi i tralci.

Chi rimane in me ed io in lui,
fa molto frutto,

perché senza di me non potete far nulla.

Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca,
e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi,
chiedete quel che volete e vi sarà dato.

In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

Come il Padre ha amato me,
così anche io ho amato voi.

Rimanete nel mio amore,

come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.

Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati.

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.

Voi sarete miei amici se farete ciò che io vi comando.

Non vi chiamo più servi,
perché il servo non sa quello che fa il suo padrone;
ma vi ho chiamato amici,
perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi.

Non voi avete scelto me,
ma io ho scelto voi
e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto
e il vostro frutto rimanga;

perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome,
ve lo conceda.

Questo vi comando:
amatevi gli uni gli altri.

IL CAMMINO DELL'UOMO

IL CAMMINO DELL'UOMO
Marcia francescana 25 luglio - 4 agosto 2003