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martedì 29 dicembre 2020
venerdì 10 maggio 2019
Francesco Rossi De Gasperi - "Cristo" è un nome comune che indica il messia, "Gesù" è il nome del nostro messia
E' importante imparare a chiamare di nuovo il Signore con il nome di " Gesù". Anche Giovanni Paolo II, in un'omelia della notte di Natale, sottolineava che "Cristo" sia, di per sé, un nome comune che indica il messia ( chiunque potrebbe pretendere di esserlo, bisogna poi vedere che cosa farà), mentre il nome del nostro vero Messia è "Gesù". Cominciamo da Gesù per arrivare al Messia e al Signore. Tutto ciò ci porta necessariamente a Gerusalemme, ai quattro vangeli canonici, al Gesù evangelico, alla seconda e terza settimana ignaziana.
Soltanto così la fede cristiana sfugge all'ideologia, allagassi, alternativo di farne una dottrina più o meno filosofica. Essa è una storia del tutto contingente. Il Gesù che andiamo Afar conoscere in tutte le parti del mondo e in tutte le culture non è qualcuno che si presenti in tutte le culture; deve essere il Gesù di Nazareth, da accogliere come un uomo designato da Dio come il Messia d'Israele e di tutta la faccia della terra, e confermato con la sua resurrezione dai morti ( Atti 17, 30-31).
L'inculturazione della fede non procede da astratte tesi dottrinali che si calino nella storia concreta, ma procede da storia a storia. Il cristianesimo non è un enunciato di principi generali e necessari, che poi si deve vestire delle varie cultura particola, bensì è un concretissimo vento contingente, che Dio ha provocato in una cultura particolare, e che può e deve essere annunciato agli uomini e alle donne di tutte le altre cultura.
Soltanto così la fede cristiana sfugge all'ideologia, allagassi, alternativo di farne una dottrina più o meno filosofica. Essa è una storia del tutto contingente. Il Gesù che andiamo Afar conoscere in tutte le parti del mondo e in tutte le culture non è qualcuno che si presenti in tutte le culture; deve essere il Gesù di Nazareth, da accogliere come un uomo designato da Dio come il Messia d'Israele e di tutta la faccia della terra, e confermato con la sua resurrezione dai morti ( Atti 17, 30-31).
L'inculturazione della fede non procede da astratte tesi dottrinali che si calino nella storia concreta, ma procede da storia a storia. Il cristianesimo non è un enunciato di principi generali e necessari, che poi si deve vestire delle varie cultura particola, bensì è un concretissimo vento contingente, che Dio ha provocato in una cultura particolare, e che può e deve essere annunciato agli uomini e alle donne di tutte le altre cultura.
Poiché infatti, nel disegno sapiente di Dio, il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio salvare i cederesti con la stoltezza della predicazione (...). Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini. ( 1 Corinzi, 21. 25)
Andare a Gerusalemme era dunque per Ignazio comunicare dalla stori e dalla geografia di Dio. Gerusalemme! Anche dopo che i francescani gli impediranno di rimanervi, non scompare in lui questa convinzione, e riesce a trascinare i suoi primi compagni a cominciare da lì la loro missione
Da Un pellegrino che comincia da Gerusalemme
Francesco Rossi De Gasperis
Figlie di San Paolo, 2015
Pagina 176
Gerusalemme è il punto di incontro
Solamente Gerusalemme, vissuta con la fede dei Dodici, di Maria e della Chiesa Madre ( Atti 2,42-47; 4, 32-35) è il punto di incontro, dove tutti si trovano legittimamente alla pari nella casa paterna e materna. L'unico centro ecumenico per l'unione di tutte le Chiese è Gerusalemme, la fede degli apostoli, trasmessaci da tutto il Nuovo Testamento, allineata con quella di Abramo, di Mosè, di Davide, di Geremia e di Gesù.
da Un pellegrino che comincia da Gerusalemme
Francesco Rossi De Gasperis
Figlie di San Paolo, 2915
Pagina 174
da Un pellegrino che comincia da Gerusalemme
Francesco Rossi De Gasperis
Figlie di San Paolo, 2915
Pagina 174
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Marcia francescana 25 luglio - 4 agosto 2003