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martedì 2 gennaio 2024

"Nel mezzo del cammin" il prof. Nembrini spiega la Divina Commedia di Dante Alighieri

"Nel mezzo del cammin" è il viaggio nella Divina Commedia di Dante che il prof. Franco Nembrini ha proposto nel 2016 per l'emittente televisiva TV2000. 

Metto i link delle puntate di seguito, anche se YouTube si trova tranquillamente la playlist. E riporto sotto ogni link la breve descrizione della puntata, presente sul canale YouTube, che sintetizza i temi trattati per orientare nella scelta della puntata da seguire. 

Puntata 1: clicca qui. - Dante e il Medioevo.

La prima puntata di “Nel mezzo del cammin”, appuntamento settimanale con Franco Nembrini, esperto divulgatore di Dante Alighieri, per rileggere la Divina Commedia, approfondirne i contenuti, riflettere sul desiderio di verità, libertà e giustizia che i suoi versi suggeriscono. Programma in 34 puntate che porta a compimento la sperimentazione fatta lo scorso anno con il ciclo breve “El Dante”, e che (a 750 anni dalla nascita del Sommo Poeta) propone un approfondimento culturale sulla misericordia, tema cardine del Giubileo Straordinario. Insieme a Nembrini, in studio, una platea di giovani che, attraverso le domande, cercano di capire meglio la vita e le opere del Poeta subìto svogliatamente da milioni di alunni sui banchi di scuola. Le risposte, oltre che dal professore, arrivano anche attraverso i dipinti appositamente realizzati da Gabriele Dell’Otto, fumettista e illustratore della Marvel. Al centro dello studio, ideato e allestito come cantiere, come spazio di costruzione dell’umano, prende forma, di canto in canto, di settimana in settimana, una statua dedicata al Sommo Poeta e al suo Amore, Beatrice, i cui occhi sono guida e destino della poesia e della scoperta di Dio. 

Puntata 2: clicca qui. - Vita Nova: l'amore per Beatrice. 

Seconda puntata della sfida che si è scelto Franco Nembrini: portare Dante in tv, senza essere Benigni, senza essere un accademico, ma semplicemente un professore di lettere, in grado però di incollare allo schermo. Perchè Dante parla di noi, perché parla dell’uomo all’uomo, del suo desiderio di verità, bene, bellezza. Che solo in Dio trovano compimento. Questa è la lotta, questo il cammino. Davvero giubilare, come fu per dante nel primo Giubileo della storia, così anche oggi: la Divina Commedia è il poema della misericordia, il vero annuncio del cristianesimo. In questa seconda tappa Nembrini accosta i versi della Vita Nova: l’amore cortese, certo, l’origine della lingua, ma soprattutto l’anticipo della Commedia, perchè senza la ferita della morte di Beatrice il Poema non sarebbe nato. Programma in 34 puntate che porta a compimento la sperimentazione fatta lo scorso anno con il ciclo breve “El Dante”, e che (a 750 anni dalla nascita del Sommo Poeta) propone un approfondimento culturale sulla misericordia, tema cardine del Giubileo Straordinario che si è aperto l’8 dicembre. Insieme a Nembrini, in studio, una platea di giovani che, attraverso le domande, cercano di capire meglio la vita e le opere del Poeta subìto svogliatamente da milioni di alunni sui banchi di scuola. Le risposte, oltre che dal professore, arrivano anche attraverso i dipinti appositamente realizzati da Gabriele Dell’Otto, fumettista e illustratore della Marvel. Al centro dello studio, ideato e allestito come cantiere, come spazio di costruzione dell’umano, prende forma, di canto in canto, di settimana in settimana, una statua dedicata al Sommo Poeta e al suo Amore, Beatrice, i cui occhi sono guida e destino della poesia e della scoperta di Dio. (Vista 2/2/2024)

Puntata 3: clicca qui. - Vita Nova: la memoria e il desiderio.
Terza tappa di Nel mezzo del Cammin, all’inseguimento di Dante e Virgilio nel loro percorso verso il bene, la salvezza e la felicità. In questa puntata ci si addentrerà nel testo della Vita Nova, nel racconto di quella straordinaria avventura che è l’amore di Dante per Beatrice. La Vita Nova infatti, l’incontro con Beatrice e la sua morte inaspettata e fatale, è per Franco Nembrini l’origine della Divina Commedia. Saranno tre le parole che segneranno lo svolgimento della puntata, tre termini che reggono l’impianto della Divina Commedia e segnano profondamente la nostra idea di Uomo. La prima, la memoria: non a caso l’incipit della Vita Nova recita proprio le parole “in quella parte del libro della mia memoria”. La memoria è quella facoltà che aiuta il presente ripescando nel magazzino dei nostri ricordi: una musica, una poesia, un canto, che aggiunge ad ogni momento che passa un mattone alla nostra personalità. La seconda parola è desiderio: l’uomo è infatti desiderio, da de-sidera, cioè rapporto con le stelle, perciò la famosa chiusa delle tre cantiche con la parola “stelle”. Desiderio di felicità, rapporto con l’infinito e l’eterno, e perciò ricerca della Verità, dell’infinito e della bellezza. La terza è infine amicizia: nei racconti di Dante veniva espresso un forte sentimento di amicizia, vero, profondo, che oggi non riusciamo a ricordare o a mettere in pratica. Al contrario in Dante l’amicizia non è una consonanza di interessi, ma un’idea fondata sul riconoscimento di una cosa grande vissuta insieme, per cui “vivendo sempre in un talento, di stare insieme crescesse ‘l disio”.

Puntata 4: clicca qui. - Vita Nova: la morte di Beatrice.

La Vita Nova è un'insieme di pensieri che poi trovano la loro completa realizzazione nella Divina Commedia. Non perde di vista ciò che gli accade e cosa pensa possa voler dire quello che gli accade. Beatrice non solo potenzia ciò che c'è di nobile nell'uomo, ma anche, se non c'è, lo fa comparire.

Inferno:

Puntata 5: clicca qui. - Inferno I: la selva oscura.

Puntata 6: clicca qui. - Inferno II: l'incontro con Virgilio.

Puntata 7: clicca qui. - Inferno III: la porta dell'Inferno.

Puntata 8: clicca qui. - Inferno III: gli Ignavi e Caronte. 

Puntata 9: clicca qui. - Il limbo

Puntata 10: clicca qui. - Inferno V: Paolo e Francesca.

Puntata 11: clicca qui. - Inferno X: gli eretici.

"Il perder tempo a chi più sa, più spiace". Che cosa ha in odio il cielo del nostro mal operare? Il fatto che la nostra adesione al male, fa del male, arrocca danno, ferisce, turba, addirittura fino a condurre a morte altri. Questo il cielo non lo riesce a sopportare. O con la forza, i violenti, o con la frode, i fraudolenti, agiscono questo male. A Dio, a sé, al prossimo si fa del male. Per imbrogliare un altro, in tutte le forme in cui si può imbrogliare l'altro, l'uomo ci deve mettere la ragione, lo fa consapevolmente. Frode è dell'uomo proprio male. E' una caratteristica dell'uomo. L'animale non lo può fare. L'uomo usa la ragione per fare il male, mentre dovrebbe essere usata per aiutare sé e gli altri uomini, i fratelli. Se l'Inferno poi è la vita, questa distinzione vale per il modo in cui noi trattiamo noi stessi, le cose e gli altri. C'è un modo di fare il male che implica proprio la volontà. E' quello che il Catechismo dice lì dove afferma che per fare un peccato mortale ci vuole la materia grave, ma anche piena vertenza e deliberato consenso. Cioè bisogna mettere in moto tutti se stessi per fare il male. Ci vuole l'uso della ragione, della libertà, delle facoltà che invece ci sarebbero date per agire il bene (13:00). Virgilio ricorda a Dante che Aristotele nell'Etica Nicomachea divide il male in tre categorie: incontinenza, malizia e violenza. "E come incontinenza, men Dio offende e men biasimo accatta".  Non temete la debolezza, siamo nati deboli, evitiamo piuttosto quello che può fare male ad altri (20:00)

Puntata 12: clicca qui. -  Inferno XXVI: Ulisse. 

Puntata 13: clicca qui. - Inferno XXXIII

Puntata 14: clicca qui. - L'uscita di Dante e Virgilio dall'Inferno.


Purgatorio:

Puntata 15: clicca qui. - Purgatorio I.

“E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Nel Mezzo del Cammin prosegue con l’uscita di Dante dall’Inferno e l’entrata nel Purgatorio. È l’ inizio di un percorso di purificazione. Tema centrale di questa cantica, come afferma Franco Nembrini, è la misericordia, il perdono. L’Inferno e il Paradiso hanno una loro definitività, mentre il Purgatorio è più vicino a noi perché ci rappresenta maggiormente. In esso, infatti, si può cambiare, ci si può convertire, un uomo può iniziare a conoscersi veramente e a compiere un lavoro su se stesso. Tutti siamo chiamati a intraprendere questo tipo di percorso poiché tutti noi abbiamo questa esigenza di essere perdonati. Esiste infatti il problema del male, dell’esperienza del male che ciascuno di noi vive. C’è sempre quel peccato originale, che sta all’origine di tutto, che sembra segnare in modo negativo ogni cosa, anche ciò che ci parrebbe buono, vero e giusto. Tutti vorremo spesso tornare indietro, ricominciare, che ci venisse donata una seconda possibilità o che si potesse proprio addirittura voltare pagina. Dante si pone e ci sottopone una serie di domande: si può nascere di nuovo? Quando ci svegliamo la mattina o facciamo la sera un piccolo esame di coscienza possiamo ricominciare? Possono rinascere un amore o un’amicizia dopo tanti anni? Si può perdonare per davvero? Che cosa ci salverà definitivamente? Come pellegrini inizieremo questo cammino col Poeta la prossima settimana proseguendo nel nostro viaggio.

Puntata 16: clicca qui. - Purgatorio.

Il Purgatorio è liberarsi dalle scorie che la vita ci ha messo addosso, non è il non sbagliare più, ma imparare ad amare. Dante dà qualche avvertenza nel primo canto: chiarisce l’accettazione del viaggio, come volontà di togliersi di dosso il nero dell’inferno. Il male che deturpa la fisionomia deve essere lavato via, con un gesto che è evocazione del battesimo: il giunco, simbolo dell’umiltà, e la rugiada, che annuncia il mattino, che purifica come acqua viva. Dante utilizza una lingua diversa all’Inferno, al Purgatorio e al Paradiso, perché più ti avvicini alla verità più diventi capace di comunicare, e la lingua diventa sempre più significativa . Il grande tema della cantica che Dante introduce è quello del perdono, se sia possibile essere perdonati. Misericordia, perdono e amore sono sinonimi. Essere perdonati è il grande problema della vita perché coincide con l’essere amati. Si è stati messi al mondo per amore, gratuitamente. Diventando grandi ci si chiede perché un amico, una donna, ti consegnino la vita. La scoperta di cosa sia l’amore vero è alla fine del percorso. Dante mette a guardia del Purgatorio un pagano e suicida. Il tema posto è la libertà, la capacità che l’uomo ha di cercare la libertà e di seguirla, perché libertà non è fare quello che ci pare, ma aderire alla nostra vera identità.

Puntata 17: clicca qui. - A metà del cammino. 

Puntata 18: clicca qui. - Purgatorio XVI.

Puntata 19: clicca qui. - Parentesi sulla struttura simbolica della Commedia. 

Puntata 20: clicca qui. - Purgatorio XVI. 

Puntata 21: clicca qui. - La porta per accedere al Paradiso.

Puntata 22: clicca qui. - Purgatorio XXVII.

Puntata 23: clicca qui. Canto XXX: incontro fra Dante e Beatrice. 

Puntata 24: clicca qui. Ultima tappa del Purgatorio.


Paradiso:

Puntata 25: clicca qui. Prima puntata del Paradiso.

Puntata 26: clicca qui. Paradiso I. 

Puntata 27: clicca qui. Paradiso III.

Puntata 28: clicca qui. Paradiso XI.

Puntata 29: clicca qui. Paradiso XI e XIV.

Fin dove arriva la Misericordia? Con Nel Mezzo del Cammin insieme a Franco Nembrini arriviamo a scoprirlo attraverso il canto 11° e il 14° del Paradiso, nei quali con Dante e Beatrice terminiamo l’incontro con San Francesco e ci ritroviamo a conoscere il sapiente Salomone. Il Santo di Assisi è segno vivente dell’amore di Dio fattosi carne, fino alle stimmate. Questo segno di dolore non è la ricerca di una salvifica sofferenza, ma è manifestazione di unità con la Misericordia di Dio che ci rende capaci di oltrepassare i confini della distanza dalle cose, dell’inimicizia incolmabile con le persone, anche quando il nemico diventa il proprio coniuge, il fratello, l’amico o i propri figli. Avvicinandoci a Dio, come ha sperimentato Dante nel suo viaggio, Nembrini ci mostra che la gioia di stare vicini all’origine dell’amore ci rende possibile tutto, fino a rendere perdonabile quel che umanamente non lo è, ad amare chi non è amabile. Francesco con la sua povertà riconosce la propria fragilità e che tutto è dono: qui è la chiave della vera povertà, spesso confusa con la miseria. “Il mendicante è il protagonista della Storia – dice Don Giussani- Cristo mendicante del cuore dell’uomo e il cuore dell’uomo mendicante di Cristo.” Solo così anche con un semplice nostro sguardo sapremo comunicare all’altro la Misericordia. 
Nembrini legge: "Lettera ad un ministro" (clicca qui per leggere il testo), una lettera che san Francesco scrive ad un frate che gli aveva chiesto il permesso di andare a fare l'eremita. Le cose che sono di ostacolo anche nell'amare il Signore, così come le persone, sono da ritenere come una grazia. (Vista il 2/2/2024).

Potrebbe sembraci così che l’amore di Dio riguardi solo i fatti spirituali, ma in realtà raggiunge l’interezza dell’uomo. A dircelo nel 14° canto è Salomone che ricorda a Dante il mistero dell’incarnazione. Infatti nell’avvicinarsi a Dio, i personaggi non diventano qualcosa di indistinto, ma il corpo diviene sempre più luminoso e pure gli occhi si abituano a goderne dello splendore, senza soffrirne. L’amore di Dio ci salva totalmente, non solo una parte di noi: possiamo sperare che lassù potremmo riconoscerci con chi ha condiviso con noi la nostra vita, i nostri amici e i nostri affetti. Passata la festività dei Morti, questo ci ridona la speranza con una concretezza che solo Dante ha saputo trasmettere.

Puntata 30: clicca qui. Paradiso XV e XVI.

Puntata 31: clicca qui. Paradiso XIX e XX...

Puntata 32: clicca qui. Paradiso XXIV e...

Puntata 33: clicca qui. Paradiso XXXIII.

Puntata 34: clicca qui. Il Paradiso.

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venerdì 17 novembre 2023

Dante Alighieri - Inferno - Canto VII

Tratto dalle pagine del libro: F. NEMBRINI,  Dante Alighieri, Inferno, Mondadori, Milano 2018, 203. Si rimane a disposizione degli aventi diritto per l'immediata rimozione del testo. Il paragrafo Concetti importanti, deriva da una paragrafatura e sintesi della introduzione del libro al Canto VII.

Sintesi del canto - Siamo nel quarto cerchio, dove Dante, dopo aver superato Pluto, il custode (vv. 1-15), incontra avari e prodighi (vv. 16-66). Segue una lunga digressione di Virgilio sulla Fortuna (vv 67-96), quindi Dante e Virgilio arrivano nel quinto cerchio, costituito dalla palude Stige, dove sono puniti gli iracondi e gli accidiosi ( vv. 97-130).


Concetti importanti

- Nel VII canto Dante incontra due coppie di peccatori: nel quarto cerchio, avari e prodighi, nel quinto cerchio, iracondi e accidiosi.

- Perché Dante mette insieme colpe opposte?

- Nel caso di avari e prodighi: in entrambi i casi gli uomini in vita hanno pensato che la ricchezza o i beni da lei acquistabili potessero essere la fonte della felicità, invece, si rivela per quello che è: un ostacolo al cammino, come nel mito classico di Sisifo.

- Dante ci fa ricordare Gesù e concorda con la mentalità medioevale che considera il denaro "sterco del diavolo" e considera l'usura un peccato grave.

- Avari e prodighi hanno guardato ai soldi in modo sbagliato. La ricchezza di per sé non è un male, ma è più facile che un ricco pensi che la ricchezza sia una risposta adeguata al proprio desiderio.

- Avarizia e prodigalità sono due esiti opposti dello stesso errore. I prodighi spendono senza misura e sperano di ottenere la felicità dalle soddisfazioni che i soldi procurano. Tutto l'oro del mondo non potrebbe dare un attimo di tregua a questi dannati.

- Dante mette in bocca a Virgilio un discorso sulla Fortuna. Per Virgilio, la Fortuna è una ministra di Dio a cui lui affida "li splendor mondani" (ricchezze, onori, successo, potere) e lei li sposta da una persona all'altra, da una famiglia all'altra, da un popolo all'altro, senza una apparente logica. E lo fa, invece, con una logica non umana, ma divina, e lo fa per educarci al fatto che il mondo di sviluppa secondo il disegno di Dio e non secondo il nostro disegno. La Fortuna non è una dea bendata, anzi ci vede benissimo, vede meglio di noi.

 Perciò la si può ringraziare, perché i rovesci della vita sono per il nostro vero bene. E' il paradosso che Dante stesso ha vissuto sulla propria pelle quando è morta Beatrice, quando è stato esiliato: è allora che ha cominciato a capire il valore vero delle cose (F. NEMBRINI,  Dante Alighieri, Inferno, Mondadori, Milano 2018, 205).

- Gli iracondi e gli accidiosi. Nel quinto cerchio, Dante vede gli iracondi nel fango della palude che si pestano e si sbranano fra di loro.

- L'ira e l'accidia, oggi, difficilmente sono percepiti nella nostra società come peccati. Anzi, l'ira oggi, sembra una virtù, non un vizio.

- Come per la lussuria del canto V, come per il denaro, anche per l'ira vale lo stesso criterio. E' normale provare rabbia, ma non è sano alimentarla. Anche S. Paolo afferma qualcosa di simile. Il problema non è l'emozione, ma l'uso che decidiamo di farne.

- Per quanto riguarda l'accidia, difficilmente è vista come un peccato: cosa c'è di male nel non fare niente? Se non faccio niente, non faccio neanche niente di male? Pensiamo agli "sdraiati" (Michele Serra, Gli sdraiati, Feltrinelli, Milano 2013), adolescenti ipnotizzati da musica, cellulare, videogiochi. Invece che conquistare il mondo, si rifugiano sul divano.

- In realtà l'accidia è data da una assenza di gratitudine che porta ad una tristezza profonda.

- Alla radice dell'accidia c'è un atteggiamento per cui non sei più in grado di apprezzare il bello e il buono che c'è.

- La radice comune  di rabbia e accidia? Un senso di ingiustizia subita, che diventa totalizzante. Una persona non vede più il bello che ha di fronte, ma guarda soltanto il proprio malessere. La radice è la stessa: erigere il proprio stato d'animo a criterio ultimo della realtà sottomettendogli tutto il resto.

- Dal punto di vista cristiano, quando incontri Cristo, o lo segui oppure no. Se non lo segui puoi assumere l'atteggiamento dei Farisei, che sposano la rabbia, e vogliono eliminare quello che Gesù propone e Gesù stesso. Puoi assumere l'atteggiamento del giovane ricco, che sposa l'accidia, che si toglie dalla presenza di Gesù e si ritrova nella tristezza perché sa di essere stato alla presenza del Bene e di averlo rifiutato. 

- Ci avviciniamo verso la fine della prima parte dell'Inferno dove Dante inserisce i peccatori di "incontinenza". 

- Il fatto di collocare in questa parte le coppie di peccatori,  avari e prodighi e di iracondi e di accidiosi, è la scelta che Dante fa per dirci che esistono due modi sbagliati di stare di fronte alle cose: disprezzare e idolatrare. Disprezzare, non riconoscere il valore delle cose (le persone, i beni, le azioni) e quindi non prendersene cura, non impegnarcisi: ignavi, prodighi, accidiosi. E idolatrare: non riconoscere il limite che le cose hanno e, quindi, fare di persone, beni, azioni il valore assoluto: lussuriosi, golosi, avari, iracondi. Errori di giudizio che nascono dal medesimo atteggiamento: l'incapacità di riconoscere che tutto ciò che esiste è un bene finito. E' un bene e perciò merita il nostro amore. E' finito perciò non merita un amore ed un impegno totali, ma può essere amato in modo adeguato solo se riconosciuto come segno di un Bene più grande

- Quindi la Fortuna ci aiuta a non dare la nostro devozione incondizionata ad un oggetto non adeguato all'ampiezza del nostro desiderio. 

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F. NEMBRINI, Dante Alighieri, Inferno, Mondadori, Milano 2018, 205.- Frase

"I rovesci della vita sono il nostro vero bene. E' il paradosso che Dante stesso ha vissuto sulla propria pelle quando è morta Beatrice, quando è stato esiliato: è allora che ha cominciato a capire il valore vero delle cose".

F. NEMBRINI, Dante Alighieri, Inferno, Mondadori, Milano 2018, 205.


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domenica 22 settembre 2019

Dante Alighieri - Inferno - Canto II - (Su vera e falsa umiltà).

Si resta a disposizione per la rimozione immediata del testo qualora chiesto dagli aventi diritto. Testo tratto dal libro: F. NEMBRINI,  Dante Alighieri, Inferno, Mondadori, Milano 2018, 112-113.
I neretti  e  le sottolineature sono state aggiunte al testo per paragrafare gli argomenti e facilitare la lettura.

Vera e falsa umiltà

"Ma io perché venirvi? o chi'l concede?
Io non Enea, io non Paulo sono;
me degno a ciò né io né altri 'l crede."

La falsa umiltà - 
Eccola la falsa umiltà: chi sono io per un'impresa tanto grande? Non ne sono degno. Quante volte noi, pure presuntuosi come Dante, quando davvero la scelta si fa difficile, quando davvero dobbiamo rischiare, ci nascondiamo dietro un "no, non sono capace, non è per me"...

Di fronte alle responsabilità: di-vertere o cum-vertere - 
Certo, anche davanti all'attrattiva che la vita offre si può avere paure; perché il nuovo, l'ignoto, l'"altro viaggio" incutono timore. E' più facile pensare ad altro, è più facile divertirsi. Perché divertirsi - dal latino di-vertere - vuol dire cambiare direzione, spostare lo sguardo, guardare da un'altra parte. Che è il contrario di convertirsi, cum-vertere: concentrare fissare lo sguardo su ciò che conta. E' più facile divertirsi che convertirsi. E la scusa che prendiamo è: " Io non ce la farò mai", e accusiamo le circostanze di rendere impossibile la responsabilità. Invece è vero il contrario: le circostanze chiamano alla responsabilità, sollecitano alla responsabilità.

Contrabbandare la vigliaccheria per umiltà - 
Spesso contrabbandiamo questa vigliaccheria per umiltà, ma son due cose diversissime. La viltà è per così dire la versione debole dell'orgoglio luciferino, quella che fa dire: "Con me non ce la può fare neanche Dio. Sono debole, sono un poveretto; ma la mia debolezza è più forte della forza di Dio, e quindi in un certo senso è più grande perfino di Lui". Questa non è umiltà.

La vera umiltà: una grande stima per già che Dio fa attraverso di noi - 
L'inno più bello che conosco sull'umiltà invece dice più o meno così: " In me sono state fatte cose che nessuno al mondo saprebbe fare, così incredibili che la storia dovrà sempre parlare di me, non mi potrà mai dimenticare". Probabilmente non sembra molto umile questo ragionamento! Eppure sto parafrasando il Magnificat, l'inno che la Madonna pronuncia davanti ad Elisabetta: "L'anima mia magnifica il Signore [...] D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata [...] Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente" (Luca 1, 47-49).

Questa è la virtù dell'umiltà. Non è denigrarsi, sminuirsi: all'opposto, è una grande stima per ciò che Dio fa attraverso di noi. Un pò come diceva un parroco di vecchio stampo, che spesso citava il brano della Bibbia in cui Sansone disarmato davanti ai Filistei si guarda in giro, trova una mascella d'asino e armato di quest'osso sbaraglia l'esercito nemico ( cfr Gdc 15, 14-16), e concludeva: "Se Dio ha fatto miracoli con una mascella d'asino, che cosa farà con un asino intero come me". Questa è l'umiltà vero: chiedersi che cose grandi può fare Dio attraverso questo niente che io sono. Invece quella di Dante è vigliaccheria travestita da umiltà.

Virgilio non si fa ingannare da Dante e gli dice che è un vigliacco - 
Ma Virgilio non si lascia ingannare e lo smaschera immediatamente: " S'i ho be la parola tua intesa",/[...]"L'anima tua è da voltare offesa...." ( vv 43-45). Senza giri di parole: sei un vigliacco. E per Dante, uomo tutt'altro che umile, confessare pubblicamente la propria viltà non dev'essere stato facile. Ma era un uomo leale, e sebbene gli bruciasse non ha esitato a mettere sulla carte anche la propria debolezza.

Allora per liberare il cuore di Dante dalla vigliaccheria, Virgilio gli racconta come sia arrivato fin lì: è stato mandato da Beatrice, la quale a sua volta è stata messa in moto da santa Lucia, che a sua volta è stata avvertita nientemeno che dalla Madonna stessa. 

lunedì 5 marzo 2018

La letteratura che ci parla. Imparare e trasmettere: la gioia di un dono che realizza il bene.

"... ho avuto un'insegnante di italiano alle medie che mi ha comunicato una passione: ci trattava da grandi, scommetteva su di noi in un modo commovente, ci trascinava dentro una passione per la letteratura che  a me incantava; e ricordo benissimo che alla fine dell'esame di terza media le strinsi la mano dicendole: " Professoressa, io le giuro che diventerò insegnante di italiano".

  Ho fatto questo giuramento perché in quella professoressa avevo visto che insegnare poteva essere la realizzazione di sé nella passione di comunicare tutto ciò che di bello uno aveva cominciato a scoprire e a imparare nella vita."

da Franco Nembrini
Dante, poeta del desiderio.
Inferno Volume 1, pagina 9

Realizzare sé attraverso il passaggio di conoscenze ad altri.
La trasmissione di quello che si è appreso ed imparato ai ragazzi, alle persone a cui il nostro bagaglio di esperienza può essere una utile guida per orientarsi nelle scelte della vita.
Un sentimento misto di responsabilità,  di pietà per gli altri, di fraternità.
Questo coinvolgerci nel trasmettere ci fa sentire che quello che ci è stato donato e che noi, forse inconsapevolmente a volte possediamo, può essere utile per gli altri.
Aiuta ad avere sempre chiaro e presente alla nostra coscienza, i doni di cui siamo stati oggetto.
Ad essere consapevoli delle ricchezze, conoscenze che abbiamo.
E' quindi un grande antidoto alla depressione, alla svalutazione di sé, di quello che si è.
Al tempo stesso è un aiuto grande per chi riceve quello che abbiamo da dare.

Penso alla figura di quelle persone che con il loro donarmi quello che avevano appreso nella vita mi hanno motivato, mi hanno fornito una ipotesi di lavoro nuovo sul mio modo di vedere il mistero della vita, del lavoro, dell'impegno, delle relazioni, dell'amore, dei conflitti, delle delusioni.

Un confronto con un amico, con una persona più esperta, con un formatore, con un esperto, con uno scrittore, con un poeta,  ti fornisce una chiave interpretativa nuova, uno strumento inatteso per proseguire nel cammino della vita.

Allora mi tornano in mente un pò di parole e di concetti chiave.
Formatore. Insegnante. Insegnare. Conoscere. Trasmettere. Testi della grande letteratura che hanno da dire alla nostra situazione di oggi, qualcosa da dire a me, a noi. Quello che i grandi hanno detto parla di noi.

"... ma come è possibile? Io sto diventando matto per cercar le parole per dire, per fotografare quello che mi sta accadendo , e trovo in una terzina di un'opera di settecento anni fa descritta l'esperienza che faccio. Ma allora vuol dire che Dante parla di me, che ha qualcosa da dire a me".
Franco Nembrini
Dante, poeta del desiderio
Inferno, Volume 1, pagina 10

lunedì 17 novembre 2014

Lettera di Machiavelli a Francesco Vettori - Il senso dello studio degli scrittori e dei poeti. Come nasce la Divina Commedia

"Venuta la sera, ritorno a casa ed entro nel mio studio, e sull’uscio mi spoglio di quella veste quotidiana e plebea, piena di fango e di melma, e mi vesto con panni reali e curiali (nobili); e rivestito decentemente entro nelle antiche corti degli antichi uomini, nelle quali, ricevuto amorevolmente da loro, mi nutro di quel cibo, il solo che fa per me e per il quale io son nato; e in quelle corti non mi vergogno di parlare con essi e chiedere la ragione delle loro azioni; e quelli, per la loro umanità, mi rispondono; e per quattro ore non sento alcuna noia; dimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi turba la morte: tutto son preso da quegli incontri". 

Lettera di Machiavelli a Francesco Vettori


Per entrare nel merito della Divina Commedia, Franco Nembrini spiega intanto che la bellezza di questi autori, Dante, Manzoni, Leopardi é che puoi porre loro delle domande ed essi ti rispondono.

Il desiderio gigantesco di Dante, desiderio a cui è richiamato da tutta la realtà, è quello di sentire le cose nel modo giusto, di capire le cose. Guardando lo spettacolo che è il mondo si chiede: ma chi è che fa tutte queste cose per me? Che cosa è l'Essere che fa essere le cose?

Ha una domanda che sente con la stessa urgenza. Una ragazza che ha adocchiato da diversi anni. Ha questo sogno, ma non glielo ha mai  detto. Ha questo presentimento che la vita, con quella ragazza lì forse sarebbe un'altra cosa. La vita con quella ragazza lì forse sarebbe salva. Cioè al massimo.

Poi il desiderio di sentire utile per sé e per il mondo quello che si vive. La propria vita.
Un ragazzo della classe 1265 che va in giro per Firenze e che gli viene naturale sentirsi così.
Pieno di interesse su Dio, su chi fa le cose, pieno di un desiderio per quella ragazza e pieno del desiderio che la vita non passi per niente, senza un significato.

Questi tre desideri sono Dante stesso.

Immaginate che un giorno, un po' distrattamente, sta andando a trovare gli amici, gira un angolo e improvvisamente c'è lei, con un paio di amici che gli viene incontro. Lui è un po' timoroso, non c'è uno straccio di via dove scantonare, sui si attacca al muro abbassa la testa, non sa più cosa pensare, gli viene un po' di tachicardia, comincia  a sudare e lei arriva...




lunedì 20 ottobre 2014

Franco Nembrini - Dante e l'educare tornano ad essere una goduria.


" Cerco il prof. Nembrini". Una telefonata che lo coglie in Africa. In Sierra Leone, dove un suo amico Padre Berton lo ha coinvolto in alcuni progetti di promozione umana e lui sta, durante le vacanze, dando un contributo alla nascita di una scuola.

"Sono io, lei chi è?" risponde Nembrini. Dall'altro lato della cornetta una risposta chiara: " Roberto Benigni". E’ il noto attore, ma Franco non lo riconosce, pensa che sia il genitore di qualche suo alunno e gli spiega che sta in Africa e che sarebbe meglio risentirsi con calma una volta rientrato a Bergamo. Prima di attaccare, non avendo individuato bene di quale alunno il Sig. Benigni sia il genitore, si fa spiegare meglio con chi sta parlando. A quel punto sente gridare con l’inconfondibile dialetto toscano: “ Ma come l’attore!”.  E così viene a sapere che i suoi libri su Dante sono arrivati in qualche modo a casa di Robero Benigni che quella notte, incuriosito ed colpito dal pregio di quei testi, li ha letti tutti d’un fiato. E' l'inizio di un'amicizia. E Roberto Benigni sarà ispirato da quella lettura per la nota iniziativa di parlare della Divina Commedia a tutti gli italiani, ma questa affermazione Franco Nembrini dice che è un po' un'esagerazione.

Racconti eccezionali eppure estremamente umani, vicini a chi li ascolta.

Su youtube si possono trovare diversi video: incontri, interviste, interventi.
In questo video-intervista della trasmissione A sua immagine 


ci si può fare un'idea di come si presenta Franco Nembrini.

I grandi filoni di cui tratta nei suoi incontri presentano questi titoli: El Dante, Ho visto educare, e Miguel Manara.

Dante, spiega Nembrini, è il poeta con cui si parla della vita, dei problemi, del senso da dare alle cose, ai soldi, al lavoro, all’amicizia, all’amore.
La lettura di Dante assomiglia in realtà ad una chiacchierata con amici in cui il prof. racconta come lui dialoga con Dante, delle grandi domande che pone al poeta e di come lui risponde.
I ragazzi rimangono affascinati e con loro, in una sorta di contagio, anche tutti coloro che si imbattono in queste chiacchierate.
Fare esperienza di una luce, di una positività, di una bellezza in tutti i campi della vita: da quello affettivo  al rapporto con il lavoro. La vita insomma, in tutte le sue sfaccettature.
Le corde giuste si possono toccare e i ragazzi sempre assetati delle risposte alle domande ai problemi grandi e concreti della vita si appassionano.
La proposta è semplice quanto grande ed entusiasmante: “ Vi dico perché leggo Dante, vi dico che dialogo ho con Dante e proviamo a fare un pezzo di strada insieme”.

E la risposta dei ragazzi non tarda: “ Sentire Dante spiegato da Franco Nembrini è una goduria” dice una ragazza ventenne nell’intervista. E lui risponde subito dicendo: “ Sai perché? Perché si capisce poco, ma è Dante stesso che parla di una goduria! I ragazzi la vita se la vogliono godere e invece soffrono molto”. E così appare chiaro che quando i ragazzi trovano qualcuno, Dante in questo caso, che gli indica la via per andare verso una felicità vera, che non tradisce le promesse fatte, farebbero di tutto per non perdere l’occasione per imparare questo segreto.

La lettura Dante è evidentemente legata all’altro grande tema affrontato, quello educativo.
Franco Nembrini si definisce una persona che ha visto educare. E spesso riporta esempi concreti tratti dalla sua lunga esperienza di insegnante. Un episodio raccontato è quello


sull’alunno più cretino della scuola che trovata la sua strada si risveglia dal suo torpore e come dice il ragazzo stesso  trova lo spunto per uscire fuori dalla “m…. che mi circonda”.

Franco Nembrini, dopo una carriera di professore nella scuola statale è diventato  il rettore della  scuola La traccia di Calcinate a Bergamo che qui è presentata.



In programma numerosi incontri ( per lo più gratuiti o molto accessibili)  a Roma nei prossimi mesi. Per gli appuntamenti si può consultare questa pagina Facebook.

domenica 12 ottobre 2014

Franco Nembrini - Ho visto educare



"La cosa che voglio chiarire subito è che non sono un esperto di educazione in senso proprio. Io ho fatto questo libro Di  padre in figlio dell’editrice Ares, tra l’altro dopo quel famoso incontro con il Papa che mi fece star male, voi non avete idea. Perché mi fecero veramente questo scherzo: mi sono trovato a parlare della stessa cosa, cioè l’educazione, di  cui aveva parlato mezzora prima il Papa.  Provate voi a fare una roba del genere.
Mi ricordo la telefonata di Mons. Parmeggiani: “ Verrebbe a Roma, c’è un incontro?”. Quando madre Chiesa chiama si scatta sull’attenti. “ Ma certo, è evidente che vengo” e gli chiedo: ma di che si tratta, che contesto è, le domanda che fa un relatore quando viene invitato. A chi parlo, dove parlo, quanti siamo a parlare e risponde: “ Ah per questo la cosa è abbastanza semplice, siete in due. Avremmo pensato in quest’ordine: prima il Papa, poi lei”. Io ho pensato anche ad una presa in giro e a qualche amico che mi stesse facendo uno scherzo, invece poi è andata esattamente così. Non vi dico quanto sono stato male per una settimana". 

Esordisce così Franco Nembrini, rettore della scuola La traccia di Bergamo al teatro del seminario maggiore di Roma, all'incontro organizzato dall'Ufficio Catechistico per i catechisti della diocesi il 29/09/2014.
Si tratta dell'incontro introduttivo del ciclo "Ho visto educare". Franco Nembrini ha ripetuto lo stesso incontro la scorsa settimana in diverse parrocchie di Roma ( Gran Madre di Dio, Chiesa Nuova, Santa Maria alle fornaci, Santa Maria Goretti) invitando poi ad entrare nel merito attraverso tre incontri sull'educazione al teatro Orione.

Il primo di questi tre incontri è avvenuto ieri e ha visto la partecipazione di genitori, catechisti, formatori, professori e tutti gli interessati, che hanno accettato l'invito a partecipare anche se apparentemente non coinvolti per ragioni familiari, professionali e di vita nel discorso educativo.
In realtà, spiegava Nembrini nell'incontro introduttivo, tutti siamo coinvolti perché già solo vivendo noi educhiamo le persone che vivono accanto a noi e non ci si può quindi considerare neutri rispetto al discorso educativo. 

L'intento degli incontri è scoprire quali sono i segreti che toccano le corde vitali e che ci appassionano quando incontriamo o riusciamo ad essere persone che fanno vibrare dentro di noi l'interesse alle cose grandi e belle della vita e che riescono a comunicare la speranza che vale la pena essere venuti al mondo perché la vita è una cosa bella, buona e degna di essere vissuta.

Gli incontri sono stati organizzati da un gruppo di amici di Franco che si sono impegnati a far conoscere  il professore bergamasco e i contenuti della sua esperienza di figlio, di studente, di professore anche a Roma. Ragazzi provenienti da diverse realtà cattoliche della capitale che si sono uniti nell'entusiasmo di questa amicizia con Franco e nella passione per i temi da lui trattati.

I prossimi appuntamenti saranno il 9 novembre prossimo e il 21 febbraio 2015.




IL CAMMINO DELL'UOMO

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Marcia francescana 25 luglio - 4 agosto 2003