La festa rievoca la permanenza degli ebrei nel deserto per quaranta anni-
Al principio dell’autunno a metà del mese di Tishrì, quest’anno il 10 ottobre, inizia la festa di Sukkot che rievoca la permanenza degli ebrei nel deserto per quarant’anni. Durante il lungo viaggio verso la Terra Promessa il popolo ebraico viveva in ambienti provvisori come una capanna la Sukah. Una abitazione reale, ma anche un luogo simbolico.
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| Una Sukah (capanna o tenda) fotografata dall'interno |
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| Il rabbino Roberto Colombo |
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| La Sukat deve essere fatta in modo tale che dal tetto si possano vedere le stelle |
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| Particolare di una Sukah |
Seguendo il ciclo agricolo della terra Sukkot coincide con il periodo del raccolto. Il momento dell’anno in cui l’uomo coglie i frutti della sua fatica.
Dice il rabbino Roberto Colombo: “Molto spesso quando un uomo racoglie il frutto del suo lavoro e si arricchisce dimentica il dispiacere di chi il raccolto non ce l’ha. Di chi l’avere non lo ha. Molto spesso l’essere ricchi e avere la capacità e la forza di raccogliere il frutto del lavoro, ti rende praticamente cieco al dolore altrui. Non ti ricordi e non vivi il dolore delle altre persone che tutta questa ricchezza non ce l’hanno”.
Un altro nome della festa: "Il tempo della nostra gioia"-
Fragile per definizione la capanna rappresenta la precarietà dell’esistenza, ma anche l’accoglienza del vicino, dello straniero e la condivisione del raccolto. Perciò la festa si chiama anche “Il tempo della nostra gioia”.
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| Lulav viene usato durante la preghiera in sinagoga |
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| Il fascio di abusti viene agitato in direzione dei quattro punti cardinali per rappresentare che Dio è presente in ogni posto |
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| Lulav usato nella funzione in sinagoga |
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| Un bambino con in mano un Lulav |
Quattro tipi di persone. Come la palma dà frutto, ma non dà profumo, il mirto ha profumo, ma non ha sapore. Il salice non ha né sapore né profumo, mentre il cedro ha sapore e profumo. Così gli esseri umani possono essere sapienti, ma non genorosi. Generosi, ma non sapienti. Né generosi né sapienti. Oppure sapienti e generosi, come nel caso del cedro, il frutto profumato e buono da mangiare dalla forma perfetta.
Dice il rabbino Roberto Colombo: “Quindi abbiamo quattro tipi di persone diverse, ma ce vengono riunite insieme. Non si deve cacciare nessuno, non si deve allontanare nessuno. Tenendo assieme questi quattro elementi, noi insieme costruiamo l’essere vivente ideale. E quindi noi chiediamo a Dio un aiuto, durante Sukkot, a diventare degli essere ideali, verso noi stessi, verso Dio e soprattutto verso gli altri esseri umani”.












