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venerdì 14 novembre 2014

Perdere il senso della meraviglia - Albert Einstein

" Perdere il senso della meraviglia,
significa quasi morire, cessare di vedere".

Albert Einstein


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Scopri ciò che sei chiamato ad essere - Douglas Mallok

" Se non puoi essere un pino sulla vetta del monte,
sii una scopa nella valle,
ma sii la migliore scopa sulla sponda del ruscello.
Se non puoi essere un albero, sii un cespuglio.
Se non puoi essere una via maestra, sii un sentiero.
Se non puoi essere il sole, sii una stella,
ma una stella che brilla.
Sii sempre il meglio di qualunque cosa tu sia.
Non si vince o si fallisce con la mole.
Scopri ciò che sei chiamato ad essere
e poi mettiti con passione a realizzarlo.
E Dio ti sorriderà dal cielo".

Douglas Mallok


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giovedì 13 novembre 2014

La cosa importante - Albert Einstein

"Trovo che la cosa importante nel mondo non è tanto dove siamo, ma in che direzione stiamo andando".

Albert Einstein

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Theilhard de Chardin - I coraggiosi cercatori di felicità

"Vogliamo dunque essere felici? Lasciamo gli stanchi e i pessimisti scivolare indietro. Lasciamo i gaudenti e mediocri sdraiarsi borghesemente sul pendio. Ed aggreghiamoci senza esitazione al gruppo di coloro che vogliono arrischiare la scalata, ai coraggiosi, sino all'ultima cima. In avanti".

Theilhard de Chardin, Sulla felicità, 28-29

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mercoledì 12 novembre 2014

Frasi - B. Pasternak, Il dottor Zivago - Si cade e ci si rialza

" Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, che non hanno mai inciampato. La loro è una virtù spenta, di poco valore. A loro non è svelata la bellezza della vita"

B. Pasternak,
Il dottor Zivago, Milano, 1963, 324


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mercoledì 5 novembre 2014

Gabriel Garcia Marquez - Lettera di addio

"Se solo per un istante Dio si dimenticasse che sono una marionetta di pezza e mi regalasse un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto ciò che penso, ma in definitiva penserei tutto ciò che dico. Darei valore alle cose, non per ciò che valgono, ma per ciò che significano.
Dormirei poco, sognerei di più, capisco che per ogni minuto che chiudiamo gli occhi, perdiamo sessanta secondi di luce.
Andrei quando gli altri si fermano, mi sveglierei mentre gli altri dormono.
Ascolterei mentre gli altri parlano, e come mi godrei un buon gelato al cioccolato !

Se Dio mi facesse dono di un pezzo di vita, vestirei semplicemente, mi butterei disteso al sole, lasciando scoperto non solo il mio corpo, ma anche la mia anima.

Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio, e aspetterei che il sole uscisse. Dipingerei con un sogno di Van Gogh sulle stelle una poesia di Benedetti, e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che gli offrirei alla luna.
Annaffierei con le mie lacrime una rosa, per sentire il dolore delle sue spine, e con le labbra la carnosa sensazione dei suoi petali...

Dio mio, se io avessi un pezzo di vita... Non lascerei passare un solo giorno senza dire alla gente a cui voglio bene, che le voglio bene.
Convincerei ogni uomo ed ogni donna che essi sono i miei preferiti, e vivrei innamorato dell'amore.

Agli uomini gli dimostrerei quanto si sbagliano al pensare che smettono d'innamorarsi quando invecchiano, senza sapere che invecchiano quando smettono d'innamorarsi!
A un bambino gli darei le ali, ma lascerei che da solo imparasse a volare.
Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia, ma con l'oblio.
Tante cose ho imparato da voi uomini...

Ho imparato che tutti quanti vogliono vivere sulla cima della montagna, senza sapere che la vera felicità risiede proprio nel risalire la scarpata.
Ho imparato che quando un neonato stringe con il suo piccolo pugno, per la prima volta, il dito del padre, lo lega per sempre.
Ho imparato che un uomo ha diritto a guardarne un altro dall'alto solo per aiutarlo ad alzarsi.

Sono tante le cose che ho potuto apprendere da voi, ma in verità a molto non potrebbero servire, perché quando mi metterete dentro quella borsa, infelicemente starò morendo.

Dì sempre ciò che senti e fai ciò che pensi. Se sapessi che oggi sarà l'ultimo giorno in cui ti vedrò dormire, ti abbraccerei forte e pregherei il Signore affinché possa essere il guardiano della tua anima.
Se sapessi che questa è l'ultima volta che ti vedo uscire dalla porta, ti abbraccerei, ti bacerei, e ti richiamerei per dartene ancora.
Se sapessi che questa è l'ultima volta che ascolterò la tua voce, registrerei ogni tua parola per poterla riascoltare una ed un'altra volta all'infinito.
Se sapessi che questi sono gli ultimi minuti in cui ti vedo, ti direi "ti amo" senza assumere, scioccamente, che lo sai di già.
Sempre c'è un domani e la vita ci da un'altra opportunità per fare bene le cose, ma se sbaglio, e oggi è tutto ciò che mi resta, mi piacerebbe dirti che ti voglio bene, e che mai ti dimenticherò.

Il domani non è assicurato a nessuno, giovane o vecchio.
Oggi può essere l'ultimo giorno che vedi coloro che ami.
Perciò non aspettare più, fallo oggi, perché se il domani non dovesse mai arrivare, sicuramente lamenterai il giorno che non hai preso tempo per un sorriso, un abbraccio, un bacio, e che sarai stato troppo occupato per concederli un ultimo desiderio.
Mantieni coloro che ami vicini a te, dì loro all'orecchio quanto ne hai bisogno, amali e trattali bene, prenditi tempo per dirgli "mi dispiace", "perdonami", "per piacere", "grazie", e tutte le parole d'amore che conosci.

Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti. Chiedi al Signore la forza e la saggezza per saperli esprimere; e dimostra ai tuoi amici quanto t'importano."

Si rimane a disposizione della immediata rimozione del testo se richiesto dagli aventi diritto. 

lunedì 20 ottobre 2014

Franco Nembrini - Dante e l'educare tornano ad essere una goduria.


" Cerco il prof. Nembrini". Una telefonata che lo coglie in Africa. In Sierra Leone, dove un suo amico Padre Berton lo ha coinvolto in alcuni progetti di promozione umana e lui sta, durante le vacanze, dando un contributo alla nascita di una scuola.

"Sono io, lei chi è?" risponde Nembrini. Dall'altro lato della cornetta una risposta chiara: " Roberto Benigni". E’ il noto attore, ma Franco non lo riconosce, pensa che sia il genitore di qualche suo alunno e gli spiega che sta in Africa e che sarebbe meglio risentirsi con calma una volta rientrato a Bergamo. Prima di attaccare, non avendo individuato bene di quale alunno il Sig. Benigni sia il genitore, si fa spiegare meglio con chi sta parlando. A quel punto sente gridare con l’inconfondibile dialetto toscano: “ Ma come l’attore!”.  E così viene a sapere che i suoi libri su Dante sono arrivati in qualche modo a casa di Robero Benigni che quella notte, incuriosito ed colpito dal pregio di quei testi, li ha letti tutti d’un fiato. E' l'inizio di un'amicizia. E Roberto Benigni sarà ispirato da quella lettura per la nota iniziativa di parlare della Divina Commedia a tutti gli italiani, ma questa affermazione Franco Nembrini dice che è un po' un'esagerazione.

Racconti eccezionali eppure estremamente umani, vicini a chi li ascolta.

Su youtube si possono trovare diversi video: incontri, interviste, interventi.
In questo video-intervista della trasmissione A sua immagine 


ci si può fare un'idea di come si presenta Franco Nembrini.

I grandi filoni di cui tratta nei suoi incontri presentano questi titoli: El Dante, Ho visto educare, e Miguel Manara.

Dante, spiega Nembrini, è il poeta con cui si parla della vita, dei problemi, del senso da dare alle cose, ai soldi, al lavoro, all’amicizia, all’amore.
La lettura di Dante assomiglia in realtà ad una chiacchierata con amici in cui il prof. racconta come lui dialoga con Dante, delle grandi domande che pone al poeta e di come lui risponde.
I ragazzi rimangono affascinati e con loro, in una sorta di contagio, anche tutti coloro che si imbattono in queste chiacchierate.
Fare esperienza di una luce, di una positività, di una bellezza in tutti i campi della vita: da quello affettivo  al rapporto con il lavoro. La vita insomma, in tutte le sue sfaccettature.
Le corde giuste si possono toccare e i ragazzi sempre assetati delle risposte alle domande ai problemi grandi e concreti della vita si appassionano.
La proposta è semplice quanto grande ed entusiasmante: “ Vi dico perché leggo Dante, vi dico che dialogo ho con Dante e proviamo a fare un pezzo di strada insieme”.

E la risposta dei ragazzi non tarda: “ Sentire Dante spiegato da Franco Nembrini è una goduria” dice una ragazza ventenne nell’intervista. E lui risponde subito dicendo: “ Sai perché? Perché si capisce poco, ma è Dante stesso che parla di una goduria! I ragazzi la vita se la vogliono godere e invece soffrono molto”. E così appare chiaro che quando i ragazzi trovano qualcuno, Dante in questo caso, che gli indica la via per andare verso una felicità vera, che non tradisce le promesse fatte, farebbero di tutto per non perdere l’occasione per imparare questo segreto.

La lettura Dante è evidentemente legata all’altro grande tema affrontato, quello educativo.
Franco Nembrini si definisce una persona che ha visto educare. E spesso riporta esempi concreti tratti dalla sua lunga esperienza di insegnante. Un episodio raccontato è quello


sull’alunno più cretino della scuola che trovata la sua strada si risveglia dal suo torpore e come dice il ragazzo stesso  trova lo spunto per uscire fuori dalla “m…. che mi circonda”.

Franco Nembrini, dopo una carriera di professore nella scuola statale è diventato  il rettore della  scuola La traccia di Calcinate a Bergamo che qui è presentata.



In programma numerosi incontri ( per lo più gratuiti o molto accessibili)  a Roma nei prossimi mesi. Per gli appuntamenti si può consultare questa pagina Facebook.

martedì 30 settembre 2014

Piero Pasquini - Funerali - Omelia di don Fabio Pieroni



Nella parrocchia del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo a Roma, il 19 settembre 2014, si sono celebrati i funerali di Piero Pasquini, che ci è diventato molto caro. Un momento difficile e complesso, come sempre in questi casi, ma anche rallegrato e rasserenato da una speranza antica e nuova. Uno strano miscuglio di dolore per la scomparsa di un caro, ma anche una festa, un giorno illuminato dalla speranza di una vita che non muore, di un tempo di gioia che inizia e che non finirà mai.
Questa è la luce che in questa strana giornata si è diffusa a rischiarare i pensieri e il cuore di tutti coloro che si sono trovati a partecipare a questo momento di preghiera.
Riportiamo il testo del vangelo e la trascrizione dell'omelia pronunciata da Don Fabio Pieroni.

Si rimane a disposizione per l'immediata rimozione del testo su richiesta degli aventi diritto.


Luca 7, 11-17
In quel tempo Gesù si recò in una città chiamata Nain con i suoi discepoli e con lui una grande folla. Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato al sepolcro un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: “ Non piangere”. Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: “ Ragazzo, dico a te, alzati!”. Il morto si levò a sedere e incominciò a parlare. Ed egli lo diede alla madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio dicendo: “ Un grande profeta è sorto fra noi e Dio ha visitato il suo popolo”. La fama di questi fatti si diffuse in tutta la Giudea e in tutta le regione circostante.

Omelia:

La morte: un fatto che verifica la nostra vita - Abbiamo ascoltato questa lettura e stiamo vivendo un momento forte. Di fronte a questa esperienza della morte tutti noi veniamo in qualche modo traumatizzati, perché veniamo riportati ad una realtà che poi è misura di tutto quello che noi viviamo, di tutto quello che noi facciamo. Perché di fronte alla morte veniamo proprio verificati da qualcosa che cerchiamo di sfuggire, di dimenticare, di rimandare. E allora per tanti di noi oggi è un distacco da un padre, da un fratello, da un amico, tanti altri sono amici di amici.

Il concetto della morte illuminato dalla resurrezione di Gesù Cristo - Per tutti noi comunque è un evento che va illuminato, perché noi possiamo vedere dietro questo evento, una vittoria, un significato alla luce di colui che ha affrontato la morte che è Gesù Cristo, e che ha dato alla morte un segno nuovo che è quello del passaggio, che è quello di un’esperienza che mentre ci arriva, invece di toglierci la vita, pur non volendo, questa morte ci consegna qualcosa nella speranza.

La dimensione della resurrezione - Perché la morte è stata distrutta dalla resurrezione di Gesù Cristo nel senso che gli è stato cambiato il segno. Gli è stato cambiato il pungiglione. Questo pungiglione non ha più in Gesù Cristo quel veleno che toglie la voglia di vivere, ma al contrario ci introduce in un’altra dimensione che è quella della resurrezione di Gesù che è qui presente e che ci vuole dare una parola, su Piero e su quello che oggi stiamo vivendo. E abbiamo ascoltato questo vangelo.

La ricerca di Dio e della verità - Questo vangelo è stato preceduto da una parola di San Giovanni apostolo. Non si è capito quasi niente perché è un testo molto difficile che andrebbe studiato e approfondito con calma. Fatto sta che mentre ascoltavo, mi è rimasta una cosa sola. Lui diceva che c’è qualcuno che cerca Dio. Uno vorrebbe vedere Dio. Dove sta Dio. E uno ha questa pretesa di vedere Dio. Dio è la verità, la cosa più grande, la cosa più vera. E io credo che Piero avesse questo atteggiamento. Mi ricordo che era una persona molto esigente, come mio padre. Praticamente erano quasi coetanei. Mio padre è morto due anni fa. Una persona di grande umanità, ma di grande laicità. Quindi non un religioso naturale. A lui non gliene importava quasi niente delle messe, delle candele, delle preghiere. A lui rimbalzavano. Sai quando, m’arimbalza. Perché mio padre come Piero era una persona che cercava la verità, più vera, più autentica. Mi sembra una giusta pretesa che Gesù non sottovaluta.

L’esperienza concreta del vangelo: una parola che si fa realtà - E allora cosa successe. Io credo che questa ricerca della verità è stata premiata da parte di Dio nei confronti di Piero il quale ha vissuto il vangelo.
Avete visto il vangelo parlava di una città di Israele che si chiama Nain. Dov’è Nain? Nain si trova in Israele, in una pianura. La pianura della fecondità, si chiama la pianura di Esdrelon e sta sotto il monte Tabor dove c’è stata la trasfigurazione. Lì in questo paesetto passa il corteo funebre. Ci sono i pianti e c’è il bambino morto. Un ragazzo. Mentre questa donna piange Gesù ebbe compassione. Si ferma il feretro e dice: “ Ragazzo alzati!”, poi questo si alza sul serio, resuscita, comincia a parlare e lui lo restituì a sua madre. Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio dicendo: “ Un grande profeta è sorto fra noi! Dio ha visitato il suo popolo”. Ecco qua quello che un certo giorno Piero ha cominciato a dire. “Dio mi sa che c’è sul serio!”.

Una persona che cerca la verità è permeabile all’azione di Dio. Questa azione lo ha fecondato, lo ha umanizzato. L’ultima volta io l’ho visto alla festa della parrocchia e mi disse qualcosa di simile a quello che mi disse mio padre. Mio padre era un grande professionista che voleva che io continuassi a vivere con lui nella sua azienda e si rammaricava che io fossi addirittura diventato prete, mi fossi rovinato così. Avevamo e facevamo un sacco di cose gagliarde. Prete. Di tutte le cose, prete. Mio padre è stato tre anni a ripensarci, ma negli ultimi tempi mio padre mi disse: “ Lo sai che io ti invidio, che vivi una vita bellissima!”.
Io credo che la stessa cosa ha cominciato a dire Piero di Luca. Abbiamo letto il vangelo secondo Luca. Chi è il morto che poi viene resuscitato. Io penso che era proprio Luca. Io sono sicuro che dentro tante anche situazioni di conflitto che ci sono tra padre e figlio, figlio e padre c’è sempre una sfida e anche una ricerca della verità.

Aver riconosciuto la visita del grande profeta - E il fatto che Luca è venuto nella nostra parrocchia morto, non fisicamente, ma quasi. Moribondo. Per tanti problemi che nascono proprio dal fatto che uno perde sua madre che è la chiesa. Lo restituì a sua madre, dice il vangelo. Il fatto che durante questo tempo anche lungo, adesso sono una decina d’anni che Luca frequenta la nostra parrocchia Luca è sbocciato, si è laureato, si è sposato, è maturato, e diventato padre, una cosa grandissima, ha suscitato nel padre questa considerazione: “ Ma che ti sei dopato?”. Come mai. Questo lo ha rallegrato profondamente. In questo senso noi possiamo celebrare un funerale cristiano di una persona molto laica che però ha riconosciuto Cristo. Come diceva il vangelo: un grande profeta è sorto fra noi. Dio ha visitato la mia vita, mio figlio, la mia realtà. Non si è stancato di me. Non mi ha maledetto. Non mi ha sottovalutato. Non ha tradito le mie aspettative. Ora, lo diceva anche un personaggio molto importante del vangelo di Luca, “ Ora lascia che il tuo servo vada in pace secondo la tua Parola” ( cfr Luca 2, 29). Posso pure morire “perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza. Luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele” ( cfr Luca 2, 30-32).

Quanto è grande il tuo amore - Certo la morte è sempre una cosa alla quale si ribella, però ci sono tante cose che ci preparano, che ci facilitano e che ci introducono in una pienezza della quale questi fiori sono segno. Sono segno di quella terra in cui tante cose saranno chiare. In cui ci accorgeremo che tante manchevolezze sono state colmate da tanti fratelli che ci hanno amati. In cui potremmo dire: “ O Signore, nostro Dio quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!” ( Salmo 8). Abbiamo cantato questo. In primo luogo oggi questo lo dice Piero. O Signore nostro Dio quanto è grande il tuo nome su tutta la terra.
La vita nostra vista alla luce della parola di Dio, al di là di questa vicenda storica. “Che cosa è l’uomo perché te ne curi, il figlio dell’uomo perché te ne dia pensiero” ( Salmo 8). Ma tu lo hai fatto poco meno degli angeli. Di gloria e di onore mi hai coronato ( cfr. salmo 8). Come mai tutta questa misericordia? Come mai tutta questa attenzione? Come mai tutta questa grazia che hai riversato su di me, anche nei riguardi di mio figlio, e anche tramite tanti amici? Qui c’è anche il vescovo, Mons. Dieci che è suo amico. Quante amicizie. Quanto aiuto da alcuni fratelli come anche Mons. Dieci ha dato a Piero.

Fare memoria del significato del funerale di Piero - Tutto questo oggi dobbiamo raccoglierlo e coniugarlo con la nostra esistenza che tante volte è così distratta, superficiale, perché nessuno ci aiuta a ragionare. A ragionare attraverso la parola di Dio che illumina questi eventi che ci passano addosso così, come pioggia che passa sopra un impermeabile. Adesso usciamo di qua, andiamo a cercare la macchina da qualche parte in questo quartiere pazzesco, difficilissimo, e ti dimentichi di tutto: “Come si chiamava? Che cosa abbiamo fatto?” No. Alcune cose le dobbiamo difendere. Alcuni eventi dobbiamo ricordarli. “Che fai, ti ricordi un funerale?” Si, meglio ricordarcelo. Ricordarsi la parola di vittoria che Cristo ha pronunciato in un evento che ci sembra banale, che ci sembra inaspettata. Questo evento non è così tragico, dove c’è questo giudizio in cui c’è il Cristo da rappresentare come nel Giudizio universale di Michelangelo dove appare arrabbiato. È un’iconografia sbagliata. Cristo non è così. Non è quello Dio.

Ripartire dal fare qualcosa di bello in Dio - Ringraziamo Dio che siamo qua. In questa situazione complessa, dolorosa, che però ha il potere di offrirci quel collirio che deve lavare i nostri occhi perché possiamo ripartire. Perché ci possiamo sbrigare a fare qualcosa verso Dio. Ti devi sbrigare. Quando una persona comprende che si deve sbrigare a fare le cose belle significa che ha una virtù che si chiama il timor di Dio. Il timore di Dio è. “Mi devo sbrigare a fare qualcosa di bello! Sto perdendo tempo. Mi sono fissata su mia nuora. Mi sono smontata per quella offesa. Mi sono demoralizzato per quell’obiettivo fallito”. Ma ce ne stanno tanti altri che dobbiamo cercare in Dio!

Continuare vivere nel canto - Io invito adesso, a partire da Elena e da Luca, a vivere questo momento in cui celebriamo questo segno dell’Eucarestia che è un segno di fedeltà perché Dio è il primo che ci ha voluti vivi. “ O Signore nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra” ( Salmo 8). Lui ci ha creati per amore. Non è che il suo sguardo si distoglie perché noi abbiamo detto una parolaccia. Ringraziamolo. Il Dio, quello sbagliato, mettiamolo alla porta. Io quest’anno ho fatto un pellegrinaggio in cui ho detto: “ Dobbiamo fare un atto di ripudio del Dio falso!”. Noi siamo oppressi a volte da un Dio falso, che fa sempre tutto difficile. Oggi Cristo è qua. Io credo che appunto Piero in questa visione di Dio si possa riposare, rallegrare e cantare questo salmo del quale abbiamo ascoltato la versione cantata, ma che potremmo riprendere. E’ il salmo 8. Trovatelo, se uno non ha la Bibbia se la compra. 

IL CAMMINO DELL'UOMO

IL CAMMINO DELL'UOMO
Marcia francescana 25 luglio - 4 agosto 2003