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giovedì 23 maggio 2024

ABC dell'amore del Cardinal Stefan Wyszynski

Questo testo è tratto dalla rivista Amatevi così n 1(4) 2017. Si resta a disposizione per l'immediata rimozione qualora chiesto dagli aventi diritto. 


1 - Rispetta tutti - Cristo dimora in ogni uomo. Sii delicato con gli altri - sono tuoi fratelli e le tue sorelle.

2 - Pensa bene degli altri - non diffamare nessuno. Cerca di trovare aspetti posatitivi anche nelle situazioni peggiori.

3 - Parla sempre bene degli altri - non diffamare nessuno. Ripara i danni causati da parole avventate. Non provocare liti.

4 - Parla agli altri con amore. Non alzare la voce. Non bestemmiare. Non opprimere il prossimo. Non far piangere alcuno. Rassicura e mostra un cuore gentile.

5 - Perdona tutto a tutti. Non serbare rancore. Sii il primo a tendere la mano come segno di riconciliazione.

6 - Agisci sempre a vantaggio del tuo prossimo. Fai del bene agli altri come vorresti fosse fatto a te. Non pensare mai a ciò che ti debbono gli altri, ma sempre solo a ciò che tu devi a loro.

7 - Sii pronto a consolare nella sofferenza. Offri sempre la tua consolazione, consiglio, aiuto, gentilezza.

8- Lavora con coscienza - c'è chi beneficia dei frutti del tuo lavoro, così come tu usufruisci del lavoro degli altri.

9 - Sii attivo nella tua comunità. Il tuo cuore sia aperto al povero e all'ammalato. Condividi i tuoi beni. Cerca di vedere i bisogni di chi ti sta intorno.

10 - Prega per tutti, anche per i tuoi nemici.

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venerdì 24 novembre 2023

Massimo Recalcati ospite di Giorgio Zanchini: ... anche su come contrastare il maschilismo

Davvero noi pensiamo che esista una materia specialistica che possa insegnare che cosa è il rispetto dell'altro, l'educazione affettiva e sentimentale, la tolleranza, il dialogo, il rifiuto del ricorso alla violenza e all'assoggettamento dell'altro? Ma questo non dovrebbe farlo la cultura in senso lato, la formazione, la scuola, l'impegno di ciascuno a crescere, a strappare dal proprio cuore il male ed a coltivare il bene? Una sincera ricerca spirituale e una dimensione di fede autentica (se non ipocrite), spesso contestate, contrastate, derise, ridicolizzate, negate, rientrano proprio in questo percorso di crescita e di evoluzione personale. Così come, se necessario, il ricorso a dei percorsi di cura psichiatrica e psicoterapeutica.
Mi ha aiutato a concettualizzare questo pensiero un intervista fatta ieri giovedì 24 novembre a Massimo Recalcati di cui segue il link: (clicca qui per il link) di cui riporto la trascrizione.

Massimo Recalcati presenta il suo libro, Massimo Recalcati, Jacques Lacan, Feltrinelli, 2023. Il testo fa parte della collana Eredi (clicca qui per il catalogo).

Il testo di parte dell'intervista del prof. Massimo Recalcati risulta dalla trascrizione della trasmissione "Quante storie" di Giorgio Zanchini del 24/11/2023 di cui si scrive il link. Si resta a disposizione per l'immediata rimozione del testo qualora richiesto dagli aventi diritto. 


Il prof. Massimo Recalcati risponde all'intervista del giornalista Giorgio Zanchini.

Lo studio della trasmissione "Quante storie" di Giorgio Zanchini che ospita il prof. Massimo Recalcati.

Come sapete Massimo Recalcati, oltre che uno studioso di Lacan, è uno studioso in senso lato e partecipa anche del dibattito pubblico specialmente attraverso articoli di giornale peraltro raccolti in un altro saggio di Feltrinelli. Lo dico perché volevamo farle vedere due ritagli di due articoli di questi giorni e poi aggiungere anche un’impressione di Emilia. 

Una petizione per salvaguardare il bonus psicologo che è un tema su cui la politica ha discusso molto negli ultimi mesi (Fedez: una petizione per salvaguardare il bonus psicologo). 

L'articolo sulla proposta di Fedez.

E poi, di nuovo, tema di strettissima attualità, la discussione decisione, dopo l’omicidio di Giulia Cecchettin, dell’educazione sentimentale, all’affettività, sessuale. Valditare, un paio di giorni fa, “così a scuola sfidiamo il maschilismo. Un tema complicatissimo professore. 

L'articolo sulla proposta del ministro Valditara.

Allora le due intenzioni sono buone. 
Cioè mettere il riflettore sui problemi del disagio psichico, come cerca di fare Fedez. E porre il problema di come usciamo dal problema di questa cultura maschilista che genera l'orrore che abbiamo visto in questi giorni.
Sulle risposte mi permetto di avere qualche riserva. 
Per esempio, rispetto al lavoro qui di Fedez, bé dovremmo interrogarci sulla salute mentale. Che cosa è salute mentale? Che cosa è malattia mentale? Io ci vedo per esempio, il rischio di pensare che esiste una normalità psichica e che l'obiettivo della cura del disagio psichico sia una normalizzazione di ciò che, invece, poi in realtà, i sintomi definiscono un soggetto. Tutti noi siamo un pò bizzarri, tutti noi siamo un pò storti. Tutti noi siamo un pò anormali. il trattamento della malattia mentale coincide con la normalizzazione? E allora, ecco il dubbio, ma non è forse la normalizzazione, cioè pensare una vita senza sintomi, l'espressione massima della malattia mentale?

Al ministro, seconda obiezione.
Ma davvero noi pensiamo che esiste una materia specialistica che possa insegnare come si rispetta l’altro, che possa insegnare la tolleranza, che possa insegnare insegnare la differenza tra l’amore e la predazione. Ma non è questo, ecco la mia obiezione, l’obiettivo fondamentale della cultura, cioè della scuola? Non ha senso scavare, nei programmi, una zona dove si discuterebbe, in modo specialistico questi temi: per esempio l’educazione sessuale, o, come si dice oggi, l’educazione sentimentale. Perché questo è il compito della cultura, compito della scuola. E’ la scuola in se stessa che dovrebbe, come dire, formare alla tolleranza, al dialogo, al rispetto. E’ lo stesso discorso che io facevo un pò di tempo fa sull’educazione civica. Davvero noi possiamo pensare che l’educazione del cittadino sia in quell’ora alla settimana che definisce una disciplina o non è forse la scuola che dovrebbe formare una mentalità di cittadinanza?

 Se vuoi e ti fa piacere, lasciami un commento sotto il post. Basta cliccare sulla scritta Posta un commento che vedi sotto. Per me è un aiuto e uno stimolo ricevere un commento di ritorno. Se poi addirittura firmi (aggiungendo il nome) il commento sarò molto contento perché saprò chi ha scritto il commento. Se scriverai il tuo indirizzo email ti potrò anche rispondere. I commenti impiegano qualche giorno ad essere pubblicati sotto il post. Se vuoi lasciare un commento che legga solo io, puoi scrivermi alla mia email: andreapiola@yahoo.it. Grazie mille. 








lunedì 20 maggio 2019

Simone Cristicchi - Racconta come è diventato un artista

Si resta a disposizione per la rimozione del testo da questo blog qualora richiesto dagli aventi diritto. Il testo risulta dalla trascrizione dell'intervento.  I titoli sono stati aggiunti per una paragrafatura del testo. 

"A proposito del tema di questo convegno non posso non raccontare come io sia diventato un creativo, un artista, uno scrittore, un cantautore eccetera.

Il lutto
Tutto risale a quando ero bambino, avevo 12 anni, a proposito di debolezza e forza,  e proprio in quel momento della mia vita, quando si è più fragili, più indifesi, avvenne un qualcosa di molto brutto, ovvero rimasi orfano, morì mio padre a quaranta anni.
E questo dolore fortissimo che ho sentito mi faceva sentire emarginato, diverso da tutti gli altri bambini della mia età.

Le due strade
Ed è proprio in quel momento, come diceva don Gigi, ti si pongono davanti due strade, un bivio. Da una parte cedere al dolore e diventare qualcos’altro, abbattersi. Dall’altra parte la voglia di trasformarlo quel dolore, di farlo fiorire, di farlo diventare qualcosa di buono, di bello.

Ed è nel disegno del fumetto che ho trovato il mio mondo, il mondo bello, dove poter stare, dove poter vivere. E ho cominciato a disegnare, sette, otto, nove, ore al giorno davanti ad una lampada.
Il mio nuovo mondo, il mondo dove potevo stare bene era quello, il mondo della mia fantasia, della creatività.

Un nuovo significato
E mi viene da pensare che probabilmente se mio padre non fosse morto, io non sarei qui stasera a cantarvi le mie canzoni.
Probabilmente anche il suo dolore, anche la sua morte ha significato qualcosa, ha significato un seme che poi ha germogliato ed è diventato qualcosa di bello.

La vicinanza ai matti del quartiere con i quali si sentiva ugualmente diverso dagli altri
Dunque  a proposito di persone diverse che in qualche modo hanno avuto sempre un grande fascino per me c’erano dei personaggi nel mio quartiere. Dei personaggi che parlavano una lingua strana. E io probabilmente ero l’unico che andava a cercare un dialogo con loro. Erano i matti del quartiere mio semplicemente.
Cercavo di entrare nella loro dimensione così come io mi sentivo diverso da tutti gli altri e quindi ho stabilito una sorta di tacito accordo insieme a loro e dopo tanti anni ho voluto dedicare loro una canzone, a quelli che poi ho voluto chiamare “ i matti de Roma”". 

Simone Cristicchi.
Fraternità di Romena.
Introduzione alla canzone “I matti de Roma”.




I MATTI
I matti de Roma sai so tanti
certi so tristi cert' artri divertenti
so' mbriagoni so' reggine so' cantanti 
caratteristici come li monumenti
Pe ditte a zona mia c'era Agostino
che spaventava tutti quanti i regazzini
gridava d'esse niente meno ch'el demonio
le corna in testa erano du peperoncini
Sulla Toiatti a volte trovi er Roscio
sale col flauto sul 4 e 51
fa tre notaccie spiaccicando le parole
chiede du spicci ma non glieli da nessuno
I matti de Roma so la smorfia
un pò sdentata de le strade de città
pe ricordà a chi se pia troppo sul serio
che male strano ch'è la normalità
che brutto male ch'è la normalità
Ce sta Berardo er puggile sonato
che s'è ammattito pei cazzotti presi in testa
mo è vecchio e gira sempre solo
na sigaretta è tutto quello che je resta
Oggi alla metro na signora smadonnava
e stava li a litigà immezzo al via vai
co qualcuno che nun c'era o nun c'è più
forse qualcuno che nun c'è stato mai
C'hanno provato n sacco de dottori
a decifrà quel gran mistero del cervello
se tu me chiedi chi so i veri malati
dipende da che parte chiudi quer cancello
dipende da che parte chiudi quer cancello
I matti me sa che temo noi
che nun ridemo e semo sempre così seri
e stamo chiusi tutto il giorno in un ufficio
mentre la vita ce sorride da de fori
mentre la vita ce cojona da de fori

martedì 14 maggio 2019

Enciclica Laudato si' - Piccola via dell'amore

L'esempio di santa Teresa di Lisieux ci invita alla pratica della piccola via dell'amore, a non perdere l'opportunità di una parola gentile, di un sorriso, di qualsiasi piccolo gesto che semini pace e amicizia. Un'ecologia integrale è fatta anche di semplici gesti quotidiani nei quali spezziamo la logica della violenza, dello sfruttamento, dell'egoismo. Viceversa, il mondo del consumo esasperato è al tempo stesso il mondo del maltrattamento della vita in ogni sua forma.


Laudato si'- Enciclica sulla cura della casa comune
Papa Francesco
Libreria Editrice Vaticana, 2015. Numero 230

venerdì 5 dicembre 2014

Cosa fa l'amore? Cosa non fa l'amore? - Carlo Rocchetta

Utile e da valutare con libertà una riflessione proposta da John Powell, ricalcante l’Inno alla carità di 1 Cor 13,
(da J. Powell, Esercizi di felicità, Cantalupa 1995, 75).

COSA FA L’AMORE
L’amore ti accetta.
Conferma la tua bontà e le tue doti.
Ha cura di te,
vuole tu sappia che stai facendo bene.
Ti sfida ad essere
tutto ciò che puoi essere.
Prova empatia.
Ti incoraggia a credere
in te stesso.
E’ gentile nel modo
di trattare con te.
Sa tenere i segreti.
E’ benevolo.
Ride molto,
ma sempre con te, mai di te.
Cerca bontà e la trova.
Ti fa gioire
di te stesso.
Sorvola sulla tua vanità
sciocca,
sulla tua debolezza umana.
Prega per la tua crescita.
Vede dentro di te cose buone.


COSA L’AMORE NON FA
 Non approfitta di te
e non ti domanda
di cambiare ritmo.
Non ti rimprovera
e non ti tiene rancore.
Non ti costringe
con rabbia,
voce prepotente
o lacrime.
Non ti pone in questioni
dove si ha ragione o torto.
Non ti dà consigli
non richiesti.
Non ti giudica.
Non ti sopporta  a stento.
Non ti mette alla prova.
Non vuole avere sempre ragione.
Non fa il muso e non si chiude.
Non ti punisce per i tuoi errori.
Non ricorda di continuo i tuoi sbagli.
Non ricerca attenzioni su di sé.
Non si dà arie
E non ha pretese di superiorità.
Non è invadente.

L’amore tutto comprende, tutto perdona, tutto ama.

Tratto da Carlo Rocchetta, Conosci te stesso, Esercizi di felicità per i giovani ( e adulti…), Porziuncola, 2009, Pg. 103.


Si rimane a disposizione per l’immediata rimozione del testo qualora richiesto a chiunque ne avesse diritto.

venerdì 28 novembre 2014

Impostare un rapporto d'amore sulla verità - Valerio Albisetti

Alcuni preferiranno sentirsi dire una bugia piuttosto che la realtà dei fatti. Altri possono pensare che è meglio non sapere piuttosto di affrontare l’ansia e il dolore eventuali della verità. In entrambi i casi, queste persone non potranno crescere, né inserirsi in un cammino di consapevolezza psicologia, spirituale.
D’altra parte, non c’è nessuna buona ragione per la quale la verità debba ferire. Se usata correttamente, la sincerità scarica la tensione e diventa la base per un cambiamento. Troppo spesso viviamo la sincerità come un modo “brutale” di comunicare. Niente di più falso. La verità è l’essenza della comunicazione fra le persone.
Senza verità non ci sarebbe vita.
Senza verità non c’è amore.
E poi la verità può essere detta con gentilezza.
Un amore forte è in grado anche di perdonare.
Fra l’altro, molti hanno scoperto che la verità è la miglior politica: se non siamo sinceri, nel tempo le conseguenze si dimostreranno più pesanti del conflitto a cui volevamo ovviare con la bugia…
…Comunque sia, l’insincerità risulta essere una delle cause prime di separazione, di rottura dei rapporti d’amore” 

Valerio Albisetti, Mal d’amore – Pag. 115-116


Si resta a disposizione per l'immediata rimozione del testo, qualora richiesto dagli aventi diritto.

lunedì 17 novembre 2014

Dall'innamoramento all'amore - Carlo Rocchetta

L’idea che l’innamoramento sia uno stato che non avrà mai termine è l’errore in cui cadono molti quando pensano che sia possibile amarsi sempre, allo stesso modo e con la stessa intensità, con cui ad esempio Romeo e Giulietta si desiderarono. Non è forse vero che essi stessi vissero la loro storia di amore per un breve tratto di tempo e in una situazione molto particolare? Se avessero avuto la possibilità di sposarsi avrebbero certamente dovuto attuare il passaggio richiesto ad ogni coppia: dall’innamoramento all’amore. Per quanto infatti l’ebbrezza dell’innamoramento sia straordinaria, la meta è l’amore.
Solo l’amore permette di costruire rapporti duraturi e solidi, ed edifica una vita di coppia in grado di durare nel tempo e resistere ad ogni intemperie. Il problema è dunque quello di verificare se l’innamoramento, come stato nascente, riesce ad evolversi, in un’autentica relazione di amore:
-       amore come capacità di accettare l’altro/a, per quello che è, e non per quello che idealisticamente vorremmo fosse, accettarlo con i suoi limiti e operando per valorizzare le sue migliori qualità, non per mortificarle.
-       Amore come capacità di promuovere la persona dell’altro e creare uno scambio con lei alla pari ( simmetrico e asimmetrico ad un tempo), dove ci si senta amati e apprezzati, non appiattiti o annullati;
-       Amore come comunicazione profonda, da cuore a cuore, da anima a anima, e dove entrambi imparino a sostenere reciprocamente le loro deboli esistenze e a crescere insieme, in uno scambio affettivo colmo di bellezza e incanto.
L’innamoramento è essenziale all’inizio, ma è solo l’amore, un  amore consapevole ematuro, che consente di sostenere il “tutto” e il “ per sempre” di un'esistenza come quella matrimoniale; un amore consapevole e maturo dove ognuno si percepisca come un dono accogliente per l’altro, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, esattamente come gli sposi si promettono il giorno della celebrazione delle nozze.

Solo l’amore è in grado di edificare l’incontro di due fidanzati o sposi e mantenerlo solido, fedele, di stagione in stagione, fino alla sera dell’esistenza umana.


La storia di tante coppie che, dopo venti, trenta, cinquant’anni, dicono di volersi più bene di quando erano giovanissimi, attesta come questo obiettivo sia possibile e non rappresenti affatto una chimera irraggiungibile. Ciò che si richiede è di imparare l’alfabeto di un amore adulto e responsabile.

Carlo Rocchetta, Conosci te stesso, 2009 Porziuncola, Pag. 94-95


Si rimane a disposizione per l'immediata rimozione del testo qualora richiesto da chiunque ne avesse diritto.

sabato 15 novembre 2014

Carlo Rocchetta - dal libro Conosci te stesso - I tre volti dell'amore adulto

I tre volti dell'amore ( donare, accogliere, condividere) sono solo tre facce di un unico prisma. Solo chi si misura su di esse è sulla buona strada per attingere alla maturità dell'amore  o, almeno, camminare nella sua direzione. Amare significa sottrarsi ad una situazione di incompiutezza e far vivere gli altri. Ha ragione Gabriel Marcel quanto annoto come " amare qualcuno significa dirgli: tu non morrai".
Chi ama non solo accetta l'altro come l'altro, ma gli dice: " voglio che tu esista". Colui che si sente amato, a sua volta, è posto in grado di far riecheggiare un'analoga promessa verso ogni altro da sé; ed ecco che l'incontro d'amore spalanca le porte verso un amore che si allarga a macchia d'olio e si volge verso l'Assoluto dell'Amore.

Carlo Rocchetta, Conosci te stesso, 2009 Porziuncola, Pag. 98


Si resta a disposizione per l'immediata rimozione del testo se richiesto da chiunque degli aventi diritto.

Dall'innamoramento all'amore maturo - Carlo Rocchetta

L’idea che l’innamoramento sia uno stato che non avrà mai termine è l’errore in cui cadono molti quando pensano che sia possibile amarsi sempre, allo stesso modo e con la stessa intensità, con cui ad esempio Romeo e Giulietta si desiderarono. Non è forse vero che essi stessi vissero la loro storia di amore per un breve tratto di tempo e in una situazione molto particolare? Se avessero avuto la possibilità di sposarsi avrebbero certamente dovuto attuare il passaggio richiesto ad ogni coppia: dall’innamoramento all’amore. Per quanto infatti l’ebbrezza dell’innamoramento sia straordinaria, la meta è l’amore.
Solo l’amore permette di costruire rapporti duraturi e solidi, ed edifica una vita di coppia in grado di durare nel tempo e resistere ad ogni intemperie. Il problema è dunque quello di verificare se l’innamoramento, come stato nascente, riesce ad evolversi, in un’autentica relazione di amore:
-       amore come capacità di accettare l’altro/a, per quello che è, e non per quello che idealisticamente vorremmo fosse, accettarlo con i suoi limiti e operando per valorizzare le sue migliori qualità, non per mortificarle.
-       Amore come capacità di promuovere la persona dell’altro e creare uno scambio con lei alla pari ( simmetrico e asimmetrico ad un tempo), dove ci si senta amati e apprezzati, non appiattiti o annullati;
-       Amore come comunicazione profonda, da cuore a cuore, da anima a anima, e dove entrambi imparino a sostenere reciprocamente le loro deboli esistenze e a crescere insieme, in uno scambio affettivo colmo di bellezza e incanto.
L’innamoramento è essenziale all’inizio, ma è solo l’amore, un  amore consapevole ematuro, che consente di sostenere il “tutto” e il “ per sempre” di un'esistenza come quella matrimoniale; un amore consapevole e maturo dove ognuno si percepisca come un dono accogliente per l’altro, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, esattamente come gli sposi si promettono il giorno della celebrazione delle nozze.

Solo l’amore è in grado di edificare l’incontro di due fidanzati o sposi e mantenerlo solido, fedele, di stagione in stagione, fino alla sera dell’esistenza umana.


La storia di tante coppie che, dopo venti, trenta, cinquant’anni, dicono di volersi più bene di quando erano giovanissimi, attesta come questo obiettivo sia possibile e non rappresenti affatto una chimera irraggiungibile. Ciò che si richiede è di imparare l’alfabeto di un amore adulto e responsabile.

Carlo Rocchetta, Conosci te stesso, 2009 Porziuncola. Pag.95

Si resta a disposizione per l'immediata rimozione del testo qualora richiesto da chiunque degli aventi diritto.

IL CAMMINO DELL'UOMO

IL CAMMINO DELL'UOMO
Marcia francescana 25 luglio - 4 agosto 2003