IDEE STRAMPALATE?
1 - Mi sarebbe piaciuto vedere Giorgia Meloni parlare anche con Putin per cercare di trovare una soluzione di pace. Attivarsi oltre ogni possibile ostacolo, cercare l'incontro, aprire al dialogo con lui. Proprio perché sembra (così ci dicono tutti e così sembra) che molte ed importanti scelte sbagliate le abbia fatte Putin, proprio per questo bisogna aprire un dialogo con Putin. La Presidente Meloni ha fatto bene ad andare da Zeles'kyj, ma non ad assicurare un apporto militare fino alla vittoria e in questo modo essere accorpato al blocco antagonista della Russia e quindi permettere che l'Italia fosse assimilabile ai nemici e chiudere il dialogo con Putin.
2 - Considero una decisione saggia che Zelens'kyj non ha parlato da Sanremo.
3 - Non capisco perché dovremmo vietare gli spettacoli dei grandi artisti russi in Europa. Che c'entrano gli artisti russi con Putin e le sue decisioni? Anzi vietare questi spettacoli è proprio il modo giusto per fornire un pretesto alla propaganda di Putin e per fare credere al popolo russo che noi odiamo i cittadini russi quando non è vero. Anzi per molti aspetti abbiamo tanto da imparare da tutti come dai russi.
4 - Non mi sento rappresentato da Biden e dal suo modo di affrontare la crisi ucraina. Credo che questo modo di affrontare la situazione porti solo ad una escalation e alla guerra totale.
5- Non mi sento rappresentato dalla politica UE.
6- La cosa più importante. Bisogna fare marcia indietro nel campo militare e attivare le diplomazie. Fare di tutto per ottenere la pace, il cessate-il-fuoco. Dialogo dialogo dialogo. Niente muri.
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giovedì 23 febbraio 2023
24/02/2023 - Crisi ucraina: quattro idee strampalate
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venerdì 17 febbraio 2023
02/02/2023 - Armi deposte ai piedi della Croce - Repubblica Democratica del Congo - Incontro di Papa Francesco con le vittime delle violenze nell'est del Paese
Si resta a disposizione per l'immediata rimozione dei testi tratti dall'Osservatore Romano del 2 febbraio 2023 qualora richiesto dagli aventi diritto. Il titolo dell'articolo è "Armi deposte ai piedi della croce". I neretti e i sottolineati non fanno parte dell'articolo originale e sono stati aggiunti per facilitare la lettura.
Questa la traduzione italiana del testo integrale delle testimonianze pronunciate durante l’incontro del Papa con le vittime delle violenze nell’est della Repubblica Democratica del Congo, che ha avuto luogo nella rappresentanza pontificia di Kinshasa.![]() |
| Kinshasa, 1 febbraio 2023, Un momento dell'incontro di Papa Francesco con le vittime dell'est del paese. Foto: Osservatore Romano |
Dalla diocesi di Butembo-Beni
Beatissimo Padre,
Mi chiamo Ladislas Kambale
Kombi. Sono nato a Eringeti il 15 luglio 2006. Sono un agricoltore di professione. Sono il secondo della mia famiglia. Mio fratello maggiore è stato ucciso in circostanze che ancora oggi non conosciamo. Mio padre è stato ucciso in mia presenza, a Ingwe, verso Kikungu, nel territorio di Beni, da uomini in pantaloni da addestramento e camicie militari. Dal mio nascondiglio, ho seguito il modo in cui lo hanno fatto a pezzi, poi la sua testa mozzata è stata messa in un cesto. Infine, se ne andarono con la mamma. L’hanno rapita. Siamo rimasti orfani, io e le mie due sorelline. La mamma non è più tornata fino a oggi. Non sappiamo cosa ne abbiano fatto.
Santo Padre, è orribile vedere una scena del genere. Non mi la- scia mai. Di notte non riesco a dormire. È difficile comprendere una tale malvagità, questa brutalità quasi animale.
Beatissimo Padre, La ringraziamo per essere venuto a consolarci. In seguito all’accompagnamento spirituale e psicosociale della nostra Chiesa locale, io e gli altri bambini che sono qui abbiamo perdonato i nostri aguzzini.
Ecco perché depongo davanti alla Croce di Cristo vincitore il machete uguale a quello che ha ucciso mio padre.
Anch’io — Léonie Matumaini della scuola elementare di Mbau - metto davanti alla Croce di Cristo vincitore il coltello identico a quello che ha ucciso tutti i membri della mia famiglia in mia presenza e che mi è stato dato dai carnefici, chiedendomi di consegnarlo ai soldati delle Forze armate della Repubblica Democratica del Congo.
Anch’io — Fiston Kambale Ka- kombi, 13 anni, della scuola primaria di Chamboko — perdono i carnefici che mi hanno rapito per 9 mesi. Chiedo a Cristo vincitore sulla croce di toccare il cuore degli aguzzini affinché liberino gli altri bambini che sono ancora nella boscaglia.
Santo Padre, Le chiedo di pregare affinché questi bambini si uniscano a noi a scuola e nella comunità. La ringraziamo.
Dalla diocesi di Goma
Vostra Santità,
Mi chiamo Legge Kissa Catarina e leggo la testimonianza di Bijoux Mukumbi Kamala, che sta accanto a me ma non sa leggere bene il francese.
«Vengo da Walikale. Ho 17 anni. Ho iniziato il calvario della sofferenza nel 2020. Un giorno stavamo andando a prendere l’acqua al fiume. Era a Musenge, in uno dei villaggi del territorio di Walikale. Era il 2020. Durante il tragitto abbiamo incontrato alcuni ribelli. Ci hanno portato nella foresta. Ognuno dei ribelli scelse chi voleva. Il comandante mi voleva. Mi ha violentato come un animale. È stata una sofferenza atroce. Sono rimasta praticamente come la sua donna. Mi violentava più volte al giorno, quando voleva, per diverse ore. E questo è andato avanti per 19 mesi, 1 anno e 7 mesi. Era inutile urlare, perché nessuno poteva sentirmi o venire in mio soccorso. Ho avuto la fortuna di fuggire con una mia amica dopo 19 mesi di sofferenza. Da questa esperienza sono tornata incinta. Ho avuto due bambine gemelle, che non conosceranno mai il loro padre. Le altre amiche che erano state rapite con me quel giorno non sono più tornate. Non so se sono morte o se sono ancora vive.
«Santità, con la presenza di decine di gruppi armati, le uccisioni si sono intensificate ovunque, le famiglie sono state sfollate più volte, i bambini sono rimasti senza genitori, sono stati sfruttati nelle miniere o piuttosto negli eserciti ribelli; le ragazze e le donne hanno iniziato il calvario di violenze sessuali di ogni tipo e torture senza nome. Altre popolazioni sono state sfollate e non hanno più trovato una patria, vagando qua e là.
«Santità, in tutto questo la Chiesa rimane l’unico rifugio che cura le nostre ferite e consola i nostri cuori attraverso i suoi molteplici servizi di sostegno e conforto: le parrocchie e i servizi della Caritas diocesana rimangono i nostri luoghi di ricorso e di aiuto.
«La sua presenza, Santità, ci rassicura sul fatto che tutta la Chiesa si prende cura di noi. Grazie mille per essere venuti. Ecco la stuoia, simbolo della mia miseria di donna violentata. La metto sotto la croce di Cristo, affinché Cristo mi perdoni per le condanne che ho fatto nel mio cuore contro questi uomini. Che la croce di Cristo perdoni me e i miei stupratori e li porti a rinunciare a infliggere sofferenze inutili alle persone. Questa è anche la lancia uguale a quelle con cui sono stati trafitti i petti di molti nostri fratelli. Che Dio ci perdoni tutti e ci insegni il rispetto per la vita umana».
Dalla diocesi di Bunia
Santo Padre,
Mi chiamo don Guy-Robert
Mandro Deholo e sono stato mutilato nelle dita di una mano. Presento la testimonianza che aveva preparato Désiré Dhetsina, prima di scomparire alcuni mesi fa, senza lasciare notizie.
«Sono un sopravvissuto a un attacco al campo di sfollati di Bule, nel villaggio di Bahema Badjere, nel territorio di Djugu, nella provincia di Ituri. Questo campo è conosciuto come “Plaine Savo”. L’attacco è avvenuto nella notte del 1° febbraio 2022 da parte di un gruppo armato, che ha ucciso 63 persone, tra cui 24 donne e 17 bambini. Ho visto la ferocia: persone tagliate come carne di macelleria, donne sventrate, uomini decapitati.
«Viviamo in campi per sfollati senza speranza di tornare a casa, perché le uccisioni, le distruzioni, i saccheggi, gli stupri, lo spostamento delle popolazioni, i rapimenti, le molestie, insomma, si direbbe l’esecuzione di un piano di sterminio, di annientamento fisico, morale e spirituale, continuano ogni giorno.
«Padre Santo, abbiamo bisogno di pace e nient’altro che pace, questo dono gratuito di Gesù Cristo risorto. Vogliamo tornare nei nostri villaggi, coltivare i nostri campi, ricostruire le nostre case,educare i nostri figli, vivere insieme ai nostri vicini di sempre, lontano dal rumore delle armi! Vogliamo che il male perpetrato in Ituri si fermi, che sia punito e riparato! Vogliamo vivere con dignità come figli e figlie di Dio. Per questo mettiamo questi machete e martelli sotto la croce di Cristo, affinché ci perdoni per il sangue versato ingiustamente. Che Cristo ci dia momenti di pace e tranquillità in cui tutti abbiano buoni sentimenti l’uno per l’altro.
«Grazie mille per essere venuto a confortarci, Santo Padre. Grazie soprattutto per aver pregato per noi».
Dall’arcidio cesi di Bukavu e dalla diocesi di Uvira
Santo Padre,
Sono Aimée e parlo a nome di
Emelda M’karhungulu di Bugo- be, Groupement Cirunga, parroc- chia di Kabare, nell’arcidiocesi di Bukavu, a sud-ovest di quella grande città. Emelda mi sta accanto ma non parla francese. Leggo la traduzione francese della sua testimonianza in swahili.
«I ribelli avevano fatto un’incursione nel nostro villaggio di Bugobe; era un venerdì sera del 2005. Hanno fatto irruzione nel villaggio, prendendo in ostaggio tutti quelli che potevano, deportando tutti quelli che trovavano, facendo loro portare le cose che erano state saccheggiate. Durante il tragitto, hanno ucciso molti uomini con proiettili o coltelli. Le donne invece le hanno portate al parco di Kahuzi-Biega. All’epoca avevo 16 anni. Sono stata tenuta come schiava sessuale e abusata per tre mesi. Ogni giorno, da cinque a dieci uomini abusavano di ciascuna di noi. Ci hanno fattomangiare la pasta di mais e la car- ne degli uomini uccisi. A volte mescolavano le teste delle persone con la carne degli animali. Questo era il nostro cibo quotidiano. Chi si rifiutava di mangiarlo veniva fatto a pezzi e gli altri erano costretti a mangiarlo. Vivevamo nudi perché non scappassimo. Ero una di quelle che obbedivano, fino al giorno in cui, per grazia, riuscii a fuggire quando ci mandarono a prendere l’acqua dal fiume.
«Quando sono tornata a casa, i miei genitori mi hanno portata all’ospedale di Panzi, passando per il centro Olame, dove ho ricevuto un trattamento adeguato. Attraverso l’animazione della Chiesa ho dovuto assumere e accettare la mia situazione. Inoltre, le persone che mi guardavano con scherno sono cambiate. Oggi vivo bene come una donna realizzata che accetta il suo passato.
«La nostra Provincia è un luogo di sofferenza e di lacrime. Cosa posso dire, Santo Padre, delle vittime del disastro di Mulongwe che hanno perso tutto a causa dell’erosione selvaggia? Hanno perso la casa e tutti gli oggetti in essa contenuti. Molti sono morti. Il disastro delle inondazioni nei fiumi di Mulongwe e Kavimvira, nella diocesi di Uvira, dal 17 al 20 aprile 2020, ha fatto sì che 60 persone siano rimaste sepolte sotto il fango delle inondazioni, 45 persone ferite, 3500 case distrutte, 7700 famiglie senza tetto. I sopravvissuti abitano in campi disastrati dove condividono la tenda con 3 o 4 famiglie, cioè diverse decine di persone, nella stessa tenda. È molto affollato. È davvero la sede dell’immoralità. La prostituzione è in pieno sviluppo in questi ambienti di vita. Non hanno nemmeno le condizioni umane minime.
«A causa delle guerre interetniche negli altopiani, dal 2019, in quelli dei territori di Fizi, Mwenga/Itombwe e Uvira, più di 346.000 persone sono state sfollate, di cui 100.000 nel territorio di Uvira e 246.000 nel territorio di Fizi. Molti hanno abbandonato tutto. L’intero altopiano è stato abbandonato agli uomini armati. Molti sono morti, altri sono fuggiti, non sapendo nemmeno dove trovare i propri cari.
«Santo Padre, è con immensa gioia che noi, vittime di atrocità e di altri disastri, prendiamo la parola per presentarle la nostra sincera gratitudine e il nostro ringraziamento per aver compiuto il viaggio verso di noi nonostante le sue numerose incombenze. Ci sta lasciando un’eredità, un dono d’amore attraverso questo avvicinamento, attraverso la sua vicinanza.
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| Kinshasa, 1 febbraio 2023, Una vittima delle violenze rinuncia alla vendetta deponendo le armi ai piedi della Croce. Foto: Osservatore Romano |
«Mettiamo sotto la croce di Cristo questi abiti di uomini in armi che ancora ci fanno paura, per averci inflitto innumerevoli atti di violenza atroci e indicibili, che continuano ancora oggi. Vogliamo un futuro diverso. Vogliamo lasciarci alle spalle questo passato oscuro e poter costruire un bel futuro. Chiediamo giustizia e pace.
«Perdoniamo i nostri carnefici per tutto quello che hanno fatto e chiediamo al Signore la grazia di una convivenza pacifica, umana e fraterna. Grazie Santo Padre per essere venuto».
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lunedì 6 ottobre 2014
Il popolo curdo stretto nell’enclave di Kobani – Il senso del male e il limite che Dio gli impone
![]() |
| Immagine reperita al seguente: http://news.nationalpost.com/2014/05/11/they-cut-hands-cut-heads-play-with-corpses-islamic-extremists-fighting-brutal-war-against-kurds-in-syria/ |
![]() |
| Immagine reperita al seguente indirizzo: http://www.bergamopost.it/cambiare-rotta/succede-kobani/ |
Nell'enclave di Kobani, la popolazione a maggioranza curda
sta resistendo ancora per poco e oltre le sue possibilità ai guerriglieri
dell'Isis che avanzano. Alle spalle la frontiera turca. Una situazione
terribile.
Come in altre circostanze di questa guerra di Siria e di
tante altre guerre, nel gioco dei potenti della terra e di chi per potere,
soldi, fama ed accecato dall'odio e dal male, combatte una guerra assurda,
viene coinvolta la vita dei piccoli e degli umili.
La vita di uomini, donne, bambini, anziani.
La storia di tante famiglie con i loro padri e loro madri, i loro figli e le loro figlie.
La storia di tante famiglie con i loro padri e loro madri, i loro figli e le loro figlie.
Dio guarda tutto questo? Vede questa
sofferenza e questo dolore?
E se lo vede, resta indifferente?
E se lo vede, resta indifferente?
Resta comunque il mistero di come Lui permetta tutto ciò.
E’ il mistero della libertà.
Il mistero del male.
In questo dilagare delle tenebre, ognuno fa il suo gioco. Gli uomini fanno il loro gioco. Dio fa il suo gioco. E quale è lo spazio della fede? Consiste nel credere che il gioco di Dio intercetti il gioco degli uomini, per usare parole di Padre Francesco Rossi De Gasperis, e riesca ad indirizzare il gioco degli uomini nella direzione che Lui vuole e cioè verso il bene dell'umanità che ama.
Utili per rispondere a queste domande le parole che Giovanni Paolo
II fa scrivere in Memoria e identità a pagina 14 ( per Rizzoli Editore).
Il papa spiega che c'è un limite che Dio pone al male stesso. "Si può dunque dire che la storia dell'uomo è, sin dall'inizio, segnata dal limite che Dio Creatore pone al male".
Riporto allora il testo del terzo capitolo che reca il titolo: Il limite imposto al male nella storia dell'Europa, dove Giovanni Paolo II da una spiegazione di come Dio ha agito nella storia dell'Europa e quindi anche di quali siano le costanti del suo agire nella storia degli uomini di tutti i tempi, anche quelli delle tragiche ed attuali vicende.
Il papa spiega che c'è un limite che Dio pone al male stesso. "Si può dunque dire che la storia dell'uomo è, sin dall'inizio, segnata dal limite che Dio Creatore pone al male".
Riporto allora il testo del terzo capitolo che reca il titolo: Il limite imposto al male nella storia dell'Europa, dove Giovanni Paolo II da una spiegazione di come Dio ha agito nella storia dell'Europa e quindi anche di quali siano le costanti del suo agire nella storia degli uomini di tutti i tempi, anche quelli delle tragiche ed attuali vicende.
"L'uomo ha a
volte l'impressione che il male sia onnipotente, che domini in modo assoluto
nel mondo. Esiste secondo Lei, Santità, un limite invalicabile per il male?
Mi è stato dato di
fare esperienza personale delle "ideologie del male". E' qualcosa che
resta incancellabile nella mia memoria. Prima ci fu il nazismo. Quello che
in quegli anni si poté vedere già era una cosa terribile. Ma molti aspetti del
nazismo, in quella fase, di fatto rimasero nascosti. La reale dimensione del male che imperversava in Europa non fu
percepita da tutti, neppure da quelli tra noi che stavano al centro stesso di
quel vortice. Vivevamo sprofondati in una grande eruzione di male e soltanto gradualmente
cominciammo a renderci conto della sua reale entità. I responsabili facevano
infatti molti sforzi per nascondere i propri misfatti agli occhi del mondo. Sia
in nazisti durante la guerra che, più tardi, nell’Est dell’Europa i comunisti,
cercavano di occultare all’opinione pubblica ciò che facevano. Per lungo tempo
l’occidente non volle credere allo sterminio degli Ebrei. Solo in seguito
questo venne pienamente alla luce. Neppure in Polonia si sapeva tutto su quanto
i nazisti avevano fatto e facevano ai Polacchi, né su quanto i Sovietici
avevano fatto agli ufficiali polacchi a Katin, e le stesse vicende tristissime
delle deportazioni erano conosciute solo in parte.
Più tardi, ormai a
guerra finita, pensavo tra me: Il Signore Dio ha concesso al nazismo dodici
anni di esistenza e dopo dodici anni quel sistema è crollato. Si vede che quello
era il limite imposto dalla Divina Provvidenza ad una simile follia. In verità,
non era stata soltanto una follia – era stata una “ bestialità”, come
scrisse Konstanty Michalski ( Tra l’eroismo e la bestialità – Czestochowa
1984).
Ma di fatto la Divina
Provvidenza concesse solo quei dodici anni allo scatenarsi di quel furore
bestiale. Se il comunismo è sopravvissuto più a lungo e se ha ancora dinanzi a
sé, pensavo allora tra me, una
prospettiva di ulteriore sviluppo, deve esserci un senso in tutto questo.
Nel 1945, al termine della
guerra, il comunismo appariva solido e molto pericoloso – decisamente più che
nel 1920. Già allora si era avuta la netta sensazione che i comunisti avrebbero
conquistato la Polonia e si sarebbero spinti oltre, nell’Europa occidentale,
proiettandosi alla conquista del mondo. In realtà non si giunse a tanto. “ Il
miracolo della Vistola”, cioè il trionfo di Pilsudski nella battagli contro L’Armata
Rossa, ridimensionò le pretese sovietiche. Ma
dopo la vittoria sul Nazismo nella seconda guerra mondiale i comunisti si
sentirono rinfrancati e si accinsero con sfrontatezza ad impadronirsi del mondo
o almeno dell’Europa. All’inizio ciò porto alla ripartizione del continente in
sfere di influenza, secondo l’accordo raggiunto nella conferenza di Jalta del
febbraio 1945. Tale accordo fu solo apparentemente rispettato dai comunisti,
che di fatto lo violarono in vari modi,
innanzitutto con l’invasione ideologica e la propaganda politica non soltanto
in Europa, ma anche nelle altre parti del mondo. Per me, allora, fu subito
chiaro, che il loro dominio sarebbe durato per un tempo molto più lungo di
quello nazista. Quanto lungo? Era difficile prevederlo. Ciò che veniva fatto di
pensare era che quel male fosse in qualche modo necessario al mondo e all’uomo.
Succede, infatti, che in certe concrete situazioni dell’esistenza umana il male
si riveli in qualche misura utile, in quanto crea occasioni per il bene. Non
ha forse Johann Wolfganf von Goethe qualificato il diavolo come “ ein
Teil von jener Kraft, / die stets das Bose will und stets das Gute
schafft – una parte di quella forza,/ che vuole sempre il male e opera sempre
il bene”? San Paolo, per parte sua,
ammonisce a questo proposito: “ Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il
bene il male” ( Rm 12,21). In definitiva si arriva così, sotto lo stimolo del
male, a porre in essere un bene più grande.
Se qui mi sono soffermato a
rilevare il limite imposto al male nella storia dell’Europa, devo ora concludere che tale limite è
costituito dal bene – il bene divino e quello umanao che si sono
manifestati nella storia, nell’arco del
secolo scorso e di interi millenni. Comunque, non si dimentica facilmente il male
di cui si è fatta diretta esperienza. Si può soltanto perdonarlo. E che cosa
significa perdonare, se non appellarsi al bene che è più grande di qualunque
male? Tale bene, ha il suo fondamento soltanto in Dio. Solo Dio è questo
bene. Questo limite posto al male dal Bene divino è entrato a far parte della
storia dell’uomo, in particolare della storia dell’Europa, per opera di Cristo.
Non è dunque possibile separare Cristo dalla storia dell’uomo. Proprio questo
dissi in occasione della mia prima
visita in Polonia, a Varsavia, in Piazza della Vittoria. Affermai allora che non era possible separare Cristo dalla storia della
mia nazione. E’ possibile separarlo dalla storia di una qualsiasi altra
nazione? E’ possibile separarlo dalla storia dell’Europa? Solo in Lui, di
fatto, tutte le nazioni e tutt al’umanità possono “ varcare la soglia della
speranza”!"
Si rimane a disposizione per l'immediata rimozione del testo qualora venga richiesto da chiunque degli aventi diritto.
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IL CAMMINO DELL'UOMO
Marcia francescana 25 luglio - 4 agosto 2003



