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giovedì 7 dicembre 2023

J. E. Young, J. S. Klosko, Reinventa la tua vita, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2004.


 Si resta a disposizione per l'immediata rimozione  dei testi e delle immagini qualora richiesta dagli aventi diritto. 

Acquistato: 19/07/2018.

Occasione: Libreria Feltrinelli, Via E. Orlando 81, Roma. Su consiglio di S. P. 

Prezzo: 28 euro.

Pagine: 418.

Letto: Lettura in corso. 

Copertina del libro

Retrocopertina del libro.


Indice

1. Le trappole (15-30)

2. Quali sono le vostre trappole? (31-40)

3. Comprendere le trappole (41-54)

4. Resa, fuga e contrattacco (55-62)

5. Come cambiare le trappole (63-80)

6. "Ti prego, non lasciarmi!" La trappola dell'Abbandono (81-108)

7. "Non mi fido di te". La trappola della Sfiducia e dell'Abuso

8. "Non avrò mai l'amore di cui ho bisogno". La trappola della deprivazione emotiva

9. "Non riesco ad inserirmi". La trappola della Esclusione sociale

10. "Non posso farcela da solo". La trappola della Dipendenza (191-223)

11. "Qualcosa di terribile potrebbe accadere da un momento all'altro". La trappola della Vulnerabilità

12. "Non valgo nulla". La trappola della Inadeguatezza

13. "Mi sento un fallito" La trappola del Fallimento

14. "Faccio sempre come vuoi tu!" La trappola della sottomissione.

15. "Niente va mai bene abbastanza". La trappola degli Standard severi.

16. "Posso avere tutto quello che voglio". La trappola delle Pretese.

17. Una filosofia del cambiamento

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Spunti interessanti:

Pag. 214-215 nel capitolo 10 Cambiare la trappola della dipendenza

2. Fate un elenco delle situazioni, dei compiti, delle responsabilità e delle decisioni della vita quotidiana in cui dipendete dagli altri. Chiarite l'entità della vostra dipendenza: ciò vi consentirà di avere una visione più obiettiva. Ecco, per esempio, l'elenco che William ha preparato in riferimento alla sua dipendenza dai genitori. 

MODO IN CUI DIPENDO DAI MIEI GENITORI

1. Mi forniscono un luogo in cui vivere.

2 Mi danno un lavoro.

3. Fanno riparare la mia automobile

4. Mi preparano da mangiare.

5. Si occupano di lavare i miei vestiti.

6. Investono il mio denaro

7. Pianificano le vacanze.

8. Pianificano i giorni di ferie.

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3. Fate un elenco delle vostre fobie, delle sfide e ei cambiamenti che avete evitato di affrontare perché vi fanno paura. Preparate un elenco delle sfide che avete evitato. Alcune saranno relativamente facili da affrontare, altre più difficili. Ecco la lista che Margaret ha compilato insieme a noi. 

ATTIVITA' CHE EVITO DI AFFRONTARE

1. Essere più assertiva con Anthony

2. Prendere la metropolitana

3. Andare a fare la spesa da sola

4. Stare a casa da sola.

5. Guidare in autostrada.

6. Andare al cinema con Anthony.

7. Andare a ballare con Anthony.

8. Uscire a pranzo con le amiche.

9. Andare da un avvocato per esaminare la possibilità di porre fine al mio matrimonio.

10. Parlare ad Anthony dell'opportunità di cominciare una terapia di coppia.  

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6. Passate in rassegna le relazioni passate e chiaritene i modelli di dipendenza ricorrenti. Elencate le trappole da evitare. Fate un elenco delle persone più importanti della vostra vita. Includete i familiare, amici, amanti, insegnati, superiori e colleghi. Esaminate una relazione alla volta e analizzate la vostra dipendenza nei confronti di ciascuna persona. Che cosa c'era in quella persona, e nel vostro comportamento, che alimentava la vostra dipendenza? Quali sono le trappole che dovete evitare? Ecco la lista di Margaret.

LE TRAPPOLE DELLA DIPENDENZA

1. Comportarmi da bambina invece che da adulta.

2. Stare con una persona indipendentemente dal modo in cui mi tratta.

3. Essere appiccicosa.

4. Scegliere persone a cui piace prendersi cura di me e avere il controllo della mia vita.

5. Rinunciare alla mia vecchia vita per stare con qualcuno. Vivere la vita di un'altra persona invece che la mia.

6. Non prendere decisioni da sola.

7. Non guadagnare soldi.

8. Non sforzarmi di vedere ciò che posso riuscire a fare. 

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Sito Casa editrice: https://www.raffaellocortina.it/scheda-libro/janet-s-klosko-jeffrey-e-young/reinventa-la-tua-vita-9788870789096-1009.html


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venerdì 1 dicembre 2023

Jordan B. Peterson, 12 regole per la vita, Un antidoto al caos, Mylife, 2018.

 Si resta a disposizione per l'immediata rimozione  dei testi e delle immagini qualora richiesta dagli aventi diritto. 

Acquistato: 18/10/2023.

Occasione: Libreria San Paolo, Via della Conciliazione, Roma. Su consiglio di Miguel Cuartero. 

Prezzo: 16,5 euro.

Pagine: 390.

Letto: non ho iniziato la lettura.

Copertina

Retrocopertina

Riporto parte dell'indice del libro per far leggere quali sono  le 12 regole che lui traccia.

Regola 1: Stai bello dritto, con le spalle all'indietro

Regola 2: Trattati come una persona che ha la responsabilità di aiutare

Regola 3: Scegli amici che vogliono il meglio per te

Regola 4: Paragonati al tuo Io del passato e non a qualcun altro del presente

Regola 5: Non permettere ai tuoi figli di fare cose per cui poi li amerai di meno

Regola 6: Tieni in perfetto ordine la casa prima di criticare il mondo

Regola 7: Punta al significato (non all'interesse personale)

Regola 8: Di' la verità, o almeno non mentire

Regola 9: Pensa sempre che il tuo interlocutore sappia qualcosa che tu ignori

Regola 10: Sii preciso quando parli

Regola 11: Lascia che i ragazzi facciano skateboard

Regola 12: Se per strada trovi in gatto, coccolalo

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giovedì 30 novembre 2023

Walter Bonatti, Montagne una vita, Rizzoli, Milano 2015

Si resta a disposizione per l'immediata rimozione  dei testi e delle immagini qualora richiesta dagli aventi diritto. 

Acquistato: 18/08/2021

Occasione: Libreria Campedel, Piazza dei Martiri, 27. Belluno.

Prezzo: 13 euro.

Pagine: 369.

Letto: lettura iniziata nel 2021. Terminata nel 2022.



Copertina

 

La montagna fin dall'inizio, è stato l'ambiente più congeniale alla mia formazione. Mi ha consentito di soddisfare il bisogno innato che ha ogni uomo di misurarsi e di provarsi, di conoscere e di sapere. Così, impresa dopo impresa, lassù mi sono sentito più vivo, libero, vero: dunque realizzato. Nella mia vita di scalatore ho sempre obbedito alle emozioni, all'impulso creativo e contemplativo. Ma fu sopratutto praticando l'alpinismo solitario che ho potuto entrare in sintonia con la Grande Natura, e ancor pi a fondo o potuto intuire i miei perché e i miei limiti (Pagina 7).

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mercoledì 29 novembre 2023

Ian Stewart, Vann Jonies, L'analisi transazionale, Guida alla psicologia dei rapporti umani, Garzanti, Milano 1990

Si resta a disposizione per l'immediata rimozione  dei testi e delle immagini qualora richiesta dagli aventi diritto. 

Acquistato: 15/04/2019

Occasione: Libreria Ancora di Via della Conciliazione.

Prezzo: 32 euro.

Pagine: 425.

Letto: lettura iniziata nel 2019



Copertina

Retro di copertina

Questo libro è il testo che ho utilizzato per approcciarmi in maniera sistematica alla conoscenza dell'Analisi Transazionale.

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venerdì 17 novembre 2023

Dante Alighieri - Inferno - Canto VII

Tratto dalle pagine del libro: F. NEMBRINI,  Dante Alighieri, Inferno, Mondadori, Milano 2018, 203. Si rimane a disposizione degli aventi diritto per l'immediata rimozione del testo. Il paragrafo Concetti importanti, deriva da una paragrafatura e sintesi della introduzione del libro al Canto VII.

Sintesi del canto - Siamo nel quarto cerchio, dove Dante, dopo aver superato Pluto, il custode (vv. 1-15), incontra avari e prodighi (vv. 16-66). Segue una lunga digressione di Virgilio sulla Fortuna (vv 67-96), quindi Dante e Virgilio arrivano nel quinto cerchio, costituito dalla palude Stige, dove sono puniti gli iracondi e gli accidiosi ( vv. 97-130).


Concetti importanti

- Nel VII canto Dante incontra due coppie di peccatori: nel quarto cerchio, avari e prodighi, nel quinto cerchio, iracondi e accidiosi.

- Perché Dante mette insieme colpe opposte?

- Nel caso di avari e prodighi: in entrambi i casi gli uomini in vita hanno pensato che la ricchezza o i beni da lei acquistabili potessero essere la fonte della felicità, invece, si rivela per quello che è: un ostacolo al cammino, come nel mito classico di Sisifo.

- Dante ci fa ricordare Gesù e concorda con la mentalità medioevale che considera il denaro "sterco del diavolo" e considera l'usura un peccato grave.

- Avari e prodighi hanno guardato ai soldi in modo sbagliato. La ricchezza di per sé non è un male, ma è più facile che un ricco pensi che la ricchezza sia una risposta adeguata al proprio desiderio.

- Avarizia e prodigalità sono due esiti opposti dello stesso errore. I prodighi spendono senza misura e sperano di ottenere la felicità dalle soddisfazioni che i soldi procurano. Tutto l'oro del mondo non potrebbe dare un attimo di tregua a questi dannati.

- Dante mette in bocca a Virgilio un discorso sulla Fortuna. Per Virgilio, la Fortuna è una ministra di Dio a cui lui affida "li splendor mondani" (ricchezze, onori, successo, potere) e lei li sposta da una persona all'altra, da una famiglia all'altra, da un popolo all'altro, senza una apparente logica. E lo fa, invece, con una logica non umana, ma divina, e lo fa per educarci al fatto che il mondo di sviluppa secondo il disegno di Dio e non secondo il nostro disegno. La Fortuna non è una dea bendata, anzi ci vede benissimo, vede meglio di noi.

 Perciò la si può ringraziare, perché i rovesci della vita sono per il nostro vero bene. E' il paradosso che Dante stesso ha vissuto sulla propria pelle quando è morta Beatrice, quando è stato esiliato: è allora che ha cominciato a capire il valore vero delle cose (F. NEMBRINI,  Dante Alighieri, Inferno, Mondadori, Milano 2018, 205).

- Gli iracondi e gli accidiosi. Nel quinto cerchio, Dante vede gli iracondi nel fango della palude che si pestano e si sbranano fra di loro.

- L'ira e l'accidia, oggi, difficilmente sono percepiti nella nostra società come peccati. Anzi, l'ira oggi, sembra una virtù, non un vizio.

- Come per la lussuria del canto V, come per il denaro, anche per l'ira vale lo stesso criterio. E' normale provare rabbia, ma non è sano alimentarla. Anche S. Paolo afferma qualcosa di simile. Il problema non è l'emozione, ma l'uso che decidiamo di farne.

- Per quanto riguarda l'accidia, difficilmente è vista come un peccato: cosa c'è di male nel non fare niente? Se non faccio niente, non faccio neanche niente di male? Pensiamo agli "sdraiati" (Michele Serra, Gli sdraiati, Feltrinelli, Milano 2013), adolescenti ipnotizzati da musica, cellulare, videogiochi. Invece che conquistare il mondo, si rifugiano sul divano.

- In realtà l'accidia è data da una assenza di gratitudine che porta ad una tristezza profonda.

- Alla radice dell'accidia c'è un atteggiamento per cui non sei più in grado di apprezzare il bello e il buono che c'è.

- La radice comune  di rabbia e accidia? Un senso di ingiustizia subita, che diventa totalizzante. Una persona non vede più il bello che ha di fronte, ma guarda soltanto il proprio malessere. La radice è la stessa: erigere il proprio stato d'animo a criterio ultimo della realtà sottomettendogli tutto il resto.

- Dal punto di vista cristiano, quando incontri Cristo, o lo segui oppure no. Se non lo segui puoi assumere l'atteggiamento dei Farisei, che sposano la rabbia, e vogliono eliminare quello che Gesù propone e Gesù stesso. Puoi assumere l'atteggiamento del giovane ricco, che sposa l'accidia, che si toglie dalla presenza di Gesù e si ritrova nella tristezza perché sa di essere stato alla presenza del Bene e di averlo rifiutato. 

- Ci avviciniamo verso la fine della prima parte dell'Inferno dove Dante inserisce i peccatori di "incontinenza". 

- Il fatto di collocare in questa parte le coppie di peccatori,  avari e prodighi e di iracondi e di accidiosi, è la scelta che Dante fa per dirci che esistono due modi sbagliati di stare di fronte alle cose: disprezzare e idolatrare. Disprezzare, non riconoscere il valore delle cose (le persone, i beni, le azioni) e quindi non prendersene cura, non impegnarcisi: ignavi, prodighi, accidiosi. E idolatrare: non riconoscere il limite che le cose hanno e, quindi, fare di persone, beni, azioni il valore assoluto: lussuriosi, golosi, avari, iracondi. Errori di giudizio che nascono dal medesimo atteggiamento: l'incapacità di riconoscere che tutto ciò che esiste è un bene finito. E' un bene e perciò merita il nostro amore. E' finito perciò non merita un amore ed un impegno totali, ma può essere amato in modo adeguato solo se riconosciuto come segno di un Bene più grande

- Quindi la Fortuna ci aiuta a non dare la nostro devozione incondizionata ad un oggetto non adeguato all'ampiezza del nostro desiderio. 

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mercoledì 8 novembre 2023

De Prévaux - Russo, Carlo Acutis, Il santo dei giovani, Mondadori Electa, Verona 2023

Si resta a disposizione per l'immediata rimozione  dei testi e delle immagini qualora richiesta dagli aventi diritto. 

Acquistato: 08/11/2023.

Occasione: Libreria San Paolo di Via della Conciliazione (dopo aver visitato FRDG). Me l'ha fatto vedere Miguel Cuartero dicendo che era interessante. Come al solito. Io l'ho letto in libreria in mezz'ora e il tempo è volato. Non l'ho acquistato subito. L'ho acquistato dopo una settimana.

Prezzo: 14,9 euro.

Pagine: 48.

Letto: lettura iniziata il 01/11/2023 e terminata in mezz'ora nella libreria.


Copertina del libro

 Carlo è un ragazzo apparentemente ordinario. Ama il calcio, gli animali e passare il tempo con gli amici, ed è un patito di informatica... Ma non è come tutti gli altri: è affascinato dalle chiese e dalla Vergine Maria, e il suo desiderio più grande è ricevere l'Eucarestia! La sua vera passione è Dio, e mette ogni talento al suo servizio. Crea siti web per le parrocchie, lavora per due anni alla più grande mostra sui miracoli eucaristici mai realizzata, che sarà esposta  in Piazza di 10.000 parrocchie, ed è pieno di idee missionarie.

A 15 anni viene colpito da una leucemia fulminante. Non si lamenta di nulla. "La felicità è lo sguardo rivolto verso Dio. La tristezza è lo sguardo rivolto verso se stessi". Muore il 12 ottobre 2006. La sua popolarità è immediata, soprattutto tra i giovani. Nel 2018 gli viene attribuito un miracolo e Papa Francesco lo dichiara beato nel 2020. Molti giovani vedono in lui un faro nel mondo di oggi.
(copia del testo di retrocopertina).

E' un fumetto, ben fatto e avvincente. E' il primo libro in cui ho letto la storia di Carlo Acutis. Avevo sentito parlare di lui, senza però conoscerne in dettaglio la storia. Mi ha colpito leggere delle sue scelte di vita. Scelte coraggiose fatte con fierezza, senza vergogna, vivendo nella pienezza la sua relazione con l'Altro e riverberando la luce di quella relazione su tutte le altre. Mi è tanto piaciuto che, per la voglia di farlo leggere ad altri, l'ho acquistato pur avendolo, di fatto, letto, tutto di un fiato, in libreria.

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giovedì 2 novembre 2023

Francesco Occhetta, Carlo Acutis Beato, La vita oltre il confine, Editrice VELAR, 2013 Bergamo.

Si resta a disposizione per l'immediata rimozione  dei testi e delle immagini qualora richiesta dagli aventi diritto. 

Acquistato: 01/11/2023.

Occasione: nella sagrestia della Chiesa del Gesù a Roma, dopo la messa.

Prezzo: 5 euro.

Pagine: 50.

Letto: lettura terminata il 5/11/23.


Copertina



Qualche frase

Pag. 4
Sono solamente qualche pennellata di colore dei quindici brevi anni di un ragazzo normale, in cui tanti ragazzi possono rispecchiarsi.

Pag. 5
La vita può essere breve ed è per tutti fragile, ma per Carlo andava vissuta nella sua pienezza senza sprecarla. Per questo ripeteva: "Tutti nascono come originali ma molti muoiono come fotocopie". E' l'invito a non sprecare la vita e a ricercare la felicità vera: "La felicità - diceva -  è lo sguardo rivolto verso Dio. La tristezza è lo sguardo rivolto verso se stessi".
Davanti all'eredità della vita di Carlo ci possiamo chiedere: che cosa significavano per lui le parole: amore, dolore, gioia, sofferenza? Domande che ci portano a riflettere su cos'è per noi la morte e perché un giovane muore. Nelle parole di Paolo VI ai giovani del messaggio di chiusura del Concilio (7 dicembre 1965, sembra ri trovare le tracce della sua vita: "Rifiutate di dar libero corso agli istinti della violenza e dell'odio, che generano le guerre e il loro triste corteo di miserie. Siate: generosi, puri, rispettosi, sinceri. E costruite nell'entusiasmo un mondo migliore di quello attuale!"

Pag. 9
Alla domanda: "Cosa ti colpisce della vita di Carlo?" un giovane su Facebook scrive: "La sua umiltà; Carlo è vissuto in una famiglia molto abbiente per cui nulla gli avrebbe impedito di vivere in modo agiato e che gli avrebbe procurato quel senso di superbia, e di sentirsi il primo... invece ha sempre mantenuto quel tenore di vita e di pensiero "povero"... sempre aperto agli ultimi, altruista verso chiunque, non è poco nel nostro "pianeta" attuale [...]. Sento molto vicino Carlo in molte mie necessità e bisogni sia materiali che spirituali... forse perché essendo giovane come me e come tanti altri è molto vicino alle esigenze e alle problematiche dei suoi coetanei?".

Pag. 11
Sono di Steve Jobs alcuni insegnamenti che Carlo fa propri: "Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro. [...] Essere l'uomo più ricco del cimitero non mi interessa... andare a letto la sera dicendo che abbiamo fatto qualcosa di fantastico... è questo che mi interessa". 

Pag. 13
Convinceva  le sue amiche anon banalizzare il loro corpo, ricordando loro che è il "tempio dello Spirito Santo". Arrivava persino ad ammonire i suoi amici affinché, nell'utilizzo di internet, non cadessero nelle trappole dei siti pornografici che "ipnotizzano" e rendono dipendenti gli adolescenti. Sono gli anni in cui ai suoi compagni parla dell'importanza della volontà e della capacità di domarla. 

Pag. 16
Ecco cosa diceva Carlo: "Che giova all'uomo vincere mille battaglie se poi non è capace di vincere se stesso?" e ancora: "Non l'amor proprio, ma la Gloria di Dio". 

Pag. 17
Aiutata extra-comunitari, mendicanti, disabili, anziani, bambini. Si preoccupava degli amici  i cui genitori sia stavano separando e li invitava a casa sua per sostenerli; in classe prendeva le difese di coloro che avevano più difficoltà ad integrarsi. In più di un'occasione ha difeso i disabili che venivano presi in giro dai ragazzi. 

Pag. 22-24
Dagli scritti e dalle riflessioni di Carlo, l'Eucarestia è anzitutto il "sacrificio" di Dio in favore dell'uomo. Una convinzione che lo porta a vedere il mondo con gli occhi di Dio: se la vittoria sembra essere sempre del più prepotente e del più armato, per Carlo, l'Eucarestia fa nascere uomini e donne novi che hanno la forza di dare la vita anche a chi ti dà la morte; di servire e non asservire; di vincere il male del mondo caricandoselo sulle proprie spalle.
Il suo amore per l'eucarestia può essere espresso in una sua frase: "Più Eucarestie riceveremo e più diventeremo simili a Gesù e già su questa terra pregusteremo il Paradiso".
L'Eucarestia, che significa "ringraziamento", per Carlo ha due significati: quello della comunione e quello dell'adorazione. Attraverso l'adorazione Carlo vive una dimensione affettiva importante: silenzio e parola, ascolto e amicizia, mistero silenzioso e percezione profonda di Dio. Carlo non inventa nulla, scopre la forza dell'Eucarestia recandosi ogni giorno in chiesa a fare adorazione. Può sembrare un atto di devozione superato da tempi, invece sembra dire ai suoi coetanei: "Fatelo come me" e vedrete i risultati!
Proprio la forza dell'adorazione fa comprendere a Carlo che il corpo di Cristo oltre a stare nell'Eucarestia, è nelle persone che si amano: poveri, piccoli, forestieri, ammalati, anziani, disabili, persone sole. Per Carlo fare elemosine e aiutare quanti hanno bisogno nasce dal capacità di adorare. I soldi che risparmia li regala ai poveri, agli anziani, alle suore di clausura, ai sacerdoti, agli extra-comunitari. Carlo porta una convinzione nel cuore:"Si va dirisi in Paradiso, se ci si accosta tutti i giorni all'Eucarestia". 

Pag. 26
La mamma racconta che Carlo si domandava spesso come tanta gente potesse fare file interminabili per assistere a eventi mondani come un concerto rock e magari, per essendo cattolici, non trovassero mai il tempo di stare cinque secondi in silenzio davanti al tabernacolo contenente il Dio vivente al quale dobbiamo la nostra esistenza. L'adorazione invece produce i suoi frutti invisibili che sono quelli che Carlo sperimenta e che l'apostolo Paolo elenca nelle sue lettere: gioia, pace, serenità, dominio di sé, capacità di vedere lontano, non avere paura della morte, vivere una vita per gli altri.
L'adorazione lo rende compagno di Gesù. Vive l'essenza della spiritualità gesuitica il cui simbolo è il nome di Gesù, sigillato sull'ostia.


... continuerò a selezionare qualche frase.

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martedì 24 ottobre 2023

Libri acquistati nel 2023

Mi piacerebbe saper dire di ogni libro che ho quando l'ho acquistato. Facendo un elenco tardivo nel mese di ottobre, mi rendo conto che è difficile compilare la cronistoria degli acquisti ex-post. Spesso affidandomi alla frasetta che ho imparato a scrivere su una delle prime pagina: "Acquistato il ... nella libreria .... insieme a ...". Ma non sempre ho lasciato traccia. Bisognerebbe aggiornare la lista mano a mano che si acquistano. Lo farò d'ora in poi. Per il 2023 comunque ho ricostruito così e credo che me ne manchino. Poi però, sarebbe bello fare il resoconto dei libri effettivamente letti.

Libri acquistati 2023:

09/01/2023:

1. Massimo Recalcati, La luce delle stelle morte, Saggio su lutto e nostalgia, Feltrinelli, Milano 2022. 139 pagine. 13 euro. (Per vedere che sintesi ha trovato sul lutto).

11/01/2023:

2. Costanza Miriano, Il libro che ci legge, La Bibbia come mappa del tesoro, Sonzogno, Venezia 2022. 158 pagine. 16 euro. (Per alimentare la lettura continua della Bibbia).

03/07/2023:

3. Vincenzo Calvo, Il colloquio di counseling, Tecniche di intervento nella relazione di aiuto, Il Mulino, Bologna 2007. 211 pagine. 20 euro. (Per la formazione del counsellig e per scrivere la tesi).

23/08/2023:

4. Emanuele Lucchetti, Gran Sasso, 110 passeggiate ed escursioni, Technopress edizioni, Roma 2022, 120 pagine. 14,9 euro. (Per avere una guida da seguire nella conoscenza dei luoghi del Gran Sasso. Guida utilizzata già con soddisfazione).

07/09/2023:

5. Alessandro D'Avenia, Resisti, cuore, L'Odissea e l'arte di essere mortali, Mondadori, Milano 2023. 416 pagine. 20 euro. (Comprensivo di serata di presentazione del libro da parte dell'autore al teatro Quirino di Roma). (Per capire cosa c'è da dire su un grande classico della letteratura che io non conosco).

18/10/2023:

6. Omero, Odissea, Einaudi, Torino 1963. 705 pagine. 15 euro. (Dopo l'incontro al Quirino con Alessandro D'Avenia). (Per avere il testo del grande classico).

7. Jordan B. Peterson, 12 regola per la vita, Un antidoto al caos, My Life, Coriano di Rimini (RN) 2023. 405 pagine. 16,5 euro. (Su consiglio dell'amico Manuel Cuartero).

21/10/2023:

8. Glen O. Gabbard, Psichiatria psicodinamica, Quinta edizione basata sul DSM-5, Raffaello Cortina Editore, Varese 2015. 617 pagine. 53 euro. (Per capire qualcosa di psichiatria visto che di questi tempi può tornare utile, su consiglio di Nicolò Meldolesi).

24/10/2023:

9. Tomas B. Garcia, ECG a 12 derivazioni, L'arte dell'interpretazione, Edizione italiana a cura di Carmine Savoia e Massimo Volpe, Edra, Milano 2020. 675 pagine. 19 euro. (Per migliorare nella conoscenza dell'ECG, visto che ho perduto il mio libro su ECG). 

01/11/2023:

10. Francesco Occhetta, Carlo Acutis Beato, La vita oltre il confine, Editrice VELAR, 2013 Bergamo. 50 pagine. 5 euro.

08/11/2023

11. Claude Beata, Anche i gatti nel loro piccolo sbroccano, Guida per umani alla comprensione delle follie feline, Giunti Editore, Firenze 2023. 250 pagine. 16,9 euro. 

12. De Prevalux - Russo, Carlo Acutis, Il santo dei giovani, Mondadori Electa, Verona 2023. Pagine 48. Euro 14,90.

30/12/2023

13. Carlo Carretto, Ciò che conta è amare, AVE editrice, Roma, 1966. Pagine 190. Euro 15.

14. Carlo Carretto,  Ogni giorno un pensiero, Ne parleremo camminando, Fondazione apostolica Actuositatem ETS, 2017, Roma. Pagine 403. Euro 15.


Spesa totale: 256 euro.

lunedì 25 luglio 2022

Diario - 25 luglio 2022 - Bancarella di libri usati


I testi che negli anni ho selezionato per conoscere meglio la Terra Santa

Su questa bancarella (ho il Covid non posso uscire fuori devo inventarmi passeggiate immaginarie)... che ammetto mostra una vaga somiglianza con il mio letto, ho trovato, e ancora ne sono stupito, esattamente tutti i testi su cui ho approfondito la mia conoscenza biblica e spirituale riguardante la Terra Santa, l'ebraismo, l'islam, un pò di geopolitica e di storia.

Grazie Valentina che nel 2012 trasferendoti a Milano mi hai regalato il letto ad una piazza e mezza. Mi ero appena trasferito nella mia casa. Come vedi è stato utilissimo al libraio di stazione Termini.

Sto continuando a preparare il pellegrinaggio e a scrivere l'elaborato sulla storia dello Stato di Israele per il quale qualcuno mi ha scritto. Sto andando avanti bene e capendo sempre un pochino meglio. Quando è finito lo condivido con chi lo ha chiesto (1 persona pagata da me per chiedermelo).

Cercasi amici reali per passeggiate immaginarie.

(Covid: tosse un pò diminuita grazie a cortisone, antibiotico, aerosol, Levotuss, e grazie a Giovannina Lepera)

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domenica 17 luglio 2022

Un pellegrino che comincia da Gerusalemme - Servire Dio nella Chiesa

 Il problema per noi nasce quando ci mostriamo tanto sensibili a quanto si dici di bene o di male su di noi, quando ci sentiamo criticati. E' una fragilità psicologica con cui occorre fare i conti: appena ci si critica, ci sentiamo insicuri. Le critiche e i giudizi sfavorevoli possono essere delle occasioni buone per esaminarci, e debbono esserlo, perché spesso ci vengono dette cose molto opportune. Si tratta, però, di discernere e di dire: "Al servizio di chi sto io?", perché non si tratta di "servire la Chiesa". Noi siamo nella Chiesa per servire il Signore! La chiesa è serva degli uomini, così come il Figlio di Dio si è fatto servo per servire, non per essere servito.  Dobbiamo servire Dio nella Chiesa, non fuori o contro la Chiesa. Proprio questo sembra il dono di Ignazio.

Fonte:  Francesco Rossi De Gasperis, Un pellegrino che "comincia da Gerusalemme", Esercizi spirituali sull'Autobiografia di Ignazio di Loyola con riferimenti al Cammino dell'uomo di Martin Buber,  Figlie di San Paolo, 2015 Milano, Pagina 209


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domenica 8 maggio 2022

Valerio Grimaldi, Con grande potenza. La vita e la testimonianza di padre Emidio Alessandrini, Edizioni Porziuncola, Assisi (PG), Aprile 2022.

Si rimane a disposizione per la rimozione dei testi se richiesto dagli aventi diritto. 

Valerio Grimaldi,  Con grande potenza. La vita e la testimonianza di padre Emidio Alessandrini, Edizioni Porziuncola, Assisi (PG), Aprile 2022. 

Acquistato:

Occasione: 

Costo: 15 euro.

Pagine:

Lettura: 


La copertina del libro

Chi è stato padre Emidio Alessandrini?

Padre Emidio ( Mentana [Roma] 06/03/1957 - Roma aprile 2021) è stato un frate minore e un sacerdote che molte persone hanno avuto il piacere di incontrare nella loro vita. E' stato un uomo buono. Un ricercatore della verità. Un instancabile osservatore dell'uomo e delle cose. Un evangelizzatore. Un confessore. Un padre spirituale. Un appassionato cultore di tante materie. E tutto quanto lui è stato lo ha messo a disposizione degli altri per aiutarli a migliorare la loro vita alla luce della vita di Gesù, che lui ha sempre ritenuto il punto di riferimento per conoscere ed incontrare Dio.

Una piccola sintesi del capitolo 2 intitolato "Il mio piccolo testamento". 

Leggendo il libro mi ha colpito il capitolo 2, intitolato il "Il mio piccolo testamento". Uno scritto di padre Emidio preparato da lui per i suoi trenta anni di sacerdozio. E' una sorta di sintesi delle cose che aveva capito e che voleva consegnare agli altri. Proviamo a fare a nostra volta una sintesi del capitolo 2 del libro

1) Gerarchizzare i valori. Non tutto ha la stessa importanza. 

2) Non riflettere sul male: il male lo puoi portare con Cristo, ma non lo puoi spiegare, se ci provi diventi pazzo.

3) Non si può essere più buoni di Dio. E' Lui a dirci come stanno le cose.

4) Alla base di tutto c'è il recupero del senso del sacro e del divino: quelle cose che ci hanno fatto provare una contentezza, una grande gioia. Per gli adolescenti per es. una cosa che senza parlare di Dio li fa incontrare con il divino è parlare con i nonni o gli zii anziani. E' una cosa che dà loro gioia. E' importante che l'esperienza del divino sia coltivata tramite l'incontro con gli altri, con il bene, con l'amore. 

5) Lo scopo della vita è assomigliare, quanto meglio possiamo, nell'amore e nelle opere a Dio. 

6) Dio è una presenza che la Bibbia cristallizza, sintetizza, ripropone, rilancia all'infinito. Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuseppe... sono modelli, figure di riferimento dell'incontro con Dio. Frase: "Perché non leggi altri libri oltre la Bibbia? Perché gli altri libri li leggo io, la Bibbia legge me"

7) Nella Bibbia si trovano schemi che ci aiutano a capire come vanno le cose soprattutto quando si agisce per il bene e si riceve in cambio il male.

8) L'esperienza dell'essere perseguitati: finché sono cattivo, altri cattivi si uniscono a me e si crea un gruppo vincente; ma se per caso divento buono, tutti mi prendono di mira. 

9) Giuseppe, figlio di Giacobbe, di fronte al male che gli viene fatto dai familiari e poi ancora nella sua vita, pensa: " Dio ha fatto tutto questo!". Quando ci tocca vivere un male ingiusto, senza saperlo, stiamo per essere oggetto di una "promozione in atto".  Come se Dio ci dicesse: "Figlio mio, vieni a lavorare con me. Ti metto alla prova perché devi conoscere tutto: finora sapevi guidare, ora devi anche imparare come si riparano le automobili". Essere consapevoli di questo, per chi ha fede, è un dono immenso, altrimenti davanti a certi  episodi della vita si rimane desolati.

10) Per arrivare a questa "forza benevola" che è Dio, bisogna passare attraverso la croce. Non esiste il nesso: "Opere buone=gioie", ma "opere buone=a volte fregature", concetto che la Bibbia ribadisce in mille occasioni. Esempio della storia di Giuseppe.

11) Se uno non conosce la storia della salvezza che Dio ha fatto con il suo popolo, con l'uomo, storia narrata nella Bibbia, non conosce il modo di agire di Dio con l'uomo ed è facile cadere nella disperazione. Sapere che a volte Dio pota chi fa il bene, perché porti più frutto va messo come punto fermo della nostra esistenza. 

12) La Presenza è vicina, ma sembra che non esista la strada per parlarci. La strada è l'imitazione di Gesù. L'imitazione di Gesù permette il contatto con la Presenza, ovvero con Dio. 

13) Dio non ha nemici, ma solo figli unici. In poche parole si tratta di avere uno sguardo benevolo sugli altri, anche sulle carogne. Dicendo il Padre Nostro dovremmo smettere di fare proiezioni malevole sugli altri. 

14) Il rancore interrompe il passaggio dell'amore di Dio e degli altri. Blocca tutto. Come un tappo in un tubo. Il rancore, anche se motivato. Fin quando ce l'hai con qualcuno, non cammini: è un assoluto. Consiglio: recitare ogni mattina un Ave Maria per chi ci vuole male o ci ha fatti del male, finché non si scioglierà questo nodo. 

15) Nella relazione con gli altri non deve esserci mollezza. Gesù dice: "Ho portato il fuoco sulla terra!". Gli altri non possono essere nemici, ma bisogna stare nella verità.

16) Dovete essere accoglienti verso chi ha idee infantili, ma voi non dovete seguirle

17) Gesù ama veramente i lontani e per questo la gente vuole che sia ucciso. 

18) Non vi potete schierare contro qualcuno, non è possibile, perché non esiste l'evangelizzazione "contro".  Se le persone non vogliono fare alcun passo, va bene, ma da parte tua non deve esserci alcune discriminazione, alcuno schieramento. Questo ti mette "in minoranza" sia con la gente lontana che con quella vicina, perché spesso in certi ambienti, anche "ecclesiali" regna il buon senso, che però non è il cristianesimo. 

19) Gesù Cristo ha molto a che vedere con il dolore innocente. Il dolore, fisico e spirituale, bisogna metterlo in conto perché non si può essere cristiani senza la sofferenza. Cambi quando il dolore nella tua vita ti trasforma. Il Cristianesimo rende meravigliosi ed è allora che la gente vi cerca e vuole stare con voi senza sapere neanche il perché. 

20) Se una persona sostituisce al proprio modo di pensare le frasi di Gesù, la vita cambia; sostituire alle nostra povere idee, spesso confuse e contraddittorie, il pensiero, l'agire, il soffrire di Gesù Cristo, trasforma la realtà. 

21) Una costante dei santi: tutti i santi custodiscono alcune frasi del Vangelo con considerano fondamentali. Dunque se anche noi riuscissimo a cogliere una frase di Vangelo e seguirla fino alla fine, la vita cambierebbe radicalmente. Un esempio fatto nel libro: "Porgi l'altra guancia" ( Lc 6,29) vuol dire: "Smetti di portare il broncio". E' un impegno che va vissuto continuamente: donare, mettersi in gioco, consumarsi. E' la base della vita eterna. Quando questo vangelo non è più un "optional", ma è "guida ai miei passi" diventi come dovevi essere.  Noi non siamo chiamati ad essere San Francesco, ma ad essere noi stessi, Massimiliano, Sara, Paola, Patrizia, Cristian, Roberto... Quale è il nemico? L'istinto che ci fa tornare indietro, perché siccome a noi "sembra che sia così", anche se in realtà non lo è affatto, vi prestiamo fede, più che al Vangelo. Tenere il vangelo in tasca, come dice il Papa, e quando avete un attimo di tempo leggetene un brano. Quello vale più di tutto il resto, perché è la vita eterna

22) C'è una fatica da mettere in conto in questo non essere spontanei. Essere spontanei ci porta ad "andare in discesa", essere cristiani ci porta ad "andare in salita", grazie all'aiuto dello Spirito Santo

23) Lo Spirito Santo è una presenza oggettiva, fisica, che entra dentro a chi lo chiede insistentemente. Lo Spirito Santo insegna ogni cosa e toglie il timore per ogni creatura vivente. 

24) Bisogna chiedere lo Spirito Santo e non cacciarlo via. Allontaniamo lo Spirito ogni volta che diciamo una malignità, una cattiveria o ci arrabbiamo. Siccome la parola veicola lo Spirito, è importantissimo custodirla con amore

25) Quando una persona ha lo Spirito, tante delle cose dette nei punti precedenti, vengono naturali. Sorridete, non faticate per niente, e la gente comincia a chiederci come si fa ad essere come voi: questo è uno scopo. E' la "teoria dell'inseguimento dei cristiani". 

26) Sintesi di ciò che è davvero importante:

- Per quanto riguarda il Padre, essere come Lui,

- per quanto riguarda Gesù Cristo, leggere e mettere in pratica il Vangelo

- per quanto riguarda la Chiesa, non essere razzisti nei confronti di nessuno;

- per quanto riguarda lo Spirito Santo, chiederlo e soprattutto non rattristarlo. San Paolo dice che di volgarità o trivialità non dovete neanche parlarne.  Ci sono migliaia di cose belle e vere, diamo spazio a quelle piuttosto che prendersela con alcune persone o certe situazioni.  E' faticoso, ma non impossibile.



Il retrocopertina del libro


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sabato 24 aprile 2021

giovedì 13 giugno 2019

Come la Bibbia ti spiega il perché di qualcosa

Si resta a disposizione per la rimozione del testo qualora richiesto dagli aventi diritto.

"Nella tradizione ebraica, quando si vuole capire il perché di qualcosa, il senso di una realtà o di un avvenimento, si incomincia con raccontare una storia. Perché, attraverso l'ascolto di una storia, chi narra e chi ascolta vede proiettata sulla scena la propria realtà, la oggettivista e può coglierne il senso all'interno di un percorso più ampio, guardandola da un punto di vista differente.
Questo procedimento corrisponde alla tecnica del mashal e se possono trovare vari esempi nella Bibbia...

...Ecco il potere del raccontare e del racconto. Ma quale storia ha così tanta forza e vita da poter svelare il senso della realtà, delle tante storie umana, della vita di ogni persona? Quale storia è tale che chiunque la racconti o l'ascolti vi veda riflessa la propria storia, il senso, l'ordine e la meta della propria esistenza?
Vi è una storia, tra tutte le storie, che ha questo potere, che ha in sé questa forza: è la storia di Dio con il suo popolo, la storia che Dio ha scritto e continua a scrivere attraverso le storie degli uomini. Una satira che è cresciuta man mano nel tempo ed è giunta fino a noi attraverso il racconto di tanti cantastorie che in diversi modi e in diversi tempi l'hanno raccontata e trasmessa. Questa storie, divenuta Scrittura, continua a esercitare ili uo potere e il suo servizio attraverso i cantastorie di oggi, uomini e donne ch in diverse culture, lingue, realtà, come pellegrini e stranieri, non si stancano di raccontare il senso degli avvenimenti di oggi a tutti coloro, che come i discepoli di Emmaus, non sanno dove andare, hanno preso la direzione sbagliata, si sentono confusi e disorientati e sono abitati da tanti "perché".


Introduzione del libro: La corsa che ci sta davanti
Francesco Rossi De Gasperis
La canzone biblica di Dio per le donne e gli uomini della storia
Perdes Edizioni Bologna 2014 - Pagina 7

lunedì 5 marzo 2018

La letteratura che ci parla. Imparare e trasmettere: la gioia di un dono che realizza il bene.

"... ho avuto un'insegnante di italiano alle medie che mi ha comunicato una passione: ci trattava da grandi, scommetteva su di noi in un modo commovente, ci trascinava dentro una passione per la letteratura che  a me incantava; e ricordo benissimo che alla fine dell'esame di terza media le strinsi la mano dicendole: " Professoressa, io le giuro che diventerò insegnante di italiano".

  Ho fatto questo giuramento perché in quella professoressa avevo visto che insegnare poteva essere la realizzazione di sé nella passione di comunicare tutto ciò che di bello uno aveva cominciato a scoprire e a imparare nella vita."

da Franco Nembrini
Dante, poeta del desiderio.
Inferno Volume 1, pagina 9

Realizzare sé attraverso il passaggio di conoscenze ad altri.
La trasmissione di quello che si è appreso ed imparato ai ragazzi, alle persone a cui il nostro bagaglio di esperienza può essere una utile guida per orientarsi nelle scelte della vita.
Un sentimento misto di responsabilità,  di pietà per gli altri, di fraternità.
Questo coinvolgerci nel trasmettere ci fa sentire che quello che ci è stato donato e che noi, forse inconsapevolmente a volte possediamo, può essere utile per gli altri.
Aiuta ad avere sempre chiaro e presente alla nostra coscienza, i doni di cui siamo stati oggetto.
Ad essere consapevoli delle ricchezze, conoscenze che abbiamo.
E' quindi un grande antidoto alla depressione, alla svalutazione di sé, di quello che si è.
Al tempo stesso è un aiuto grande per chi riceve quello che abbiamo da dare.

Penso alla figura di quelle persone che con il loro donarmi quello che avevano appreso nella vita mi hanno motivato, mi hanno fornito una ipotesi di lavoro nuovo sul mio modo di vedere il mistero della vita, del lavoro, dell'impegno, delle relazioni, dell'amore, dei conflitti, delle delusioni.

Un confronto con un amico, con una persona più esperta, con un formatore, con un esperto, con uno scrittore, con un poeta,  ti fornisce una chiave interpretativa nuova, uno strumento inatteso per proseguire nel cammino della vita.

Allora mi tornano in mente un pò di parole e di concetti chiave.
Formatore. Insegnante. Insegnare. Conoscere. Trasmettere. Testi della grande letteratura che hanno da dire alla nostra situazione di oggi, qualcosa da dire a me, a noi. Quello che i grandi hanno detto parla di noi.

"... ma come è possibile? Io sto diventando matto per cercar le parole per dire, per fotografare quello che mi sta accadendo , e trovo in una terzina di un'opera di settecento anni fa descritta l'esperienza che faccio. Ma allora vuol dire che Dante parla di me, che ha qualcosa da dire a me".
Franco Nembrini
Dante, poeta del desiderio
Inferno, Volume 1, pagina 10

sabato 15 novembre 2014

Carlo Rocchetta - dal libro Conosci te stesso - I tre volti dell'amore adulto

I tre volti dell'amore ( donare, accogliere, condividere) sono solo tre facce di un unico prisma. Solo chi si misura su di esse è sulla buona strada per attingere alla maturità dell'amore  o, almeno, camminare nella sua direzione. Amare significa sottrarsi ad una situazione di incompiutezza e far vivere gli altri. Ha ragione Gabriel Marcel quanto annoto come " amare qualcuno significa dirgli: tu non morrai".
Chi ama non solo accetta l'altro come l'altro, ma gli dice: " voglio che tu esista". Colui che si sente amato, a sua volta, è posto in grado di far riecheggiare un'analoga promessa verso ogni altro da sé; ed ecco che l'incontro d'amore spalanca le porte verso un amore che si allarga a macchia d'olio e si volge verso l'Assoluto dell'Amore.

Carlo Rocchetta, Conosci te stesso, 2009 Porziuncola, Pag. 98


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L'io-spirituale maestro dell'amare e dell'essere amato - Carlo Rocchetta

Il secondo passaggio è quello di far diventare il tuo io-spirituale il soggetto-guida, il maestro dell'orientamento spontaneo ad amare e essere amato. Il desiderio di amare ( éros) che avverti tanto forte in te, ha bisogno di essere orientato, non può essere lasciato in balia delle sole pulsioni fisiche o delle sensazioni immediate; ora, è il tuo io-spirituale che può farlo. Quando ciò non avviene, la potenzialità dell'amore si trasforma in una sorta di cavallo selvaggio, senza controllo e direzione, e finisce per prendere il sopravvento, fino a condurti fuori strada.
La vocazione all'amore dev'essere guidata e determinata dall'io-spirituale e dalle facoltà che lo connotano: la ragione, la volontà, la libertà, la coscienza.
Il "va' dove ti porta il cuore" è vero solo in parte. Se infatti la spinta ad amare coinvolge il sentire è indubitabile che solo in rapporto al consenso dell'io e delle facoltà superiori si realizza come esperienza pienamente umana e umanizzante.

Carlo Rocchetta, Conosci te stesso, 2009, Porziuncola. Pg. 89


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venerdì 14 novembre 2014

Libro: Apri i tuoi sensi a Dio - Anselm Grun - Lo scopo ultimo del mio itinerario

"Rinvenire lo scopo ultimo del mio itinerario  terreno solo nella realizzazione personale, in una vita di successo o nel possesso delle cose, non può appagarmi. Solo se seguo il mio anelito più profondo, la mia vita avrà davvero senso. E questo anelito mi rimanda a Dio. Solo quando il mio itinerario esistenziale sfocerà in Dio, il mio cuore sarà appagato"

Ansel Grun, Apri i tuoi sensi a Dio, Cinisello B., 2001, 22-23


Si rimane a disposizione per l'immediata rimozione del testo qualora richiesto da chiunque ne abbia diritto

martedì 30 settembre 2014

Libro - La regola d'oro - Lezione 1 - Cosa resta della mia giornata?

LA REGOLA D'ORO
DIECI SEMPLICISSIME LEZIONI PER VIVERE PIU' FELICI

L'uomo non è un animale solitario. Nessun uomo è un'isola. Dalla filosofia alla sociologia, dalla storia alla pedagogia, le scienze umane concordano nel ritenere che ogni nostro gesto è frutto di una cultura composita con precisi riferimenti spazio temporali da un lato e spirituali dall'altro. Come dire: "Dimmi cosa fai, come lo fai, perché lo fai, con chi lo fai ... e ti dirò chi sei".
Ogni nostra azione - giusta o sbagliata che sia - diventa il filo di un tessuto in cui è tramata la storia. Questo legame, forte e impalpabile, ci impone regole di comportamento per la vita in famiglia, nel mondo del lavoro, nei rapporti con gli amici. Non basta un " rispetto" asettico e sterile, che spesso significa mancanza di impegno, lasciar correre, permissivismo eccessivo, deleghe in bianco, rifiuto d'ogni coinvolgimento...
Meglio una Regola d'oro che ci orienti nella fitta trama del nostro quotidiano, per supere gelosie, competizioni, protagonismi, pregiudizi, conflitti, antagonismi, aggressività... ora con i genitori, ora con la suocera, il collega, il coniuge, l'amico. Cosciente di essere attore e spettatore di quanto accade, senza pretendere di plasmare il prossimo a propria immagine e somiglianza, ognuno può rimanere serenamente se stesso, rispettando - con una giusta dose di humour - la diversità che è negli altri.



1 - COSA RESTA DELLA MIA GIORNATA

Tante persone, nella storia umana, hanno vissuto senza lasciare traccia di sé. Altre, anche se in maniera oscura e sconosciuta, si sono rese protagoniste dello loro piccole e grandi scelte quotidiane.

Alzarsi al mattino e non sapere cosa fare è senz'altro una noia.

La tua storia è bella se sei tu il protagonista.

Solo tu puoi dare un senso e una svolta alla tua vita.

I tuoi propositi, senza impegno e fedeltà, sono fragili e vuoti.

Impara a fare dei buoni programmi, non trascurare l'attimo che passa, perché non torna.

Alla fine della giornata la tua coscienza è lì disposta a parlare con te, e solo lei può darti la più sincera buona notte.


Tratto da: La regola d'oro. 10 semplicissime lezioni per vivere felici. Illustrato da suor Maria Rosa Guerrini. Testi di Giovanni Scalera. Edizioni San Paolo

Si rimane a disposizione dell'immediata rimozione del testo su esplicita richiesta di chi ne avesse diritto.

martedì 4 marzo 2014

Il silenzio della parola - Carlo Maria Martini - Il silenzio della parola

Lui pranza in silenzio, da solo. Marco porge i piatti. I cibi sono ordinati a raggiera come decorazioni su uno sfondo bianco. Mastica a lungo lentamente, si direbbe che rumina. Non c'è un angolo della terra in cui non abbia raccontato l'importanza della ruminato.
Sta ruminando la decisione più importante della sua vita. Da mesi i pasti sono lunghissimi.
Questo è di sicuro il più lungo della sua vita, il più sofferto, il più liberante. Si tratta di digerire la morte. La si è assaggiata a lungo negli anni. La si è vista, rossa,  scorrere sui marciapiedi di Milano, lungo le vecchie mura di Gerusalemme o asettica, sterilizzata negli ospedali. La si è vista bianca, sui volti di amici, di parenti, di compagni di viaggio. La si è vista trasparente nelle lacrime di chi è rimasto o nelle proprie.
"Sono pronto!" dice come emergendo da un silenzio di secoli. Tutti i secoli che lo separano dal primo anelito di vita sulla terra. Marco è convinto di dover servire il piatto successivo:
"Desidera altro Padre?"
"Sono pronto alla morte".
La lotta si trasforma in pace. Tutto è accolto. Anche Dio, nelle sue infinite lotte con gli uomini, prima o poi, cede. Come potrebbe consegnare ad altri il suo Israele?

(Tratto da Carlo Maria Martini Il silenzio della parola - Damiano Modena - San Paolo - Pag. 143)


Si rimane a disposizione per l'immediata rimozione del testo qualora qualcuno degli aventi diritto ne facesse richiesta.


sabato 5 febbraio 2011

Beata te che hai creduto - Carlo Carretto


Capitolo - LA MADONNA COL CARRETTINO

Fratello!
Sorella!
Prima di incominciare a leggere, da' uno sguardo alla copertina di questo libro. Troverai una piccola anomalia.

Il bimbo che è nelle braccia della Madonna al posto dell'uccellino originario dipinto da un anonimo del Quattrocento stringe un carrettino come fosse un giocattolo preparatogli da S. Giuseppe con un pezzettino di legno.
La sostituzione è dovuta a me e mi spiego. Avevo 36 anni e il Papa Pio XII mi aveva chiamato a Roma a dirigere la Gioventù di Azione cattolica. La faccenda allora non era una piccola cosa. Oggi il movimento cattolico è spezzettato in mille e mille rivoli: allora l' organizzazione era unica e raggruppava mezzo milione di giovani con quattordici giornali e oltre ventimila associazioni.
Mi sentivo sovente schiacciato dal peso della responsabilità e conobbi allora cos' era l'angoscia specie quando dalla periferia viaggiavo verso Roma.
Sì, era Roma la mia angoscia, il lavoro superiore alle mie forze, quell'indicibile mistero che emanava da quelle pietre antiche della capitale, l'incontrare con gli occhi quella piazza di S. Pietro che al turista parlava solo di armonia stupenda ma che a me dava una sofferenza atroce e che a volte mi paralizzava.
Avevo in casa una copia di quel quadro abbastanza famoso. Me la tenevo cara perché mi piaceva e mi diceva tante cose.
Non so come avvenne, so che mi sentii spinto a prendere i pennelli e a sostituire l'uccellino col carrettino simbolo del mio nome di famiglia.
Facendo quel disegno infantile fu come se dicessi a Maria: « Sta' attenta tu. Sarei contento di essere un giocattolo nelle mani di tuo figlio specie ora che sono in difficoltà, ma sta' attenta tu ».
Non mi passò completamente l'angoscia di Roma, ma ciò che è certo è che quando sentivo la stretta al cuore, pensandomi parte di quel quadro così sereno riuscivo a stare calmo ed a terminare la giornata in pace.
Posso dire che sempre, nei momenti duri, il mio pensiero era su quel quadro dove Gesù stringeva il suo carrettino di legno, segno di un altro carrettino cigolante sulle strade polverose del mondo.
Debbo dire però che i miei rapporti con Maria, la madre di Gesù, erano guastati dal romanticismo di quella devozione mariana che imperversava prima del Concilio e che a poco a poco si svuotava di contenuto.
Che Maria fosse regina e che regina! che fosse una creatura che non sbagliava mai, che camminava sulle strade della sua Nazaret con la visione tutta chiara delle cose, incapace di peccare e di dubitare, ha poco da dire a chi è angosciato e si trascina nel deserto della fede con tanta fatica.
L'esaltazione fatta di questa creatura dal fanatismo di allucinati, così numerosi nel mondo cattolico, finisce per svuotare di autentico contenuto teologico la devozione per colei che è nientemeno che la Madre di Dio e che non ha bisogno di raccomandazioni per essere considerata. Basta non tradire il Vangelo.
Non mi sono mai stupito quindi nel vedere in questi decenni inaridirsi nelle giovani generazioni la fonte dell'amore per Maria di Nazaret ed i venditori di rosari chiudere bottega.
Era necessario che così avvenisse.
Come per tante altre cose, bisognava ricominciare da capo.
Non abbiamo cominciato da capo con la Bibbia considerata ai tempi della mia giovinezza un libro proibito?
Non abbiamo cominciato da capo con la liturgia espressa prima del Concilio nell'immobilismo di gesti abbastanza freddi, in una lingua incomprensibile alle folle com'è il latino?
Non abbiamo incominciato da capo con la Chiesa considerata nel passato come una piramide clericale, mentre il Concilio ce l'ha delineata come « Popolo di Dio» in marcia verso la Terra Promessa?
Ebbene anche per la Madonna incominciamo da capo anche se questo « incominciare da capo» è solo un'impressione perché, in realtà, le cose continuano, perché nella Chiesa, che è un corpo vivo, una realtà viva, tutto continua.
Per me il ricominciare da capo ha avuto un momento importante.
È stato durante il mio lungo soggiorno nel deserto.
Vivevo nell'Hoggar in una fraternità di Piccoli Fratelli del Padre de Foucauld e mi guadagnavo il pane lavorando sulle piste di Tit, Tazrouk, In Amguel, come metereologo. Il lavoro mi piaceva assai perché oltre il sostentamento mi dava la possibilità di vivere nell'ambiente che avevo cercato: il deserto e di unire alla fatica quotidiana i grandi silenzi e la possibilità della preghiera prolungata.
In poco tempo conobbi i tuareg che vivevano sotto la tenda, gli aratini che coltivavano le oasi e gli arabi che venivano dal nord e i mozabiti che si dedicavano ai commerci.
Mi ero affezionato soprattutto ai tuareg che avevano gli accampamenti lungo le « gueltà »(Bacino roccioso dove affiora l'acqua). e sugli altipiani e coglievo le occasioni dei miei viaggi per fermarmi con loro la sera dopo il lavoro.
Fu durante un incontro con loro che io venni a conoscenza di un fatto interessante.
Ero venuto a sapere, quasi per caso, che una ragazza dell' accampamento era stata promessa sposa ad un giovane di un altro accampamento ma che non era ancora andata ad abitare con lo sposo perché troppo giovane. Istintivamente avevo collegato il fatto al brano del Vangelo di Luca dove si racconta proprio che la Vergine Maria era stata promessa a Giuseppe, ma non era ancora andata ad abitare con lui (Matteo 1, 18).
Ripassando due anni dopo in quell'accampamento, spontaneamente, come per trovare motivi di conversazione chiesi se il matrimonio fosse avvenuto.
Notai nel mio interlocutore un turbamento seguito da un evidente imbarazzato silenzio.
Tacqui anch'io. Ma la sera attingendo acqua ad una « gueltà» a qualche centinaio di metri dall' accampamento, vedendo uno dei servi del padrone, non potei resistere alla curiosità di conoscere il motivo del silenzio imbarazzato del capo dell' accampamento.
Il servo si guardò attorno con circospezione, ma, avendo in me molta confidenza perché «marabut» (Religioso-uomo di Dio secondo la terminologia islamica) mi fece un segno che ben conoscevo passando la mano sulla gola col gesto caratteristico degli arabi quando vogliono dire « è stata sgozzata».
Il motivo?
Prima del matrimonio s'era scoperta incinta e l'onore della famiglia tradita esigeva quel sacrificio.
Ebbi un brivido pensando alla ragazza uccisa perché non era stata fedele al suo futuro sposo.
La sera a compieta, sotto il cielo sahariano, volli rileggere il testo di Matteo sul concepimento di Gesù in Maria.
Avevo acceso una candela perché era buio e la notte era senza luna.
Lessi: «Maria, sua madre, era fidanzata a Giuseppe. Ora prima che andassero ad abitare insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo che era un uomo giusto non volendo denunciarla pubblicamente prese la risoluzione di ripudiarla silenziosamente» (Matteo 1, 19).
Insomma Giuseppe non era stato il denunciatore e Gioacchino, padre di Maria, non aveva assunto il ruolo del Khomeiny di turno ammazzando Maria come avrebbe voluto la legge. « Mosè ci disse che questo tipo di donne siano uccise» (cfr. Deuteronomio 22,24).
Ricordo come fosse ora. Sentii Maria vicina vicina seduta sulla sabbia, piccola, debole, indifesa, col suo ventre grosso, con la sua impossibilità a piegarsi, silenziosa.
Spensi la candela.
Nella notte buia non vedevo le stelle.
Vedevo attorno a noi tanti occhi che brillavano come gli occhi degli sciacalli quando attentano gli agnellini.
Erano gli occhi di tutti gli abitanti di Nazaret che spiavano quella ragazza madre e le chiedevano con tutta la potenza dell'incredulità di cui sono capaci gli uomini, e più ancora le donne: «Come hai fatto ad avere quel figlio, sciagurata, scostumata! »
Che notte!
Che so rispondere?
Che è Dio il padre di questo piccolo?
Chi mi crede?
Sto zitta.
Dio sa.
Dio provvede...
Povera, dolce Maria, piccola ragazza madre. Incominci male la tua carriera!
Come fai ad affrontare tanti nemici?
Chi ti crederà?
Quella sera sentii per la prima volta che mi stavo avvicinando al mistero di Maria.
Per la prima volta non la vedevo sull' altare come una statua immobile di cera, addobbata con abiti da regina, ma la sorella, vicino a me, seduta sulla sabbia del mondo, con i sandali logori come i miei e con tanta stanchezza nelle vene.
Allora capii perché sua cugina Elisabetta, che Maria era andata a trovare dopo quei fatti (si esce sempre volentieri dal proprio ambiente quando si è col ventre grosso e gli occhi dei vicini ti guardano in una certa maniera puritana), avesse potuto dire al termine del racconto che Maria le aveva fatto:
« Beata te che hai creduto ».
Sì, veramente beata!
Maria, ci vuole coraggio a credere a queste cose!
È difficile per noi credere a quello che dici testimoniando ci che quel figlio non è frutto di un'avventura notturna che non vuoi spiegare.
Ma è difficile soprattutto per te!
« Beata te che hai creduto» (Luca 1,45).
È il massimo che si può dire ad una ragazzina semplice, umile, povera, che ha avuto la ventura di parlare con gli angeli, lei che è un nulla, e che si è sentita dire che dovrà avere un figlio che sarà il Santo e figlio dell' Altissimo, sì, proprio lei, l'ultimo e il più piccolo « resto» d'Israele.
«Beata te che hai creduto, Maria»
(Luca 1,45).
Quella sera sulla sabbia, vicino alla "gueltà" di Issakarassem avevo deciso di scegliere Maria come maestra nella fede.
Avevo trovato un contatto vitale con lei. Non era più un personaggio a cui dovevo « culto », era la sorella del mio cuore, la compagna di viaggio, la maestra della mia fede.
Sì, proprio della fede.
E mi spiego. Dovete sapere, fratelli, che la marcia della fede l'ho fatta tutta e... a piedi.
La mia fortuna è stata quella di non aver tremato nell' oscurità e di non aver mollato il passo anche quando non ne potevo più.
Mi hanno aiutato gli anni trascorsi nel deserto anche se fu proprio là che conobbi la « notte », quella descritta da S. Giovanni della Croce.
Ora mi sento fratello di tutti quelli che si dicono atei (e sono pochi) e più ancora di quelli (e sono molti) che hanno difficoltà a credere e non conoscono ancora i veri termini del problema.
Quando sarò morto - e spero presto perché ho conosciuto il Signore e brama vedere il suo Volto - se venite sulla mia tomba e se pensate possibile la comunicazione tra i membri del Regno, non chiedetemi di pregare per voi onde guarire da questo o quel male. Chiedetemi solo che preghi per la vostra fede.
È l'unico dono per cui merita pregare.
Ebbene se potrò farlo, lo farò: guarderò gli occhi di Maria di Nazaret in silenzio e cercherò di attingere dalla contemplazione di lei che ebbe tanto coraggio nel credere ciò di cui avete bisogno.
Fratelli e sorelle, vi ho aperto il mio cuore, vi ho detto tutto.
Ora se mi ascoltate mettete in tasca il rosa rio. Può darsi che passeranno anni prima che lo recitiate per benino. Non importa, tenetelo vicino.
Vi aiuterà. Semmai, quando vi passa sotto le dita, dite solo
Ave Maria
Carlo Carretto

Carlo Carretto
 

IL CAMMINO DELL'UOMO

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Marcia francescana 25 luglio - 4 agosto 2003