domenica 21 settembre 2025

Corso sulle Dieci Parole - Parrocchia San Bernardo di Chiaravalle, Roma

Corso sui Dieci Comandamenti o delle Dieci Parole.
Sede: Parrocchia di San Bernardo di Chiaravalle, Via degli olivi, 180. Roma (ma li fanno anche in altre zone di Roma e di Italia, potete informarvi per quelli vicino casa vostra).
Sito della parrocchia: https://www.sanbernardoparrocchia.it/i-dieci-comandamenti/
Inizio: 29 settembre 2025
Durata: Un giorno a settimana (un'ora di ascolto), per un anno circa. 

Per chi fosse a digiuno di come la vita può essere illuminata dallo spirito che anima il Vangelo, potrebbe essere un'occasione per ridiscutere qualche pregiudizio, trovare risposte inedite ad una propria ricerca interiore, approdare ad un'esperienza pratica di avvicinamento alla fede cristiana.
Un'occasione di stupore nel trovare un ambiente vitale, non bigotto, non facilone, dove le porte sono aperte a tutti quelli che hanno desiderio di ascoltare. Belli, brutti, colti, ingenuotti, navigati e naviganti. Ammaccati ed interi.
Uno arriva ascolta un'ora e se ne va.
Una vera e propria scuola, un laboratorio, una clinica, un teatro, un'arena, una sala operatoria della vita, interiore e della vita pratica.
Incontri fertili dai quali nella mia vita sono derivati viaggi, scelte, avventure, amicizie solide, salite dure ma appassionanti.
Io li ho seguiti per pochi incontri nel 1998 e poi interamente nel 2005. Ho visto ri-fiorire la vita, oltre che mia, anche di alcuni amici che hanno accettato il mio invito per questo senza vergogna li pubblicizzo sapendo di offrire un'occasione preziosa. E' un inizio, un primo passo, ma è comunque un cominciare 

lunedì 26 maggio 2025

26/05/2025 - Piccoli accenni alla storia di San Filippo Neri

Oggi 26 maggio 2025, ricorre la festa di San Filippo Neri. Segnalo questa sintesi pubblicata su TV2000.




Segue un piccolo stralcio del film State buoni se potete. Il registro del dialogo è tinto di tristezza, rimpianto, sorpresa, affettuosa comprensione, dolore. Questi sentimenti però si aprono alla speranza.




 

sabato 24 maggio 2025

Giovanni 14, 23-29 - Commento sesta domenica di Pasqua - Don Fabio Rosini

Trascrizione del commento di don Fabio Rosini alla 6 domenica di Pasqua mandata in onda su Radiovaticana (Per ascoltare audio: clicca qui)

Il commento non è stato rivisto dall’autore e risulta dalla trascrizione del testo parlato. Si resta a disposizione degli aventi diritto per l’immediata rimozione del testo.

Gv 14,23-29

Il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:

«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.

Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».


Sesta domenica di Paqua. Nel vangelo capitolo 14° di Giovanni, noi ascoltiamo delle indicazioni di Gesù ai suoi discepoli nell’ultima cena che già lanciano verso la ricezione dello Spirito Santo. Già ci preparano alla Pentecoste.

Se uno mi ama osserverà la mia parola. Che vuol dire?-

Gesù dice una frase molto importante: “Se uno mi ama osserverà la mia parola”. Secondo Gesù l’obbedienza non produce l’amore, ma l’amore produce l’obbedienza. Se uno mi ama osserverà la mia parola. Nella vita spirituale l’obbedienza è molto importante. Ma l’obbedienza piena e completa viene dall’amore. Non viceversa. C’è obbedienza pedissequa e c’è obbedianza alta, matura, adulta che ha origine nella gratitudine e nell’affetto. Il testo descrive questo processo nobile e i suoi frutti. Se qualcuno ama Gesù osserva la sua parola, tiene caro quello che Gesù gli ha detto. E così arriva ancora di più. E il Padre mio lo amerà dice il testo e verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Cioè Dio farà casa in quella persona. Una presenza nella vita quotidiana e nelle azioni. E ciò è l’esperienza della guida dello Spirito Santo ossia il Paraclito, che significa, colui che è chiamato vicino, vuol dire in greco, questo lo fa consolatore, colui che sta vicino e consola l’uomo e parla al suo orecchio insegnandogli come vivere. Appunto. A detta di Gesù il paraclito fa due cose. Primo. Insegnerà ogni cosa, ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Insegnare e ricordare. Questi sono gli atti dello Spirito Santo rispetto all’uomo.

Imparare non è una cosa facile - 

Dobbiamo ricordare che insegnare non è così semplice. Il problema è che spesso si pensa di non avere niente da imparare. Ad esempio pensiamo di sapere già cosa è l’amore. Eppure l’amore non si insegna mai abbastanza. E’ un’arte sempre nuova. Per amare bisogna ricominciare ogni giorno. E abbiamo bisogno che lo Spirito ci insegni come. Il verbo insegnare significa “scrivere dentro”. Lo Spirito Santo può scrivere qualcosa di nuovo in noi. Ma noi portiamo una pagina interiore già listata di convinzioni e priorità difficili da confutare. Ci sono lezioni nella vita che non impariamo mai. E ci sono errori che ripetiamo tante volte. Perché per imparare, per apprendere, per crescere abbiamo bisogno di un’attitudine.

Abbiamo bisogno di umiltà per correggerci ed apprendere - 

Se lo Spirito Santo è un insegnante e deve insegnarci ogni cosa, noi abbiamo bisogno di un’umiltà che è proprio la strada maestra della vita cristiana.

Chi è senza umiltà non apprende e non si corregge perché? Perché non accetta di mettere in discussione quello che pensa. Appunto quella pagina interiore con convizioni e priorità e non riesce a confutarle. Chi è senza umiltà non apprende e non si corregge e questa non è una bella vita perché non sapersi correggere dai propri errori vuol dire restare sempre allo stesso posto, assolutizzare quello che uno pensa, la porta del disastro. Perché di fatto uno non cresce più. 

Cosa si apprende dallo Spirito Santo?

Potremmo chiedere: ma cosa si apprende dallo Spirito Santo? Si apprende come pregare? Come comportarsi? Bè anche queste cose. Ma Gesù dice che il compito dello Spirito Santo è insegnare ogni cosa. Cioè tutto. Abbiamo bisogno infatti di imparare più e più volte tutto ciò che facciamo. La cosa bella della vita cristiana è che è una costante scoperta. Se c’è un’area della vita in cui crediamo di non aver più nulla da imparare, possiamo essere certi che questa zona della nostra vita è segnata dalla mediocrità.

Tutto in noi ha bisogno di essere continuamente rinnovato dallo Spirito Santo.

L’altro compito dello Spirito è ricordarci quello che Lui ci ha detto - 

L’altro compito dello Spirito, dice Gesù è ricordarci quello che Lui ci ha detto. Questo è essenziale perché è dalla parola di Cristo che si rinasce e si riceve consistenza. Dio in realtà ci ha parlato sempre, sin dall’infanzia, e quanto abbiamo ancora da capire e da scoprire per esempio del nostro passato. Il Signore ci deve insegnare il nostro passato. A rileggerlo, a capirlo meglio, a liberarci dalle nostre gabbie. Anche da quel che forse abbiamo rifiutato. In quegli eventi Dio ci ha detto qualche cosa che forse non abbiamo ancora accolto. Lo Spirito Santo è il maestro della memoria. Cioè della lettura del passato e quando lui illumina la nostra memoria, porta alla luce, avvolge nella sua verità la nostra esistenza. E il testo del vangelo che leggiamo termina connettendosi con il suo inizio. Con la sua apertura. Lo Spirito ci insegna come conservare nella memoria la parola di Gesù. Se mi amate osserverete la mia parola. Ecco, lo Spirito Santo fa questa operazione in noi. E si innesca il processo amorevole con cui si era aperto tutto il viaggio: amare Gesù, osservare la sua parola, essere conservati dal Padre e conseguentemente diventare capaci di apprendere, capaci di crescere, capaci di correggersi e iniziare ad illuminare tutta la nostra vita anche le cose più difficili, il nostro passato. 

E’ chiaro che in una liturgia come questa, dove si proclama nella seconda lettura la nuova Gerusalemme, la vita nuova. Questa dimensione. Abbiamo ascoltato nel Vangelo che il Padre prenderà dimora presso di noi e qui vediamo questa città in cui abita l’Agnello, in cui non c’è nessun tempio, perché il Signore Dio l’Onnipotente è l’Agnello cioè non abbiamo bisogno di un culto esteriore formalistico perché siamo già noi inabitati dal rapporto con Dio. Questo anche ci connette con la prima lettura dove vediamo gli apostoli che sono capaci di imparare una cosa nuova. Loro erano impostati per un’adesione alla legge veterotestamentaria e sono capaci di andare oltre in una lettura che segna la storia della Chiesa. E’ il capitolo 15 degli Atti degli Apostoli in cui gli apostoli per cui era assolutamente impensabile che i pagani senza circoncisione, senza osservanza delle norme, potessero entrare nella vita redenta, addirittura consolano colo che essendo arrivati nella fede in Cristo, sono stati turbati dalla richiesta di questa obbedienza alla norme estese e peculiari del Giudaismo e dichiarano questa apertura, questo che viene chiamato il Concilio di Gerusalemme, questo che è la decisione degli apostoli e del consiglio di tutti gli anziani e di tutta la chiesa, di consolare e rassicurare i cristiani che provengono dal paganesimo che possono finalmente essere nella vita nuova, entrare nella Gerusalemme celeste, senza il bisogno degli schemi vecchi, stantii della normativa rabbinica. Ecco, questo è un esempio di cambio di schema, di sapersi liberare dalle proprie priorità.

Lasciamo che questa liturgia ci lanci verso la Pentecoste e ci apra alla scuola del tanto che dobbiamo ancora capire e ricevere e che lo spirito Santo ci deve ancora insegnare. 

martedì 16 luglio 2024

14/07/2024 - Gran Sasso - Ferrata Ricci (da Pian del Laghetto alla vetta Orientale del Corno Grande).

Escursione (alpinistica per quanto riguarda il tratto della Ferrata Ricci) molto bella. Faticosa, impegnativa e richiede che le persone abbiano dimestichezza con dislivelli quotidiani di 1500 mt. Fino al Franchetti rimando ad altri post. Per la Ferrata Ricci posso dire che è stata impegnativa, tecnicamente non difficile. Questo non vuol dire che non sia prima di passaggi di I livello, piuttosto esposti. Si richiede gestione dell'esposizione e capacità di arrampicare almeno su passaggi di I grado. Conoscenza della tecnica di progressione in ferrata. Non è consigliata per escursionisti non esperti.

Partecipanti:
Io, Lorenzo R., Andrea M., Adriana P.

Dati del GPS: 
Distanza: 16,23 km, Difficoltà: EEA (per la terminologia CAI). Altitudine massima: 2.903 mt, Altitudine minima: 1640 mt., Dislivello positivo: circa 1438 mt, Tempo in movimento: ; Tempo totale: 10h6 minuti.

Attrezzatura: 
Abbigliamento per trekking estivo. Kit da ferrata, imbrago, guanti da ferrata.

Avvicinamento: 
05:15 appuntamento a Colli Aniene (Fermata Magri). 
05:35 partiamo da Roma, quartiere Colli Aniene per ritardi di alcuni componenti.
07:30 Pausa di 15 minuti a Montorio al Vomano al Bar DaRo per caffè. Avevamo bisogno di latte di soia per intolleranze, ma il bar ne era sprovvisto. A Pietracamela non abbiamo trovato bar aperti e per non tardare abbiamo preferito continuare.
08:15 Arrivo a Pian del Laghetto presso il Rifugio Cima Alta e parcheggio (2h35'). 

Trekking:
08:30 Partenza da Pian del Laghetto (1640 mt). Passiamo accanto all'albergo Diruto (1900 mt)
09:20 arrivo alla Madonnina dell'Arapietra (2000 mt slm) (1h05').
10:25 arriviamo al Rifugio Franchetti (2433 mt slam). (Approfitto e acquisto una bottiglietta d’acqua 500 ml e un mars)(1h5') .
10:50 Indossiamo inbragatura. Partiamo dal rifugio Franchetti per raggiungere l’inizio della Ferrata Ricci alla Vetta orientale(10'). 
11: 00 Iniziamo la Ferrata Ricci (Difficoltà: EEA). Estensione dal Rifugio Franchetti alla vetta: 7 km. Dislivello complessivo: 500 mt. Segnavia CAI 152. Bollo esterno rosso con centro bianco. Riservato ad alpinisti o ad escursionisti esperti. Si sale la rampa inclinata e si arriva sul versante orientale del Corno Grande, proprio sopra il "paretone" che si affaccia con uno strapiombo di 1300 mt sulla valle sotto. Costeggindo l'orlo del baratro si arriva ad un ripido spigolo attrezzato piuttosto aereo lungo circa una trentina di metri (questo è il pezzo più tecnico della salita.  
11:50 Finiamo primo tratto, quello più tecnico e di ferrata. 
12:30 Incontriamo l’inizio del sentiero attrezzato al ghiacciaio del calderone a destra. Andrea resta e decide che fare. La salita continua sulla parte esposta del crinale sugli sfasciumi della Vetta Orientale. Si incrocia prima il sentiero attrezzato per il Calderone (a destra) e circa 30 metri più in alto la Normale per il Calderone (che io personalmente non consiglio di fare avendovi visto delle persone in difficoltà. Meglio il sentiero attrezzato). Si procede con passaggi su roccia (I grado) fino alla Vetta Orientale.
13:00 Croce di vetta orientale del Corno Grande (2903 mt) (2h). 

13:50 Ripartiamo dalla vetta. Scendiamo lentamente (50'). 
14:25 Iniziamo Sentiero attrezzato al Calderone (35'). E' necessario l'imbrago e il kit da ferrata.
15:20 Pausa una volta finita il tratto attrezzato (1h), poco sopra al calderone. 
15:40 Prendiamo il bivio per Franchetti. Scendiamo piano. 
15:50 Sella dei due corni (10'). Scendiamo piano. 
16:20 Rifugio Franchetti e ci ritroviamo tutti con Andrea (30'). 
16:30 Ripartiamo dal Franchetti. 
17:35 Arriviamo alla cabinovia dell’Arapietra (1h 05'). 
18:30 Arriviamo alla auto (55'). E ci fermiamo sulla strada al fontanile a bere e a rinfrescarci. Poi ci fermiamo al Bar a Prati di Tivo. (Coca zero- Moment - Panino petto pollo insalata). 
19:25 partiamo da Prato di Tivo (1h).
20:20 casello colledara San Gabriele (55'). 
21:00 fila 
21:30 Carsoli pieno GPL 
22:00 casello (1h40'). 
Accompagnamo Andrea Adriana Lorenzo a casa. 
22:50 casa mia (50').

Bibliografia: 
E. Lucchetti, Gran Sasso, 110 passeggiate ed escursioni, Techopress Edizioni, Roma 2021.

Lezioni apprese:
1- ho preferito lasciare la macchina fotografica in macchina. Troppo peso.
2- L'allenamento per il trekking è specifico. Si può essere in forma, ma per fare tratti lunghi di trekking e affrontare un buon dislivello serve essere allenati specificatamente a questo. Andrea M., persona allenata per arrampicate, ha dovuto rinunciare alla vetta proprio per mancanza di allenamento specifico.

Costo: 
- Del casello Barriera est di Roma - San Gabriele Colledara: 14,5 Euro (da moltiplicare per due per A/R)
- Del GPL circa 30 euro.
- Totale: 60 euro.
- Costo cabinovia (da noi non presa): 16 euro A/R, 13 euro solo A. 

Dati GPS:
Per visualizzare il percorso seguito dati GPS:

Foto della giornata: 
Storie:
Al Rifugio Franchetti c'è un simpatico pastore abruzzese di nome Zen che allieta con la sua presenza la sosta degli escursionisti. Aveva sete.

Si rimane a disposizione per la immediata rimozione di foto, notizie, citazioni, nomi o altro qualora richiesto dagli aventi diritto.

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Docufilm - Il lupo delle nevi

Una storia ricostruita, un pò telenovela sudamericana, di un esemplare di lupo femmina, che compie un viaggio d'inverno attraverso le alpi. Non è possibile che i registi siano riusciti a seguire la lupa nei suoi spostamenti. E va bene. Però resta il fatto che le immagini di questa storia verosimile, reinventata, girata sicuramente con altri animali, con scene che poi sono state abilmente messe insieme, sono veramente straordinarie.


Il lupo delle nevi - Ecco il link 



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sabato 6 luglio 2024

06/07/2024 - Gran Sasso - Ferrata Ventricini e Ferrata Danesi per il Corno Piccolo

Escursione Escursione sul Gran Sasso, partendo da Prati di Tivo e prendendo la cabinovia per l'Arapietra (2000 mt), per affrontare un anello intorno al Corno Piccolo (2665 mt) percorrendo il Sentiero Pier Paolo Ventricini nel suo primo tratto (escursionistico) e nel suo secondo tratto (alpinistico), (sentiero 105). Salita in vetta attraverso la Ferrata Danesi e discesa tramite la via normale del Corno Piccolo. Una volta ritornati sul sentiero 105 nella Valle dei Ginepri, continuando a sinistra sul sentiero alla base delle Fiamme di Pietra,sono salito alla Sella dei Due Corni (2547 mt). Dalla Sella dei Due Corni ho preso il sentiero 103 che scende fino al Rifugio Franchetti (2433 mt). Seguendo il sentiero 103 sono tornato alla cabinovia dell'Arapietra (2000 mt). Ho condiviso la giornata con Paolo e Simone e la salita in vetta al Corno Piccolo sulla Ferrata Danesi con Fabio, Tina, Marilena che, all'inizio della ferrata, mi hanno accolto calorosamente nella loro cordata senza conoscermi.

Partecipanti:
Paolo D. C., Simone, Andrea. 

Dati del GPS: 
Distanza: , Difficoltà: (per la terminologia CAI). Altitudine massima: , Altitudine minima ..., Dislivello positivo: , Tempo in movimento: ... minuti, Tempo totale: 7 

Attrezzatura: 
Abbigliamento per ferrata. Imbrago. Kit da ferrata. Casco. Bastoncini telescopici.

Avvicinamento: 
05:15 sveglia; 06:05 parto da casa;  07:17 Pausa diuretica alla stazione di servizio de L'Aquila; 07:40 casello san Gabriele (costo: 15,4 euro); 08:40 arrivato Prati di Tivo (181 km da Giardinetti, Roma) 

Trekking:
09:05 partiamo con la cabinovia. 
09:15 scendiamo dalla cabinovia 
09:25 bivio Ventricini (sentiero 105). 

10:15 partenza della Ferrata Ventricini 
12:06 bivio normale corno piccolo 
12:15 arrivati inizio Danesi 

12:50 partenza della Danesi. Mi aggrego ad un gruppo Fabio, Tina e Marilena che mi accolgono nel loro gruppo. Paolo e Simone preferiscono continuare per la Sella dei Due Corni e raggiungere il Rifugio Franchetti. 
14:10 vetta del Corno Piccolo. 

14:35 ripartenza per la via normale a scendere.
15:25 fine ferrata via normale parto per la sella dei due corni. 

16:00 Sella dei Due Corni. 
16:15 Rifugio Franchetti.
17:25 Re-incontro i ragazzi: Paolo, Simone, Fabio, Tina e Marilena mi stanno aspettando alla Madonnina dell'Ara Pietra.
17:30 prendiamo la cabinovia. 
17:40 arrivo prati di Tivo 

Terzo tempo:
17:45: prendiamo qualcosa al bara
18:45 parto con la macchina da Prati di Tivo.

19:30 Montorio. Acquisto arrosticini. 
Prendo autostrada per Roma a San Gabriele 
20:30 benzinaio (18, 35 euro costo del GPL). 

21:30 casello (Costo: 15,4 euro). 
21:40 Arrivo a piazza della Marsica a Roma.

Lezioni apprese:
1- Che mi sono un pochino lanciato a fare la Ferrata Danesi e ho fatto bene.
2- Che in montagna, soprattutto su vie così percorse, si può chiedere ad altri gruppi di poter condividere insieme un pezzo di cammino quando si rimane da soli e senza altri compagni di cammino.


Dati GPS:
Per visualizzare

Foto della giornata: 

Storie:


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giovedì 23 maggio 2024

ABC dell'amore del Cardinal Stefan Wyszynski

Questo testo è tratto dalla rivista Amatevi così n 1(4) 2017. Si resta a disposizione per l'immediata rimozione qualora chiesto dagli aventi diritto. 


1 - Rispetta tutti - Cristo dimora in ogni uomo. Sii delicato con gli altri - sono tuoi fratelli e le tue sorelle.

2 - Pensa bene degli altri - non diffamare nessuno. Cerca di trovare aspetti posatitivi anche nelle situazioni peggiori.

3 - Parla sempre bene degli altri - non diffamare nessuno. Ripara i danni causati da parole avventate. Non provocare liti.

4 - Parla agli altri con amore. Non alzare la voce. Non bestemmiare. Non opprimere il prossimo. Non far piangere alcuno. Rassicura e mostra un cuore gentile.

5 - Perdona tutto a tutti. Non serbare rancore. Sii il primo a tendere la mano come segno di riconciliazione.

6 - Agisci sempre a vantaggio del tuo prossimo. Fai del bene agli altri come vorresti fosse fatto a te. Non pensare mai a ciò che ti debbono gli altri, ma sempre solo a ciò che tu devi a loro.

7 - Sii pronto a consolare nella sofferenza. Offri sempre la tua consolazione, consiglio, aiuto, gentilezza.

8- Lavora con coscienza - c'è chi beneficia dei frutti del tuo lavoro, così come tu usufruisci del lavoro degli altri.

9 - Sii attivo nella tua comunità. Il tuo cuore sia aperto al povero e all'ammalato. Condividi i tuoi beni. Cerca di vedere i bisogni di chi ti sta intorno.

10 - Prega per tutti, anche per i tuoi nemici.

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domenica 28 aprile 2024

28/04/2024 - Trekking da Prato di Campoli a Pizzo Deta (2041 mt) e percorso in cresta per altre vette.

  Escursione con bellissimi panorami, tecnicamente facile. Condizioni meteo buone. Siamo partiti da  Prato di Campoli in prossimità dei pozzi e degli abbeveratoi  e siamo riusciti a raggiungere la vetta del Pizzo Deta (2041 mt sul livello del mare) seguendo il sentiero 617 A (3.30 minuti segnati dal CAI). Dopo l'attraversamento e il superamento di una faggeta, siamo arrivati sulla parte priva di arbusti e di qui, seguendo a destra per il Pizzo Deta, in vetta. Dalla vetta del Pizzo Deta ci siamo spostati in cresta compiendo vari saliscendi e raggiungendo le cime dei monti Passeggio, Fragara, Scalelle. Da qui abbiamo preso il sentiero 616 CAI e siamo tornati al Prato di Campoli in prossimità dei pozzi e degli abberatoi dove avevamo lasciato le auto.

2024, 28 aprile - Croce di vetta del Pizzo Deta (2041 mt). 
Partecipanti:
Lucio, Adriana, Andrea.

Dati del GPS: 
Distanza: 12 km, Difficoltà: E (per la terminologia CAI). Altitudine massima: 2.208 mt, Altitudine minima ..., Dislivello positivo: circa 1220 mt, Tempo in movimento: ... minuti, Tempo totale: 8 h.

Attrezzatura: 
Abbigliamento per trekking su neve. Ramponi (mai usati vista la scarsità di neve). E' stato un eccesso di prudenza portarseli. Abbiamo lasciato la picca in auto. 

Avvicinamento: 
Ore 05:15 sveglia. Ore 06:20 partenza da Roma. Ore 07:00 casello di Ferentino. Ore 07:40 arrivo a Prato di Campolil e parcheggio in prossimità dei pozzi e degli abbeveratoi. (Distanza da Roma 100 km, 
casello 4,7 euro).  Da Roma si prende l’A1 direzione Napoli fino a Ferentino, poi si percorre la bretella stradale SS214 direzione Casamari-Sora. Da qui si seguono le indicazioni per Veroli lungo la SS224. Prima di entrare in paese si seguono i cartelli verso Prato di Campoli. Al termine della strada si può parcheggiare l'auto.

Trekking:
Ore 07:55 - Partenza da Prato di Campoli. Attraversiamo la radura e arriviamo nella faggeta. Iniziamo a salire fino a superare il bosco e continuiamo fino ad una cresta dove poi deviamo a destra seguendo il profilo delle creste in direzione del Pizzo Deta. 
Ore 10:40  - Arrivo alla croce di vetta del Pizzo Deta (dopo 2h 40 minuti di salita) a 2041 mt.
Ore 11:30 - Dopo una pausa di 50 minuti partiamo dalla croce di Pizzo Deta per eseguire la strada di cresta. 
Ore 12:30 Vetta del monte Passeggio
Ore 13:00 - Vetta del monte Fragara (2005 mt)
Ore 13:25 - Vetta del Monte Scalelle
Ore 13:30 - Partiamo per continuare l'anello e tornare alle auto con il sentiero CAI 616.
Ore 15:00 - Arriviamo a Forca Palomba (1542 mt)
Ore 16:00 - Arriviamo alla macchina.
Ore 16:25 - Partiamo per tornare a Roma.
Ore 19:00 -  Casa di Adriana.

Lezioni apprese:
1- Le nuove scarpe La Sportiva Aequilibrium numero 44,5 acquistate da poco, anche se sono più grandi, non impediscono al mio piede sinistro di farmi male, come le precedenti, anzi (temo) peggio. 
2- Che la macchina fotografica che ho pesa 1,5 kg ma ti permette di portare a casa dei ricordi preziosissimi della giornata che restano per anni. 

Frase dell'escursione:
Frase inviata ai partecipanti alle ore 05:17
"La realtà è il 5% della vita. L'uomo deve sognare per salvarsi" Walter Bonatti. 

Dati GPS:
Per visualizzare il percorso seguito dati GPS: 

Foto della giornata: 
Le foto possono essere ingrandite cliccandoci sopra (su pc, dove possono anche essere viste in sequenza più agevolmente) o digitando sopra su smartphone (una per una). 
Le foto sono soggette a copyright.





































Storie:
Abbiamo incontrato Anna e Antonio, già conosciuti in altre escursioni. 
Si è parlato molto delle ascensioni sul Monte Bianco. Come funziona il pagamento e la prenotazione di una guida, i costi. La preparazione all'ascensione ai 4000 mt. Dei punti critici dell'ascensione al Monte Bianco sulla via Normale francese. 

Si rimane a disposizione per la immediata rimozione di foto, notizie, citazioni, nomi o altro qualora richiesto dagli aventi diritto.

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lunedì 22 aprile 2024

Prof. Franco Nembrini commento al libro Le avventure di Pinocchio - Il dramma della libertà.

Trascrizione di alcuni tratti dell'incontro tenuto dal prof. Franco Nembrini nella basilica di san Giovanni. Si resta a disposizione per l'immediata rimozione del testo qualora richiesto dagli aventi diritto. I titoletti in rosso sono messi per 

da Le avventure di Pinocchio. Ovvero il dramma della libertà. "Le trappole lungo il cammino" 

https://www.youtube.com/watch?v=ypLmsyqdoDo

LA LIBERTA' E L'OBBEDIENZA
Noi tendiamo a pensare che libertà e obbedienza siano due opposti: dove finisce l'obbedienza comincia finalmente la libertà, dove comincia la libertà è perché è finita l'obbedienza. Non funziona così, non è la verità. Le cose non funzionano così. La libertà e obbedienza sono due facce della stessa medaglia. In fondo, tutta la vicenda di Pinocchio è qui a ricordarcelo. L'abbiamo detto in qualche modo la volta scorsa con l'esempio della madre e del figlio. 
Mi viene un altro esempio che mi è sempre sembrato, quando spiegavo a scuola, abbastanza efficace. Lo anticipo perché il tema di questa sera ha a che fare con la consegna della ragione da parte di Dio all'uomo. Dicevo sempre ai ragazzi, avete una ragione potente. E' come se aveste la Ferrari in garage e il motore della Ferrari è una cosa incredibile straordinaria e, a volte, andate in garage a provare la macchina e sentite che ha un motore che è un violino fantastica. Waumm Waummm. Sentire il rumore del motore mentre acceleriamo è una cosa meravigliosa, ma la macchina non si sposta perché vi manca l'albero di trasmissione, cioè qualcosa che trametta la potenza del motore alle ruote. Vi manca il nesso con la realtà, cioè con la terra, con la strada. Motore, albero di trasmissione, ruote, asfalto. Se non si arriva all'asfalto non si va da nessuna parte. Voi potete anche waummm waummm, ma non uscite mai dal garage. E quando uno fa troppe volte waummm waummm con la testa soltanto, con il motore che va a vuoto, fatalmente, o finisce la benzina o si fonde il motore, o ci si fa del male insomma. Certamente non si cammina. Se invece aveste l'albero di trasmissione, già alla prima accensione, aprite il garage e la macchina comincia ad andare. E che cosa scoprite? Scoprite subito una cosa semplicissima. Dovete obbedire. Obbedire alla realtà. A come le cose stanno. Se la strada va in salita vi toccherà mettere la seconda. Se la strada fa una curva dovete decelerare. Tutta la libertà di cui potete godere, guidando la macchina più bella del modo, starà nella capacità che avete di obbedire. Di obbedire a quel misterioso rapporto tra il motore e la strada. Allora ve la godrete davvero. Obbedienza e libertà coincidono. Se te prendi la Ferrari e fai quel che vuoi, mi dispiace ma alla prima curva te ne vai a sbattere contro un palo. Muori e ti fai del male.
Tutta la vicenda di Pinocchio è il racconto, da una parte di godersi la libertà cui si sente destinato, che è giusto, e, dall'altra una serie di equivoci, che, invece di portarlo a godere di questa libertà, lo portano via via, non solo ad intristirsi, ma a degradarsi proprio fino a raggiungere la condizione degli animali, delle bestie, fino a diventare un asino. 
Questa cosa tenetela proprio d'occhio, tenetela come criterio della storia che andiamo stasera a leggere (minuto 09:31). 

L'ADULTO VIVE IL PRESENTE
La vita lo dice. Il bambino vive di sogni, di futuro, dell'attesa del futuro, come è giusto che sia. Il vecchio vive di ricordi, come è giusto che sia. A volte di rimpianti, ma facciamo i buoni, vive di ricordi, come è giusto che sia, perché deve consegnare una tradizione ai giovani. Ma l'uomo adulto, l'uomo che genera, l'uomo che crea, l'uomo che collabora al bene, vive nel presente. 
Vive nel presente, realizza i sogni, custodisce il passato, ma vive nel presente. E sente la sfida nel presente. E' bastato dire "Domani andrò a scuola" ed è già di corsa verso (minuto 24:29).

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martedì 16 aprile 2024

Walter Bonatti e Reinhold Messner festeggiano i cento anni di Riccardo Cassin

Riccardo Cassin, nel giorno del suo centesimo compleanno, a tavola con Walter Bonatti e Reinhold Messner che sono andati a casa sua per salutarlo e stare con lui. 

 Tratto da questo video pubblicato su YouTube.


giovedì 28 marzo 2024

26/03/2024 - Omelia di Paolo Bizzeti al trigesimo di padre Francesco Rossi De Gasperis

 Il giorno 26 marzo 2024 è stato celebrato il trigesimo di padre Francesco Rossi De Gasperis nella cappella della Casa San Pietro Canisio a Roma. Riporto la trascrizione dell'omelia che è stata fatta da padre Paolo Bizzeti. Se qualcuno che legge volesse inviare un proprio ricordo di padre Francesco Rossi De Gasperis, una riflessione, una testimonianza, un saluto o altro può scrivere alla email: francescorossidegasperissj@gmail.com.

2024, 26 marzo - Roma. Cappella della Casa San Pietro Canisio dove si è svolta la messa per il Trigesimo di padre Francesco Rossi De Gasperis.

Il testo è la trascrizione della omelia tenuta da padre Paolo Bizzeti e non è stata rivista dall'autore. Si resta a disposizione per l'immediata rimozione della stessa. I titoletti in grigio sono stati messi arbitrariamente in fase di trascrittura per facilitare una sintesi del discorso.

Gv 13,21-33.36-38
In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
I discepoli si guardavano l'un l'altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui.
Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.
Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire».
Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte».

Omelia di padre Paolo Bizzeti

C'è un punto che mi sembra che ci aiuti a saldare la liturgia della parola con l'evento di cui facciamo memoria. Perché l'evangelista ci dice onestamente che, sul momento, non hanno capito cosa stava succedendo. Nessuno dei commensali capì quello che stava succedendo. Le parole di Gesù, la scelta di Giuda,  la scelta di Gesù con Giuda etc. etc. E questo è normale. Dobbiamo dubitare, quando pensiamo di comprendere le persone, le situazioni in diretta, all'istante. Lì dobbiamo stare attenti. 

Normalmente si comprende dopo la morte e con il tempo la vicenda di una persona - 
Certo non stiamo parlando di cose che abbiano una grande evidenza, ma, normalmente, piuttosto si comprende solo dopo. Anche la vicenda di una persona. Chi era questo Giuda? Chi era questo Pietro? Chi era questo Gesù? E pian piano lo hanno capito. E, normalmente, si capisce dopo la morte. Noi lo sappiamo. Tutti i vangeli sono stati scritti dopo la morte e anche dopo un certo tempo. Perché? Perché è così: ci vuole del tempo per mettere insieme il mosaico. E ogni persona è un mosaico. Che ha tanti aspetti, tante vicende, tante evoluzioni anche. La cosa più triste è quando si incasella una persona con un'etichetta, con una posizione che prende in un certo momento della vita.

Rileggere l'esistenza di padre Francesco - 
Quindi, adesso, che padre Francesco è andato con il Signore, ci ha lasciato nel modo visibile corporeo di essere qui con noi, noi dobbiamo un pò cercare di rileggere la sua esistenza: chi era quest'uomo? 
Adesso, come sapete, c'è questo indirizzo email  (francescorossidegasperissj@gmail.com) dove chi desidera può mandare anche un ricordo di padre Francesco. 

Linee costanti e differenze nei ricordi che abbiamo di padre Francesco - 
Alla fine forse metteremo a posto queste cose, faremo anche un piccolo libretto, ma al di là di questo,  io ho letto in anteprima queste testimonianze, è interessate che ci sono alcune linee costanti delle persone che lo hanno incrociato e ci sono delle cose diverse. Perché poi ognuno effettivamente ha colto un aspetto. Ha vissuto accanto a Francesco in un certo momento della sua vita. 
E anche per me è così. Io ho fatto i primi esercizi con Francesco quando ancora non ero prete, ero scolastico. Poi, appunto, per cinquanta anni l'ho seguito e ho visto tante epoche. 

Gli elementi di continuità della sua vita - 
Certo con una continuità. Con degli elementi ricorrenti, come dicevo, in questo mosaico ci sono tante pietre che sono una costante. E' facile trovarle: la sua dedizione al Signore, al sua dedizione alla Parola di Dio, la sua dedizione alla gente, l'accompagnamento spirituale. Il suo insegnamento. Ha insegnato per decine di anni. 
E possiamo tutti dire, quelli che l'abbiamo conosciuto, sicuramente è stato un uomo con una continuità impressionante. Non si è lasciato abbagliare da incarichi, dal prestigio, dal successo, da nuovi ambienti. E' rimasto un uomo semplice da questo punto di vista.

I momenti di "non linearità" della sua vicenda - 
Però è vero che ognuna delle fasi della sua vita, forse un pò come per tanti di noi, è diversa. Non ha vissuto una vita lineare. Ha vissuto anche momenti drammatici. Avrebbe voluto restare in Giappone. Non è stato possibile. Era stato incaricato di essere rettore al Gesù, un luogo importante, allo Scolasticato Internazionale di quel tempo, la cosa non ha funzionato e tante altre svolte della sua vita. E però appunto, e questo lo ha anche plasmato e ha anche plasmato la relazione delle persone con lui. 

Il cambiamento nella relazione tra padre Paolo e padre Francesco -
Io ricordo benissimo che per moltissimi anni ho avuto una grande soggezione di Francesco. Qualcuno di voi lo ha scritto anche. Incuteva soggezione anche. Io ero impacciato. Molto impacciato, non osavo. 
Poi dopo abbiamo lavorato insieme, quasi alla pari diciamo.
Poi, negli ultimi tempi, era commuovente, mi chiedeva cosa ne pensavo. Ancora forse tre quattro anni fa, voleva scrivere una lunga lettera a Papa Francesco. Non so se poi l'abbia mandata. Comunque una lunga lettera però mi diceva: "Dimmi cosa ne pensi". In qualche modo si erano anche un pò rovesciate le posizioni. Era lui che mi chiedeva che cosa ne pensavo. 

Altre costanti -
Anche se questo, poi, è stato, in realtà, una costante. Mi ricordo che tante volte sembrava un uomo tanto sicuro, poi era un uomo che si interrogava e che si domandava. Mi ricordo, più di una volta mi diceva: "E' importante perché certe cose non vorrei dirle da solo, è importante che ci sia qualche altro compagno della Compagnia che mi dice sì, anche io  sono insieme su queste idee, su queste prospettive". Quindi tanti aspetti. Tanti aspetti e tante costanti: l'importanza dell'amicizia. E' stato un uomo fedele. E' stato un uomo fedele alle persone che incontrava. Si ricordava di tutti. Poi, magari, a volte, per sei mesi non ti rispondeva ad una email. Ma questo è un altro discorso, però, portava nel cuore le persone.

Non era un uomo facile - 
Per uscire da una certa visione, perché dopo morti prevale sempre un pò l'aspetto elogiativo, non era un uomo facile. Per certi anni era un uomo con cui non era semplice collaborare, non era semplice per lui la vita nella Compagnia e anche dei fratelli con lui. Era un fatto. Non era semplice. 
Era un uomo timido, questo alle volte si esprimeva con una certa forza nell'esprimersi che non lasciava troppi spazi ad opinioni diverse. 

Comprendere meglio il patrimonio che ci ha lasciato e quanto sia stato profetico - 
Ma, a distanza di tempo, mi sembra che, con il passare dei mesi e, speriamo, anche degli anni, possiamo comprendere meglio il grande patrimonio che ci ha lasciato e anche quanto lui sia stato profetico. Ecco io ricordo veramente, all'indomani per esempio della Cogregazione Generale XXXII, o anche negli anni precedenti, la sua capacità di leggere il presente con le trappole del presente e le sfide che attendevano la Chiesa. Oggi, molte delle cose che lui ha detto negli anni ottanta sono diventate un discorso comune, ma sono passati quarantacinque, cinquanta anni. 

Non era un uomo che seguiva le mode - 
Non era un uomo che si lasciava facilmente incantare dalle mode. Sicuro. 

Uno studioso, però, molto pratico - 
Voleva sempre guardare in profondità. Fino in fondo. Era uno studioso. Quante volte mi ha detto: "Ma la mia vera vocazione sarebbe stato stare chiuso in qualche biblioteca per studiare!". E poi, invece, ricordo i pellegrinaggi con la sua Renault 4 con cui era passato la mattina a fare la spesa per il gruppo. E questo per esempio è un aspetto che non vorrei che venisse sottovalutato. Cioè che era un uomo importante, che ha avuto anche un successo crescente, ma è rimasto sempre un uomo servizievole, semplice, con una dimensione laicale della vita, se possiamo dire. Feriale forse è l'espressione più adeguata. Dalla capacità di studiare con grande profondità, una delle persone più straordinarie per riflessione teologica, biblica, che abbiamo avuto, però dall'altra parte ti diceva: "Vai in quel supermercato lì perché lì si risparmia". Faceva la spesa per i gruppi risparmiando, perché era molto pratico. Come quando caricava la sua Renault 4 e faceva questo lungo viaggio da Roma fino a Israele sulla nave, portando di tutto, senza mai dimenticarsi un paio di bottiglie di amaro che la comunità dei padri di Gerusalemme gli chiedeva di portare dall'Italia.

Tante tessere dello stesso mosaico - 
Quindi tanti aspetti, tante tessere di mosaico.
Come, appunto quelle che ci vengono presentate oggi in queste letture. Lo stesso servo del Signore. Lo stesso Signore Gesù è una persona che ha tanti aspetti. E' un uomo deciso, è un uomo sicuro, eppure ci viene detto che ci sono dei momenti in cui si domanda se ha faticato inutilmente. 
E sicuramente quella serva, vedendo quel risultato di tre anni di insegnamento, di miracoli, di vita insieme, vedere ancora i suoi che non capivano, che si erano fatti i loro viaggi su come si doveva fare il salvatore, sicuramente, lo ha espresso anche citando quei salmi, si è sentito anche: "Ma cosa ho fatto? Ma cosa sono riuscito a combinare della mia vita?".
Quindi così tutti noi. 

E' un tempo in cui dopo la morte di una persona sembra che tutto ciò che lo riguarda viene dimenticato rapidamente - 
Noi viviamo in un'epoca in cui immediatamente chiudiamo e passiamo oltre. Non c'è più tempo. Si fanno i funerali e non dico dopo una settimana, dopo un'ora si è già dimenticato tutto. Dopo un mese, sembra che sia passato un'eternità. In questo il medio oriente, in Turchia dove vivo, c'è ancora, invece, una grande cultura di ricordo, di memoria, dei morti. Si fanno le ricorrenze. Veramente, la gente ci tiene tanto a coltivare, a tenere viva la memoria. Siamo diventati consumistici anche in questo. Consumiamo le vite, consumiamo le persone. 

Il dopo morte è un momento prezioso per meglio capire il mistero di una persona - 
Consumiamo quello che hanno fatto, mentre, invece, finisco riallacciandomi a quanto detto all'inizio, il dopo morte sarebbe il momento più prezioso per rileggere una vita, per rileggere un libro, per cercare di comprendere il mistero di una persona, perché alla fine ognuno di noi è un mistero profondo.
Padre Francesco non sfugge a questo. Quindi custodiamo dentro di noi la memoria. Dedichiamo ancora del tempo a ritornare su quello che ci ha lasciato. Un patrimonio notevolissimo. Una miniera da cui ancora possiamo estrarre molte dritte preziose. 

2024, 26 marzo - Roma. Cappella della Casa San Pietro Canisio dove si è svolta la messa per il Trigesimo di padre Francesco Rossi De Gasperis. Un momento della comunione.

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domenica 24 marzo 2024

23/03/2024 - Trekking sul monte Amaro dalla Rava della giumenta bianca

  Escursione alpinisti con elevato dislivello (1500 mt) e salita in ambiente innevato non facile per neve non compatta. Partenza da poco prima del passo San Leonardo, e successivo attraversamento del bosco di faggi (bosco della dama bianca) e  raggiungimento della Rava della giumenta bianca e della parte coperta da manto nevoso. Inizio della salita con ramponi e piccozza fino all'arrivo del pianoro a circa 150 mt dalla vetta del Monte Amaro. Ultimi cento metri di dislivello svolti in condizioni di scarsissima visibilità per nubi, forti raffiche di vento a circa 70 km/h e temperature in vetta pari a -8,-9°C. Raggiungimento della Croce di Vetta, breve pausa (20 minuti) all'interno del Bivacco Pelino. Ritorno alla Rava ripercorrendo le tracce da noi lasciate sulla neve all'andata. 


Partecipanti:
Adriana, Alberto, Andrea. 

Dati del GPS: 
Distanza: 9,86 km, Difficoltà: EEA (per la terminologia CAI). Altitudine massima: 2.793 mt, Altitudine minima 1273, Dislivello positivo: circa 1500 mt, Tempo in movimento: 4h 54 minuti, Tempo totale: 9 h 40'.
Per visualizzare il percorso seguito dati GPS: clicca qui (Grazie ad Alberto Atzori).

Attrezzatura: 
Abbigliamento per trekking su neve. Ramponi, piccozza.

Avvicinamento: 
Ore 06:15 partenza dal casello autostradale di Tivoli. Ore 08:10 pausa a Pacentro (AQ) Bar De Martinis. Ore 08:45 parcheggio sulla strada per passo San Leonardo.

Trekking:
Ore 09:00 - Partenza per raggiungere l'inizio della rava della Giumenta Bianca. 
Ore 10:50 - Abbiamo camminato per 3 km di estensione e 680 mt di dislivello. Arriviamo all'inizio della parte innevata e per questo mettiamo i ramponi.
Ore 13:55 arriviamo sul pianoro sottostante la vetta. Per arrivare alla vetta ci serviamo delle tracce GPS del Garmin di Alberto. La visibilità è molto scarsa. Vediamo fino a 5 metri da noi. Poco sotto la vetta, a cinque minuti un improvviso e poco durevole attimo di libertà dalle nuvole ci fa vedere da circa 50 mt la croce in lontananza e ci motiva ad arrivare in vetta. 
Ore 14:50 arriviamo alla croce di vetta. E' ghiacciata. Tirano forti raffiche di vento (circa 60-70 km/h) e a temperatura molto bassa (-8,-9°C).
14:55 entriamo nel Bivacco Pelino.
15:20 riprendiamo la strada della discesa seguendo le nostre tracce sulla neve.
18:40 arrivo alla macchina.

Lezioni apprese:
1- Ho portato 4 mezzi panini con il miele e ne ho mangiati 2. Inoltre basta solo un panino (petto di pollo e insalata) da mangiare in vetta. 
2- Che, nonostante io vada sempre con persone preparate, serve comunque avere una autonomia quanto a conoscenza delle condizioni meteo, del percorso, delle tracce da seguire, della montagna.
3- Che la macchina fotografica, anche ridotta al minimo, senza custodia e due batterie con peso di 1,5 kg la posso non portare perché, nelle escursioni lunghe, tecniche e con molto dislivello la uso solo in vetta con il bel tempo. Questa volta non l'ho usata. 
4 - Ho portato 2 lt di acqua in cameol bag e 750 ml in bottiglia acqua. Ne ho riportati a casa 850 ml nel bag. Posso caricare di meno nel bag.

Foto della giornata: 
Le foto possono essere ingrandite cliccandoci sopra (su pc, dove possono anche essere viste in sequenza più agevolmente) o digitando sopra su smartphone (una per una). 
Le foto sono soggette a copyright.

2024, 23 marzo - Alberto avanza verso la vetta sulla Rava della giumenta bianca.
Storie: ...


Copertina del report su Youtube

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IL CAMMINO DELL'UOMO

IL CAMMINO DELL'UOMO
Marcia francescana 25 luglio - 4 agosto 2003