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La compagnia di persone di merito è sempre un conforto quando si percorre una strada contestabile e poco frequentata ( Pagina 14)
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I princípi di tutti i maestri Ciliegia sono chiari e indiscussi. Ne elenchiamo qualcuno.
Primo: solo ciò che si vede e si tocca è vero; il resto è abbaglio, frode, superstizione, superstruttura.
Secondo: colo ciò che è sempre capitato può capitare; se è avvenuto qualcosa di diverso da ciò che è sempre avvenuto, è segno che non è avvenuto.
Terzo: un pezzo di legno è solo un pezzo di legno.
Con questi bei princípi - sui quali non accetterà mai di discuretere perché gli parrebbe di mettere in subbio il solo - il nostro maestro Ciliegia finisce col picchiare il sedere sul pavimento:
Si trovo seduto per terra, il suo viso pareva trasfigurato, e perfino la punta del naso, di paonazza come era quasi sempre, gli era diventata turchina dalla gran paura. (Capitolo 1, Pagina 24)
Giacomo Biffi, Contro Maestro Ciliegia, Editoriale Jaca Book SpA, Milano, 1997
"Quando ti appoggi all’uomo, fosse pure un santo, provi che, a un certo momento, il sostegno cede. Cede perché l’umano non può rimpiazzare il divino. L’uomo, chiunque sia, può offrirti una pedana; non può essere un vertice. Per volare ci vogliono le ali e le ali si forgiano nell’Assoluto. Non si dica, al momento che le sue forze crollano, che l’uomo – magari santo – ci ha ingannati. Esso non poteva dare quel che non ha. Ti poteva insegnare la strada: ma questa devi percorrerla tu, con la forza che Dio solo ti dona. Amare è servire. Tira le conseguenze"
Ci si calma. Lo stress ti abbandona. La natura ti accoglie. Il sole, l'aria pulita, le cose che vedi, la fatica del pedalare, piano piano ti restituiscono a te stesso, alla parte migliore di te.
Ti abbandoni alla contemplazione del bello che ricrea.
Si rimane a disposizione degli aventi diritto per l'immediata rimozione del testo qualora richiesto...
Diete imposte. Dimostrateci che l’Odissea può far male...
Giacomo Porettisabato 9 gennaio 2021
Dopo le feste natalizie mi sentivo appesantito e con qualche difficoltà digestiva, mia moglie mi ha fissato un appuntamento con il medico curante, il quale prima di vedermi ha voluto che mi sottoponessi a degli esami ematochimici. Quando glieli ho mostrati è stato zitto per una decina di secondi, poi con il piglio di chi sta proclamando un ultimatum mi ha intimato di limitare l’assunzione di glucosio e grassi per evitare di contrarre il diabete di tipo 2, di bere un solo bicchiere di vino rosso ai pasti per non alterare la funzionalità epatica e di astenermi rigorosamente dall’ascolto e dalla pratica del politically correct se non voglio ridurre il cervello e il cuore a una poltiglia di escrementi.
Di fronte al mio sconcerto circa il divieto assoluto imposto al politically correct, il medico curante mi ha fornito una ponderosa documentazione scientifica a dimostrazione delle sue ferree prescrizioni. Congedandomi sulla porta mi ha detto: «Dimostrazioni, caro mio, servono dimostrazioni che l’Odissea faccia male...». In ascensore ho sfogliato alcuni articoli di giornale dove sono venuto a conoscenza di fatti a dir poco bizzarri: in un paesino del Massachusetts era stato abolito lo studio del capolavoro di Omero perché giudicato razzista, o che il film "Via col vento", sempre per lo stesso motivo, doveva essere censurato; identica sorte per "La lettera scarlatta" di Nathaniel Hawthorne, e così via.
Se è per questo, perfino Montanelli, Churchill e Cristoforo Colombo rischiano, a giudicare dalle proteste, il cartellino rosso. Di questo passo tra un po’ Ippocrate verrà radiato dall’albo dei medici perché prescriveva decotti alla malva come terapia per la polmonite, i Greci verranno aboliti come popolo poiché 3.000 anni fa autorizzavano la schiavitù, stessa fine faranno tutte le nazioni europee perché fino a qualche decennio fa si affidavano alle monarchie, mentre a Spagna, Regno Unito, Danimarca e Svezia verrà imposto di cambiare nome perché tale pratica è ancora in vigore.
Perfino il vocabolario è stato modificato con un impeto di desiderio di salvaguardia delle cosiddette categorie deboli, fragili o sfortunate: i ciechi sono diventati ipovedenti, i sordi non udenti, quelli in carrozzina portatori di handicap, pardon, diversamente abili; e la lista potrebbe continuare all’infinito: gli spazzini operatori ecologici, le prostitute escort, i bidelli operatori scolastici, i diabetici persone amabilmente dolci, i pompieri addetti allo spegnimento delle fiamme, i politici cittadini diversamente onesti.
Stranamente, da questa ondata di stucchevole politically correct rimane fuori una categoria altrettanto vilipesa: i piccoli, quelli sotto l’uno e sessanta per intenderci, che si continua a chiamarli piccoletti, tappetti, nanetti, soldino di cacio o alla peggio alti un metro e un barattolo. Certo voi direte, i bassetti, o i sopraddetti piccoletti, potrebbero denunciare queste manifestazioni oltraggiose (l’odioso reato di body shaming) alle autorità competenti, ma non si è ancora compreso quale sia l’Autorità che deve vigilare su queste razzistiche violazioni. Per il momento i social, con le loro orde da tastiera, stanno colmando questo vuoto di cultura e di potere imponendo regole di comportamento, giudizio e soprattutto creando neologismi adeguati. In questo caso i piccoli potrebbero chiedere alle autorità competenti (il nulla? i social?) che anche a loro venga cambiato nome, e al posto delle ingiuriose offese si parli di Portatori di non altezza. Ho perfino scoperto che anche certi tipi di pasta hanno dei nomi inappropriati tanto che gli è stato imposto un nuovo nome di battesimo: temo che i prossimi a subire un processo saranno i Ditalini e i Bigoli, in odore di sessismo, e gli Strozzapreti, evidenti assassini.
Dopo qualche giorno di dieta forzata mi è venuto da pensare che probabilmente nessun razzista convinto abbia mai letto l’Odissea, che un suprematista maschilista non abbia mai comperato "La lettera scarlatta", che si ignori che a causa di Cristoforo Colombo l’umanità conosce le patate al cartoccio, il doppio cheeseburger, i pop-corn, il baseball, e i film di Capra, e che soprattutto nessun indignato da tastiera abbia mai mangiato un piatto di Strozzapreti al burro fuso. Sarà a causa del Kamut nella mia dieta se mi vengono questi pensieri? Oddio: ho sentito alla radio che un gruppo di contestatori delle graminacee vuole abolire tutti i cereali che finiscono con una consonante perché sono discriminatori nei confronti delle vocali. #mefrumento
Questa mattina telefono a padre Francesco Rossi de Gasperis, 94 anni, gesuita. Una vita passata ad insegnare tra Gerusalemme e Roma. Anni di vita in Giappone dove non ci sono chiese. Parla l'inglese, il francese, l'ebraico, capisce qualcosa di arabo, oltre a conoscere e leggere correntemente il greco e il latino. Ora è in una stanza di una casa per gesuiti anziani a Roma. Ormai da febbraio non può ricevere visite nella sua stanza. Prima del Covid c'era sempre qualcuno che andava a trovarlo, a parlarci, a chiedergli pareri, a sentire le sue storie, a raccontare la propria vita sentendo cosa ne pensasse lui. Qualche editore o collaboratore che andava ad accordarsi per libri da pubblicare. In questi ultimi tre anni ne ha pubblicati almeno quattro cinque. Al telefono non sente bene. Gli chiedo: "Padre, c'è molta solitudine?". Lui: "Si c'è molta solitudine". Io: "E lei come la vive? Ne soffre molto?". Lui: "Ma...Mi sembra di viverla bene" e poi dopo una altra pausa aggiunge: "...poi, come diceva Giorgio Gaber" e io sentendo questo già inizio a sorridere"...come diceva Giorgio Gaber alla fine di una delle sue canzoni: "I soli sono sempre in buona compagnia". Cerco il testo della canzone rapidamente sulla rete e glielo leggo tutto. Lui ascolta con attenzione e alla fine commenta: " Certo questo testo si può interpretare in vari modi, però dice anche delle cose molto vere".
I soli sono individui strani
con il gusto di sentirsi soli fuori dagli schemi
Non si sa bene cosa sono forse ribelli forse disertori nella follia di oggi i soli sono i nuovi pionieri
I soli e le sole non hanno ideologie a parte una strana avversione per il numero due
Senza nessuna appartenenza senza pretesti o velleità sociali senza nessuno a casa a frizionarli con unguenti coniugale
Ai soli non si addice l’intimità della famiglia magari solo un po’ d’amore quando ne hanno voglia
Un attimo di smarrimento un improvviso senso d’allegria allenarsi a sorridere per nascondere la fatica
Soli vivere da soli soli uomini e donne soli
I soli si annusano tra loro son così bravi a crearsi intorno un’aria di mistero
Son gli Humphrey Bogart dell’amore son gli ambulanti son gli dei del caso i soli sono gli eroi del nuovo mondo coraggioso
I soli e le sole ormai sono tanti con quell’aria un po’ da saggi un po’ da adolescenti
A volte pieni di energia a volte tristi fragili e depressi i soli ci han l’orgoglio di bastare a se stessi
Ai soli non si addice il quieto vivere sereno qualche volta è una scelta qualche volta un po’ meno
Aver bisogno di qualcuno cercare un po’ di compagnia e poi vivere in due e scoprire che siamo tutti
Soli vivere soli soli uomini e donne soli
La solitudine non è malinconia Un uomo solo è sempre in buona compagnia
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Siamo chiamati a scoprire i germi di bene che sono nel mondo, sviluppare in noi e negli altri, e farli fruttificare mettendo ovunque speranza. In questo contesto la gioia è possibile, non è un'alienazione, anzi è come un forte impulso che viene messo dentro di noi e ci da la forza per andare avanti con speranza, per portare qualcosa di nuovo al mondo nel quale viviamo.
Don Pino Puglisi
Chi ha la capacità di accogliere e comprendere i delicati frammenti interiori che un individuo trasmette, lo incoraggia ad esplorare il suo mondo e a trasformare la sua paura in libertà, la sua disperazione in speranza, la sua solitudine in condivisione.
Noi non abbiamo più un imperatore antichissimo che ci perseguita, ma dobbiamo combattere contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena, ma ci accarezza il ventre... Non ci confisca i beni, anzi, ci dà di che vivere, ma ci arricchisce per darci la morte... Non ci spinge verso schiavitù, né tantomeno in carcere, ma elabora per noi alti ideali di libertà invitandoci ad onorarci nel suo palazzo per farci amare le nostre catene... Non ci colpisce il cuore, ma prende possesso del cuore... Non ci taglia la testa con la spada, ma uccide l'anima con il denaro. S. ILARIO DI POITIER
Il pigro e la formica
Va dalla formica, o pigro, guarda le sue abitudini e diventa saggio. Essa non ha né capo, né sorvegliante, né padrone, eppure d'estate si provvede il vitto, al tempo della mietitura accumula cibo. Fino a quando pigro te ne starai a dormire? Quando ti scuoterai dal sonno? Un pò dormire, un pò sonnecchiare, un pò incrociare le braccia per riposare e intanto giunge a te la miseria, come un vagabondo, e l'indigenza, come un mendicante. Proverbi 6, 6-11